La Chiesa è retta dall’unico sacerdozio di Gesù. Lui associa al suo sacerdozio alcuni che consacra col sacramento dell’Ordine e l’intera sua Chiesa col Battesimo.

Partiamo da uno sguardo veloce ai testi della Bibbia
Nell’Antico Testamento i sacerdoti svolgevano il compito di offrire sacrifici, custodire il culto e intercedere per il popolo. Tuttavia, essi stessi erano peccatori e dovevano offrire sacrifici anche per sé. La loro mediazione risultava quindi limitata e incapace di realizzare una riconciliazione definitiva con Dio.
Nel Nuovo Testamento la realtà del sacerdozio di Gesù è fatta coincidere con la sua stessa vita. In particolare, la Lettera agli Ebrei presenta Gesù come l’unico e definitivo Sommo Sacerdote che offre se stesso per realizzare la salvezza del mondo. Questa è una affermazione che fa risuonare parole colme di incredibile. Gesù, Figlio di Dio, è sacerdote che compie quanto nessun sacerdote ha mai compiuto: per ottenere salvezza a vantaggio della umanità terrena: offre in sacrificio la sua stessa vita.
Fermati. Pensaci. Cerca di scoprire come e perché Dio ti ama. Realizza cosa ti dona e cosa ti chiede.
Il sacerdozio di Gesù rivive nella Chiesa come sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune
La salvezza è di continuo realizzata e diffusa sulla terra da Gesù stesso, sacerdote unico e definitivo. Tuttavia, Gesù ha deciso di associare al suo sacerdozio Pietro e gli Apostoli. Ha voluto dunque che ci fossero sacerdoti strettamente collegati a lui. Non funzionari religiosi o semplici organizzatori. Volle discepoli chiamati a entrare nei suoi sentimenti carichi del volere del Padre, nella sua offerta e, quindi, nella sua compassione verso i peccatori.
Questo sacerdozio lo si riceve col Sacramento dell’Ordine, secondo tre gradi: diaconato, sacerdozio, episcopato.
Anche qui è per te necessario fermarti. C’è un punto importante da chiarire. Vivi la fede in Gesù per conto tuo oppure fai parte di una Parrocchia e sei legato al Parroco e ai suoi collaboratori sacerdoti?
Va subito aggiunto che il Concilio Vaticano II ha parlato a lungo e anche con forza di un’altra forma di partecipazione al sacerdozio di Gesù. Ogni battezzato rivive di persona il sacerdozio di Gesù attraverso la preghiera, la testimonianza della fede cristiana, le opere di carità, l’offerta della propria vita a Dio. Attraverso il battesimo ogni cristiano viene infatti inserito nel Corpo di Cristo e, così, partecipa alla sua missione sacerdotale. Se lo vuole e lo vive, tutta la sua vita può diventare offerta spirituale e culto gradito a Dio. Famiglia, lavoro, studio, sofferenza e lo stesso impegno sociale diventano luoghi nei quali il cristiano santifica se stesso e gli altri. Non offre vittime materiali, ma offre se stesso. Intanto, rende la propria vita un sacrificio spirituale.
Ma tu, vivi tutto questo? Intessi con la persona del Signore questo genere di legami personali? Liberi la tua fede da abitudini che alla fine svuotano di contenuti fondamentali il tuo rapporto con Gesù? Come vivi il sacerdozio che il Battesimo ha fatto partire in te?
Complementarità tra i due sacerdozi
Il sacerdozio comune e quello ministeriale non sono in opposizione tra di loro. In sostanza, entrambi derivano dall’unico sacerdozio di Gesù. Lui vuole siano sempre tra loro complementari.
La vera grandezza del sacerdozio consiste nel rendere possibile l’incontro tra Cristo e il suo popolo attraverso l’annuncio della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti e la guida della comunità ecclesiale.
Tu, come vivi la grandezza del sacerdozio ministeriale? Ti rendi conto che quando il sacerdote giunge alla consacrazione dice: “Questo è il mio corpo”? Aiuti e incoraggi il sacerdote a fare suo quanto di grande il sacramento dell’Ordine gli ha passato? Per esempio, a scomparire affinché Cristo possa apparire? E, ovviamente, lo scomparire fa diretto riferimento a umiltà, a povertà evangelica, a obbedienza, a castità consacrata, a disponibilità pastorale.
Ridare centralità alla vita interiore
In Occidente il sacerdozio sta passando per un indubbio momento di crisi. Noi riteniamo che sia qui importante attirare l’attenzione sulla necessità di osservare questa crisi sia sul piano del sacerdozio ministeriale sia su quello del sacerdozio comune.
È indubbio che una percezione efficace della grandezza e della fecondità del sacerdozio dipende direttamente dalla profondità della comunione con Dio vissuta dai singoli credenti e, insieme, dalla stessa Chiesa.
Se si guarda ai capisaldi della vita interiore, appaiono in fretta quanta freddezza e quanta indifferenza finiscano per avvolgere la pratica quotidiana dell’Eucaristia, la Liturgia delle Ore, l’adorazione eucaristica, la meditazione biblica e la stessa la devozione mariana.
Specularmente questo genere di crisi si reduplica nella freddezza e nella indifferenza che stanno frenando non poco il cercare chi è lontano, l’accogliere chi soffre, il sostenere i deboli, il formare i giovani a una vita interiore profonda e fruttuosa, l’accompagnare i morenti nel loro ultimo tratto di pellegrinaggio terreno.
Un’altra dimensione di questa crisi in atto in Occidente appare evidente nel modo di vivere solitudine, incomprensioni, fatiche apostoliche inconcludenti, apparenti insuccessi, sacrifici nascosti ma non offerti al Signore per acquisire la salvezza per chi vive nel peccato lontano dal Signore.
In modo chiaro e concreto abbiamo ora cercato di delineare il quadro delle tenebre che attualmente tentano di avvolgere la luce di cui il sacerdozio di Gesù è colmo. Sentiamo sia essenziale, decisivo, ribadire che noi cristiani siamo certi che il superamento di questo quadro di vita negativo e asfissiante vada legato esclusivamente a due evenienze: il sopraggiungere del dono divino e il moltiplicarsi della preghiera.
Si tratta anzitutto di chiarire che, per noi cristiani, la salvezza dall’agire incontrollabile del potere del male deriva soltanto dall’unico sacerdozio di Gesù. Il sacerdozio dei consacrati e quello comune dei battezzati hanno un unico compito: perpetuare e diffondere la grazia divina che emana dal sacerdozio di Gesù. Oggi in Occidente la crisi si è fatta così rilevante da originare contraccolpi particolarmente negativi. Mentre la vita interiore tende a esaurirsi sempre di più, l’intraprendenza umana tende a esaltarsi e a ingigantire. Cerca rimedi e li costruisce. In tal modo, la vita interiore generata dalla grazia che emana dal sacerdozio di Gesù viene di fatto sostituita da tentativi umani atti a generare forme umane di vita interiore. Per esempio, si cerca in ogni modo di parlare di vita interiore per esaltarne i valori. Intanto, però, si continua a non praticarla di fatto. Capita allora di incrociare sacerdoti o gruppi che parlano benissimo della preghiera e poi, loro, di persona non pregano. Si incontrano consacrati o comunità che passano un tempo smisurato nello scrivere infinite pagine di progetti che non saranno mai vissuti di fatto. Oppure, si profonderanno forze e mezzi nell’organizzare convegni o iniziative anche stravaganti, purtroppo, fine a se stesse e quindi del tutto sterili.
Ti è chiaro che la vita interiore si autorigenera sotto l’influsso grande della misericordia divina? Temi di perderla, irrimediabilmente, trascurandola?
Un ultimo punto va posto ora in primo piano.
L’uomo non può generare il sacerdozio. Può soltanto chiedere con insistenza che non venga mai meno nella Chiesa. Proprio come Gesù ha detto: “Pregate il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”.