Libri - Consigli per la lettura

Ecco alcuni consigli per la lettura

 

TEOLOGIA E SPIRITUALITA'

Gianfranco Ravasi

Biografia di Gesù secondo i Vangeli,

Raffaello Cortina editore, Milano 2021

 

 

Ravasi: Gesù secondo i Vangeli

«La gente, chi dice che io sia?» (Mc 8,27). Questa domanda di Gesù ai discepoli – ogni volta così necessaria anche alla nostra coscienza, per non dimenticare certi valori fondamentali legati al messaggio cristiano –, questa domanda può essere presa come base della lettura del nuovo libro del card. Ravasi: Biografia di Gesù secondo i Vangeli.

Come leggere i Vangeli

Noi non conosciamo il Vangelo. Crediamo di conoscerlo, perché ne ascoltiamo i passi durante la liturgia; ma non lo conosciamo, non ne comprendiamo la bellezza, l’arte dei rimandi o la dolcezza della parola di Gesù, semplice e alta, che gli stessi discepoli, a volte, non comprendevano.

Il Vangelo va letto interamente, come qualsiasi altro libro: una parola dopo l’altra, una riga dopo l’altra, una pagina dopo l’altra, un capitolo dopo l’altro; lentamente e attentamente, chiudendo la porta del cuore e della mente a ciò che è esterno, nel silenzio interiore ed esteriore. Una lettura così, è già preghiera, per la quale occorre la stessa disposizione interiore raccomandata da Gesù: «Quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt, 6, 6).

 Ma il Vangelo contiene anche dei punti oscuri, all’interpretazione dei quali il cardinal Ravasi ha dedicato già un libro: Le pietre di inciampo del Vangelo [Mondadori, Milano, 2015]. La parola della croce, infatti, «è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano […] è potenza di Dio» (1Cor, 1,18); è una parola che “scandalizza”, la «pietra di inciampo che fa incespicare e cadere» (pag. 4).

 Ora, con questo nuovo libro teologicamente denso, ma chiaro e accessibile, Ravasi ci viene incontro nella lettura e nella meditazione di questa parola. Il libro è anche una breve storia dei Vangeli, della loro formazione, delle comunità cristiane a cui sono rivolti, delle loro fonti e dei loro autori. Ravasi ne delinea il contesto in cui si collocano, ne traccia la trama per tematiche, per quadri, per movimenti (pur con i necessari tagli), fornendo anche dati archeologici, e richiami alle arti che in vario modo li hanno interpretati. In questo contesto deve essere inserita la figura di Gesù: la sua nascita, i suoi discorsi, le sue preghiere, il suo rapporto con il potere politico e religioso, ecc.

Gesù, fede e storia

Il Gesù dei Vangeli è, indubbiamente, il Gesù della storia, che percorre le strade predicando il Regno di Dio, circondato da folle immense di gente povera e di malati con ogni sorta di malattie; che parla loro con il linguaggio del loro mondo, «fatto di terreni aridi, di semi e seminatori, di erbacce e di messi, di vigne e di fichi, di pecore e di pastori, di cagnolini, di uccelli, di gigli, di cardi, di senape, di pesci, di scorpioni, serpi, avvoltoi, tarli, di venti, scirocco e tramontane, di lampi balenanti e piogge o arsure» (p. 163).

E la sua parola – sdegnosa verso i ricchi, verso il potere politico e religioso, verso quelli che mercanteggiano nella casa del Padre, verso l’apparenza e l’ipocrisia – reca a quelle folle gioia e conforto. Quale cuore non consolano queste dolcissime parole: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt, 11,28-30).....

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FEDE E LITURGIA

Claude Barthe

Una foresta di simboli. Il senso mistico-allegorico della Messa tradizionale

Fede & Cultura, 2019

 

A otto anni dalla pubblicazione in Francia, vede finalmente la luce, per i tipi di Fede & Cultura, l’edizione italiana del volume Una foresta di simboli, a firma del reverendo Claude Barthe. Il libro, il cui titolo rimanda alla nota poesia Corrispondenze di Charles Baudelaire, è ben documentato, accessibile a tutti, e tratta del significato mistico-allegorico della Messa di San Pio V secondo uno stile eminentemente dottrinale e spirituale.

Del resto, come sottolinea il cardinale Robert Sarah, autore della prefazione, in seguito al declino del commento mistico della Messa dopo la fine del XVII secolo e anche a causa della catechesi contemporanea – dal razionalismo al metodo storico-critico novecentesco il passo fu breve – almeno da una cinquantina di anni la maggior parte dei fedeli ignora il senso allegorico della Messa, e ciò è di pregiudizio a una giusta comprensione, conforme alla dottrina cattolica, del Mistero della Fede che è celebrato nella Liturgia. Al crescente disinteresse per la Messa “tradizionale” – l’uso delle virgolette è d’obbligo – si è poi aggiunto, in concomitanza con l’introduzione del Novus Ordo montiniano, lo svilimento del rito a parata collettiva, tutta chitarre e schiamazzi, in cui ogni sacralità è assente.

È dunque importante imparare a scoprire o a riscoprire la Liturgia della santa Messa come la Chiesa l’ha trasmessa, a partire da una spiegazione mistica e allegorica autentica, che costituisce in qualche modo la sostanza dei riti, proprio come la linfa, invisibile sotto la corteccia di un albero, lo irriga dandogli vita e crescita.

Il pericolo, infatti, è quello di cadere nell’errore di considerare la Messa come un’opera puramente umana, suscettibile di cambiamenti e manipolazioni, perdendo al contempo il profondo significato spirituale che si nasconde dietro ogni suo più piccolo dettaglio: dai paramenti ai gesti del sacerdote, dalle preghiere agli oggetti del culto divino. Nella Liturgia ogni cosa fa leva sul sensibile, ma solo per superarlo costantemente. Non a caso Pio XII, nell’enciclica Mediator Dei.....

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FEDE E SPIRITUALITA'

MICHEL DE CERTEAU

La debolezza di credere. Fratture e transiti del cristianesimo

Vita e Pensiero, 2020

 

 

Il cristiano contemporaneo si scopre privo di certezze a cui appoggiarsi, non ha più il facile appiglio di istituzioni e pratiche consolidate. Come può allora trovare e percorrere il «sentiero non tracciato» che lo porti a pensare la sua fede e a viverla attivamente nella società?

In questi testi, scritti tra il 1964 e il 1993 e raccolti sotto il titolo La debolezza del credere. Fratture e transiti del Cristianesimo, il grande studioso francese De Certeau delinea un itinerario appassionato alla ricerca di un modo nuovo di pensare e di vivere la fede. Come scrive Stella Morra nella prefazione, il fil rouge di questi testi è quello dell’«"amore nel frattempo" ...

 

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ROMANZO

Georges Bernanos  (Stefania Ricciardi, curatrice e traduttrice)

Diario di un parroco di campagna

Bompiani 2021

 

Nella noia che preannuncia la morte c'è lo zampino del diavolo di Bernanos

Roberto Righetto

Una nuova traduzione del "Diario di un curato di campagna" è l'occasione per rileggere l'opera per molti versi profetica del grande romanziere francese

«Bernanos è un uomo coraggioso, non ha paura di parlare dei sotterranei della sua anima. E a quella parola, anima, Pereira si sentì riavere, fu come se un balsamo lo avesse sollevato da una ma-lattia e così chiese un po’ stupidamente: lei crede nella resurrezione della carne?». Così il protagonista del famoso romanzo di Tabucchi interroga il giovane Monteiro Rossi che vuole iniziare una collaborazione alla pagina culturale del quotidiano “Lisboa”, di cui era l’unico redattore. Pereira stava traducendo il Journal d’un curé de campagne dello scrittore francese, che adorava assieme a Mauriac perché scandagliava gli abissi dell’animo umano e perché era stato un fermo oppositore di Franco combattendo contro l’alleanza fra il cattolicesimo e i regimi fascisti del tempo. Più avanti si legge in Sostiene Pereira: «Prese di nuovo Bernanos e si mise a tradurre il resto del capitolo. Se non poteva pubblicarlo sul “Lisboa” pazienza, pensò, magari poteva pubblicarlo in volume, almeno i portoghesi avrebbero avuto un buon libro da leggere, un libro serio, etico, che trattava di problemi fondamentali, un libro che avrebbe fatto bene alla coscienza dei lettori».

Bene fa Stefania Ricciardi, curatrice e traduttrice della nuova edizione del Diario di un parroco di campagna (Bompiani, pagine 298, euro 13,00), a ricordare nelle prime righe della sua introduzione questa citazione che rende onore a Georges Bernanos, con le sue figure di preti tormentati, spesso umili e derelitti, ma indomabili nel combattere la battaglia della fede. Da Donissan, protagonista del romanzo Sotto il sole di Satana, al piccolo parroco di Ambricourt, al centro del Diario, che muore nella casa di un amico ex-prete pronunciando poche parole anch’esse divenute notissime: «Cosa importa? Tutto è grazia». Sacerdoti che si addossano i fardelli della loro comunità e si ergono come baluardo davanti al potere del Maligno. Goffo e solitario, il giovane abbé si danna letteralmente per prendersi cura dei suoi parrocchiani, recandosi personalmente a trovarli nella loro abitazione ogni tre mesi, cercando di dare vita a un circolo sportivo per i ragazzi e stando sempre dalla parte dei più deboli.

(continua)

 

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