Anzitutto pare importante portare in primo piano una visione generale della Cresima così come essa è stata elaborata e proposta dalla Chiesa. Per ottenere risultati apprezzabili è necessario rilevare che la visione della Cresima è strettamente collegata alla visione del battesimo, dell’unzione con il crisma che immette nel cristiano del dono dello Spirito Santo. Lo stretto legame imposto ai Sacramenti del Battesimo e della Cresima, cui va aggiunta l’Eucaristia, finì per fare dei tre Sacramenti la cosiddetta iniziazione cristiana.

Al centro del pensiero dei Padri
La tradizione patristica non lega il dinamismo della Cresima alla maturazione prodotta nel cristiano dal crescere della sua età anagrafica o della sua psicologia. Lo lega invece al compimento dell’azione sacramentale iniziata dal Battesimo. Per i Padri della Chiesa, infatti, Battesimo e Cresima creano una unica grande azione di radicale trasformazione del credente che, proprio grazie ai Sacramenti, rinasce a vita nuova. Così, mentre l’acqua rigenera, l’unzione consacra. Il fonte genera pertanto il credente alla vita nuova che Gesù risorto continua a espandere sulla terra, dal momento in cui è uscito dalla tomba e l’ha lasciata vuota. Lo Spirito Santo colma il credente della sapienza e della forza che in ogni momento gli consentono di vivere pienamente unito a Gesù risorto, portando ovunque la vita sprigionata dalla sua risurrezione.
Così, i Padri non considerano il Battesimo una sorta di atto incompiuto che attende una maturazione dell’individuo. Lo vedono totalmente collegato al perfetto e completo perfezionamento che lo Spirito Santo produce intervenendo sul credente. Detto in altri termini, il credente viene immerso nell’acqua salvifica e rinasce a vita nuova. Riceve poi l’unzione con il sacro crisma che gli consente di vivere in pienezza la rinascita operata da Gesù nel Battesimo. Non va mai dimenticato che l’olio, il crisma, è un simbolo possente che collega il credente all’unzione stessa che fa di Gesù il Cristo, cioè l’“Unto” del Padre, colui che possiede in pienezza lo Spirito Santo. Pertanto, il battezzato diviene anche lui un “unto”, un consacrato segnato dal medesimo Spirito.
Diventa allora perfettamente comprensibile il fatto che I Padri insistano nel parlare del sigillo (sphragís) che il cristiano porta impresso nella propria esistenza. La sua vita appartiene ormai in modo irrevocabile a Dio. In lui si realizza in pienezza quanto un tempo si produceva con l’unzione dei re, dei sacerdoti e dei profeti. Questa realizzava una speciale consacrazione divina prodotta proprio per abilitare l’individuo prescelto alla gestione efficace del suo compito sacro. Oggi, il crisma consacra il credente perché poi possa vivere da individuo partecipe della missione di Cristo sacerdote, profeta e re. La Cresima si ripropone allora come Pentecoste che abilita il fedele alla testimonianza, alla lode e alla comunione col risorto che, giorno dopo giorno, rende viva sulla terra la Chiesa.
Questa prospettiva teologica evita di presentare la Cresima come un punto d’arrivo di una crescita umana autonoma. La propone invece come l’atto mediante il quale Dio porta a compimento ciò che lui ha iniziato a compiere nel credente col Battesimo. Così, appare perfettamente chiaro che è lo Spirito Santo a perfezionare l’opera della grazia. Lui, infatti, radica il credente nel Corpo di Cristo e lo rende tempio vivente della presenza divina sulla terra. L’identità cristiana, vale a dire chi è il cristiano, è quindi realizzata da una duplice azione sacramentale inseparabile: l’acqua che rigenera e l’olio che consacra e rende partecipe dell’unzione stessa del Figlio.
Per facilitare la comprensione profonda di queste affermazioni teologiche vengono ora proposte alcune domande. Davvero fondamentale è evitare di giungere a risposte affrettate. Esse sono il segno di quella superficialità che fatalmente impedisce un approccio personale e vitale con la verità.
Come concepiscono i Padri la vita del cristiano?
Cosa comporta il fatto che la Cresima costituisce il compimento del Battesimo e non un sacramento indipendente o successivo reso possibile dalla crescita personale?
Perché i Padri insistono nell’affermare che l’acqua rigenera e l’olio consacra? Cosa vedono in questa successione?
Tu come vivi in concreto l’aver ricevuto la pienezza del dono dello Spirito dopo che il Battesimo ti ha rigenerato alla vita di Dio?
Col tempo, cresce in te il senso vivo che il tuo corpo è stato consacrato dallo Spirito Santo?
Ti rendi conto che, dopo avere ricevuto l’unzione dello Spirito Santo che consacra il tuo corpo, peccare è più grave?
Ma ti rendi anche conto sempre meglio che, quando compi qualcosa di buono, il suo valore è maggiore perché è compiuto da un consacrato?
Dal momento che lo Spirito Santo ha posto su di te il suo sigillo percepisci sempre meglio la tua missione di credente che deve portare nel mondo la salvezza di Gesù?
L’aver ricevuto la Cresima ti fa sentire la gioia di essere nel mondo in cui vivi un servo del Signore, sempre pronto a svolgere ogni compito che egli ti affida?
Ulteriori precisazioni teologiche
Uno dei concetti teologici più significativi elaborati dai Padri della Chiesa in relazione alla Cresima è quello della sphragis, il «sigillo». Già il Nuovo Testamento utilizza questa immagine per descrivere l’opera dello Spirito Santo nel credente: «Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso» (Ef 1,13; cfr. Ef 4,30). La tradizione patristica riprese e sviluppò ampiamente questo tema, interpretando la Cresima come il sacramento che imprime nell’anima un segno spirituale permanente di appartenenza a Cristo. Per questo motivo san Cirillo di Gerusalemme affermava che il cristiano, dopo l’unzione, diviene «portatore di Cristo» (Christophoros) e viene segnato dal sigillo dello Spirito Santo (Catecheses Mystagogicae, III, 1-3).
A partire da questa intuizione patristica, la teologia medievale e il magistero successivo hanno elaborato la dottrina del carattere sacramentale, secondo la quale la Cresima imprime un segno indelebile che configura il fedele a Cristo e non può essere cancellato né ripetuto. Il Concilio di Trento riconobbe esplicitamente questa dimensione permanente del sacramento (DS 1609), successivamente ripresa dal Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 1304-1305).
L’importanza attribuita dai Padri al crisma deriva precisamente da questi riferimenti ai testi della Bibbia. L’olio consacrato non è considerato come un semplice strumento da impiegare per realizzare il rito. È invece percepito come segno efficace dell’effusione dello Spirito Santo. Sant’Ambrogio osserva che, dopo il Battesimo, il cristiano riceve l’unzione spirituale affinché sia reso partecipe della grazia di Cristo, il vero «Unto» del Padre (De Mysteriis, 7,42). Analogamente, Teodoro di Mopsuestia interpreta il rito dell’unzione come partecipazione all’unzione stessa ricevuta da Cristo nel Giordano, quando lo Spirito Santo discende su di lui nel momento della inaugurazione della sua missione messianica.
Tutto ciò fa emergere in modo chiaro e concreto il rapporto teologico che lega indissolubilmente tra di loro Battesimo e Cresima. Per questo i Padri non concepiscono i due sacramenti come due realtà indipendenti. Esse corrispondono a due momenti distinti di un unico processo di iniziazione cristiana. Se il Battesimo introduce nella morte e risurrezione di Cristo (Rm 6,3-4), la Cresima comunica la pienezza dello Spirito Santo da intendere come riproposizione diretta dell’evento della Pentecoste. Proprio per questo la tradizione orientale ha spesso interpretato la Cresima come la Pentecoste personale del credente. San Cirillo di Gerusalemme scrive che, mediante il sacro crisma, i battezzati diventano partecipi della natura stessa di Cristo e ricevono «la presenza dello Spirito Santo» (Catecheses Mystagogicae, III, 3).
Questa visione della presenza e dell’opera dello Spirito Santo costituisce uno degli sviluppi teologici più importanti della riflessione ecclesiale. La Cresima è infatti il sacramento dell’effusione dello Spirito Santo. Il riferimento fondamentale rimane il racconto degli Atti degli Apostoli, dove Pietro e Giovanni impongono le mani ai battezzati della Samaria affinché ricevano lo Spirito Santo (At 8,14-17). La teologia successiva ha visto in questo episodio il fondamento biblico della distinzione tra Battesimo e Cresima e della particolare comunicazione dello Spirito che quest’ultima realizza.
I Padri collegano inoltre il dono dello Spirito ai suoi effetti concreti nella vita del credente. La Cresima dona forza (fortitudo) per la testimonianza, sapienza per discernere la volontà di Dio e coraggio per confessare pubblicamente la fede. In tale prospettiva il sacramento appare strettamente connesso alla missione ecclesiale. San Tommaso d’Aquino definirà la Cresima come il sacramento che conduce il cristiano alla «perfetta età spirituale» (Summa Theologiae, III, q. 72, a. 2), rendendolo capace di assumere responsabilmente il proprio ruolo nella comunità ecclesiale e nel mondo.
Da questa riflessione deriva un altro tema centrale della teologia sacramentaria: la partecipazione del fedele al triplice ufficio (munus) di Cristo sacerdote, re e profeta. In virtù dell’unzione ricevuta, il cristiano viene associato più profondamente alla missione del Signore. Come sacerdote è chiamato a offrire la propria vita a Dio; come re a vincere il peccato e a servire i fratelli; come profeta ad annunciare e testimoniare il Vangelo. Questo insegnamento, già presente implicitamente nella tradizione patristica, è stato sviluppato in modo particolare dal Concilio Vaticano II, soprattutto nella costituzione Lumen Gentium (nn. 31-36).
Alla luce di tali sviluppi, appare evidente che la Cresima non può essere interpretata come un’esperienza esclusivamente individuale o intimistica. Fin dalle origini, infatti, essa possiede una forte dimensione ecclesiale. Lo Spirito Santo non viene donato soltanto per la santificazione personale, ma per l’edificazione dell’intera Chiesa. L’apostolo Paolo insegna che i carismi sono distribuiti «per l’utilità comune» (1Cor 12,7), e la tradizione teologica ha sempre interpretato la Cresima in questa prospettiva comunitaria.
La sacramentalità della Chiesa trova dunque nella Cresima una particolare manifestazione. Il fedele viene reso capace di collaborare attivamente alla missione evangelizzatrice della comunità cristiana e di contribuire alla sua crescita. Per questo il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che la Cresima «vincola più perfettamente alla Chiesa» e conferisce «una speciale forza dello Spirito Santo per diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede» (CCC 1303).
In conclusione, la riflessione patristica e la successiva elaborazione teologica mostrano come la Cresima sia il sacramento del sigillo spirituale, della pienezza dello Spirito Santo e della missione ecclesiale. Essa perfeziona la grazia battesimale, configura più profondamente il credente a Cristo, lo inserisce pienamente nella comunione della Chiesa e lo abilita a partecipare attivamente alla sua opera di evangelizzazione nel mondo. In questo senso la Cresima appare come il sacramento che trasforma il battezzato in un testimone maturo della fede, chiamato a rendere presente l’azione dello Spirito Santo nella storia e nella società.
Come è stato proposto nel punto precedente, anche ora alcune domande ti aiuteranno a fare tua una comprensione profonda del nuovo seguito di affermazioni. Ovviamente questa comprensione profonda ti permetterà di vivere in modo sempre più responsabile e accorto la tua missione di cristiano inviato da Gesù nel mondo per compiere il suo volere.
La Cresima ha impresso in me un sigillo permanente di appartenenza a Cristo, cosa c’è in me e nella mia vita che lo contraddice?
Sto ogni giorno avvertendo che lo Spirito Santo è una presenza viva e operante nella mia esistenza quotidiana, oppure la Cresima è diventata per me un evento del passato ormai concluso?
In quali situazioni concrete faccio più fatica a testimoniare la mia fede e quali paure o resistenze interiori mi impediscono di farlo apertamente?
A Pentecoste i primi cristiani hanno davvero cambiato vita: cosa sta avvenendo nel mio modo di pensare, di decidere e di agire?
Sto davvero esercitando il mio essere sacerdote, re e profeta? Quali talenti o carismi potrei mettere maggiormente a servizio della mia Chiesa?
La mia fede cristiana vive rimanendo confinata nella sfera della mia vita privata?
Se dovessi spiegare a un giovane o a un adulto perché la Cresima è importante per la vita cristiana, quali esperienze personali potrei raccontare per mostrare che lo Spirito Santo opera realmente in me?
Oggi cosa sento di dovere cambiare nella mia vita per rispettare il sigillo che lo Spirito Santo ha impresso su di me?