Lettura 104 Mc 15,33-41 La crocifissione: le tenebre
Mc 15,33 « E venuta l’ora sesta (mezzogiorno), si fece buio su tutta la terra, fino all’ora nona (le 15). 34 E all’ora nona Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Sal 22,2) 35 E alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Vedi! Chiama Elia!». 36 Ora, un tale corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere,(Sal 69,22) dicendo: «Lasciate! Vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
38 Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.
39 Ora, il centurione presente di fronte a lui, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!» (Sap 2,18).
40 Ora, c’erano anche delle donne, che osservavano da lontano, tra le quali anche Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo il minore e di Giosè, e Salome 41 le quali, quando era in Galilea lo seguivano e lo servivano, e molte altre, che erano salite con lui a Gerusalemme».
Una nuova liturgia. Marco insiste nell’evidenziare le ore.
15:1 «Presto al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato». Questo corrispondeva all’ora prima, le nostre sei.
15, 25 «Ed era l’ora terza (nove del mattino) quando lo crocifissero».
15,33 «E venuta l’ora sesta (mezzogiorno)...»
15, 34 «E all’ora nona Gesù gridò (tre del pomeriggio)…»
15,42 «Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato…»
In questo modo Marco mette in evidenza le ore in cui si svolgeva la preghiera nel tempio. Ma qui non siamo al tempio, ma sul Calvario. Marco vuole suggerire che qui inizia una nuova Liturgia che supera quella del tempio perché è celebrata / vissuta dallo stesso Figlio di Dio, crocifisso.
Ricordiamo che ancora qualche decennio fa la liturgia delle ore aveva conservato la scansione originaria: prima, terza, sesta, nona, vespero, compieta. Forse, dovremmo ricordare quando recitiamo le “ore” stiamo facendo memoria della crocifissione di Gesù.
Le tenebre 33 « E venuta l’ora sesta (mezzogiorno), si fece buio su tutta la terra, fino all’ora nona (le 15)».
Questo buio che inizia a mezzogiorno e termina alle quindici costituisce un problema per gli esegeti.
Vi sono quelli che hanno cercato una giustificazione geofisica, come, ad esempio, un eclisse solare, cosa impossibile a Pasqua perché essa è celebrata nel giorno della prima luna piena di primavera. “Luna piena” significa che la terra sta in mezzo tra il sole e la luna e al più potrebbe esserci un eclissi di luna, ma non di sole. Si è pensato ad un temporale particolarmente forte e con nubi molto spesse, oppure al vento del deserto che sollevando enormi quantità di polvere e sabbia oscura il cielo, però non vi sono elementi che possano dare conferme.
Più verosimilmente Marco ha voluto accennare ad alcuni eventi biblici. Ne prendiamo in considerazione due.
Un fenomeno simile è la nona piaga della famose dieci piaghe d’Egitto.
Es 10,21 «Poi JHWH disse a Mosè: «Stendi la mano verso il cielo: verranno tenebre sul paese di Egitto, tali che si potranno palpare!». 22 Mosè stese la mano verso il cielo: vennero dense tenebre su tutto il paese d’Egitto, per tre giorni. 23 Non si vedevano più l’un l’altro e per tre giorni nessuno si potè muovere dal suo posto. Ma per tutti gli Israeliti vi era luce là dove abitavano».
Questo evento fa parte delle dieci piaghe che hanno portato alla liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto. Allora, tenebre come “evento di liberazione”.
Lo stesso fenomeno delle tenebre durante il giorno lo troviamo nella tradizione profetica a partire da Amos quando parla del “Giorno del Signore“. Lo spieghiamo brevemente.
Dopo la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, Dio ha stabilito con Israele l’Alleanza, ma Egli non ha potuto che constatare, come in molte occasioni, la Sua Alleanza (mai “nostra”) si stata tradita. I molti richiami fatti mediante i Giudici prima, i Profeti poi, sono sempre caduti nel vuoto. Israele è un popolo duro di orecchi, di “dura cervice“, che continua ad andare avanti per la sua strada: adora gli dèi dei popoli vicini, non rispetta i Comandamenti, trasgredisce la Torah, non si prende cura degli orfani e delle vedove, la categoria più fragile in quei tempi. Il suo popolo gli sfugge continuamente.
A JHWH resta un solo modo per incontrare, finalmente, il suo popolo: venire di persona e compiere ogni giustizia discriminando buoni e cattivi. Quando il Signore, finalmente, viene, quello è “Il giorno del Signore“. Ecco come lo descrive il profeta Amos; e raccomandiamo di leggere gli interi capitoli 5 e 8.
Am 8,9 «In quel giorno – oracolo del Signore Dio – / farò tramontare il sole a mezzodì
e oscurerò la terra in pieno giorno! / 10 Cambierò le vostre feste in lutto /e tutti i vostri canti in lamento:
farò vestire ad ogni fianco il sacco, / renderò calva ogni testa:
ne farò come un lutto per un figlio unico / e la sua fine sarà come un giorno d’amarezza…»
Am 5,18 «Guai a coloro che attendono il giorno del Signore!
Che sarà per voi il giorno del Signore? / Sarà tenebre e non luce.
19 Come quando uno fugge davanti al leone / e s’imbatte in un orso;
entra in casa, appoggia la mano sul muro / e un serpente lo morde.
20 Non sarà forse tenebra e non luce / il giorno del Signore...»
Ancora più esplicito il profeta Gioele:
Gl 3,4 «Il sole si cambierà in tenebre / e la luna in sangue, / prima che venga il giorno del Signore,
grande e terribile. / 5 Chiunque invocherà il nome del Signore / sarà salvato,
poiché sul monte Sion e in Gerusalemme / vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore,
anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati».
Allora nel “Giorno del Signore” tutti i miseri, gli orfani e le vedove, tutti quelli che invocano il suo nome e a Lui si affidano otterranno finalmente giustizia e salvezza (Vedi anche Gl 4,5; Is 13,10; 24,23).
Se effettivamente questo è il pensiero di Marco, allora le tenebre, che avvolgono Gesù sulla croce, indicano che lì si stava proprio manifestando “il Giorno del Signore” con un capovolgimento rispetto alla tradizione profetica: quella croce non è tanto segno della malvagità dell’uomo, che pure è presente, né della collera di Dio, ma soprattutto di un amore divino senza misura (B. Maggioni).
Così queste tenebre diventano segno escatologico.
Lì si sta mostrando una novità definitiva che cambia radicalmente il procedere della storia.