Lettura 108 Il tema dei discepoli, prima fase

Premessa

Nel corso delle nostre letture può essere nata l’impressione di avere fatto delle riflessioni alquanto pesanti nei confronti degli Apostoli e dei primi discepoli, ma è il testo che li presenta effettivamente in luce negativa. La colpa non deve essere attribuita a Marco ma dipende dagli stessi Apostoli. Marco si ritiene fosse una sorta di segretario di Pietro che non poteva fare altro che scrivere ciò che il capo degli Apostoli raccontava e predicava.
Quindi questi testi nascono ad opera degli stessi primi discepoli quando essi sono ormai le “colonne” della Chiesa, con l’intenzione di rimuovere un’idea che nutrivano i loro ascoltatori. Un’idea del tipo: «se noi fossimo stati lì ad ascoltare, vedere e toccare Gesù, la nostra fede sarebbe dura come la roccia».
La risposta dei primi discepoli cerca di frantumare questa idea dicendo: «noi c’eravamo, Gli abbiamo trotterellato dietro per tre anni e, a nostra vergogna, non l’abbiamo capito. Lui ha dovuto sottoporsi al giudizio dei capi del popolo, essere crocifisso, morire e poi risorgere perché i nostri occhi si aprissero».
Da qui nasce uno dei primi kerygma: «Morto per i nostri peccati», in cui il peccato è quello dell’incredulità. Allora riprendiamo in forma sintetica e schematica il processo che, da un lato, ha portato i primi discepoli alla fede e, dall’altro l’immane fatica che ha dovuto fare il Figlio di Dio perché i loro occhi si aprissero. 

Nel vangelo di Marco cogliamo tre fasi di sviluppo della vicenda dei discepoli attraverso la quale noi riusciamo anche a capire che cosa Marco vuole comunicare alla sua chiesa.

PRIMA FASE – Entusiasmo della sequela

Innanzitutto abbiamo nei primi sei capitoli una triplice sequenza di scene che sono strettamente legate fra di loro e conducono ad un climax. Esse sono poste all’inizio di ogni sezione:

a- la chiamata dei primi quattro discepoli 1,16-20

1,16 «Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17 Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». 18 E subito, lasciate le reti, lo seguirono. 19 Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. 20 Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono».

b- la chiamata dei dodici 3,13-19

3,13 «Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. 14 Ne costituì Dodici che stessero con lui 15 e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni».

c- la missione dei dodici 6,7 -13

6,7 «Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10 E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo».

In questi capitoli, attraverso queste tre scene, Marco presenta i dodici in una luce positiva e il lettore tende ad identificarsi con essi.

La prima scena, la chiamata dei quattro, ha al suo centro la parola imperativa di Gesù che invita a seguirlo. Questa parola: “seguitemi” diventerà la norma fondamentale sulla base della quale il lettore potrà giudicare successivamente il comportamento, dei discepoli.

Questa parola normativa svela che in questo momento la risposta dei discepoli è positiva.

La seconda scena. In 3,13-19 veniamo a sapere che Gesù ha chiamato i suoi discepoli per un più stretto e particolare rapporto con lui e per un peculiare compito che li attende.

Il racconto sottolinea che la loro posizione accanto a Gesù è frutto di una libera elezione d’amore da parte di Gesù. Questa nuova posizione in cui l’elezione li colloca, comprende due aspetti: 1- l’essere con lui e 2 – la prospettiva di una missione, cioè proclamare e scacciare i demoni. Ciò che prima era presentato come compito specifico di Gesù ora viene reso possibile anche ai suoi discepoli.

Nella terza scena la missione è presentata come realizzata con successo. Una prospettiva positiva dunque, per i discepoli che sono 1- scelti da Gesù, 2- sono chiamati a stare con lui 3- e attuano il compito per il quale li ha chiamati.

Quindi queste tre scene collocano i dodici in una luce positiva nel loro rapporto con Gesù e nella somiglianza del loro ruolo missionario con quello di Gesù. Questa positività viene rafforzata da altri testi che si incontrano all’interno di questi primi sei capitoli. Qui il metodo per dare risalto al senso, è quello della somiglianza / contrasto, cioè vedere dove l’evangelista colloca i discepoli. Troviamo questa tecnica in tre scene:

a – In Mc 2,14-28, all’interno del capitolo delle dispute, non solo viene attaccato Gesù, ma anche i suoi discepoli. Quindi nel contesto del contrasto tra Gesù e gli scribi anche i discepoli sono posti sotto accusa, e Gesù mentre difende il suo comportamento, difende anche quello dei suoi discepoli.

Quindi essi appaiono in sintonia con Gesù ed in contrasto con i suoi nemici.

b – In Mc 3,20-35 al gruppo degli scribi, dei farisei e dei parenti di Gesù viene contrapposto il gruppo di quelli che sono intorno a lui, cioè i discepoli, che sono la sua vera famiglia.

c – In Mc 4,10-12 quelli intorno a Gesù insieme ai dodici sono contrapposti a «quelli fuori». A quelli intorno a Gesù è affidato il mistero del regno, mentre per quelli di fuori tutto avviene in parabole.

Da questa visione positiva dei dodici, sintetizzata in queste tre scene inducono nel lettore grandi attese che, però, se non si realizzeranno lo lasceranno colpito e deluso, inducendolo a rivedere ancor più criticamente la figura dei discepoli. Possiamo dire dunque che in questa prima fase, attraverso la narrazione dei discepoli Marco permette ai membri della sua chiesa di leggere l’inizio della loro vita cristiana, inizio che è 1- frutto di grazia e di elezione, 2- partecipazione di intimità di rapporto con Gesù, 3- coinvolgimento nella sua missione.Però, già in questa prima parte emergono degli elementi che mettono in guardia dal pensare che questa vicenda avrà necessariamente un seguito positivo.

• L’espressione autoritativa di Gesù in 4,11-12: «a voi è stato confidato il mistero del regno di Dio, a quelli di fuori tutto invece viene esposto in parabole» servirà da norma sulla cui base l’autore misurerà la fedeltà dei discepoli. È quindi posto un principio che mette in guardia il lettore e la comunità di Marco.

• Già in questo capitolo 4, dopo vv 11-12, attraverso la parabola del seminatore, viene posto il problema dell’ascolto della parola e l’ammonimento che non sempre la parola cade sul terreno buono.

E infatti subito dopo Gesù si esprime in forma critica verso i discepoli in 4,13 ove dice: «se non conoscete questa parabola come potrete conoscere tutte le altre», cioè state attenti perché questa incomprensione può avere ulteriori sviluppi.

• Infine il racconto della tempesta sedata sarà l’occasione del primo rimprovero ai discepoli da parte di Gesù per la loro mancanza di fede:

4, 38 «Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?». 39 Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. 40 Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».

Pur se fino a 6,30 là dove si conclude la missione, sostanzialmente l’atteggiamento dei discepoli è positivo e la chiesa di Marco nonché il lettore possono identificare la propria vicenda con quella dei discepoli, tuttavia già all’interno di questo primo blocco rileviamo la presenza di un ammonimento negativo.