Lettura 20 Contenuto del trattato Dt 4,15 – 24

Riflettiamo sulla seconda parte del trattato di alleanza, quella che riporta il contenuto legislativo che in realtà riguarda prevalentemente il secondo comandamento per gli ebrei.

Contenuto dell’Alleanza: rapporto esclusivo con JHWH vv 15 – 22

Dt 4,15 «Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando JHWH vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, 16 perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o femmina, 17 la figura di qualunque animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, 18 la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra; 19 perché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle; cose che JHWH tuo Dio ha abbandonato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. 20 Voi invece, JHWH vi ha presi, vi ha fatti uscire dal crogiuolo di ferro, dall’Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse, come oggi difatti siete.
21 JHWH si adirò contro di me per causa vostra e giurò che io non avrei passato il Giordano e non sarei entrato nella fertile terra che JHWH Dio tuo ti dà in eredità. 22 Perché io devo morire in questo paese, senza passare il Giordano; ma voi lo dovete passare e possiederete quella fertile terra.
23 Guardatevi dal dimenticare l’Alleanza che JHWH vostro Dio ha stabilita con voi e dal farvi alcuna immagine scolpita di qualunque cosa, riguardo alla quale JHWH tuo Dio ti ha dato un comando. 24 Poiché JHWH tuo Dio è fuoco divoratore, un Dio geloso».

Il versetto 15 esprime la logica che sostiene il divieto alla esecuzione di qualunque immagine o statua. L’esperienza che Israele ha potuto fare di Dio al Sinai / Oreb deve essere riprodotta anche in ogni espressione cultuale. Dio non è stato visto da nessuno, neanche da Mosè perché quando JHWH è sceso sulla vetta del monte era avvolto nella Nube.

Anche Elia, come abbiamo sviluppato nel suo testo (vedi archivio Elia Letture 11-14), si rende conto che Dio non è nel vento, non è nel terremoto, non è nel fuoco, in nessuna della cose create perché Egli si presenta come voce di silenzio macinato e non si vede niente… ma proprio niente.
Da bambini ci hanno insegnato che Dio è “Puro Spirito”: non si vede, non si tocca, non ha massa, non ha volume, non ha peso… non ha… Anche quando è presente. Perché Lui è sempre presente.
Questa nostra esperienza è la stessa del popolo ai piedi del Sinai, anche se il monte fumava, tremava e metteva una paura che faceva tremare le gambe. Tuttavia Mosè è sceso con le tavole della Torah scritte dal “Dito” di Dio.
Ma di Dio si sentiva solo la voce e la conseguenza di tutto questo è l‘Ascolto. Ecco, tutto il Vecchio Testamento è attraversato dal verbo ascoltare. Invece il Nuovo Testamento è intrecciato dal verbo “vedere“. E cosa c’è da vedere? Tutto quello che opera il Figlio: i ciechi che vedono, gli storpi che camminano, i lebbrosi che sono mondati e così via, oltre al Figlio medesimo. Prima e dopo Pasqua, quando diventa: “il Risorto”.

Il culto d’Israele per essere fedele a quel Dio che l’ha liberato dalla schiavitù di Faraone, dal “crogiolo di ferro” ed ora sta per varcare il Giordano per entrare nella Terra, deve evitare di costruirsi immagini, statue, ciondoli.
Anche perché qualunque immagine sia fatta per ricordare Dio può diventare essa stessa oggetto della tua adorazione, come è accaduto con il Vitello d’Oro ai piedi del Sinai.
Allora comprendiamo il comando incluso in queste clausole dell’Alleanza che elenca tutte le specie di animali che popolano il pianeta e soprattutto richiama i due astri più “pericolosi”: il sole e la luna.
Ricordiamo che in Genesi nella creazione del sole e della luna essi non sono chiamati con il loro nome, ma:

Gn 1,16 «Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno».

Sole e luna sono ridotti a semplici “luci”, la cui funzione è distinguere il giorno e la notte; non hanno altre interazioni con la vita dell’uomo. Chiara antitesi con ciò che accadeva in Egitto e a Babilonia dove gli astri erano considerati dèi da adorare.

Ora, se queste sono le prescrizioni della Torah, qual è la situazione esistente in Giudea, al tempo dell’Esilio?

Noi privilegiamo la lettura sincronica del testo, ma il Deuteronomio, come in questo caso, ci costringe a riferirci all’epoca del nostro redattore per comprendere a che cosa egli si riferisca e perché il richiamo di queste norme della Torah non sembrino parole gettate al vento.

Ci aiuta il profeta Ezechiele, sacerdote del Tempio, quindi un personaggio abbastanza importante che proprio per questo si trova, contro la sua volontà, a fare parte dei primi esiliati a Babilonia. Dobbiamo ricordare che l’Esilio non ha riguardato tutto il popolo, ma solo la classe dirigente. Se tu togli quella, tutto il paese va in rovina. Esattamente quello che accadrà a Gerusalemme e alla Giudea.
Del libro di Ezechiele ci interessa la seconda visione che inizia con il capitolo 8 e si conclude alla fine dell’11. Consigliamo di leggerla interamente perché è molto importante. Ezechiele si trova in Mesopotamia nei pressi del canale Chebar e in visione viene trasportato a Gerusalemme; egli è preciso perfino nella definizione delle date secondo l’uso del tempo, nei nostri conteggi, però, abbiamo l’incertezza di un anno.

Ez 8:1 «Al quinto giorno del sesto mese dell’anno sesto (591 o 592 a.C.), mentre mi trovavo in casa e dinanzi a me sedevano gli anziani di Giuda, la mano di JHWH Dio si posò su di me 2 e vidi qualcosa dall’aspetto d’uomo: da ciò che sembravano i suoi fianchi in giù, appariva come di fuoco e dai fianchi in su appariva come uno splendore simile all’elettro».

Il nostro profeta non dice chi sia la figura che egli vede: riteniamo che non sia Dio, ma un messaggero celeste.

L’idolo della gelosia

3 «Stese come una mano e mi afferrò per i capelli: uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e mi portò in visioni divine a Gerusalemme, all’ingresso del cortile interno, che guarda a settentrione, dove era collocato l’idolo della gelosia, che provocava la gelosia. 4 Ed ecco là era la Gloria del Dio d’Israele, simile a quella che avevo visto nella valle [si riferisce alla prima visione c.1]. 5 Mi disse: «Figlio dell’uomo, alza gli occhi verso settentrione!». Ed ecco a settentrione della porta dell’altare l’idolo della gelosia, proprio all’ingresso. 6 Mi disse: «Figlio dell’uomo, vedi che fanno costoro? Guarda i grandi abomini che la casa d’Israele commette qui per allontanarmi dal mio santuario! Ne vedrai altri ancora peggiori». 7 Mi condusse allora all’ingresso del cortile e vidi un foro nella parete».

Non è molto chiaro chi sia l’idolo della gelosia. Gli esperti ritengono si tratti di Astarte / Ištar la dea cananea della fecondità, i riti della quale prevedevano anche la prostituzione sacra, quindi riti alquanto attraenti e di successo, per cui la devozione a questa dea provocava la gelosia di Dio. La pratica di questi riti trasgredisce uno dei contenuti più importanti dell’Alleanza. Come abbiamo visto sopra, JHWH si proclama geloso nei confronti di Israele per tutto quello che Egli aveva fatto in suo favore e per il progetto che ha verso il Popolo Eletto. Quindi la gelosia è un modo per esprimere l’amore, l’attaccamento di JHWH verso il Suo popolo. I riti verso questa dea rompono il trattato di alleanza. Però la cosa più grave è l’intenzione di dare una sposa a JHWH, il che implicherebbe un rapporto amoroso tra JHWH e una dea. Un abominio tra i più gravi che si possano immaginare. La conseguenza è espressa da Dio stesso: «… grandi abominiper allontanarmi dal mio santuario!».
Un allontanamento sarà descritto al c. 10 quando Ezechiele vedrà la Gloria di Dio o Kavod, o Shekinah uscire dalla porta Orientale del Tempio.

Culti egiziani

8 «Mi disse: «Figlio dell’uomo, sfonda la parete». Sfondai la parete, ed ecco apparve una porta. 9 Mi disse: «Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro». 10 Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali abominevoli e tutti gli idoli del popolo d’Israele raffigurati intorno alle pareti 11 e settanta anziani della casa d’Israele, fra i quali Iazanià figlio di Safàn, in piedi, davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d’incenso. 12 Mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo, quello che fanno gli anziani del popolo d’Israele nelle tenebre, ciascuno nella stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: JHWH non ci vede… JHWH ha abbandonato il paese...».

Il gruppo di settanta anziani, una specie di Senato viene istituito da Mosè ai piedi del Sinai e saliranno con lui sul monte fermandosi sulle pendici, mentre Mosè stesso andava in cima. Essi dovrebbero essere dei responsabili che aiutano gestire il Paese. Ma qui troviamo che si sono nascosti per praticare culti egiziani; lo specifica la presenza dei rettili, che per la Torah sono animali impuri. Si nascondono, non per non farsi vedere da Dio, ma perché praticano un culto vietato dai babilonesi ai quali sono soggetti. Di JHWH non si preoccupano perché ormai, secondo loro, ha abbandonato il Paese. Tutto ciò che Dio ha fatto dall’Egitto in poi è dimenticato!

Culti Babilonesi

13 «Poi mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai che si commettono nefandezze peggiori di queste».
14 Mi condusse all’ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz».

Tammuz è una divinità babilonese che si diffuse in tutto l’Antico Vicino Oriente e nell’area mediterranea con nomi diversi. Era ritenuto essere dio della fertilità dei campi per cui tutti gli anni alla fine del ciclo vegetativo scendeva negli inferi per ritornare alla ripresa primaverile. Queste donne che rivolte a Settentrione da dove proviene il freddo, piangono la scomparsa stagionale di Tammuz

Culto del sole

15 «Mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai abomini peggiori di questi». 16 Mi condusse nell’atrio interno del tempio; ed ecco all’ingresso del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole».

Questi uomini sono rivolti a Oriente perché è la direzione dalla quale sorge il sole del quale sono adoratori; culto importante perché se viene a mancare il suo calore è un disastro per ogni essere vivente, vegetale, animale e umano, per cui è un culto molto diffuso.

Conclusione

17 «Mi disse: «Hai visto, figlio dell’uomo? Come se fosse piccola cosa per la casa di Giuda, commettere simili nefandezze in questo luogo, hanno riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera. Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici. 18 Ebbene anch’io agirò con furore. Il mio occhio non s’impietosirà; non avrò compassione: manderanno alte grida ai miei orecchi, ma non li ascolterò».

Non è chiaro il significato del ramoscello d’ulivo, anche perché il testo è pervenuto corrotto, ad ogni modo si tratta di un altro rito pagano.

Il testo di Ezechiele che abbiamo proposto ha il suo termine alla fine del capitolo 11. In questa parte che raccomandiamo di leggere il profeta continua a narrare la sua visione che comprende l’imposizione del tau sulla fronte ai Giusti rimasti a Gerusalemme, lo sterminio di tutti gli altri.
Orbene, tutto quello che abbiamo letto in Deuteronomio sino a questo punto ha dato l’impressione che il popolo fosse costituito da brave persone, timorose di JHWH, che praticavano rigorosamente la Torah, ma questa descrizione ci mostra una quadro molto differente. D’altra parte il Deuteronomio inizia con queste parole:
Dt 1,1 «Queste sono le parole che Mosè rivolse a tutto Israele oltre il Giordano, nel deserto, nella valle dell’Araba, di fronte a Suf.…» il che significa, come abbiamo scritto alla Lettura 07, che il redattore si pone al di qua del Giordano, mentre i discorsi avvengono tutti al di là. Inoltre, lo stesso redattore si pone in un periodo successivo a quello che sta raccontando. Di quanto successivo egli non lo dice, ma il suo linguaggio risente pesantemente della tradizione profetica, quindi potremmo dire che egli è contemporaneo di Ezechiele.
Riteniamo non sia una blasfemia affermare che egli conoscesse ciò che scrive Ezechiele e se non proprio questo profeta quello che aveva combinato il re Manasse (687 – 642) che regnò per 45 introducendo nel Tempio dèi e culti pagani ad libitum (2 Cr 33; 2 Re 21).
Se è così, comprendiamo l’intenzione riformatrice del nostro redattore che trattando discorsi “legislativi” messi in bocca a Mosè, non può menzionare le nefandezze che aveva potuto constatare non solo in Giudea e Gerusalemme, ma nel luogo più sacro del culto a JHWH.

La conseguenza di tutte queste nefandezze, come descrive Ezechiele, sarà l’abbandono da parte di Dio del Tempio e di Gerusalemme. In verità non è Dio che abbandona il tempio perché nessun tempio lo può contenere, ma la Gloria di Dio, ovvero la Kavod, ciò che è pesante, oppure la Shekinah. Nei Vangeli si rendono queste immagini dicendo che il Tempio “è lo sgabello dei piedi di Dio“. Sono “teologumeni” per dire che Dio c’è, ma non ci sta e non si vede.
La Gloria abbandona il Tempio e si ferma, in cielo, sopra il Monte degli Ulivi, cioè a Oriente, per poi allontanarsi del tutto.
Al capitolo 43 Ezechiele sempre in visione scorgerà la Gloria tornare a Gerusalemme e nel Tempio sempre da Oriente.
Quando arriverà a Gerusalemme il Salvatore, il Figlio, da che parte entrerà? Ecco perché Gesù entra a Gerusalemme dal Monte degli Ulivi. Che non è certo la via più breve per chi viene dalla Galilea.

Per tornare al nostro testo, se l’idolatria e le raffigurazioni di JHWH di per sé vietate sono mescolate con quelle di altri dèi, possiamo comprendere la severità di queste norme, ma c’è un altro tema molto importante con il quale si devono fare i conti, ed è quello dell’Elezione divina. Israele è un popolo che JHWH si è scelto facendolo crescere e prendere coscienza di sé quand’era ancora mescolato in Egitto in mezzo a quella gente. Lentamente essi si sono resi conto di essere “altro” rispetto al mondo egizio, fino a sentirsi oppressi e desiderare di vivere in modo indipendente. Dobbiamo così ricordare la saga raccontata dal libro di Esodo (vedi archivio) con tutte le peripezie che hanno riguardato Mosè, con le dieci piaghe, la prima Pasqua, la morte di primogeniti, la fuga e la miracolosa traversata del Mar Rosso. Solo ai piedi del Sinai questo gruppo di ex schiavi, eleggendo dei giudici, i settanta anziani e ricevendo la Torah ha conseguito la consapevolezza di essere un popolo. Un popolo allevato, scelto ed eletto da JHWH stesso.
Un popolo che dovrà distinguersi da tutti gli altri popoli del pianeta perché ha un compito da svolgere: ospitare Colui che dovrà Salvare l’umanità intera.

Ma basteranno delle Leggi a salvare un popolo? Il brano di Ezechiele termina con un messaggio di speranza per gli esiliati a Babilonia:

Ez 11,17 «Riferisci: Così dice JHWH Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e a voi darò il paese d’Israele. 18 Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini. 19 Darò loro un cuore nuovo; e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, 20 perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. 21 Ma su coloro che seguono con il cuore i loro idoli e le loro nefandezze farò ricadere le loro opere, dice JHWH Dio».

Questo è il messaggio di speranza che Ezechiele porterà agli esiliati.

È il tema della Nuova Alleanza.