Lettura 10 Mc 1,12- 13 La prova nel deserto

Mc 1,12 Subito lo Spirito lo sospinge nel deserto 13 e nel deserto rimane quaranta giorni, tentato /peirazo da Satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano.

Il testo è lapidario; poche parole che però costringono a pensare; e a differenza di Matteo e Luca non viene esposto il contenuto della tentazione.

Dobbiamo sottolineare che non è Satana che spinge Gesù nel deserto, ma lo Spirito. Però è Satana che lo tenta.

Emerge subito la domanda: come mai il “Figlio amato“, sul quale era disceso lo Spirito, viene messo alla prova? Perché in definitiva è lo Spirito che “lo induce alla tentazione“. E il riferimento al “Padre nostro” non è casuale.

Le interpretazioni tradizionali, che usavano il metodo allegorico, mettono questo episodio in parallelo con quello di Adamo posto nel giardino di Eden che a fronte della trappola tesa dal diavolo – serpente, aveva gettato il sospetto sulle intenzioni di Dio.

Allo stesso modo esse vedono il battesimo di Gesù, con lo Spirito che scende sulle acqua e poi “entra” in lui, come una nuova creazione e la nascita di un nuovo Adamo.

Ma il vecchio Adamo era in un giardino, questo è nel deserto: non è la stessa cosa!

Che Gesù sia il nuovo Adamo è fuori discussione; quello vecchio aveva disubbidito mangiando il frutto proibito, il nuovo Adamo, invece, è obbediente al Padre fino alla morte di croce. Attenzione: obbedire non di moda ma è parola composta da ob e audire, cioè: “ascoltare per”. L’ascolto di Dio è preghiera.

L’esegesi attuale che ha messo da parte l’interpretazione allegorica è più prudente. Tentiamo allora di comprendere che cosa intendesse Marco con queste poche parole.

1- Subito. Questo avverbio stabilisce uno stretto collegamento con il racconto del battesimo di Gesù: due racconti che non possono essere separati.

2- Quaranta non indica un tempo cronologico, ma il tempo simbolico perché si produca un cambiamento, una conversione. Quaranta sono gli anni che gli schiavi fuggiti dall’Egitto impiegano per diventare un popolo. Quaranta sono i giorni impiegati da Elia per raggiungere il Sinai e incontrare Dio ( 1 Re 19,8). Quaranta per dieci sono gli anni in cui gli ebrei hanno soggiornato in Egitto (Es 12,40). Quaranta giorni sono la durata del diluvio (Gn 7,12). Si possono trovare altri esempi; non ultimi la nostra quaresima che dura quaranta giorni, come pure l’avvento ambrosiano.

3- Deserto. Cerchiamo di capire cosa intende Marco quando colloca un evento nel deserto.

Mc 1,35 Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava.

Per Gesù il deserto è il luogo propizio per mettersi in rapporto con il Padre; il luogo della preghiera; più volte nei vangeli troviamo questo sottrarsi di Gesù all’attività per pregare. E nessuno ha mai saputo quali fossero le sue preghiere.

Mc 1,45 Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

Questo versetto fa parte di un racconto che narra la guarigione di un lebbroso, al quale poi Gesù raccomanda di non dire niente a nessuno. Gesù non ha mai amato le guarigioni teatrali: non era certamente sua l’idea di liberare un uomo dal male per motivi di “propaganda”.

Allora potremmo dire che in questo caso Gesù si ritira nel deserto per essere fedele alla sua missione e al suo stile: per essere se stesso e non essere travolto dall’attività.

Mc 6,31 Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo per mangiare.

Anche in questo caso il deserto è il luogo in cui ritrovare se stessi, non certo per un fine narcisistico, ma per impostare o riprendere nuove e vere relazioni con gli altri.

Mc 6,35 Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è deserto (Cei: solitario) ed è ormai tardi; 36 congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare».

Questo è l’inizio del racconto della moltiplicazione dei pani grazie alla quale si saziarono 5000 uomini… nel deserto! Per capire il senso di questo “luogo deserto” lasciamo al lettore il compito di riflettere cosa sarebbe successo se Gesù avesse fatto la moltiplicazione dei pani a Gerusalemme.

4- Le Fiere. Se si allude a una nuova creazione, cioè ad un mondo non diviso dal peccato, allora anche le bestie feroci stanno tranquillamente a cuccia come cagnolini. Però se si resta nel mondo reale queste “fiere” indicano che Gesù era in una situazione di pericolo.

5- Gli angeli lo servivano. Questo elemento dice che Gesù era sotto la protezione di Dio. Vale a dire che in quella situazione di deserto, di difficoltà e di pericolo, Gesù ha fatto l’esperienza della fedeltà di Dio: ha sperimentato di essere “il Figlio amato“.

6- E la tentazione? In realtà lungo tutta la sua vita, in quanto “vero uomo”, Gesù è stato oggetto della tentazione. Non passiamo in rassegna tutte le volte che ciò è avvenuto, perché le incontreremo strada facendo, ma riportiamo soltanto l’ultima, quella più tremenda e dolorosa:

Mt 27,40 «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stessoSe tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!».

Ecco le tentazioni nel deserto non sono altro che un’anticipazione di ciò che accadrà lungo tutto il suo percorso messianico.

In altre parole, il battesimo e l’infusione dello Spirito, non hanno preservato Gesù della sua fragile umanità, così ha dovuto vivere nella storia degli uomini con le sue precarietà, difficoltà, incomprensioni, lotte.

Però Egli è sempre stato capace di trovare i momenti opportuni nei quali sperimentare la presenza e la fedeltà di Dio, quindi la capacità e la forza di eseguire fino in fondo la volontà del Padre.

Esattamente come cercano di fare tutti coloro che sono “rinati nell’acqua e nello Spirito“.