Lettura 108 Gen 25,19-37,1 Ricostruzione sintetica del ciclo di Giacobbe
=> 1 Si parte con un breve excursus storico teso a ricostruire le vicende che interessano il legame tra ebrei e edomiti.
Abbiamo già detto che i rapporti tra questi due popoli fratelli furono sempre alquanto conflittuali. Poco sappiamo della storia degli edomiti, perché questo popolo non ha lasciato scritti. Tuttavia, diversi brani della Bibbia fanno riferimento diretto a Edom.
È sicuro che, a partire dal tempo di Saul, il paese di Edom fu sottomesso a Israele. Non è chiaro fino a quando durò questo vassallaggio. Certo è che quando i babilonesi assediarono Gerusalemme e la città cadde, gli Edomiti insieme ai babilonesi, parteciparono alla distruzione della città stessa, come recita il Salmo 137 che raccomandiamo di leggere integralmente:
Sal 137,7 Ricordati, JHWH, dei figli di Edom, / che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: «Distruggete, distruggete / anche le sue fondamenta».
Questo versetto manifesta con una forza quanto l’odio contro Edom doveva essere profondamente radicato negli animi degli ebrei.
Non è poi più tenero con Edom il profeta Ezechiele, che finì tra i deportati a Babilonia e spiega la caduta di Gerusalemme come punizione per i peccati commessi dai suoi abitanti, ma è particolarmente severo nei confronti degli edomiti che avevano contribuito alla distruzione della città santa:
Ez 35,1 «Mi fu rivolta questa parola del Signore: 2 «Figlio dell’uomo, volgiti verso il monte Seir e profetizza contro di esso. 3 Annunzierai: Dice il Signore Dio:
Eccomi a te, monte Seir, / anche su di te stenderò il mio braccio / e farò di te una solitudine, un luogo desolato. / 4 Ridurrò le tue città in macerie, / e tu diventerai un deserto; / così saprai che io sono JHWH.
5 «Tu [Seir / edom ] hai mantenuto un odio secolare contro gli Israeliti e li hai consegnati alla spada nel giorno della loro sventura, quando ho posto fine alla loro iniquità; 6 per questo, com’è vero ch’io vivo – dice JHWH Dio – ti abbandonerò al sangue e il sangue ti perseguiterà; tu hai odiato il sangue e il sangue ti perseguiterà. 7 Farò del monte Seir una solitudine e un deserto e vi eliminerò chiunque su di esso va e viene. 8 Riempirò di cadaveri i tuoi monti; sulle tue alture, per le tue pendici, in tutte le tue valli cadranno i trafitti di spada. 9 In solitudine perenne ti ridurrò e le tue città non saranno più abitate: saprete che io sono JHWH».
Forse la più grande offesa subita dai giudei fu quando attorno al 50 a.C. Erode Antipatro con il favore di Giulio Cesare, riuscì ad usurpare il trono dell’ultimo discendente degli asmonei divenendo così re della Giudea. Nel 37 a.C. gli succederà, sempre con il favore dei romani, il figlio Erode il Grande, quello che si incontra nei Vangeli dell’infanzia di Gesù. Una grande vergogna per gli ebrei che vedevano la loro terra governata da un re straniero, proveniente da una stirpe da sempre loro nemica e per giunta amico dei romani.
Ora, ci chiediamo quanto la storia che ha contrassegnato i rapporti tra questi due popoli abbia influito sulle tradizioni che narravano le vicende dei due fratelli gemelli Esaù e Giacobbe. Forse, ci troviamo di fronte a una sorta di retroproiezione di avvenimenti successivi o se vogliamo a una eziologia: questi popoli sono sempre in guerra perché in guerra tra loro furono già i loro progenitori. Noi però lasciamo queste ipotesi allo studio degli esperti e ci limitiamo, come sempre, a fare una lettura sincronica: prendiamo in considerazione il testo così come ci è pervenuto.
=> 2 Nelle nostre riflessioni abbiamo rilevato che il ciclo di Abramo, capitoli 12-25, è totalmente imperniato sul tema della discendenza, oggetto della promessa di Dio, e in particolare del figlio che non arrivava mai. Il ciclo di Giacobbe, invece, ruota attorno al conflitto tra i due fratelli. Infatti il racconto proposto da questo ciclo incomincia proprio rievocando la lotta tra i due fratelli Esaù e Giacobbe che è viva tra di loro già da quando si trovano ancora nel seno materno. In tal modo, questa lotta appare come chiaro presagio di quanto, dopo la loro nascita, avverrà tra i due fratelli e si snoderà per lungo tempo.
Questo conflitto contribuisce a determinare a grandi linee la struttura del ciclo che può essere articolata in tre parti:
=> Canaan e la fuga verso Carran
=> Il soggiorno a Carran presso lo zio Labano
=> La fuga da Carran e la riconciliazione tra i due fratelli
Tuttavia secondo i criteri usati dalla redazione finale sono le genealogie / toledot che determinano inizio e fine:
1- genealogia di Isacco: nascita di Esaù e Giacobbe 25,19-26 – Lettura 87
2- genealogia di Giacobbe: nascita degli undici figli più Dina 29,31-30,24 – Lettura 97
3- genealogia di Esaù 36,1- 37,1 – Lettura 106
=> 3 Mentre nel ciclo di Abramo gli itinerari erano costituiti da spostamenti dell’intero clan o di più clan, se teniamo presente anche quello di Lot, qui troviamo sicuramente spostamenti, ma c’è sempre un punto fisso di riferimento: Giacobbe fugge da Canaan, ma alla fine vi ritorna. E quando muore Isacco, i due fratelli sono insieme, anche se si divideranno subito dopo, essendo ancora pastori seminomadi.
=> 4 Nel ciclo di Abramo il tema della Promessa, discendenza numerosa e Terra, appariva continuamente. Al contrario, in quello di Giacobbe abbiamo rilevato la grande frequenza con cui si rende presente il tema della benedizione. Precisiamo: benedizione che si trasforma in fecondità. Giacobbe deve in malo modo fuggire da Canaan. Quando parte è tutto solo. Ma, successivamente ritorna con dodici figli più Dina, due mogli, due concubine, un grande numero di animali e di schiavi.
=> 5 Con Abramo Dio interveniva in modo diretto. Interloquiva con Abramo. Pensiamo alla trattativa del capitolo 18; inoltre gli stessi interventi divini sono alquanto frequenti. Nel ciclo di Giacobbe le teofanie sono solo tre. Anzitutto quella di Betel durante la fuga, ma si tratta di un sogno. La seconda avviene nell’attraversamento del fiume Iabbok. In questo frangente, Giacobbe effettivamente incontra e lotta con Dio che gli cambia il nome. L’ultima teofania si realizza durante il pellegrinaggio a Betel dove Dio gli presenta le stesse promesse fatte, a suo tempo, ad Abramo e Isacco. Abbiamo anche una mini-teofania, se così si può dire, durante il consiglio di famiglia con le mogli durante il quale si decide di abbandonare Carran e muoversi verso Canaan. Nel corso di questa manifestazione Dio dice a Giacobbe di tornare a casa.
Complessivamente, nel ciclo di Giacobbe Dio non smette mai di essere presente. Si muove, però, sempre come dietro le quinte. Potremmo dire che non agisce da regista. Si limita a fa proseguire il suo disegno all’interno di un agire umano che continua a svilupparsi autonomamente in modo moralmente più che discutibile. Infatti abbiamo visto che gli inganni, più o meno reciproci, non si contano.
Vedremo che nel ciclo di Giuseppe, le teofanie spariscono del tutto. Giuseppe è un uomo che si fida di Dio. Lo fa, potremmo dire, in ogni momento. Ma Dio non parla. Dio non interviene: la sua presenza passa attraverso la fede degli uomini.
=> 6 Nel ciclo di Abramo non troviamo la presenza di conflitti all’interno dei membri del clan. Al contrario, in quello di Giacobbe è il conflitto stesso a determinare tutto il racconto. La stessa struttura del racconto è significativamente caratterizzata da fughe. La ragione del conflitto riguarda sostanzialmente l’eredità. Abbiamo comunque visto che, ad alimentare questo conflitto, hanno pesantemente contribuito le ripetutenpreferenze del padre Isacco e della madre Rebecca che, tra l’altro, vengono portate avanti con motivazioni del tutto puerili.
Qui va, in ogni caso, precisato che il vulnus più profondo riguarda la fratellanza. Nel ciclo di Giacobbe i due fratelli si odiano fino al punto di cercare di uccidere l’altro. Alla fine, come abbiamo visto alla Lettura 104, alla riconciliazione segue una nuova separazione: riconciliati sì, ma separati.
Nel ciclo di Giuseppe avremo modo di vedere come ancora una volta la fratellanza viene duramente messa in questione, con sviluppi ed esiti del tutto sconcertanti. E, anche qui, Giacobbe contribuirà, a suo modo, ad alimentare il conflitto in atto.
Ancora una volta, però, dobbiamo far risaltare il fatto che questi testi non intendono semplicemente parlare della gente di quei tempi. Essi, in realtà, attraverso il proporre il loro racconto intendono parlare di noi, a noi. E’ esattamente come se si continuassero ad affermare che quei patriarchi siamo noi. Va però escluso Abramo.
9 – giugno – 2022
Lettura 109 25,19 – 37,1 Incursione nella storia di Giuseppe
Tentare una breve presentazione della “Storia di Giuseppe” è un’opera pressoché impossibile, tenuto conto di tutto quello che la letteratura ha scritto su questo argomento; uno per tutti, Thomas Mann, “Giuseppe e i suoi fratelli“, che impegna oltre 1200 pagine. Tuttavia il nostro approccio non sarà letterario, ma dovrà restare rigorosamente esegetico.
=> Una “storia” e non un “ciclo”
Dobbiamo sottolineare che il titolo di questa sezione non riporta più il nome di “Ciclo” come per gli altri patriarchi, ma quello di “Storia”. Non perché la “Storia di Giuseppe” sia un testo storico, tutt’altro, ma perché ci troviamo a tutti gli effetti di fronte a quello che oggi si può chiamare “Romanzo storico”, vale dire un modo per dare credibilità ad una narrazione di “fantasia” collegandola ad elementi concreti, effettivamente “storici”; tecnica utilizzata soprattutto dagli autori di romanzi gialli o polizieschi.
Così, abbiamo visto che il “Ciclo di Abramo” Gen 12-25 è costituito da diversi spezzoni di tradizioni storiche orali che a loro modo ricostruiscono la vicenda di Abramo. E abbiamo visto che spesso si passa da un argomento all’altro senza che vi sia un legame logico, senza contare, poi, i doppioni più o meno evidenti.
Il “Ciclo di Giacobbe” Gen 25-36 è invece più compatto tanto che è stato possibile strutturarlo in tre momenti fondamentali: fuga, soggiorno a Carran da Labano, ritorno a Canaan.
La “Storia di Giuseppe” è ancora più compatta: sembra scritta da un autore che l’ha buttata giù di getto. In essa non troviamo argomenti incoerenti o poco pertinenti, ma ogni elemento è posizionato al suo posto correttamente, segno di un grande attività di elaborazione.
=> Il tema della fratellanza
A giudizio di gran parte degli studiosi, questa storia è da considerarsi una “Novella” avente lo scopo di approfondire il tema della fratellanza.
Il Ciclo di Abramo era tutto intessuto sulla ricerca di un figlio. E abbiamo visto che Abramo e Sara tentano dapprima la soluzione umana e ottengono un figlio dalla schiava che viene chiamato Ismaele. Poi nasce il figlio della Promessa, Isacco, e Ismaele viene allontanato dall’accampamento. Della fratellanza manco se ne parla: va a ramengo senza che alcuno faccia la purché minima obiezione.
Il Ciclo di Giacobbe ha mostrato la lotta senza remore tra due fratelli per motivi di eredità; lotta che giunge fino al punto di cercare la morte del fratello. Fortunatamente, ma si fa per dire perché Dio ci ha messo del suo, alla fine i due si riconciliano e la fratellanza è ritrovata, pur con qualche riserva.
La Storia di Giuseppe, mette ancora a tema la fratellanza, ma non solo quella. In questo caso i fratelli sono diventati dodici: il penultimo, ancora ragazzino, mettendoci del suo, suscita l’invidia degli altri fratelli che ad un certo punto decidono di eliminarlo, ma poi, bontà loro!, all’ultimo momento, lo vendono quale schiavo ad una carovana di mercanti che fortunosamente (?) passa da quelle parti. Il punto interrogativo sta dire che in questo caso la fortuna o sfortuna c’entra un ficco secco!
In tutt’e tre questi casi osserviamo un aspetto prevalente nella Bibbia: il minore supera il maggiore, quello scartato supera il designato e via dicendo. Ciò vale per Ismaele ed Isacco, per Esaù e Giacobbe, per Giuseppe e suoi fratelli, per Davide e ancora i suoi fratelli. È sempre il tema evangelico degli ultimi che diventano primi.
=>La presenza di Dio
È molto importante rilevare in queste tre scansioni il comportamento di Dio.
Nel ciclo di Abramo abbiamo trovato parecchie teofanie, di tanto in tanto Dio parla con il patriarca; in Gen 18 addirittura parla con lui faccia a faccia, arrivando perfino manifestargli le Sue intenzioni e perplessità.
Nel ciclo di Giacobbe questi interventi si fanno più rari, tre o quattro in tutto, però la Benedizione di Dio accompagna sempre il nostro patriarca e coloro gli stanno accanto.
Nella storia di Giuseppe le teofanie sono del tutto assenti: Dio non si manifesta, Dio non parla, non manda messaggi, ma Giuseppe, il saggio, sa riconoscere la Sua presenza e la Sua Benedizione anche nelle situazioni più disperate. In fin dei conti Dio rimane il regista di tutta la storia.
=>La storia di un saggio
Abbiamo detto: “Giuseppe il Saggio“, e giustamente, perché quella di Giuseppe è anche la storia di un uomo saggio, molto saggio. Anche se questa del figlio di Giacobbe non è l’unica, perché nelle culture dell’Antico Vicino Oriente erano già conosciute altrove, come risulta da scoperte più o meno recenti. Comunque si tratta sempre di un uomo di umili natali, che subisce angherie e soprusi, ma tutte le avversità che deve superare gli consentono di maturare una sapienza che pochi posseggono. Per “sapienza” intendiamo un sapere che non è erudizione, ma una conoscenza della vita che oltre a quella appresa dai libri si è misurata con l’esperienza. Il saggio, lo ribadiamo, non è un erudito o uno che sa smanettare alla grande Internet, ma è il risultato di un sapere forgiato dall’esperienza, appunto… quella roba che oggi è del tutto assente nelle nostre scuole.
Allora, se racconti analoghi erano diffuso anche in altre culture vicine, ci dobbiamo chiedere come mai troviamo questo testo nella tradizione d’Israele.
Si può tentare di rispondere a questo interrogativo attraverso la datazione del testo, perché così facendo si possono individuare quali fossero i problemi nutriti dall’ambiente che l’ha elaborato.
=> Datazioni delle Storia di Giuseppe
Secondo alcuni commentatori, che seguono il metodo storico critico, il testo sarebbe di origine jahwista elaborato nei primi tempi della monarchia: Saul o Davide.
Sappiamo che non tutti gli ebrei accettarono tranquillamente il passaggio dello Stato dalla forma della giudicatura a quella monarchica pur sempre di tipo teocratico.
Riportiamo due brani del primo libro di Samuele dai quali emerge la tensione verso questa iniziativa. In altre parole si trattava di passare da un paese il cui re era Dio, a quello in cui il re è un semplice uomo che governa in nome di Dio.
1 Sam 8,7 «JHWH rispose a Samuele: «Ascolta la voce del popolo per quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di essi. 8 Come si sono comportati dal giorno in cui li ho fatti uscire dall’Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così intendono fare a te. 9 Ascolta pure la loro richiesta, però annunzia loro chiaramente le pretese del re che regnerà su di loro».
10 Samuele riferì tutte le parole di JHWH al popolo che gli aveva chiesto un re. 11 Disse loro: «Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, 12 li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringerà ad arare i suoi campi, a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. 13 Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. 14 Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri. 15 Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri. 16 Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. 17 Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi. 18 Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma JHWH non vi ascolterà». 19 Il popolo non diede retta a Samuele e rifiutò di ascoltare la sua voce, ma gridò: «No, ci sia un re su di noi. 20 Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie». 21 Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. 22 Rispose JHWH a Samuele: «Ascoltali; regni pure un re su di loro». Samuele disse agli Israeliti: «Ciascuno torni alla sua città!».
1 Sam 12, 16 «Ora, state attenti e osservate questa grande cosa che JHWH vuole operare sotto i vostri occhi. 17 Non è forse questo il tempo della mietitura del grano? Ma io griderò a JHWH ed Egli manderà tuoni e pioggia. Così vi persuaderete e constaterete che grande è il peccato che avete fatto davanti a JHWH chiedendo un re per voi». 18 Samuele allora invocò JHWH e JHWH mandò subito tuoni e pioggia in quel giorno. Tutto il popolo fu preso da grande timore di JHWH e di Samuele. 19 Tutto il popolo perciò disse a Samuele: «Prega JHWH tuo Dio per noi tuoi servi che non abbiamo a morire, poiché abbiamo aggiunto a tutti i nostri errori il peccato di aver chiesto per noi un re». 20 Samuele rispose al popolo: «Non temete: voi avete fatto tutto questo male, ma almeno in seguito non allontanatevi dal Signore, anzi servite lui, il Signore, con tutto il cuore. 21 Non allontanatevi per seguire vanità che non possono giovare né salvare, perché appunto sono vanità. 22 Certo JHWH non abbandonerà il suo popolo, per riguardo al suo nome che è grande, perché JHWH ha cominciato a fare di voi il suo popolo».
I commentatori che pongono la datazione della storia di Giuseppe all’inizio della monarchia pensano di trovare la risposta in quanto afferma Giuseppe quando alla fine riabbraccerà i fratelli.
Gen 45, 4 «Allora Giuseppe disse ai fratelli: «Avvicinatevi a me!». Si avvicinarono e disse loro: «Io sono Giuseppe, il vostro fratello, che voi avete venduto per l’Egitto. 5 Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. 6 Perché già da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura. 7 Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente. 8 Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha stabilito padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il paese d’Egitto».
In sostanza, il problema esistente agli inizi della monarchia lo possiamo esprimere con una semplice domanda: È lecito che un membro del popolo di Dio governi al di sopra di tutti i suoi fratelli come i re degli altri popoli?
I due brani di Samuele sono decisamente a favore del no, mentre quello di Giuseppe risponderebbe affermativamente. Però, secondo questa lettura, si tratta di un “re” che provvede a sostenere la vita del suo popolo / fratelli, cosa ben diversa da quanto accadeva e accade nella realtà di ieri e di oggi, come preconizzava Samuele.
Tuttavia la soluzione jahwista proposta da questi commentatori oggi è stata messa in crisi, se non del tutto abbandonata, perché le scoperte archeologiche e lo studio approfondito degli antichi ambienti egiziano e babilonese portano a ritenere che l’ambiente di corte che appare dalla storia di Giuseppe corrisponde a quello babilonese. In altre parole il nostro autore colloca la vicenda in Egitto, ma egli conosceva quel paese solo per sentito dire, in effetti i suoi riferimenti erano babilonesi.
Se è così la collocazione della redazione della nostra storia deve essere posta nel primo postesilio babilonese, vale a dire attorno al V° secolo a. C.
C’è un altro aspetto che sostiene questa tesi. I libri biblici più antichi, soprattutto quelli dei profeti, non conoscono la storia di Giuseppe, perché non lo citano mai.
=>La funzione della storia di Giuseppe
Questo aspetto è molto interessante. Se togliessimo dalla Bibbia la vicenda di Giuseppe, tra il ciclo di Giacobbe e l’inizio di Esodo, ci sarebbe un “buco” di circa 400 anni, perché morto Giacobbe ci troveremmo brutalmente di fronte ad una popolazione di origine ebraica schiava in Egitto. Così sarebbe naturale chiederci: quando ci sono arrivati? perché sono andati lì? cosa hanno fatto durante tutto questo tempo?
Una risposta storica potrebbe esserci perché tra le varie dinastie che si sono succedute nell’impero egiziano, ce ne fu una di origine semitica, gli Hyksos, quindi affine al clan di Giacobbe e allora potrebbe essere accaduto che questi faraoni favorissero l’immigrazione di gruppi semiti. D’altra parte anche da documenti egizi risulta che nel delta del Nilo risiedesse una popolazione di quel tipo che in diverse iscrizioni sono identificati come: Habiru, Hapirù, Apiru, Habiri”, cioè Ebrei.
=> Prosecuzione del Ciclo di Giacobbe
La nostra storia è intervallata da un paio di capitoli che riprendono argomenti che riguardano Giacobbe. Può essere visto come un modo per dire cosa stava succedendo in Canaan mentre Giuseppe era in Egitto, ma la conclusione del nostro testo ci riporta in pieno nel ciclo di Giacobbe e allora la storia di Giuseppe può essere intesa come una sezione del Ciclo di Giacobbe. Lasciamo agli specialisti una decisione definitiva su questo argomento.
=> Conclusione
È chiaro che la storia di Giuseppe non sia un documento storico, ma una novella, scritta da uno o più autori dotati di un grande spirito critico e di profonda spiritualità, che narra la vita di un uomo saggio, molto saggio, la cui sapienza non è cresciuta tanto sui libri, ma che piuttosto è stata forgiata da una vita che ha attraversato grandi avversità ed esperienze dolorose e tuttavia, anche nelle condizioni più avverse, è stata accompagnata dalla continua riflessione sulla invisibile presenza di Dio.
In definitiva, d’accordo che si tratti di una novella, ma questo sconosciuto autore era ispirato dall’Autore che ha composto tutti i sacri libri della Bibbia!