de Chergé, PIU' FORTI DELL'ODIO

de Chergé, PIU' FORTI DELL'ODIO

Christian de Chergé

PIU' FORTI DELL'ODIO

Editore: Qiqajon-Comunità di Bose, 2010

A 25 anni dallo storico incontro del 27 ottobre 1986, quando Giovanni Paolo Il invitò tutti i capi delle religioni ad Assisi per invocare insieme come credenti il dono della pace, papa Benedetto XVI ha convocato nella città umbra una nuova Giornata inter-religiosa dal tema "Pellegrini della verità, pellegrini della pace". In questa settimana può essere interessante leggere "Più forti dell'odio", pubblicato dalle edizioni Qiqajon della Comunità di Bose: si tratta di una raccolta di scritti di Frère Christian de Chergé e degli altri monaci di Tibhirine, uccisi nel 1996 nel corso della guerra civile algerina.

Nel libro è descritto il clima di incertezza e di crescente paura generato dagli atti di violenza sempre più frequenti che colpivano persone di religione cristiana. Tuttavia non è questo il pensiero preponderante del libro: dalle lettere e dalle riflessioni emerge innanzitutto un grande amore per l'Algeria ed un impegno costante a vivete la propria vocazione coltivando l'amicizia con ogni persona. Scrivevano infatti i monaci di Notre-Dame-de-l'Atlas nel foglio di presentazione della loro comunità: "Ospiti del popolo algerino, musulmano nella quasi totalità, questi fratelli vorrebbero contribuire a testimoniare che la pace tra i popoli è un dono di Dio fatto agli uomini di ogni luogo e di ogni tempo e che spetta ai credenti, qui e ora, rendere manifesto questo dono inalienabile, in particolar modo attraverso la qualità del loro rispetto reciproco e il sostegno esigente di una sana e feconda emulazione spirituale".

A volte il clima di fiducia creatosi con gli abitanti della comunità locale riservava sorprese inaspettate. Una sera, dopo la compieta, un monaco si trovava nella cappella per un momento di contemplazione davanti al Santissimo. All'improvviso, prima uno e poi un secondo musulmano si sono avvicinati ed hanno chiesto di pregare per loro. Timidamente, il monaco iniziava così: "Signore unico e onnipotente, Signore che ci vedi, Tu che unisci tutto sotto il tuo sguardo, Signore di tenerezza e di misericordia, Dio che Sei nostro, insegnaci a pregare.." Rievocando quest'esperienza, difficile da esprimere a parole, il monaco dirà: "L'arabo e il francese si mescolano, si raggiungono misteriosamente, si rispondono, si fondono e si confondono, si completano e si coniugano.. devo dire che ci siamo fermati? Erano le 23 passate! Dalle 20 eravamo là, fianco a fianco.., tutto questo tempo, un istante, da non credere! Gioia incontenibile, ognuno per parte sua, ognuno a modo suo. E se Dio stesso ridesse del bello scherzo che ha appena fatto a secoli di imprecazioni tra fratelli chiaritati a piegarlo?" Non sempre il dialogo fra le religioni era così facile, tuttavia episodi come questo infondevano nei monaci la convinzione che il loro cammino, a volte difficile e tortuoso, corrispondesse ad un preciso volere di Dio. Il giorno successivo anche i due musulmani si mostravano stupiti per quanto era accaduto. Il primo rivelava: "Quando l'ho visto là, completamente solo, ho sentito che si doveva fare qualcosa. Avevo paura, poi mi sono buttato, c'era in me come una forza che mi ha spinto..." Ed il secondo saggiamente concludeva: "Tutto è semplice quando è Dio che guida".

Grazie alle testimonianze raccolte nel libro "Più forti dell'odio" si capisce come i semi di pace pazientemente sparsi possano portare frutti preziosi anche nelle situazioni apparentemente disperate. Dopo il brutale assassinio dei monaci di Tibhirine, una donna musulmana ha scritto: "Nostro compito è quello di continuate il Cammino di pace, di amore di Dio e dell'uomo nelle sue differenze... Grazie a voi monaci per il vostro grande cuore: continui a battere per noi, sempre presente, sempre tra noi. E ora riposino in pace, a casa loro, in Algeria."

 

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