Lettura 01 Importanza del libro del Deuteronomio
Chiedere a chicchessia qualcosa del Deuteronomio è altamente probabile non avere alcuna risposta. Il motivo è semplice: a differenza di altri libri non vi sono racconti facilmente memorizzabili. Infatti, tutti conoscono la storia di Giuseppe o quella dei Dieci Comandamenti con tanto di traversata del Mar Rosso, senza parlare delle peripezie di Davide e Saul. Nel Deuteronomio invece, con l’eccezione dei primi tre capitoli, abbiamo solo un lunga riflessione sulla Legge e poi l’esposizione di un gruppo di leggi. Forse l’unico evento che si ricorda è la salita di Mosè sul monte Nebo, la sua visione della Terra Promessa nella quale non potrà metter piede e infine la sua morte; una diecina di versetti in tutto.
Per giunta la prima parte di questo libro, una riflessione sulla Legge, senza mai riportarne un solo contenuto, stanca il lettore che rischia di mollare tutto.
Questa parte viene chiamata da P. Beauchamp: “deuterosi” cioè “ripetizione” e riguarda i capitoli 4-11che costituiscono, appunto, questa riflessione sulla legge che nei capitoli successivi sarà esposta. Allo stesso modo abbiamo una “deuterosofia”, cioè una riflessione sulla Sapienza (in greco Sofia), anch’essa senza contenuti, che riguarda i primi nove capitoli del Libro dei Proverbi.
Per renderci conto della difficoltà che incontreremo nel leggere questi primi capitoli citiamo testualmente P. Beauchamp, L’uno e l’altro testamento, pg. 174.
«Wellhausen – grande biblista morto nel 1918- con la vivacità del suo ingegno, si annoiava durante i primi undici capitoli del Deuteronomio che parlano tanto della legge, ma dicono così poco su quello che bisogna fare. Il rigonfiamento, per così dire, creato da quei discorsi dà al lettore l’angoscia del vuoto. Molti lettori sono scoraggiati tanto dalla deuterosofia quanto dalla deuterosi».
Allora il Deuteronomio con i primi undici capitoli è un libro da mollare?
Riteniamo che la risposta debba essere negativa perché, come sempre abbiamo sostento in precedenti “incursioni”, la Bibbia deve essere letta e pensata nella sua integralità. Inoltre questa lunga riflessione sulla Legge senza riportarne i contenuti evidenzia come la medesima Legge sia molto importante per il redattore finale del nostro libro.
Ma oltre a questi capitoli siamo convinti che tutto il Deuteronomio sia importante e vediamo subito perché.
Le preghiere che ogni pio israelita dovrebbe fare cinque volte al giorno sono precedute dallo “Shemah /ascolta“.
L’abbiamo sentito tante volte in molti film che coinvolgono il mondo ebraico. Lo riportiamo translitterato nella speranza che possa essere riconosciuto.
«Shemah Israel, Adonai Elohenu, Adonai ehad».
Dobbiamo ricordare che il nome di Dio “Jahweh”, che viene scritto con le sole consonanti JHWH, non deve essere pronunciato e sostituito nella lettura con “Signore” come fanno le nostre Bibbie, oppure “Adonai” come fanno gli ebrei.
Ebbene questo brano, lo Shemah appunto, è tratto da Deuteronomio e proprio da uno di quei capitoli “pizzosi”:
Dt 6,4 «Ascolta, Israele: il Signore /JHWH è il nostro Dio, il Signore /JHWH è uno solo».