Lettura 102 Gen 32,4-22 Il ritorno di Giacobbe

Questo capitolo 32 è tutto rivolto agli stratagemmi attuati da Giacobbe per incontrare il fratello Esaù al quale aveva sottratto con inganno la primogenitura e vedremo che, senza un intervento di Dio, l’incontro sarebbe diventato uno scontro. Il capitolo successivo, 33, è tutto destinato alla descrizione dell’incontro tra i due fratelli.

Esaminiamo la prima parte dell’attuale capitolo che ha una tipica struttura a chiasmo al centro della quale sta la preghiera di Giacobbe.

A – messaggeri a Esaù vv 4-6

B – ritorno dei messaggeri sdoppiamento accampamenti vv 7-9

C – preghiera di Giacobbe vv 10-13

B’- doni per Esaù vv 14-16

A’- messaggeri e doni a Esaù vv 17-22

Premessa

C’è uno stretto legame letterario tra questo brano e la precedente lettura: quella terminava con un accenno ai “messaggeri di Dio“, tradotto con “angeli”. Il presente brano inizia proprio con l’invio di “messaggeri” a Esaù. Riportiamo la finale:

Gen 32,2 «Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro i [Cei: angeli] messaggeri di Dio. 3 Giacobbe al vederli disse: «Questo è l’accampamento di Dio» e chiamò quel luogo Macanaim / accampamento».

Ricordiamo che ebraico e greco non hanno un termine specifico che identifichi gli angeli, ma hanno soltanto il generico “messaggero”, per cui se si deve indicare un angelo bisogna specificare “messaggero di Dio“.

Ancora, non possiamo perdere di vista il fatto che nel testo appaiano più volte le parole “dono” e “accampamento”, un accostamento che in italiano non ha alcun significato, ma nell’ebraico, che scrive utilizzando le sole consonanti, le due parole in questione usano le medesime consonanti anche se disposte in una diversa successione. Allora per il lettore ebraico c’è un rimando tra queste due parole, ma tutte insieme rimandano a loro volta all’accampamento dei messaggeri di Dio, che concludeva la lettura precedente.

A – Invio dei messaggeri a Esaù

Gen 32,4 «Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello Esaù, nel paese di Seir, la campagna di Edom. 5 Diede loro questo comando: «Direte al mio signore Esaù: Dice il tuo servo Giacobbe: Sono stato forestiero presso Làbano e vi sono restato fino ad ora. 6 Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato ad informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi».

Nel messaggio da recapitare ad Esaù, Giacobbe si presenta come suo servo e l’aggiunta di essere in possesso di molti beni significherebbe che egli non è tornato per pretendere l’eredità del padre Isacco né vantare il diritto di primogenitura, ma per ritrovare la casa e il fratello. Forse è la sua cattiva coscienza che gli suggerisce questo umile atteggiamento.

Colui che aveva ingannato il fratello maggiore sottraendogli la primogenitura, dopo avere sperimentato gli inganni e le angherie di Labano, si è reso conto del suo comportamento egoistico e ora mira alle gioie della fratellanza. Ma quali sono adesso i sentimenti di Esaù verso di lui?

Gli studiosi fanno notare che lo stile di questo messaggio è analogo a quelli trovati i diverse tavolette scoperte negli scavi archeologici, con le quali i vassalli si rivolgevano al Gran Re.

Non torna l’invio dei messaggeri nel paese di Seir, perché Esaù si trasferirà in quella zona solo al capitolo 36; inoltre ci si chiede come i messaggeri sapessero dove si trovasse il fratello del loro padrone.

Però al momento tutto il clan di Giacobbe è sistemato presso il fiume Iabbok, un affluente di sinistra del Giordano che si trova grosso modo 40 Km a nord del Mar Morto e oggi scorre prevalentemente in Giordania.

B – Ritorno dei messaggeri

«7 I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: «Siamo stati da tuo fratello Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sé quattrocento uomini». 8 Giacobbe si spaventò molto e si sentì angosciato; allora divise in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli. 9 Pensò infatti: «Se Esaù raggiunge un accampamento e lo batte, l’altro accampamento si salverà».

La relazione di questi messaggeri ritornati da Giacobbe sono tutt’altro che incoraggianti. Sembra proprio che Esaù voglia fare i conti. Finalmente ha la possibilità di attuare quella minaccia espressa al c. 27 lettura 92:

Gen 27,41 «Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: «Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe».

Allora, se Esaù vuole la guerra, bisogna cercare di limitare i danni dividendo in due l’accampamento e allontanarli tra di loro. Cosa non molto semplice perché significa mettere metà dei figli in uno e l’altra metà nell’altro e rischiare di perdere tutto l’accampamento raggiunto da Esaù.

La situazione è alquanto difficile. Non resta che affidarsi a Dio.

C – Preghiera di Giacobbe

«10 Poi Giacobbe disse: «Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, JHWH, che mi hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti farò del bene, 11 io sono indegno di tutta la benevolenza e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio bastone soltanto avevo passato questo Giordano e ora sono divenuto tale da formare due accampamenti. 12 Salvami dalla mano del mio fratello Esaù, perché io ho paura di lui: egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini! 13 Eppure tu hai detto: Ti farò del bene e renderò la tua discendenza come la sabbia del mare, tanto numerosa che non si può contare».

È una preghiera composta con stile molto profondo.

Abbiamo anzitutto le memoria dei benefici ottenuti da Dio e del comando da lui ricevuto.

Segue la confessione della colpa: «io sono indegno di tutta la benevolenza e fedeltà...»

Alla quale segue la confessione della lode: «sono partito con solo un bastone e ora ritorno…»

Una prima conclusione è costituita dalla domanda: «salvami da mio fratello…»

Ultima, ma molto importante, cioè ricordare a Dio le Sue promesse, tutto il v 13, perché quando Dio si ricorda allora agisce senza esitazioni.

B’ – Preparazione dei doni per Esaù

«14 Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, di ciò che gli capitava tra mano, di che fare un dono al fratello Esaù: 15 duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni, 16 trenta cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli».

Il numero degli animali offerti in dono ad Esaù possono dare un’idea della ricchezza accumulata se ipotizziamo che i doni siano solo il 10% o il 20% di essa.

Ad ogni modo essi esprimono l’efficacia della benedizione divina accordata al nonno Abramo, al padre Isacco e poi allo stesso Giacobbe.

A’ – Invio messaggeri con doni a Esaù

«17 Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: «Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un branco e l’altro». 18 Diede questo ordine al primo: «Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello, e ti domanderà: Di chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?, 19 tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe: è un dono inviato al mio signore Esaù; ecco egli stesso ci segue». 20 Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: «Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando lo troverete; 21 gli direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue». Pensava infatti: «Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza». 22 Così il dono passò prima di lui, mentr’egli trascorse quella notte nell’accampamento».

Per imbonire il fratello, Giacobbe non manda i doni in una sola spedizione ma li suddivide in molte, il cui numero non è specificato, ma risulta molto importante il messaggio che essi devono riportare a Esaù. In esso Giacobbe si definisce “servo di Esaù“.

Riteniamo importante riportare una traduzione letterale dei vv 21 e 22 che richiamano cinque volte il termine “volto”.

«21 E direte:«Il tuo servo Giacobbe è dietro di noi poiché si è detto: placherò il suo volto con il dono che precede davanti al mio volto e dopo questo vedrò il suo volto: forse solleverà il mio volto 22 Così passò il dono davanti al suo volto ed egli passò la notte nell’accampamento».

Come mai questa insistenza su “volto”? E di quale volto si tratta?

Nella lettura successiva troveremo Giacobbe in lotta con Dio per tutta la notte e quando gli chiederà il nome la risposta sarà solo una benedizione, ma egli acquista la consapevolezza di avere visto Dio “faccia a faccia” perciò chiamerà quel luogo: “Penuel” o meglio “Penì-El, cioè “Volto di El”, Volto di Dio e se proprio vogliamo “Faccia di El; l’ebraico ha una sola parola per faccia e volto.

Da questo racconto possiamo concludere che in questi vent’anni il cuore di Giacobbe è cambiato, ma è cambiato anche quello del fratello ingannato?