Lettura 02 L’origine del nome

Il nome Deuteronomio è quello derivato dalla Bibbia greca detta dei LXX tradotta dall’ebraico intorno al 300 a. C., di fatto quella più conosciuta nel mondo antico perché l’ebraico non era una lingua molto diffusa e che perfino gli stessi ebrei viventi nella diaspora non sapevano più leggere.
 Il significato Deuteros-nomos letteralmente significa “Seconda -Legge”, il che porta a pensare che esistessero due leggi, ma la spiegazione poggia piuttosto su due affermazioni.

La prima riguarda quello che doveva fare un re appena eletto: scrivere per uso personale una copia della Legge, quindi una “seconda legge”, di fatto una copia dell’unica legge.

Dt 17,18 «Quando si insedierà sul trono regale, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa legge secondo l’esemplare dei sacerdoti leviti. 19 La terrà presso di sé e la leggerà tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore suo Dio, a osservare tutte le parole di questa legge e tutti questi statuti, 20 perché il suo cuore non si insuperbisca verso i suoi fratelli ed egli non si allontani da questi comandi, né a destra, né a sinistra, e prolunghi così i giorni del suo regno, lui e i suoi figli, in mezzo a Israele».

La seconda spiegazione si basa su di un altro testo che porta a pensare ad una “seconda legge”. Ci riferiamo al periodo di Giosia, re di Giuda, sotto il regno del quale, vengono fatte delle riparazioni nel tempio di Gerusalemme ed in tale occasione, nascosta tra i muri, viene trovata una copia della Legge diversa da quella in uso.

2Re 22:1 «Quando divenne re, Giosia aveva otto anni; regnò trentun anni in Gerusalemme. Sua madre, di Boscat, si chiamava Iedida figlia di Adaia. 2 Fece ciò che è retto agli occhi di JHWH, imitando in tutto la condotta di Davide, suo antenato, senza deviare né a destra né a sinistra. 3 Nell’anno diciotto del suo regno, Giosia mandò Safàn figlio di Asalia, figlio di Mesullàm, scriba, nel tempio dicendogli: 4 «Va’ da Chelkia sommo sacerdote; egli raccolga il denaro portato nel tempio, che i custodi della soglia hanno raccolto dal popolo. 5 Lo consegni agli esecutori dei lavori, addetti al tempio […];
8 Il sommo sacerdote Chelkia disse allo scriba Safàn: «Ho trovato nel tempio il libro della legge». Chelkia diede il libro a Safàn, che lo lesse. 9 Lo scriba Safàn quindi andò dal re e gli riferì: «I tuoi servitori hanno versato il denaro trovato nel tempio e l’hanno consegnato agli esecutori dei lavori, addetti al tempio». 10 Inoltre lo scriba Safàn riferì al re: «Il sacerdote Chelkia mi ha dato un libro». Safàn lo lesse davanti al re.
11 Udite le parole del libro della legge, il re si lacerò le vesti. 12 Egli comandò al sacerdote Chelkia, ad Achikam figlio di Safàn, ad Acbor figlio di Michea, allo scriba Safàn e ad Asaia ministro del re: 13 «Andate, consultate JHWH per me, per il popolo e per tutto Giuda, intorno alle parole di questo libro ora trovato; difatti grande è la collera di JHWH, che si è accesa contro di noi perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole di questo libro e nelle loro azioni non si sono ispirati a quanto è stato scritto per noi».

Il re Giosia rimane colpito dalla lettura di questo rotolo perché si rende conto che Israele prima, e Giuda poi non avevano messo in pratica tutti i comandi prescritti da quel rotolo. La conseguenza sarà una riforma religiosa che cercherà di portare Giuda alla pratica della Legge come avevano fatto gli antichi Padri.
Giosia regna dal 648 a. C. al 609, ma il regno di Giuda sarà prima devastato poi Gerusalemme, assediata dai babilonesi, cadrà e sarà distrutta nel 587 a. C.

A riguardo di questo ritrovamento una parte della critica ritiene che probabilmente si tratti di un espediente usato per fare accettare di buon grado la riforma religiosa voluta dal re.
Questa denominazione secondo alcuni critici porta fuori strada perché induce a pensare, appunto, all’esistenza di un’altra legge accanto, o in contrasto alla prima, ma riteniamo che l’argomento sia più complesso e lo esamineremo più avanti.
D’altra parte non possiamo perdere di vista che il nome ebraico del nostro libro, come per tutti gli altri libri della Scrittura, non elaborava un titolo che richiamasse il contenuto, ma semplicemente riportava le prime parole del testo, in questo caso il nome è: “Queste le parole…”.
Vedremo che la formazione di questo libro è il frutto di un lavoro alquanto complesso, a proposito del quale gli esperti stanno ancora indagando.

Una cosa è certa: questo testo viene alla luce e diventa oggetto di riflessione in un periodo di crisi religiosa, in prima battuta poco prima dell’esilio babilonese, ma l’esilio stesso e il postesilio, porterà molti saggi a ripensare il rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa.

Il problema che affligge questi uomini timorati è presto detto: se Israele è il popolo di JHWH, come mai nel 731 è caduto il regno del Nord e poco più di un secolo dopo è caduta anche Gerusalemme e ora non c’è più un re, e tutto viene deciso dall’Imperatore di Persia?
La risposta immediata porta a ritenere che queste “catastrofi” siano imputabili alla inosservanza della Legge, una rottura dell’Alleanza.
Ora, non sappiamo se la riforma di Giosia abbia avuto successo, ma sono noti gli eventi che seguono al ritorno degli esiliati da Babilonia, e l’inflessibile durezza con la quale venne applicata la Legge.

Osserviamo le premesse storiche.

Storicamente sappiamo che nel 539 a.C. Ciro il Grande, con un’abile politica religiosa, senza fare una guerra, diventa signore di Babilonia e nuovo imperatore e così nasce l’Impero Persiano. Un anno dopo nel 538 a.C. concede agli ebrei esiliati in Mesopotamia, di ritornare in Giudea e ricostruire il Tempio di Gerusalemme.
La politica di Ciro è quella di assicurarsi il controllo politico e commerciale dell’area palestinese, che oltretutto permette uno sbocco sul Mediterraneo. Così in questo periodo la Giudea viene governata da una successione di personaggi di origine ebraica, ma inviati da Babilonia come governatori.
Tra di essi nel 458 a. C. viene inviato a Gerusalemme uno scriba, Esdra, con il compito di fare applicare la Legge di Mosè, la Torah, riconosciuta dall’Imperatore come legge dello Stato. L’attività di Esdra a Gerusalemme è riportata nella Bibbia e raccontata nel libro di Esdra e in quello di Neemia.
La parte che ci interessa, sono i capitoli 9 e 10, che, al solito, raccomandiamo di leggere integralmente. Qui riportiamo i passaggi che ci riguardano.

Anzitutto Esdra è convinto che la causa della distruzione di Gerusalemme (585 a.C.) è dovuta ai peccati commessi dai suoi abitanti.

Esd 9,10 «Ma ora, che dire, Dio nostro, dopo questo? Poiché abbiamo abbandonato i tuoi comandi 11 che tu avevi dato per mezzo dei tuoi servi, i profeti, dicendo: Il paese di cui voi andate a prendere il possesso [Canaan] è un paese immondo, per l’immondezza dei popoli indigeni, per le nefandezze di cui l’hanno colmato da un capo all’altro con le loro impurità. 12 Per questo non dovete dare le vostre figlie ai loro figli, né prendere le loro figlie per i vostri figli; non dovrete mai contribuire alla loro prosperità e al loro benessere, così diventerete forti voi e potrete mangiare i beni del paese e lasciare un’eredità ai vostri figli per sempre. 13 Dopo ciò che è venuto su di noi [l’esilio] a causa delle nostre cattive azioni e per la nostra grande colpevolezza, benché tu, Dio nostro, ci abbia punito meno di quanto meritavano le nostre colpe e ci abbia concesso di formare questo gruppo di superstiti, 14 potremmo forse noi tornare a violare i tuoi comandi e a imparentarci con questi popoli abominevoli? Non ti adireresti contro di noi fino a sterminarci, senza lasciare resto né superstite? 15 JHWH, Dio di Israele, per la tua bontà è rimasto di noi oggi un gruppo di superstiti: eccoci davanti a te con la nostra colpevolezza. Ma a causa di essa non possiamo resistere alla tua presenza!».

Esd 10:1 Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo, prostrato davanti alla casa di Dio, si riunì intorno a lui un’assemblea molto numerosa d’Israeliti, uomini, donne e fanciulli, e il popolo piangeva dirottamente. 2 Allora Secania, figlio di Iechièl, uno dei figli di Elam, prese la parola e disse a Esdra: «Noi siamo stati infedeli verso il nostro Dio, sposando donne straniere, prese dalle popolazioni del luogo. Orbene: c’è ancora una speranza per Israele nonostante ciò. 3 Ora noi facciamo questa alleanza davanti al nostro Dio: rimanderemo tutte queste donne e i figli nati da esse, secondo il tuo consiglio, mio signore, e il consiglio di quelli che tremano davanti al comando del nostro Dio. Si farà secondo la legge! 4 Alzati, perché a te è affidato questo compito; noi saremo con te; sii forte e mettiti all’opera!». 5 Allora Esdra si alzò e fece giurare ai capi dei sacerdoti e dei leviti e a tutto Israele che avrebbero agito secondo quelle parole; essi giurarono. 6 Esdra allora, alzatosi davanti alla casa di Dio, andò nella camera di Giovanni, figlio di Eliasib. Là egli passò la notte, senza prendere cibo né bere acqua, perché era in lutto a causa dell’infedeltà dei rimpatriati».

Il testo prosegue con l’elenco delle famiglie le cui mogli erano straniere e, di conseguenza, mogli e figli vengono rimandati. “Rimandati” non solo in Canaan, ma anche in Mesopotamia perché si tratta di rimpatriati provenienti da quella regione.

Come mai una durezza così inumana?

Questa gente rientrata in Giudea, ma sarebbe più corretto dire che stiamo parlando dei figli e dei nipoti degli esiliati perché dopo più di settant’anni dei deportati non è rimasto più nessuno. Essi si rendono conto che non c’è più un re, il territorio non è più Regno d’Israele, ma una minuscola provincia del grande Impero Persiano, e governati da un emissario dell’imperatore. A loro non restano che tre elementi fondamentali per differenziarsi dagli altri popoli: la Legge, il Tempio e nuovo elemento: la stirpe. D’ora in poi non potranno neanche più sognarsi di combinare matrimoni con donne straniere, perché la discendenza sarebbe inquinata e nuovamente eliminata dal paese.
Se è così possiamo dire che indipendentemente dall’esito della riforma di Giosia, quella imposta da Esdra ha avuto successo.

Ma queste imposizioni saranno state gradite da Dio? Tanto più che una prescrizione di questo tipo è assente dal “Codice dell’Alleanza” (Es 20,22-23,32) stipulato durante l’Esodo sul Sinai. Però dobbiamo dire che un’esortazione di questo genere è presente in Dt 7,1-ss. Ma appunto si tratta di una esortazione partorita in sede omiletica, non legislativa, come vedremo più avanti.

Per rispondere a questa domanda ci rivolgiamo al profeta Ezechiele il quale sembra suggerire che Dio voleva un’altra riforma.

Ez 11,14 «Allora mi fu rivolta questa parola di JHWH: 15 «Figlio dell’uomo, ai tuoi fratelli, ai deportati con te, a tutta la casa d’Israele gli abitanti di Gerusalemme vanno dicendo: Voi andate pure lontano dal Signore: a noi è stata data in possesso questa terra. 16 Di’ loro dunque: Dice il Signore Dio: Se li ho mandati lontano fra le genti, se li ho dispersi in terre straniere, sarò per loro un santuario per poco tempo nelle terre dove hanno emigrato. 17 Riferisci: Così dice il Signore Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e a voi darò il paese d’Israele. 18 Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini. 19 Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, 20 perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 21 Ma su coloro che seguono con il cuore i loro idoli e le loro nefandezze farò ricadere le loro opere, dice JHWH Dio».

Il profeta Ezechiele nasce al tempo di re Giosia e fa parte di una famiglia di sacerdoti del Tempio di lunga tradizione, ma egli non opera come sacerdote, bensì come profeta. Nel 597 fa parte del primo gruppo di deportati a Babilonia. Gerusalemme cadrà dieci anni più tardi. In questa profezia Ezechiele rivela che Dio proprio con gli esiliati si sta preparando un popolo nuovo, radicalmente diverso da quello precedente. Sarà un popolo nuovo perché i suoi componenti “avranno un cuore nuovo e uno spirito nuovo” in quanto “il loro cuore di pietra sarà sostituito da un cuore di carne” capace attuare pienamente la volontà di Dio.
Sono i primi accenni al tema della Nuova Alleanza.
Ora, non possiamo fare a meno di rilevare che nel testo di Esdra non si tiene nessun conto dei legami affettivi, mentre in quello di Ezechiele viene richiesto un profondo legame affettivo, capace di trasformare il cuore che così viene abilitato alla piena osservanza della Legge.

Tutto questo ci porta a dire che è necessaria una profonda riflessione a riguardo della Legge.