Lettura 09 Istituzione dei giudici Dt 1,9 – 18

Non saremmo in grado di apprezzare le novità apportate dal Deuteronomio nell’istituzione dei giudici se non valutassimo prima le due istituzioni precedenti.

1° CASO

Il primo caso è narrato in Es 18. Il fatto avviene in prossimità del Sinai / Horeb dove Mosè quand’era in fuga dall’Egitto aveva trovato ospitalità presso Ietro capo e sacerdote di un clan che viveva ai piedi della sacra montagna. Li visse quarant’anni e sposò Zìppora, figlia di Ietro, ma dopo l’incontro di Dio presso il roveto ardente, tornò in Egitto dove liberò gli schiavi che al momento stavano proseguendo verso la Terra guidati dalla Nube.
Venutolo a sapere Ietro gli va incontro e segue il racconto che ci interessa.

Es 18,13 «Il giorno dopo Mosè sedette a render giustizia al popolo e il popolo si trattenne presso Mosè dalla mattina fino alla sera. 14 Allora Ietro, visto quanto faceva per il popolo, gli disse: «Che cos’è questo che fai per il popolo? Perché siedi tu solo, mentre il popolo sta presso di te dalla mattina alla sera?». 15 Mosè rispose al suocero: «Perché il popolo viene da me per consultare Dio. 16 Quando hanno qualche questione, vengono da me e io giudico le vertenze tra l’uno e l’altro e faccio conoscere i decreti di Dio e le sue leggi». 17 Il suocero di Mosè gli disse: «Non va bene quello che fai! 18 Finirai per soccombere, tu e il popolo che è con te, perché il compito è troppo pesante per te; tu non puoi attendervi da solo. 19 Ora ascoltami: ti voglio dare un consiglio e Dio sia con te! Tu sta’ davanti a Dio in nome del popolo e presenta le questioni a Dio. 20 A loro spiegherai i decreti e le leggi; indicherai loro la via per la quale devono camminare e le opere che devono compiere. 21 Invece sceglierai tra tutto il popolo uomini integri che temono Dio, uomini retti che odiano la venalità e li costituirai sopra di loro come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine. 22 Essi dovranno giudicare il popolo in ogni circostanza; quando vi sarà una questione importante, la sottoporranno a te, mentre essi giudicheranno ogni affare minore. Così ti alleggerirai il peso ed essi lo porteranno con te. 23 Se tu fai questa cosa e se Dio te la comanda, potrai resistere e anche questo popolo arriverà in pace alla sua mèta».
24 Mosè ascoltò la voce del suocero e fece quanto gli aveva suggerito. 25 Mosè dunque scelse uomini capaci in tutto Israele e li costituì alla testa del popolo come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine. 26 Essi giudicavano il popolo in ogni circostanza: quando avevano affari difficili li sottoponevano a Mosè, ma giudicavano essi stessi tutti gli affari minori. 27 Poi Mosè congedò il suocero, il quale tornò al suo paese».

Il suggerimento di nominare dei giudici e dei responsabili per farsi aiutare proviene da Ietro.
La scelta dei giudici è fatta da Mosè.
Compito di Mosè è di stare in relazione con Dio che lo ispirerà circa le leggi.
Dovrà anche istruire i giudici per comprendere l’applicazione delle varie leggi e la loro logica.
Resteranno a suo carico i casi più difficili.

Mosè però non si limita a nominare alcuni giudici, ma struttura i fuggitivi dividendoli in miglia, centinaia e decine mettendovi a capo dei responsabili. Strutturazione che sarebbe adeguata ad un popolo numeroso, ma non ad un gruppo di fuggitivi. La scelta di questi personaggi è fatta sempre da Mosè.
Dobbiamo dire che, probabilmente, questo versetto dipende da una tradizione più tarda quando Israele era già insediato nella Terra.
D’altra parte a quei tempi tutti i numeri riguardanti la popolazione non erano veritieri; in genere erano gonfiati, o tenuti nascosti, per impressionare i possibili nemici. Es 12,37 dice che gli ebrei fuggiti dall’Egitto erano seicentomila e in tale ipotesi l’organizzazione sarebbe essere coerente. Però gli storici ritengono che a quel tempo (1200 – 1300 a. C.) in tutto l’Egitto risiedessero circa un milione di persone. Che di essi ben seicentomila fossero schiavi ebrei, è un numero che non regge.

2° CASO
Il secondo caso è raccontato in Numeri 11. I fuggitivi dall’Egitto hanno già sostato presso il Sinai dove hanno ricevuto con la mediazione di Mosè la Torah. Da lì è incominciato l’attraversamento del deserto per giungere alla Terra promessa ai padri. Lungo questo percorso Dio provvede ad assicurare la disponibilità d’acqua facendo trovare di tanto in tanto pozzi o sorgenti. Il di cibo è provvidenzialmente ottenuto dalla manna che ogni mattina viene trovato nel deserto. Dobbiamo ricordare che il deserto in questione non come il Sahara che spesso ci viene mostrato nei fil, ma piuttosto una steppa.

Nm 11,1« Ora il popolo cominciò a lamentarsi malamente agli orecchi di JHWH. Li udì JHWH e il suo sdegno si accese e il fuoco di JHWH divampò in mezzo a loro e divorò l’estremità dell’accampamento. 2 Il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò JHWH e il fuoco si spense. 3 Quel luogo fu chiamato Tabera, perché il fuoco di JHWH era divampato in mezzo a loro.
4 La gente raccogliticcia, che era tra il popolo, fu presa da bramosia; anche gli Israeliti ripresero a lamentarsi e a dire: «Chi ci potrà dare carne da mangiare? 5 Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. 6 Ora la nostra vita inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna». [omettiamo la descrizione dell’uso della manna] 11 Mosè disse a JHWH: «Perché hai trattato così male il tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, tanto che tu mi hai messo addosso il carico di tutto questo popolo? 12 L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: Pòrtatelo in grembo, come la balia porta il bambino lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? 13 Da dove prenderei la carne da dare a tutto questo popolo? Perché si lamenta dietro a me, dicendo: Dacci da mangiare carne! 14 Io non posso da solo portare il peso di tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me. 15 Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; io non veda più la mia sventura!».
16 JHWH disse a Mosè: «Radunami settanta uomini tra gli anziani d’Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e come loro scribi; conducili alla tenda del convegno; vi si presentino con te. 17 Io scenderò e parlerò in quel luogo con te; prenderò lo spirito che è su di te per metterlo su di loro, perché portino con te il carico del popolo e tu non lo porti più da solo.
18 Dirai al popolo: Santificatevi per domani e mangerete carne, perché avete pianto agli orecchi di JHWH , dicendo: Chi ci farà mangiare carne? Stavamo così bene in Egitto! Ebbene JHWH vi darà carne e voi ne mangerete. 19 Ne mangerete non per un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per dieci giorni, non per venti giorni, 20 ma per un mese intero, finché vi esca dalle narici e vi venga a noia, perché avete respinto JHWH che è in mezzo a voi e avete pianto davanti a lui, dicendo: Perché siamo usciti dall’Egitto?». 21 Mosè disse: «Questo popolo, in mezzo al quale mi trovo, conta seicentomila adulti e tu dici: Io darò loro la carne e ne mangeranno per un mese intero! 22 Si possono uccidere per loro greggi e armenti in modo che ne abbiano abbastanza? O si radunerà per loro tutto il pesce del mare in modo che ne abbiano abbastanza?». 23 JHWH rispose a Mosè: «Il braccio di JHWH si è forse raccorciato? Ora vedrai se la parola che ti ho detta si realizzerà o no».
24 Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole di JHWH; radunò settanta uomini tra gli anziani del popolo e li pose intorno alla tenda del convegno. 25 Allora JHWH scese nella Nube e gli parlò: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui settanta anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito».

Questo secondo caso è più complesso perché inizia con lamentale che via via diventano più gravi fino a diventare una vera e propria recriminazione: “era meglio restare in Egitto“. Perché? Perché qui nel deserto c’era da mangiare solo la manna; non c’è carne e neanche cocomeri e meloni…
Le lamentele del popolo sono dirette verso Mosè il quale poi le rivolge a Dio in modo alquanto pesante: ” L’ho forse messo al mondo io questo tuo popolo”?
Mosè giunge fino al punto di desiderare la morte, piuttosto che andare avanti il peso “peso” di questa gente che pretende e non comprende. Gli ex schiavi ancora non hanno compreso che il prezzo della libertà è la responsabilità.
La soluzione è proposta da Dio che però affida a Mosè il compito di scegliere settanta anziani, ma l’istituzione vera propria è poi ratificata da Dio stesso che infonde su di loro lo Spirito. Anche in questo caso la scelta è di Mosè.

Con un piccolo risvolto: secondo Dio ce ne sono altri due che Mosè ha trascurato, per cui diventano settantadue:

Nm 11,26 «Intanto, due uomini, uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti nell’accampamento e lo spirito si posò su di essi; erano fra gli iscritti ma non erano usciti per andare alla tenda; si misero a profetizzare nell’accampamento. 27 Un giovane corse a riferire la cosa a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». 28 Allora Giosuè, figlio di Nun, che dalla sua giovinezza era al servizio di Mosè, disse: «Mosè, signor mio, impediscili!». 29 Ma Mosè gli rispose: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo di JHWH e volesse JHWH dare loro il suo spirito!». 30 Mosè si ritirò nell’accampamento, insieme con gli anziani d’Israele».

Qui si manifesta l’idea che i giudici nella loro attività siano ispirati da Dio, come se il giudizio fosse in qualche modo attribuibile a Dio e, per contro, una responsabilità del giudice stesso verso Dio. Vale a dire: se sono stato “investito” da Dio a Lui dovrò rispondere del mio operato. Questo aspetto è sostenuto dal fatto che dopo l’investitura iniziarono a profetizzare.
Profeta non è uno che prevede il futuro, come sostiene la comprensione corrente, ma è un personaggio attento alla parola e ai disegni di Dio nella storia ché è in grado di comunicarli ai suoi ascoltatori.

3° CASO
Il terzo è il nostro:

Dt 1,9 «In quel tempo io vi ho parlato e vi ho detto: Io non posso da solo sostenere il carico del popolo. 10 Il JHWH vostro Dio vi ha moltiplicati ed ecco oggi siete numerosi come le stelle del cielo. 11 JHWH Dio dei vostri padri, vi aumenti anche mille volte di più e vi benedica come vi ha promesso di fare. 12 Ma come posso io da solo portare il vostro peso, il vostro carico e le vostre liti? 13 Sceglietevi nelle vostre tribù uomini saggi, intelligenti e stimati, e io li costituirò vostri capi.
14 Voi mi rispondeste: Va bene ciò che proponi di fare. 15 Allora presi i capi delle vostre tribù, uomini saggi e stimati, e li stabilii sopra di voi come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine, capi di decine, e come scribi nelle vostre tribù. 16 In quel tempo diedi quest’ordine ai vostri giudici: Ascoltate le cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che sta presso di lui. 17 Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò. 18 In quel tempo io vi ordinai tutte le cose che dovevate fare».

Cerchiamo di evidenziare le differenze fra i tre brani per coglierne il guadagno.

Anche in questo caso come in quello di Numeri tutto inizia da una lamentela di Mosè, ma “lamentela” fino ad un certo punto perché, essa dipende dall’enorme numero di persone del quale si è accresciuto il popolo che è diventato «più numeroso delle stelle del cielo». Perciò una esclamazione di ringraziamento. Ma quanto numerosi?

Il libro di Numeri inizia con il censimento di tutti degli israeliti nel deserto due anni dopo l’uscita dall’Egitto (Nm 1,1ss) e ne riportiamo il risultato:

Nm 1,44 «Di quelli Mosè e Aronne fecero il censimento, con i dodici uomini capi d’Israele: ce n’era uno per ciascuno dei loro casati paterni. 45 Tutti gli Israeliti dei quali fu fatto il censimento secondo i loro casati paterni, dall’età di vent’anni in su, cioè tutti gli uomini che in Israele potevano andare in guerra, 46 quanti furono registrati risultarono seicentotremilacinquecentocinquanta. 47 Ma quanti erano leviti, secondo la loro tribù paterna, non furono registrati insieme con gli altri».

Questo numero esclude l’intera tribù di Levi, tutti gli uomini al disotto dei vent’anni perciò non abili per la guerra e ovviamente tutte le donne. Numero non è molto differente da quello proposto da Esodo.

Quindi questo popolo numeroso (?) che ha ricevuto la Torah ai piedi del Sinai ha necessità di qualcuno che dirima le possibili vertenze che possano nascere al suo interno: compito che in prima battuta compete al solo Mosè. Siamo evidentemente di fronte ad una tradizione diversa da quella che aveva raccontato l’elezione dei giudici prima del Sinai.

Nel nostro caso non c’è alcun intervento da parte di Dio, ma una semplice proposta fatta da Mosè al popolo che accetta di buon grado. Mosè non opera alcuna scelta, perché il v13 recita testualmente: «Sceglietevi nelle vostre tribù uomini saggi, intelligenti e stimati, e io li costituirò vostri capi». Vale a dire: Mosè si limita a ratificare quello che il popolo aveva già scelto. Ad essi dà il compito di esprimere giudizi anche a riguardo delle possibili vertenze. Però il compito di giudicare non si ferma la livello delle tribù, ma scende alle migliaia, alle centinaia fino alla diecine. In questo modo la responsabilità viene suddivisa: un sistema per dire che tutti gli uomini sono responsabili. Un’idea di Stato molto avanzata, che neanche nella democratica Atene… e che forse oggi abbiamo perduto. 
Poi Mosè entra nel dettaglio per descrivere come questi giudici e capi dovranno comportarsi: niente raccomandazioni, nessuna preferenza, nessun timore “perché il giudizio appartiene a Dio”. Già, perché ormai tutto il popolo è in grado di conoscere la Torah che era stata proclamata ai piedi del Sinai / Oreb.

Dobbiamo ricordare che non dobbiamo tradurre Torah semplicemente con Legge, perché la radice ebraica del termine oltre a legiferare, include, insegnare, rivelare, istruire, mostrare, come abbiamo approfondito nella lettura 3.

Esodo pone l’elezione dei giudici prima della ricezione della Torah, Numeri la pone dopo. Anche Deuteronomio nel suo racconto la pone prima. Tutt’e tre, comunque, stabiliscono un nesso preciso tra Torah e Giustizia.

4° CASO
Questo non è un quarto caso vero e proprio, ma un modo per esaminare come potesse risuonare il nostro testo agli orecchi di coloro che lo sentivano proclamare appena tornati dall’Esilio Babilonese, perché non dimentichiamo, è ad essi che si rivolge questo sconosciuto redattore deuteronomista.

Questi ex deportati avevano conosciuto le magnificenze di Babilonia, avevano visto campi solcati da canali in grado di irrigare i campi in ogni stagione dell’anno, avevano sperimentato la disponibilità di cibo senza i continui rischi di carestia che sempre minacciava la terra di Israele. Adesso si trovano di fronte ad una Gerusalemme rasa al suolo, campi abbandonati, sorgenti disseccate e pozzi ostruiti. Il tempio del quale avevano sentito narrare meraviglie ridotto ad un cumulo di macerie e quei pochi abitanti rimasti ridotti quasi tutti a miseri pezzenti. Ricordiamo che i babilonesi avevano deportato la classe dirigente, mentre avevano lasciato solo i poveracci.

Si trattava allora di ripartire daccapo: non solo ricostruire case e città, ma soprattutto le strutture sociali che permettessero un vivere civile. Situazione molto simile a quella sperimentata da quei disperati sfuggiti miracolosamente alle sgrinfie del Faraone.
Ecco perché il nostro redattore riprende i discorsi fatti a suo tempo da Mosè è li riporta adattandoli alla situazione dei suoi concittadini.
Non si tratta di ripartire come prima, cioè rifacendo gli stessi errori, cioè vivere senza ricordarsi di Dio e della Torah che Egli aveva donata perché il Suo popolo fosse felice, ma mettere questa Torah come base e fondamenta del nuovo Stato.

Ma proprio come le altre due narrazioni – Esodo e Numeri – se c’è una Torah, occorrono anche dei Giudici in grado di giudicare e dei Responsabili che la applichino e insegnino a metterla in pratica.

A questo punto possiamo chiederci:
questi principi, che valevano per gli uomini vissuti nel XIII° e V° secolo a. C. non sono validi anche per quelli che vivono nel XXI° d. C.?