Lettura 11 Israele e Edom: prova della fede Dt 2,1 – 8

Dt 2,1 «Allora cambiammo direzione e partimmo per il deserto verso il Mare Rosso, come JHWH mi aveva detto, e girammo intorno al monte Seir per lungo tempo. 2 JHWH mi disse: 3 Avete girato abbastanza intorno a questa montagna; volgetevi verso settentrione. 4 Da’ quest’ordine al popolo: Voi state per passare i confini dei figli di Esaù, vostri fratelli, che dimorano in Seir; essi avranno paura di voi; state bene in guardia: 5 non muovete loro guerra, perché del loro paese io non vi darò neppure quanto ne può calcare la pianta di un piede; infatti ho dato il monte di Seir in proprietà a Esaù. 6 Comprerete da loro con denaro le vettovaglie che mangerete e comprerete da loro con denaro anche l’acqua da bere. 7 Perché JHWH tuo Dio ti ha benedetto in ogni lavoro delle tue mani, ti ha seguito nel tuo viaggio attraverso questo grande deserto; JHWH tuo Dio è stato con te in questi quaranta anni e non ti è mancato nulla.
8 Allora passammo oltre i nostri fratelli, i figli di Esaù, che abitano in Seir, lungo la via dell’Araba, per Elat ed Ezion-Gheber. Poi ci voltammo e avanzammo in direzione del deserto di Moab».

Dopo il rifiuto di entrare nella Terra il popolo, sempre guidato da Mosè, si dirige verso il Mare dei Giunchi e poi comincia a vagare nel deserto per trentotto anni che sommati ai due passati ai piedi del Sinai fanno quasi quarant’anni. In questo periodo tutti quelli che avevano partecipato al fattaccio di Qadesh- Barnea avevano raggiunto i loro padri; sono rimasti soltanto i figli, e i due che non avevano partecipato alla disobbedienza: Giosuè e Caleb. C’è anche Mosè che sempre guida il popolo, lui che “parla con Dio faccia a faccia” (Es 33,11), ma che, come abbiamo già visto, è destinato a restare fuori dalla Terra “dove scorre latte e miele“.
Quindi il popolo attuale è un popolo nuovo, che non ha conosciuto l’Egitto, non ha sperimentato la schiavitù e non può avere rimpianti “per la carne, le cipolle e i cocomeri“, quindi “non si volta indietro” perché la sua speranza sta tutta nel futuro.

Qui emerge una delle funzioni principali del Deuteronomio: spiegare a questa nuova generazione la Torah che i padri hanno ricevuto ai piedi del Sinai.
Tuttavia anche per loro troviamo subito la prova della fede. Già tutto il cammino narrato in Esodo era una prova della fede da parte di Israele e della fedeltà da parte di Dio. Sempre precaria la prima, assolutamente affidabile la seconda.
La prova per costoro consiste nel non muovere guerra ai discendenti di Esaù fratello di Giacobbe. Gn 36 racconta che quando Giacobbe di ritorno da Carran, era diventato così ricco di capi di bestiame che le greggi e le mandrie dei due fratelli non potevano vivere vicine perché i pascoli non sarebbero stati sufficienti ad alimentarle, così furono costretti a separarsi.
Giacobbe e il suo clan si stabilirono a Mamre vicino ad Ebron, mentre Esaù si stabilì più a Sud, nella zona di Seir.
Esaù è chiamato anche Edom per cui i suoi discendenti saranno chiamati Edomiti o Idumei e analogamente la loro regione sarà Idumea o Edom. Ricordiamo che Erode il Grande, quello che incrocerà l’inizio della vita di Gesù era Idumeo. Abbiamo trattato la separazione di Giacobbe ed Esaù nelle letture 106 e 107 di Genesi (vedi archivio).

Ora, questi nuovi giovani di Israele devono rispettare le proprietà degli edomiti, non solo per gli ancestrali legami di parentela, ma soprattutto perché la terra di Seir è stata assegnata da Dio ad Esaù, mentre a loro è già stata assegnata, dietro giuramento di JHWH, un’altra terra, quella di Canaan.
La prova della fede in JHWH consiste proprio nel non appropriarsi della terra di Esaù e addirittura comprare acqua e alimenti di cui hanno bisogno. Come in effetti farà questo Nuovo Israele.

Appare così un principio fondamentale del nostro libro: è Dio che suddivide la terra tra i popoli e nessuno può muovere guerra di conquista altrimenti il fallimento è sicuro, come abbiamo visto nella lettura precedente.
Il Signore della guerra è solo JHWH. Se Lui non la combatte o è contrario la sconfitta è sicura.

1 => Un principio indiscutibile

Al capitolo 32 del nostro libro viene esposto proprio questo principio:

Dt 32,8« Quando l’Altissimo divideva i popoli, / quando disperdeva i figli dell’uomo,
egli stabilì i confini delle genti / secondo il numero dei figli di Dio [LXX]».

Questo corrisponde a Gn 10 dove si racconta la discendenza di Noè dalla quale deriva la “Tavola dei Popoli” che elenca tutti i popoli conosciuti e i territori nei quali ogni popolo era insediato.

Potremmo allora dedurre che la “Guerra di JHWH” non abbia a che fare con un Dio guerriero, ma sia un atto di giustizia che restituisce il proprio territorio a quel popolo che un avversario più potente e numeroso gli aveva sottratto.

2 => Durante una polemica con gli oppositori

Nel Vangelo di Luca abbiamo un momento della polemica tra i dottori della Legge e Gesù che riportiamo:

Lc 10,25 «Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». 26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». 27 Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». 28 E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

La risposta del dottore è tratta dal Deuteronomio, nel versetto successivo a quello appena citato, anch’esso parte di quei capitoli discussi, e lo riportiamo nella versione originale:

Dt 6,5 «Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze».

Una risposta che Gesù apprezza; segno che anche Lui conosce bene quel libro.

3 => Le tentazioni nel deserto

Riteniamo che uno dei momenti in cui appare con maggior chiarezza il riferimento al nostro libro lo troviamo nell’episodio delle “Tentazione di Gesù nel deserto”.

Mt 4:1 «Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,/ ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Dt 8,3
5
Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio 6 e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,/ ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». [Sal 91,11-12]
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo». Dt 6,16
8 Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». 10 Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo/ e a lui solo rendi culto». Dt 5,13
11 Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano».

Le tentazioni del diavolo sono sottili. La prima, più che subdola, mette in dubbio le natura di Gesù. Come dire: “se non trasformi queste pietre in pane non sei chi dici di essere”. Ma Gesù risponde citando un passo del Deuteronomio.
Poi il diavolo si fa più furbo e lo tenta con due versetti del Salmo 9, segno che anche il diavolo conosce bene la Bibbia.
E Gesù risponde per le rime citando a sua volta un altro versetto del Deuteronomio evidenziato dal grassetto e dalla sottolineatura.
Alla terza prova il diavolo viene al dunque: egli si ritiene padrone e principe di questo mondo e vuole essere riconosciuto come tale. Anche questa volta Gesù risponde citando un terzo versetto del Deuteronomio.

Ci sono altri passi dei vangeli in cui Gesù richiama più o meno direttamente le Scritture ed in particolare il Deuteronomio, ma riteniamo importante un passaggio che avviene durante il suo Battesimo, che sottende la teologia stessa del Deuteronomio.

4=> Il Battesimo di Gesù

Il racconto del Battesimo di Gesù in Matteo è preceduto dalla descrizione di ciò che accadeva presso il Giordano dove Giovanni predicava conversione e penitenza il cui segno era rappresentato dal battesimo. La predicazione aveva successo tanto che Matteo scrive:

Mt 3,5 «Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; 6 e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano».

Sembra di capire che la gente ci veniva da tutte la parti e con loro anche scribi e farisei che Giovanni assolutamente non trattava con i guanti, anzi.
Ad un certo punto, in fila con tutta questa umanità c’è anche Gesù. Giovanni lo riconosce e non vorrebbe battezzarlo perché capisce l’esistenza di una sproporzione incommensurabile, tra Gesù e tutto il resto, lui compreso.

Mt 3,13 «In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. 14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». 15 Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. 16 Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 17 Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».

Ci interessa la risposta Gesù: “conviene che si compia ogni giustizia“. Che cosa significa? 

Una prima idea, molto diffusa è che Gesù voglia solidarizzare con tutti i peccatori, simbolicamente in fila con Lui, per compiere questo gesto di penitenza. Ipotesi che può anche essere corretta, però la “giustizia” non c’entra per nulla.

Il fatto è che noi, figli del diritto romano, quando parliamo di giustizia pensiamo subito a giudici, tribunali, avvocati ecc. Per comprendere meglio questo versetto oltre a tradurre il termine dobbiamo calarlo nella cultura che lo ha partorito, che non è la nostra. Cioè, non basta tradurre il vocabolo, ma anche la cultura che l’ha utilizzato.
Ora, nel nostro caso “giustizia” consiste nell’accettare di sottostare alla Legge; a tutta la Legge perché è il luogo, o uno dei luoghi in cui Dio ha manifestato la sua volontà. Aderire pienamente alla Legge vuol dire accettare in toto la volontà di Dio, di cui la Legge è solo un aspetto, perché tutta la vita deve essere condivisa con il disegno di Dio. Allora “Giusto” è l’uomo che accetta questa dimensione nel suo rapporto con Dio.

E Gesù sa benissimo dove lo condurrà questo disegno, perché la sua immagine di Dio è in rotta di collisione con quella coltivata dalle autorità religiose e politiche del tempo. Lui sa che Dio fa di tutto per salvare tutte le persone che vivono ai margini della società o addirittura escluse e secondo quella antica teologia “maledette da Dio”.

Sono esattamente quelle persone che Gesù, durante la Sua vita pubblica, andrà a cercare per salvarle. E cioè: ciechi, zoppi, lebbrosi, muti e sordi, tutti maledetti perché, secondo le autorità religiose di allora, queste malattie non sono altro che conseguenza dei peccati commessi da loro a dai loro padri. Sono maledetti come tutti peccatori: pubblicani che incassano i soldi delle tasse per conto dei romani facendogli la cresta. Sono maledettele prostitute, i ladri e malfattori di ogni genere. Sappiamo bene dai Vangeli, che Gesù andrà a cercarli per sanarli, guarirli, perdonarli perché Dio ama anche loro come ama tutti i giusti.

Gesù sin dall’inizio del suo cammino e già in questo momento del Battesimo, sa benissimo come finirà la sua vicenda, ma egli accetta di seguire fino in fondo il disegno del Padre e di mostrare a tutti che Dio non fa morti ammazzati quelli che sgarrano, ma che tutti vuole salvare perché tutti ama.

Tornando al Deuteronomio dobbiamo dire che il principio di accettare il progetto di Dio su di sé e pertanto, vivere secondo la Legge, è un principio presente nella teologia del Deuteronomio. Infatti il nostro libro, come abbiamo detto, è in gran parte una riflessione sulla Legge.

In definitiva abbiamo riportato quattro parti della Bibbia che ci rimandano al Deuteronomio. Ognuna di loro ribadisce con grande forza una verità: Deuteronomio è un libro che va assolutamente esplorato con molta cura.