Ratzinger- Benedetto XVI, L’INFANZIA DI GESÙ

Ratzinger- Benedetto XVI, L’INFANZIA DI GESÙ

Joseph Ratzinger- Benedetto XVI

L’INFANZIA DI GESÙ

Ed. Rizzoli

L’INFANZIA DI GESÙ

Alcune riflessioni sul libro di Joseph Ratzinger- Benedetto XVI

Maria Clara Lucchetti Bingemer

È con gioia che la Chiesa riceve oggi il libro di Sua Santità Benedetto XVI sull’infanzia di Gesù. Si tratta di un testo di rara bellezza e di grande profondità, che unisce magnificamente il rigore intellettuale e l’incontestabile erudizione a uno stile raffinato e pieno di spiritualità.

Il libro del Papa è una meditazione teologica. Nessuno potrà leggerlo senza entrare nel ritmo di preghiera che lo attraversa dall’inizio alla fine e che invita a contemplare il Mistero di Gesù di Nazaret, figlio di Maria e figlio di Dio, salvatore e redentore del mondo. Il tempo liturgico dell’Avvento che sta per cominciare in preparazione della festa del Natale sarà grandemente arricchito dalla sua lettura. Già nella Premessa, il Santo Padre afferma che «non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa». L’intenzione dell’Autore è dunque quella di condurre il lettore verso un’attualizzazione del messaggio di salvezza che i Vangeli dell’infanzia di Cristo portano e rivelano. Ciascuno e ciascuna di noi è chiamato a lasciarsi toccare dalla meditazione che il Pastore offre alla Chiesa in questa occasione. Vorrei dunque, come lettrice che ha percorso il testo cercando di aprire il cuore e le orecchie per ascoltare e ricevere il messaggio che contiene, presentare i punti che mi hanno toccata più da vicino. Il tema dell’origine di Gesù, la questione della sua provenienza, intesse un legame armonioso e indissolubile con la rivelazione fatta a Israele, di cui Gesù è il culmine. In questo modo, il Papa dimostra con chiarezza l’importanza della Bibbia ebraica e del popolo di Israele in seno al quale è nato il Salvatore.

Tutto lo svolgimento del mistero di incarnazione, vita, morte e risurrezione di Gesù di Nazaret avverrà in continuità con la rivelazione fatta al popolo di Dio attraverso la bocca dei profeti e che si esprime nell’attesa del Messia. Dall’altro lato, il testo dimostra che la genealogia di Gesù presenta un nuovo inizio, in Maria, con la quale finisce ed è relativizzata tutta la genealogia (p. 15). In lei la fedeltà alla fede del suo popolo e la novità radicale di cui è protagonista si integrano e si completano. L’umile ragazza di Nazaret, Maria, promessa a un uomo giusto di nome Giuseppe, è dunque colei in cui avviene un nuovo inizio per l’umanità. Nuova Eva, è in lei che il fatto di essere una persona umana ricomincia in modo nuovo. La radice ultima e definitiva di colui che incarna la presenza di Dio nel mondo si trova «in alto», in Dio che è all’origine di ogni essere. E anche nel corpo fecondo di Maria di Nazaret.

Il libro apre così davanti al lettore l’affermazione, bella e sorprendente al tempo stesso, che in Gesù l’umanità ricomincia. La genealogia descritta nei Vangeli esprime infatti una promessa che non riguarda soltanto la famiglia o il popolo in cui Gesù nascerà, ma l’umanità tutta. Gesù assume in sé tutta l’umanità, tutta la storia dell’umanità, e «le dà una svolta nuova, decisiva verso un nuovo essere persona umana» (p. 19). L’origine di Gesù diventa, dunque, l’origine di ogni uomo e di ogni donna che viene al mondo. La sua origine è la nostra origine. E Benedetto XVI lo riafferma, attualizzando la rivelazione nell’oggi della fede: la nostra vera «genealogia» è la fede in Gesù, che ci fa nascere «da Dio» (p. 21). Il Papa presenta l’annuncio a Maria sottolineando nella persona della madre di Gesù gli atteggiamenti propri del credente di fronte al fatto sconvolgente della presenza di Dio che si avvicina e si propone. Essa è la «tenda viva di Dio» all’interno della quale Egli vuole dimorare in mezzo all’umanità (p. 39). È alla sua libertà di persona, di donna, di credente, che si rivolge il saluto dell’angelo, che la chiama «piena di grazia» e le dice di rallegrarsi. Il «sì» di questa giovane donna risuona libero e gioioso e Dio si fa avvenimento. Benedetto XVI descrive nel dettaglio e nelle sue profonde sfumature il cammino interiore percorso da Maria verso questo «sì». Si tratta di una risposta libera e fiduciosa, ma non irrazionale. Interpellata dall’annuncio dell’angelo, Maria cerca di comprendere e rimane padrona di sé (p. 44). E questo ascolto onesto e obbediente porta al «sì» incondizionato di colei che si dichiara «la serva del Signore». È a questo punto che si trova, a mio avviso, il passo più bello del libro, in cui l’Autore – seguendo la riflessione di Bernardo di Chiaravalle – sottolinea il rispetto che Dio ha per la libertà umana. «Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. [...] Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al “sì” non forzato di una persona umana» (p. 46). La persona di Maria brilla, splendente di gioia dopo aver risposto di sì all’invito di un Dio che non si impone, ma si espone rispettosamente alla libertà della sua creatura. Maria non conosce il futuro, ma conosce il suo Dio e non ha paura, credendo alla parola dell’angelo che le ha detto: «Non temere». Mi sembra molto importante che Benedetto XVI, dopo aver presentato l’annuncio a Maria, dia un grande rilievo anche all’annuncio fatto a Giuseppe. L’uomo giusto, fedele, credente, che «nella legge del Signore trova la sua gioia», per il quale la legge «diventa spontaneamente “vangelo”, buona novella» (p. 50), riceve anch’egli l’annuncio dell’angelo, in sogno.

Il Papa sottolinea la particolarità del parallelismo dei due annunci, pur nelle reciproche differenze. A Maria e a Giuseppe l’angelo dice di non temere. L’annuncio è dono e anche impegno. Accogliendolo, Giuseppe si farà carico del bambino che nascerà dalla donna che ama e che non gli appartiene. Lo amerà e lo proteggerà, e lo chiamerà Gesù.

Grazie all’obbedienza libera di Maria, sostenuta da quella di Giuseppe, ha dunque luogo nella storia la nuova creazione. Evento universale, che pure si dà molto concretamente, come dice l’Autore, in «un tempo esattamente databile» e in «un ambiente geografico esattamente indicato: l’universale e il concreto si toccano a vicenda » (p. 77). Arrivando al capitolo in cui propone la riflessione sulla nascita di Gesù, il Santo Padre richiama l’attenzione del lettore sul fatto che Gesù nasce in uno spazio «altro», perché non c’era spazio per lui. Per questo motivo, sua madre lo adagia in una mangiatoia. Benedetto XVI, con grande sensibilità, nota il parallelismo tra questa mancanza di posto e le parole del Prologo del quarto Vangelo: «Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11). E dice: «Per il Salvatore del mondo, per Colui, in vista del quale tutte le cose sono state create (cfr. Col 1,16), non c’è posto» (p. 80). In questo modo, il Papa sottolinea il mistero della persona di Gesù, portatore persino di una certa contraddizione: è l’impotente, il senza posto, eppure è Lui il vero potente; si presenta come un bimbo indifeso, ma in questo bimbo riposa la salvezza del mondo intero. Nelle pagine seguenti – illustrando la presentazione al Tempio, la visita e l’adorazione dei Magi, la fuga in Egitto e il ritorno a Nazaret, e soprattutto l’episodio di Gesù dodicenne al Tempio – il libro mostra l’itinerario di vita del bambino che crescerà in sapienza e grazia. È obbediente ai suoi genitori, ma non esita a mettere al primo posto l’obbedienza a Dio, che chiama Suo Padre. A questo punto l’Autore fa una bella riflessione sulla libertà di Gesù, che non è «la libertà del liberale» ma quella del Figlio (p. 139). Nella sua persona si conciliano libertà e obbedienza. Il Santo Padre termina il suo libro sottolineando l’umanità vera di Gesù: «In quanto uomo, Egli non vive in un’astratta onniscienza, ma è radicato in una storia concreta, in un luogo e in un tempo, nelle varie fasi della vita umana, e da ciò riceve la forma concreta del suo sapere. Così appare qui, in modo molto chiaro, che Egli ha pensato ed imparato in maniera umana» (pp. 146-147). A Colui che è vero uomo e vero Dio, il Papa ci invita dunque, attraverso il suo libro, ad aprire uno spazio. Preparandoci a celebrare la grande festa del Natale, questo libro può aiutarci in modo molto profondo ad aprire in noi uno spazio affinché il Salvatore possa nascere e manifestarsi, in un mondo come il nostro che ha tanto bisogno del suo Vangelo.

 

VUOI TORNARE ALLA TEMATICA GENERALE?