Lettura 10 Incredulità e sua conseguenza Dt 1,19 – 46
Tutto il testo ebraico è contrassegnato dalla parola “derek” traducibile con: via, percorso, cammino ecc. Un termine importante del quale, però, la traduzione fa perdere il legame strutturale. Vale a dire: per acquisire al Terra, non basta quello che Dio intende fare, cioè, il suo dono, c’è anche un “cammino” da percorrere. Che non è il semplice entrare nel paese che sta lì, davanti al popolo, ma richiede la fede nella Parola di Dio.
La fede si basa sulle esperienze passate, cioè l’esperienza che Israele ha potuto fare nel suo cammino (derek) precedente: dalla terra di schiavitù con le famose piaghe d’Egitto, al cammino nel deserto, alle teofanie del Sinai /Horeb con tanto di terremoti, fulmini, venti impetuosi e poi tante altre prove: la sete, la fame, la guerra con Amalek per vincere la quale Dio è giunto a fermare il sole perché la battaglia potesse proseguire fino alla vittoria (Es 17). Prove, tutte superate con l’intervento di Dio. Che oltretutto ha provveduto a guidare i fuggiaschi con la Nube. Quella Nube che di giorno protegge il popolo dai cocenti raggi del sole e la notte diventa una Colonna di Fuoco che consente di camminare anche al buio. Inoltre nei momenti opportuni diventa uno schermo che impedisce ai nemici di raggiungere i fuggiaschi.
La Nube è un teologumeno presente in tutta la Bibbia, Nuovo Testamento compreso. Infatti la vita visibile di Gesù su questa terra si chiude con queste parole:
At 1,9 «Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una Nube lo sottrasse al loro sguardo».
Ecco, questi ex schiavi che hanno potuto fare tutte queste esperienze della passione di Dio per loro, adesso devono trovare il coraggio della Fede. Devono fidarsi della Parola di Dio e fare un passo in più: entrare nel territorio degli Amorrei, invece hanno paura a fare questo ultimo passo.
Presentiamo il testo in forma strutturata per facilitarne la comprensione. Ricordiamo: è sempre Mosè che racconta quarant’anni dopo gli eventi descritti.
1- Il comando di Dio
Dt 1,19 «Poi partimmo dall’Oreb e attraversammo tutto quel deserto grande e spaventoso che avete visto, dirigendoci / derek verso le montagne degli Amorrei, come JHWH nostro Dio ci aveva ordinato di fare, e giungemmo a Kades-Barnea. 20 Allora vi dissi: Siete arrivati presso la montagna degli Amorrei, che JHWH nostro Dio sta per darci. 21 Ecco JHWH tuo Dio ti ha posto il paese dinanzi; entra, prendine possesso, come JHWH Dio dei tuoi padri ti ha detto; non temere e non ti scoraggiare!».
2-Ispezione degli esploratori
22 «Voi vi accostaste a me tutti e diceste: Mandiamo uomini innanzi a noi, che esplorino il paese e ci riferiscano sul cammino / derek per il quale noi dovremo salire e sulle città nelle quali dovremo entrare. 23 La proposta mi piacque e scelsi dodici uomini tra di voi, uno per tribù. 24 Quelli si incamminarono, salirono verso i monti, giunsero alla valle di Escol ed esplorarono il paese. 25 Presero con le mani i frutti del paese, ce li portarono e ci fecero questa relazione: È buono il paese che JHWH nostro Dio sta per darci».
Il libro di Numeri 13 tratta lo stesso episodio, ma vi appare subito una differenza: là è Dio a mandare gli esploratori nel paese che sta per dare a Israele, mentre nel nostro testo è il popolo a richiedere quella esplorazione preliminare. Vi si percepisce una certa ironia, perché se è Dio che sta per dare la terra, quell’ispezione non ha alcun senso; serve solo a ritardarne il possesso.
Comunque, per essere più sicuri, meglio aspettare un po’. Intanto mandiamo avanti degli esploratori… che se non tornano… poi vedremo!
2- Il resoconto degli esploratori è positivo: non ci sono note che indichino la presenza o la possibilità di qualche pericolo. Anzi i frutti che hanno riportato avrebbero dovuto rimuovere ogni remora.
3- Rifiuto ad entrare nella Terra
26 «Ma voi non voleste entrarvi e vi ribellaste all’ordine di JHWH vostro Dio; 27 mormoraste nelle vostre tende e diceste: JHWH ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorrei e per distruggerci. 28 Dove possiamo andare noi? I nostri fratelli ci hanno scoraggiati dicendo: Quella gente è più grande e più alta di noi; le città sono grandi e fortificate fino al cielo; abbiamo visto là perfino dei figli degli Anakiti».
Il dubbio era già presente sin dall’inizio e le mormorazioni notturne, nelle tende dipingono a tinte sempre più fosche le difficoltà e le ingigantiscono fino ad immaginarle insormontabili. Vengono addirittura tirati in ballo gli Anakiti.
Nella Bibbia di tanto in tanto vengono citati questi giganti nati da matrimoni tra figli di Dio (angeli?) e figli degli uomini come si narra in:
Gn 6,4 «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi».
Un’idea mitologica che è riuscita ad infiltrarsi nel racconto delle origini.
4-Esortazione di Mosè
29 «Allora dissi a voi: Non spaventatevi e non abbiate paura di loro. 30 JHWH stesso vostro Dio, che vi precede, combatterà per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto 31 e come ha fatto nel deserto, dove hai visto come JHWH tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino / derek che avete fatto, finché siete arrivati qui. 32 Nonostante questo, non voleste credere / haman [Cei: aveste fiducia]in JHWH vostro Dio 33 che andava innanzi a voi nel cammino / derek per cercarvi un luogo dove porre l’accampamento: di notte nel Fuoco, per mostrarvi la via dove andare, e di giorno nella Nube».
L’esortazione di Mosè a fidarsi di JHWH è chiaramente un richiamo sintetico a tutto l’Esodo, quel cammino / derek che aveva portato questi ex schiavi a credere, cioè avere fede in Mosè e nel Dio che li aveva liberati. Ma qui a Kades-Barnea, grazie alle mormorazioni notturne siamo arrivati all’Antiesodo: “meglio l’Egitto perché là avevamo i cocomeri e le cipolle“.
Sono perorazioni di Mosè che non riescono a smuovere la decisione ingigantita dalle paure notturne e ormai consolidate nel rifiuto ad entrare nella Terra ed egli lo spiega in modo terribile: 32 «Nonostante questo, non voleste credere (haman) in JHWH vostro Dio».
Il verbo haman è usato alquanto raramente ed è quello da cui deriva il nostro “Amen” che per noi suona quasi come irrilevante, vedi il detto: “è andato via come un amen”, ma in ebraico possiede una grande radicalità: essere fermo, forte, sostenere, essere durevole, stabile, sicuro; la radice è comune a “roccia”. È usato in Esodo dopo la prodigiosa traversata del Ma Rosso o Mare dei Giunchi:
Es 14,31 «Israele vide la mano potente con la quale di JHWH aveva agito contro l’Egitto e il popolo temette JHWH e credette /haman in lui e nel suo servo Mosè».
Se dopo l’esodica traversata del mare il popolo “credette”, qui il popolo rifiuta di credere. Là ebbe il coraggio di passare tra due muri di acque, ora non vuole andare avanti perché non si fida più / haman di JHWH.
Il rapporto tra questi due momenti spiega la decisione di Dio di fare percorrere loro un antiesodo facendogli riprendere la via verso il Mare dei Giunchi /Mar Rosso.
Mosè riassume queste mormorazioni notturne con una affermazione sentita dal popolo, sintetica e sconvolgente oltreché falsa: «JHWH ci odia».
Castigo del Signore
34 «JHWH udì le vostre parole, si adirò e giurò: 35 Nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri, 36 se non Caleb, figlio di Iefunne. Egli lo vedrà e a lui e ai suoi figli darò la terra che ha percorso / derek, perché ha pienamente seguito JHWH. 37 Anche contro di me si adirò JHWH, per causa vostra, e disse: Neanche tu vi entrerai, 38 ma vi entrerà Giosuè, figlio di Nun, che sta al tuo servizio; incoraggialo, perché egli metterà Israele in possesso di questo paese. 39 E i vostri bambini, dei quali avete detto: Diventeranno oggetto di preda! e i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno; a loro lo darò ed essi lo possiederanno. 40 Ma voi volgetevi indietro e incamminatevi / derek verso il deserto, in direzione del Mare Rosso».
1- Dopo tutto quello che Dio ha fatto per liberare il suo popolo dalla schiavitù ora si vede costretto ad agire con giustizia. Dio non è solo buono è anche giusto, per cui crederGli o rifiutarLo non è questione di gusti, ma questione di vita o di morte. Sempre! Dio non salva te senza di te.
2 – C’è da restare sconcertati perché Dio esprime un giuramento, escludere dalla Terra questa generazione, contro i suoi giuramenti precedenti di portarli nella Terra della Promessa. Segno evidente dell’ira che la mancanza di fede di questa gente, dopo tutto quello che aveva fatto per loro, gli aveva suscitato e aveva raggiunto livelli insopportabili anche per Lui. Noi abbiamo ereditato dalla filosofia greca l’idea che Dio sia immutabile e impassibile come il famoso aristotelico Motore Immobile, ma la Bibbia è ricca di questi antropomorfismi che rendono bene, nel nostro caso, la gravità della colpa.
3- La via d’uscita da questi giuramenti contradditori è la garanzia del possesso della Terra riservata a Caleb, a Giosuè e a tutti i bambini che non hanno preso parte a quel rifiuto.
4- Restiamo sorpresi dalla inclusione anche di Mosè con il popolo infedele; lui che ha fatto quella appassionata esortazione ad entrare nella terra degli Amorriti.
Per alcuni esegeti, la causa sarebbe l’accoglienza di Mosè della proposta di inviare esploratori che costituirebbe una debolezza della sua fiducia / haman verso la parola di JHWH.
5-Tuttavia un’altra spiegazione, probabilmente più vicina alla realtà, spiega la condanna di Mosè come un’altra forma della solidarietà con il popolo. Lui principe d’Egitto che poteva svolgere una vita tranquilla e agiata nella casa del Faraone, divenuto ramingo per avere difeso uno schiavo ebreo, e poi pastore ai piedi del Sinai, chiamato da Dio a liberare quegli schiavi e a guidarli fin qui a Qadesh Barnea, resterà con loro per altri quarant’anni, senza mai metter piede nella Terra “dove scorre latte e miele”.
È però senza dubbio evidente il rimando al Servo di JHWH che soffre “per” o “a causa” del popolo. Questi canti del Servo di JHWH sono quattro (Is 42,1-9; 49,1-7; 50,4-11; 52,13-53,12). Il rimando è più che attendibile e, forse, voluto perché Deuteronomio è stato composto successivamente o contemporaneamente a questi canti.
Noi però possiamo aggiungere che questa solidarietà di Mosè con il suo popolo non è diversa di quella che si manifesterà quattro secoli dopo a Gerusalemme nella vicenda pasquale di Gesù Cristo.
Falso pentimento e sconfitta del popolo che vuol fare da sé
41 «Allora voi mi rispondeste: Abbiamo peccato contro JHWH! Entreremo e combatteremo in tutto come JHWH nostro Dio ci ha ordinato. Ognuno di voi cinse le armi e presumeste di salire verso la montagna. 42 JHWH mi disse: Ordina loro: Non salite e non combattete, perché io non sono in mezzo a voi; voi sarete sconfitti davanti ai vostri nemici. 43 Io ve lo dissi, ma voi non mi ascoltaste; anzi vi ribellaste all’ordine di JHWH, foste presuntuosi e osaste salire verso i monti. 44 Allora gli Amorrei, che abitano quella montagna, uscirono contro di voi, vi inseguirono come fanno le api e vi batterono in Seir fino a Corma. 45 Voi tornaste e piangeste davanti a JHWH; ma JHWH non diede ascolto alla vostra voce e non vi porse l’orecchio. 46 Così rimaneste in Kades molti giorni, per tutto il tempo in cui vi siete rimasti».
Questi ribelli pensano di correggere il loro errore facendo quello che Dio aveva loro richiesto ed essi si erano rifiutati di fare: varcare il confine ed entrare nel territorio degli Amorrei. Però facendo così compiono una nuova ribellione perché Dio ormai aveva imposto loro di tornare al Mare dei Giunchi / Mar Rosso e così non possono che registrare una sconfitta clamorosa: “da Seir fino a Corma” che dà l’idea di una fuga con relativo inseguimento.
Il loro errore è inscritto in due aspetti: non avere chiesto perdono, vale a dire ritrovare la loro relazione fiduciale / haman con Dio e pentirsi per la loro ribellione. Invece il risultato a di aggiungere ribellione a ribellione. In questo modo non possono che essere abbandonati a se stessi e al loro orgoglio.
L’assenza di Dio a fianco dei combattenti è causa di sicura sconfitta come stabilisce il testo: « Non salite e non combattete, perché io non sono in mezzo a voi», ma l’idea di Dio che partecipa ad una battaglia con il suo popolo fa a pugni con le nostre convinzioni. D’altra parte la teologia condivisa dagli antichi era che la guerra tra popoli vedeva al loro fianco la partecipazione dei rispettivi dèi; il vincitore della battaglia, poi, era quel dio il cui popolo aveva sconfitto il nemici. Ad esempio, quando Gerusalemme cade dopo l’assedio di Nabucodonosor, la comprensione corrente è che JHWH fosse stato sconfitto da Marduk. Tuttavia il tema della “Guerra di Dio” o della “Guerra di JHWH” è molto diffuso in tutta l’opera deuteronomistica (Dt, Giosuè, Giudici, 1 e 2 Sam, 1 e 2 Re). Argomento alquanto complesso e sarà trattato in una nota esegetica in preparazione.
Ultima riflessione
Questo discorso di Mosè, ma dovremmo dire: posto sulla bocca di Mosè, è rivolto sempre agli esiliati a Babilonia o appena tornati da Babilonia in Giudea. Essi non hanno più re, non sono più un regno autonomo, ma sono diventati una sperduta provincia dell’Impero Persiano, non hanno più un esercito e quindi non hanno alcuna possibilità di dichiarare guerre e tanto meno di farne e allora possono parlare di guerre passate con frasi altisonanti anche se non sono mai avvenute. Tra realtà storica e narrazioni bibliche ci sono grandi differenza, così anche la Storia ci aiuta ad interpretare la Bibbia.
Ad esempio Gios 6 racconta la caduta di Gerico, città dotata di imponenti mura costituita da enormi massi. Essa sarebbe caduta dopo che i sacerdoti avevano fatto il giro di tutta la città per sette giorni e all’ultimo giro del settimo giorno, al suono del trombe accompagnato dal grido di tutto il popolo le mura sarebbero crollate. L’archeologia però ci consente di affermare che quelle mura erano cadute qualche millennio prima del dato biblico. La Bibbia è sbagliata? Assolutamente no. La Bibbia cerca di insegnare ai fedeli di JHWH a fidarsi /haman di Dio.
E noi sappiamo, istruiti da Gesù Cristo, che quando dei soldati schierati in battaglia si rivolgono a Dio perché lì protegga sanno che Lui sta di qua, ma anche di là del fronte, come diceva Don Mazzolari.
Il “Gott mit uns”, finalmente l’abbiamo compreso, non regge alla prova dei fatti.