Libri - Consigli per la lettura

Papa Francesco è stato negli ultimi anni motivo di aspri conflitti soprattutto tra gli stessi cattolici al punto di arrivare a parlare di scisma sommerso. Oltre all'ultimo libro di Papa Bergoglio scritto con don Marco Pozza, proponiamo alla lettura altri tre libri che possono approfondire e far meglio conoscere la figura, la vita, il pensiero, la teologia del Papa.

 

Lucio Brunelli
Papa Francesco. Come l’ho conosciuto io
Ed. San Paolo

Papa Francesco” secondo Brunelli: il vero Bergoglio, visto da un amico

Monica Mondo - quotidiano Avvenire

È in libreria “Papa Francesco. Come l’ho conosciuto io” di Lucio Brunelli. Una “soggettiva”, quella dell’ex vaticanista del Tg2, più fedele al vero di tanti saggi

Tra tutti i libri – troppi, a parer mio – che interpretano, esaminano, sezionano, esibiscono, elogiano papa Francesco, questo in primis e forse soltanto ha titoli e liceità per essere pubblicato e letto. Perché, come nota nell’introduzione Lucio Brunelli, Papa Francesco. Come l’ho conosciuto io, edito dalla San Paolo, non è un libro come gli altri. L’autore può vantare, e non se ne vanta mai, una schietta, intima amicizia con Jorge Mario Bergoglio. E da anni, da cronista puntuale, ha annotato, appuntato gli incontri, gli scambi di mail, le telefonate con l’allora cardinale che doveva diventare papa, e poi col papa rimasto vescovo, e come prima amico del giornalista pudicoso, come l’ha definito in uno dei suoi efficaci e sorprendenti neologismi.
Non saprei trovare definizione più adatta per Lucio Brunelli: pudicoso, un intreccio nobile di riserbo e timidezza, un pudore conscio delle proprie debolezze, spalancato con stupore infantile alla sorpresa, a un incontro che può cambiarti la vita......

(continua)

Per leggere di più clicca qui

* + * 

Massimo Borghesi
Francesco: La Chiesa tra ideologia teocon e ospedale da campo

Ed. Jaca Book

Perché Francesco non asseconda i teocon americani

Parla il prof. Borghesi, professore ordinario di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, dell’Università di Perugia

di Francesco Gnagni - riv. Formiche
La via della Misericordia, che Francesco indica alla Chiesa contemporanea, non si contrappone alla via della Verità come accusano teocon e tradizionalisti. Per il Papa la Misericordia è, oggi, la via alla Verità”. Conversazione di Formiche.net con il filosofo Massimo Borghesi, autore di “Francesco: La Chiesa tra ideologia teocon e ospedale da campo” (Jaca Book)

Con la sua salita al soglio pontificio, papa Francesco prese in eredità una condizione, quella della Chiesa cattolica, messa a dura prova tanto dagli scandali del clero quando da una secolarizzazione aggressiva che trovava espressione in una vera e propria guerra mediatica e culturale, e che sotto molti aspetti continua ancora oggi. Per capire meglio l’intero panorama soggiacente a quanto accaduto quel 13 marzo 2013, però, c’è bisogno di risalire indietro nel tempo, almeno fino alla caduta del Muro di Berlino. In quegli anni, infatti, negli Stati Uniti si andava delineando una particolare saldatura tra spirito americano, battaglie etiche e pensiero cattolico, che diventerà sotto alcuni aspetti predominante e la cui regia è governata da un gruppo di opinion makers che il filosofo Massimo Borghesi, professore ordinario di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, dell’Università di Perugia, ha scelto di porre sotto i riflettori per la stesura della sua ultima opera intellettuale, “Francesco: La Chiesa tra ideologia teocon e ospedale da campo” (Jaca Book, 272 p.), di cui ha parlato con Formiche.

Professore, nel suo libro edito nel 2017 per Jaca Book, “Jorge Mario Bergoglio: Una biografia intellettuale” aveva provato a mettere in luce l’impianto fondamentale del pensiero filosofico di papa Francesco, mostrandone come la sua componente propriamente originale, della dialettica degli opposti, si innesti  senza dubbio nel solco tradizionale della Dottrina cattolica. Eppure molti ancora oggi fanno fatica a comprendere questo passaggio, quasi inspiegabilmente. Oppure una spiegazione c’è, e lei ha provato a metterla nero su bianco nel suo ultimo libro
Da parte dei giornalisti esiste, in effetti, una vera disattenzione per la “biografia intellettuale” del papa, quasi che essa non sia importante per comprendere le linee del pontificato. In ciò risentono ancora del pregiudizio europeo per cui ciò che proviene dall’America Latina non può avere grande spessore culturale. Sbagliano, e nel libro da lei citato ciò è ampiamente dimostrato. Il nucleo del pensiero “cattolico” del papa deriva dal suo incontro ideale con il modello della “polarità” della vita e della società indicato da Romano Guardini. Per esso la Chiesa appare come il luogo della “complexio oppositorum”. È questo modello che consente a Francesco di sottrarsi al manicheismo politico-religioso che ha contrassegnato il mondo dall’11 settembre 2001 in avanti. Un manicheismo che ha contagiato anche la Chiesa cattolica che, soprattutto negli Usa, sembra confondersi, talvolta, con il fondamentalismo evangelico.

Con la formazione dell’orientamento teo-conservatore nasce una corrente che avrà grande peso nel mondo cattolico statunitense. Quella che lei chiama, sulla falsariga della definizione del giornalista Enzo Bettiza di “cattocomunismo”, “cattocapitalismo”. Che sarà destinata a influenzare anche una visione del cattolicesimo mondiale, che si riverbera fino in Italia mediante un progetto ecclesiale sostenuto dai cosiddetti “atei devoti” guidati da Marcello Pera, a cui nel libro dedica molto spazio. 
La corrente dei Catholic Neoconservative, guidata da Novak, Neuhaus, Weigel, Sirico, prende forma negli Usa della presidenza Reagan e si stabilizza poi sotto la presidenza di Bush jr. realizzando una vera e propria egemonia nella Chiesa nordamericana e, di riflesso, nel cattolicesimo mondiale. Rappresenta una reazione al progressismo ideologico, individualista e libertario, che caratterizza la nuova sinistra americana a partire dagli anni ‘70. Spostandosi a destra un pool di intellettuali cattolici provenienti dalla sinistra dà forma ad una nuova versione di “americanismo cattolico” che si focalizza su due direttrici: piena adesione del cattolicesimo al modello capitalista e cultural wars, ovvero battaglie culturali per difendere un gruppo ristretto di valori dichiarati irrinunciabili. Tra essi, in primis, la difesa dei bambini non ancora nati. Nasce così una sintesi singolare tra orientamento pro-life e apologia del capitalismo. Singolare perché non riflette sul fatto che proprio lo spirito del capitalismo giustifica la mentalità sacrificale che sta dietro al “diritto” all’aborto. In Italia la corrente teocon si afferma nel ventennio che va dagli anni ‘90 al primo decennio del nuovo millennio. Il think-tank di riferimento sarà la Fondazione Magna Carta di Marcello Pera mentre il giornale di riferimento sarà Il Foglio di Giuliano Ferrara. Lo scopo era quello di saldare lotta etica sui “valori non negoziabili”, difesa dell’Occidente “cristiano” contro relativismo ed Islam, piena solidarietà alla guerra americana contro l’Iraq. Lo scopo era di realizzare un blocco liberal-conservatore-cattolico di stampo anglosassone. La Chiesa di allora, come documento nel volume, non sarà insensibile a questo disegno. La fine del progetto, a motivo dell’esito disastroso della guerra in Iraq e della crisi del capitalismo mondiale, non toglie che nel nostro Paese i principali oppositori dell’attuale pontificato provengano quasi tutti dal mondo neocon......

(continua)

Per leggere di più clicca qui

* + *

Questo terzo libro su Papa Bergoglio è opera del giornalista Massimo Franco del Corriere della Sera: una lettura liberale e laica che cerca di cogliere l'impatto di questo Papa sulle vicende intra-ecclesiali ma anche l'impatto sulle vicende politiche nazionali e internazionali di un mondo ormai globalizzato: per il giornalista del Corriere della Sera ne emerge una figura quasi paradossale dove non mancano luci e ombre.

Massimo Franco
L' enigma Bergoglio. La parabola di un papato

Ed. Solferino

pubblichiamo qui una parte dell'Introduzione al libro:

Definire Francesco come un papa enigmatico può apparire paradossale, se non risibile. Dal giorno della sua elezione, il 13 marzo 2013, è stato non «un» ma «il» personaggio pubblico del mondo cattolico per antonomasia. La sua  immagine benedicente, i gesti misericordiosi, l’impatto su folle adoranti sono diventati un dato di fatto, così radicato da escludere declinazioni diverse. La vicinanza alla povera gente lo ha elevato a simbolo di una nuova era. E l’origine sudamericana e argentina, l’appartenenza alla Compagnia di Gesù e il fatto di essere succeduto al primo papa che si è dimesso dopo quasi seicento anni, Benedetto XVI, hanno contribuito alla costruzione della narrativa sulla sua diversità. La vulgata della sua popolarità è qualcosa che affonda le radici nella percezione di gran parte dell’opinione pubblica: sia quella popolare sia quella minoritaria di alcune élite, cattoliche e non. Su questo sfondo, gli attacchi ruvidi, a volte insultanti, le accuse lunari di eresia, le richieste irricevibili di dimissioni, arrivate dai settori ultraconservatori del mondo ecclesiastico, ne hanno scalfito solo parzialmente un profilo benigno, da neo «papa buono». Anzi, per paradosso questa offensiva becera lo ha rafforzato. Ma forse si può tentare di analizzare in modo meno scontato il paradigma affermatosi in questi anni. 

La stessa intuizione iniziale, e geniale sul piano simbolico, di trasferire il centro nevralgico delle decisioni dai Palazzi apostolici all’hotel Casa Santa Marta, dentro le mura vaticane, oggi viene osservata con occhi più disincantati. Ha contribuito a definire una silhouette «rivoluzionaria». E, come conseguenza, qualunque critica a Francesco e alla sua azione è stata respinta alla stregua di un atto di sabotaggio; di un tentativo di tornare al passato. L’appartamento occupato dall’ex segretario di Stato, il discusso cardinale Tarcisio Bertone, proprio nel palazzo accanto all’edificio di marmo bianco di Casa Santa Marta, è rimasto come un monito su quello che il Vaticano è stato e non deve essere più, con Francesco come supremo garante.

Ma dopo oltre sette anni di pontificato non ci si può non chiedere se la dicotomia tra Francesco e la Curia rimanga un assioma; e se lo schema del «papa accerchiato» non vada rimodulato e aggiornato. Dal 2013 al 2020 Jorge Mario Bergoglio ha fatto e disfatto le conferenze episcopali, gli organismi finanziari della Santa Sede, i vertici curiali. Ha nominato nuovi cardinali in ben sei concistori. Ha scelto e fatto dimettere vescovi e banchieri, capi della Gendarmeria e semplici funzionari. Si è circondato dei collaboratori e delle collaboratrici che preferiva. La pioggia di riforme e di commissioni nate e svanite nel suo settennato suggerisce dunque di osservare con maggiore distacco l’epopea del pontificato argentino. Si tratta di fare i conti con una stagione trionfale e insieme controversa; con un papato nato nel segno del rinnovamento e della trasparenza, ma trasformatosi progressivamente in un impasto di vecchio e nuovo: forse per l’enfasi eccessiva e le aspettative debordanti che si sono manifestate con l’arrivo di Francesco.

Ormai è possibile affermare che se il papato ha trionfato è soprattutto per suoi meriti. E se si trova in affanno o sta declinando si deve anche ai suoi limiti, sebbene l’epidemia del coronavirus abbia in qualche modo sospeso la parabola del pontificato, rilanciando la presenza di Francesco sui mezzi di comunicazione......

continua)

Per leggere di più clicca qui

* + *

Da ultimo proponiamo alla lettura l'ultimo libro di Papa Francesco scritto con don Marco Pozza

Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio) – don Marco Pozza
Dei vizi e delle virtù
Ed.
Rizzoli, 2021

Presentazione:

A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, uno dei massimi capolavori dell’arte occidentale, Giotto racconta il percorso della salvezza umana attraverso le storie di Gesù e di Maria sulle pareti e il Giudizio Universale sulla controfacciata. Nel registro inferiore, in bianco e nero quasi fossero formelle in bassorilievo, Giotto dipinge le quattro virtù cardinali e le tre teologali alla destra del Cristo giudice, e alla sinistra sette vizi che delle virtù rappresentano il contraltare. Proprio a queste coppie di opposti – ingiustizia-giustizia, incostanza-fortezza, ira-temperanza, stoltezza-prudenza, infedeltà-fede, gelosia-carità, disperazione-speranza – è dedicata la nuova conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono tra Papa Francesco e don Marco Pozza. Le virtù sono le strade che conducono alla salvezza, i vizi quelle che finiscono nella perdizione: “Le virtù ti fanno forte, ti spingono avanti, ti aiutano a lottare, a capire gli altri, a essere giusto, equanime. I vizi invece ti abbattono. La virtù è come la vitamina: ti fa crescere, vai avanti. Il vizio è essenzialmente parassitario”. Riflettere su questi temi serve a “capire bene in quale direzione dobbiamo andare, perché sia i vizi sia le virtù entrano nel nostro modo di agire, di pensare, di sentire”. Per questo, ogni capitolo è arricchito da un testo di Papa Francesco che approfondisce un tema del dialogo e da una storia di vita che don Marco Pozza ha ricavato dalla sua esperienza di cappellano del carcere di Padova. Perché nella vita quotidiana vizi e virtù procedono sempre intrecciati, e questo libro è un percorso che ci consente di ripensare insieme il compito, difficile e necessario, del discernimento tra il bene e il male.

Qui di seguito pubblichiamo l'Introduzione al libro:
La bellezza della vita nuova in Cristo riesce a essere comunicata meglio dalle immagini che dai concetti. Infatti «ricorrere a immagini e metafore per comunicare la potenza umile del Regno non è un modo per ridurne l’importanza e l’urgenza, ma la forma misericordiosa che lascia all’ascoltatore lo “spazio” di libertà per accoglierla e riferirla anche a sé stesso» (Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2017).
Ci sono momenti nei quali un’immagine vale molto più di una parola: sono gli attimi in cui l’uomo e la donna hanno per maestri i loro occhi. Nel corso della storia bimillenaria della Chiesa, moltissimi artisti hanno aguzzato il loro ingegno misurandosi con la vita di Cristo e, ciascuno a modo proprio, con i grandi misteri della vita cristiana: dall’incarnazione alla croce al dono dello Spirito Santo.
Queste immagini, nel corso dei secoli, sono diventate delle catechesi suggestive capaci di accendere la curiosità e, al tempo stesso, di rispondere al bisogno d’infinito racchiuso in ogni creatura che abita la terra: «Dalla secolare tradizione conciliare apprendiamo che anche l’immagine è predicazione evangelica. Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della bellezza», si legge nell’introduzione al Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Sono degli indizi, dunque, le immagini.
Evocano storie che fanno nascere storie.

Questa conversazione sui vizi e le virtù prende ispirazione dalla catechesi che, nei primi anni del XIV secolo, Giotto di Bondone ha affrescato nella Cappella degli Scrovegni a Padova.....

(continua)

 

Per leggere di più clicca qui