Libri - Consigli per la lettura

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cat. ANTROPOLOGIA TEOLOGICA

Pontificia commissione biblica

Che cosa è l’uomo? Un itinerario di antropologia biblica 

LEV, Città del vaticano, 2019

Alla ricerca dell’uomo

Genesi e ragioni del recente documento della Pontificia commissione biblica

di Piero Stefani, teologo e Docente di Giudaismo

L’ultimo documento redatto dalla Pontificia commissione biblica è stato pubblicato sotto forma di libro, dal titolo Che cosa è l’uomo? Un itinerario di antropologia biblica (LEV, Città del vaticano 2019). Datato simbolicamente 30 settembre, festa di san Girolamo, il testo è stato reso noto solo a dicembre, suscitando qualche immediata polemica, concentrata su alcuni passaggi, estrapolati dal contesto, dedicati all’omosessualità. Le reazioni hanno indotto il segretario della Commissione, il gesuita Pietro Bovati, a compiere alcune precisazioni sugli autentici scopi dell’ampio documento.

 

L’ultimo documento redatto dalla Pontificia commissione biblica è stato pubblicato sotto forma di libro, dal titolo Che cosa è l’uomo? Un itinerario di antropologia biblica (LEV, Città del vaticano 2019). Datato simbolicamente 30 settembre, festa di san Girolamo, il testo è stato reso noto solo a dicembre, suscitando qualche immediata polemica, concentrata su alcuni passaggi, estrapolati dal contesto, dedicati all’omosessualità. Le reazioni hanno indotto il segretario della Commissione, il gesuita Pietro Bovati, a compiere alcune precisazioni sugli autentici scopi dell’ampio documento.1

Le direttrici principali che chiariscono il senso del lavoro della Commissione sono in sostanza riconducibili a tre. Esse riguardano nell’ordine: la committenza, lo scopo e infine la metodologia e l’articolazione del testo. Il documento è stato sollecitato direttamente da papa Francesco 5 anni fa. L’intendimento era trasparente; ci troviamo in un tempo nel quale i cambiamenti epocali in atto si ripercuotono in maniera diretta tanto sui modi d’intendere la persona umana (espressione cara alla tradizione cattolica novecentesca, ma, in sostanza, assente dal documento) quanto sui comportamenti e gli stili di vita sia individuali sia collettivi.

Nello specifico, sul piano teorico, le neuroscienze appaiono lo specchio, forse più evidente, di questi mutamenti, mentre le relazioni sessuali e le scelte relative all’inizio e alla fine della vita lo sono su quello pratico. In che modo la parola di Dio può illuminarci al riguardo? Proprio questo fu il compito affidato da papa Francesco alla Commissione formata da illustri biblisti.2 I tempi di elaborazione sono stati però così lunghi da depotenziare la funzione di ausilio biblico dell’attuale pontificato di Che cosa è l’uomo?.......

(continua)

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cat. SPIRITUALITA'

Romano Guardini

Introduzione alla preghiera

Ed. Morcelliana, Brescia

Introduzione alla preghiera di Romano Guardini

Presentazione e invito alla lettura

Avvicinare testi di maestri che hanno lasciato una impronta nella storia dello spirito sarà di indubbio valore per la nostra vita.

La vita necessita di pause di silenzio per riflettere, per meditare, per vedere noi stessi nella giusta luce, per constatare a che punto ci troviamo nella nostra esistenza.

La lettura aiuta lo spirito in questo senso. Di che cosa vive, in fondo, lo spirito? Una esistenza propriamente umana richiede cultura, non solo come possesso di cognizioni e conoscenza di meccanismi, ma soprattutto come capacità di cogliere l’essenza. La vitalità e la ricchezza della cultura deriva dal come essa indaga sui problemi e sui misteri dell’esistenza.

Suo compito è offrire allo spirito il vero, il buono, il santo, il bello. Quando non si rapporta più alla verità, alla bontà, alla santità e alla bellezza, lo spirito corre il rischio di ammalarsi. E chi parla oggi delle malattie dello spirito? Non semplicemente del sistema nervoso o del cervello o del suo ordine psicologico, ma dello spirito in quanto tale. Se la verità perde di significato, se il bene non viene più sentito come esigenza da attuare, se il successo prende il posto della giustizia e della bontà, se la santità non viene più avvertita, allora lo spirito si ammala, con conseguenze nefaste. La psicologia, alla quale in genere ci si rivolge, non è competente in una tale situazione. Si dovrebbe invece ricorrere alla scienza dello spirito e parlare di conversione, di cambiamento del modo di pensare e di vivere.

Romano Guardini (1885-1968), filosofo e teologo di rango, ha scritto “Introduzione alla preghiera” (ed. Morcelliana, Brescia) con l’intento di aiutare ad avvicinare il mistero di Dio. È questo il servizio più nobile che si possa rendere ad una persona, poiché il “Tu” definitivo di ognuno è Dio, per il quale ciascuno rimane “unico”.

Il libro rappresenta una felice sintesi del tema, vastissimo, della preghiera. La preghiera, infatti, ha carattere universale. È stato detto, addirittura, che “essere un uomo è nient’altro che pregare”: una storia della preghiera offrirebbe la visione più profonda dell’uomo.

Non essendo possibile in uno spazio ridotto ripercorrere l’intero libro, offriamo brevi cenni – tutt’altro che esaurienti – su alcune sue parti, con l’invito ad accostare direttamente il testo, ricco, pregnante e illuminante.

Prima di tutto occorre avere presente il punto di vista che guida l’autore in tutte le sue opere e che potremmo esprimere con questa domanda: come è l’esistenza a partire dalla fede?

Nell’ultima sua opera apparsa in Italia (sono oltre settanta i titoli pubblicati nel nostro paese) viene ricordata la prospettiva dalla quale parte e alla quale rimane costantemente fedele: “La rivelazione resta comunque un fatto indiscutibile, anche quando la singola persona la rifiuta. La nostra esistenza, sia detto una volta per tutte, non è altro che il contesto di persone e cose, di vicende e di ordinamenti, nel quale si inserisce il fatto della rivelazione” (Etica, Morcelliana, Brescia 2001, p. 11).

Conoscendo la natura dell’uomo Guardini scrive che non c’è solo l’esperienza vissuta, ma pure l’esercizio della preghiera. Infatti “in generale l’uomo non prega volentieri” (p. 11). Al riguardo si richiede la massima chiarezza e sincerità per giungere alla verità sulla preghiera: “Si tratta della questione fondamentale....

(continua)

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cat. STORIA 

Alberto Leoni

Addio mia bella addio. Battaglie & eroi (sconfitti) del Risorgimento

Ed. Ares, 2020

Addio mia bella addio: quei “padri” che abbiamo dimenticato

Alessandro Rivali

Nel suo ultimo lavoro Alberto Leoni ripercorre i luoghi cruciali del Risorgimento: cause, movimenti, aneliti ideali di chi ha fatto l’Italia. Anche da sconfitto

La storia militare in Italia non gode di troppa simpatia. Forse la si scambia per una passione da addetti ai lavori, che si entusiasmano per complicate mappe piene di soldatini e bandierine colorate. O, molto peggio, si confondono i piani, facendo passare uno storico militare per un militarista. Ovviamente non è così, e l’atteggiamento sta cambiando, ma la strada è ancora lunga. Nei Paesi anglosassoni è tutta un’altra storia. Le vicende degli uomini in battaglia conquistano il grande pubblico, anche perché spesso diventano ricognizioni sulle ineludibili questioni del cuore degli uomini: il coraggio, la paura, l’orizzonte di senso che si nasconde magari dietro un gesto estremo.

In proposito, ci sono opere che hanno fatto scuola. Penso, tra gli innumerevoli esempi, al Volto della battaglia (Il Saggiatore) di John Keegan (che studia tre scontri “esemplari” come Azincourt, Waterloo e la battaglia sulla Somme del 1° luglio del 1916), oppure alla splendida ricognizione di Paul Fussell nella Grande guerra e la memoria moderna (Il Mulino).

Ecco, proprio in questa scia si colloca Addio mia bella addio. Battaglie & eroi (sconfitti) del Risorgimento (Ares, 2020), il nuovo libro di Alberto Leoni, saggista con una particolare predilezione per la storia militare; suoi, tra gli altri, La croce e la mezzaluna (2007), L’Europa prima delle Crociate (2010), Il paradiso devastato. Storia militare della campagna d’Italia (2012), Storia delle guerre di religione (2018).

Leoni ha trascorso anni ripercorrendo passo dopo passo i luoghi “cruciali” del Risorgimento: da Magenta a Custoza, dalle strade delle Cinque Giornate di Milano al colle di Solferino. Certo, il dato di partenza per la sua lettura è cosa accadde (forze in campo, schieramenti, armi, tattiche), ma il suo lungo viaggio è orientato soprattutto a cercare il perché di quegli eventi. E le motivazioni dei tanti combattenti che in quegli scontri persero la vita.

La storia narrata da Leoni è uno zoom concentrato sui dettagli, che si accendono e lasciano intuire uno scenario più grande. Per esempio, ci fa scoprire come, a distanza di tanti anni, siano ancora visibili i segni degli scontri (le palle di cannone conficcate nella cascina Contracania a San Martino o la facciata sbrecciata dai proiettili di Villa Pignatti a Custoza). Ci fa entrare nel dolore di quei giorni, riportando strazianti lettere d’addio prima delle battaglie o descrivendo gli ossari nei teatri bellici (è un’esperienza molto forte visitarli, in alcuni casi si riconosce la causa delle morti guardando i teschi: qualcuno ha il cerchio esatto di un colpo di fucile, qualcun altro la letale virgola di un colpo di sciabola, un altro è massacrato da un colpo di mitraglia ad alzo zero…). 

Naturalmente, Leoni non tralascia il volto crudissimo della battaglia: quel volto che spinse Henry Dunant a fondare la Croce Rossa dopo la mattanza di Solferino, il 24 giugno 1859.....

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cat. ROMANZO STORICO

Franco Cardini - Marina Montesano
L’UOMO DALLA BARBA BLU - Gilles de Rais e Giovanna D’Arco nel labirinto delle menzogne e delle verità

Ed. Giunti, 2020

Introibo
Le menzogne

Questa è una vecchia storia terribile. L’hanno raccontata già in tanti: ma sempre tradendola, manipolandola, stravolgendola. L’hanno trasformata ora in un racconto agiografico, roba di santi e magari di miracoli; ora in una fiaba misteriosa e crudele; ora in una cronaca irta di fatti di sangue, di contratti notarili falsificati, di eredità contestate, di lupi travestiti da agnelli e di lupi veri.
Parliamo di un tempo lontano che, pure, ha straordinarie analogie con il mondo di oggi. In questi primi anni del XXI secolo il mondo sta ancora vivendo una lunga, dura stagione di conflitti avviata nel 1914, in quella “Prima guerra mondiale” che ormai ci appare come la fase iniziale di un solo, lungo braccio di ferro tra un blocco eurocentrale autoritario opposto a un mondo russo autocratico e a un Occidente democratico divisi, lontani eppure alleati fra loro. Un conflitto che non si è esaurito nella “guerra dei Trent’anni” 1914-1945, ma i postumi del quale, proiettati sul Vicino Oriente, sull’Asia, sull’Africa e sull’America latina, proseguono ancora oggi. Stiamo vivendo, dal fatale colpo di pistola di Sarajevo ai giorni nostri, un’interminabile, nuova “guerra dei Cent’anni” che ha anzi ormai valicato i limiti di durata del secolo. Così oggi non era troppo diverso nemmeno allora.

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Seicento anni or sono, più o meno, l’Europa è ancora sconvolta da una guerra che dura ormai dalla metà del Trecento e non accenna a estinguersi. La posta in gioco è davvero altissima: nientemeno che la corona di Francia, contesa tra i due rami della medesima dinastia, quella capetingia.
Nel 1328 muore Carlo IV. Suoi illustri antenati sono stati il glorioso san Luigi ma anche il cupo Filippo IV, padre del re ora scomparso. Ai sensi della “Legge salica” non c’è alcun dubbio: la corona deve andare al pretendente di sesso maschile più prossimo; ma Carlo non ha avuto figli e pertanto il designato è Filippo di Valois, cugino del defunto, che ascende al trono col nome di Filippo VI. Tuttavia, a rivendicare i propri diritti di successione insorge il giovane Edoardo III, re d’Inghilterra e figlio della principessa Isabella, sorella di Carlo IV. Il sovrano deceduto sarebbe quindi zio del pretendente inglese: la linea di parentela è femminile, ma la parentela in sé è più prossima.
D’altronde, fin dall’XI secolo i sovrani d’Inghilterra altro non sono che dei vassalli dei re di Francia per le terre che posseggono oltre la Manica. E, nonostante con la pace di Parigi del 1259 siano stati costretti a rinunziare a Normandia, Maine, Angiò e Poitou, restano pur sempre vassalli del re di Francia in quanto duchi di Guienna, ovvero d’Aquitania, nell’estremo sud-ovest del regno.
In un primo tempo Edoardo finge d’accettare la scelta dei giuristi che a Parigi si erano pronunziati a proposito della successione. Ma qualche anno dopo, nel 1339, cogliendo al volo l’opportunità di un’ennesima rivolta nelle Fiandre entra in conflitto contro Filippo VI per strappargli la corona. Va da sé che non è per nulla improbabile che, a fomentare quei tumulti, sia stato proprio lui. L’Inghilterra è del resto molto legata alle città fiamminghe, le cui fiorenti manifatture hanno bisogno dell’ottima lana inglese per confezionare i loro splendidi e ricercati tessuti.
Nessuno poteva certo allora immaginarlo, ma è cominciata così una guerra tanto lunga da esser detta “guerra dei Cent’anni”. In realtà sono stati un po’ di più: il conflitto si sarebbe concluso infatti definitivamente solo nel 1453. È un tempo durissimo, anche per il clima: il peggioramento già avviato fin dall’inizio del Trecento sarebbe culminato nella “piccola era glaciale”, tra la fine del Cinquecento e il Settecento. Vi parleremo di tempi di carestie e pestilenze, di rabbia e vendetta, di paura e superstizione, di brevi torride estati devastate dalla pestilenza e di lunghi gelidi inverni di fame, quando i lupi si nutrivano di vento.
In questa Francia del XV secolo, sconvolta dalla guerra dei Cent’anni, hanno luogo le drammatiche vicende di una contadina-pastorella della regione dei Vosgi presentatasi d’incanto come vergine guerriera; e quelle di un cupo ed enigmatico gran signore bretone, un bel cavaliere spietato in battaglia e tenebroso nel cuore. Sono destinati a morire della stessa orribile morte, a distanza di un decennio circa l’una dall’altro, prima lei a Rouen di Normandia quindi lui a Nantes di Bretagna: Giovanna la Pulzella, detta Giovanna d’Arco, e Gilles de Montmorency-Laval, sire di Rais.
Le vite dei due giovani avrebbero potuto magari unirsi: vivono invece solo una breve, feroce stagione assieme, nel nome della fede nel loro Dio e dell’amore per il loro re, Carlo VII, che avrebbe tradito entrambi. Due vite divorate l’una dopo l’altra dalle fiamme d’una giustizia che pretende di essere divina....

(continua)

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