Lettura 06 Storia della formazione del Deuteronomio
Abbiamo già visto che possiamo strutturare il Deuteronomio suddividendolo in quattro discorsi tenuti da Mosè in territorio di Moab prima che il popolo attraversasse il Giordano:
primo discorso 1,1 – 4,43
secondo discorso 4,44-28,68
terzo discorso 28, 69-32,48
quarto discorso 33,1 – 34,12
Il nostro libro non è nato di getto dalla penna di un redattore seduto a tavolino, ma è il risultato della raccolta di testi ed elaborazioni successive per dare all’intero libro la forma del Trattato di Alleanza. Secondo alcuni autori la liturgia praticata per il rinnovo dell’Alleanza con il Dio dell’Esodo e comunque compilato secondo modelli di questi trattati in uso presso il popoli dell’Antico Vicino Oriente.
La storia della composizione dovrebbe essere avvenuta in quattro fasi.
PRIMA FASE parte originaria: Codice Deuteronomico cc 12-26
Il nucleo originario dell’intero libro è costituito dalle parti più antiche del Codice del Deuteronomico il quale va dal capitolo 12 a tutto il 26. Quali siano dette parti più antiche di questo codice e quelle aggiunte successivamente esula dal campo delle nostre riflessioni e lasciamo il compito a studi specifici. Ad ogni modo possiamo dire che questo nucleo originario proviene dal Regno del Nord e fu probabilmente portato a Gerusalemme da Leviti sfuggiti alla caduta di Samaria nel 722 – 721 a.C. evitando così la deportazione e dispersione nell’Impero Assiro. A quel tempo regnava a Gerusalemme Ezechia un re considerato pio; tuttavia nella Bibbia non v’è traccia del trattamento subito da questi fuggiaschi.
Potrebbe essere questa la Torah che fu ritrovata durante lavori di ristrutturazione all’interno del Tempio di Gerusalemme come racconta 2Re 22, 1-11. Di questo fatto ne abbiamo parlato nella Lettura 2.
Come facciamo a sostenere che il nucleo originario proviene dal regno del Nord?
1- L’ipotesi riportata nelle righe precedenti, cioè la fuga da Samaria, costituisce già una delle possibili giustificazioni.
Come abbiamo detto altrove queste leggi, messe in bocca a Mosè, nei pressi Moab prima dell’entrata in Canaan, non sono state rivelate in quel luogo, ma nate in strutture statuali mature e consolidate pur tenendo conto di antiche tradizioni orali, adattandole alle condizioni di vita reali successive all’insediamento nella Terra Promessa.
Di queste condizioni di vita reali locali ricordiamo:
2- La differenza economica
Il regno di Giuda, quello del Sud, è arroccato sulle montagne, con un’economia povera: un’agricoltura che doveva strappare con grande fatica piccoli appezzamenti alle pendici dei monti. Mancanza di fiumi significativi con torrenti che si esaurivano in pochi giorni per cui l’acqua doveva essere conservata nelle cisterne. La quasi totale assenza di cavalli, non adatti alla montagna, sostituiti da asini e forse anche muli.
Ben diversa la situazione nel Regno del Nord che disponeva di ampie vallate, diverse pianure e una discreta disponibilità di acqua e relative sorgenti. Si pensi al mare / lago di Galilea che riceve acqua dai monti del Libano che arrivano fino a 3000 metri, spesso innevate e alla ricchezza fornita dalla pesca nelle acque dello stesso lago.
Queste differenze nella produzione di beni necessari alla vita comporta anche la pratica di leggi differenti.
3- Differenza storico-politica
Qui dobbiamo fare una breve ripresa storica. L’insediamento nei territori di Canaan non è avvenuto tutto insieme e in una volta come risulterebbe dalla letture dei Libri di Giosuè e Giudici, ma si è protratto in un periodo di tempo prima e dopo la discesa in Egitto e la vicenda di Esodo.
Inoltre non tutte le tribù hanno vissuto l’esperienza della schiavitù, ma solo alcune di esse. Resta il fatto che la loro esperienza della schiavitù, della Liberazione e della Rivelazione sinaitica è diventata patrimonio comune: ogni ebreo (e anche ogni cristiano) confessa di essere stato schiavo in Egitto e liberato miracolosamente da Dio.
La gran parte della conquista di Canaan è principalmente avvenuta per assimilazione. Quando iniziò l’emigrazione dalla Mesopotamia verso il Mediterraneo questi nomadi, che vivevano di pastorizia, vagavano alle periferie delle città-stato cananee scambiando prodotti con le popolazioni stanziali e lentamente assimilandosi più o meno pacificamente con esse. Allora comprendiamo anche le battaglie condotte da tutti i profeti contro l’idolatria e il sincretismo religioso. Esistevano norme nelle altre religioni che potevano esercitare un certo fascino sugli ebrei. Una per tutte: la prostituzione sacra, ecc. E poi se una divinità protegge, due proteggono ancora di più e se più di due, meglio ancora… l’idolatria è sempre stata una tentazione vivace.
Quando sorge il Regno di Davide e poi di Salomone, un vero e proprio Impero, tutte le leggi vengono unificate e soprattutto viene unificato il culto che può essere praticato solo a Gerusalemme nell’unico tempio di tutto il regno e vengono abbandonati, se non distrutti, tutti i santuari, ch’erano sparsi nel territorio: Betel, Galgala, Beersheba, ecc.
Alla morte di Salomone segue la separazione in due parti del Regno, Nord e Sud; ciò avviene per problemi di successione dinastica e così nasce un Regno del Nord, Israele, e uno nel Sud, Giuda. Questi due regni non vanno per niente d’accordo, anzi sono spesso in guerra tra di loro.
Una delle cose che più inquietano i regnanti del Nord sono quei pellegrinaggi che tutti gli ebrei devono fare almeno una volta l’anno a Gerusalemme per offrire sacrifici nel Tempio. Infatti, subito il primo re del Nord, Geroboamo, ricostituisce i santuari sparsi nel suo regno, come racconta questa pericope:
1 Re 12,26 «Geroboamo pensò: «In questa situazione il regno potrebbe tornare alla casa di Davide. 27 Se questo popolo verrà a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda». 28 Consigliatosi, il re preparò due vitelli d’oro e disse al popolo: «Siete andati troppo a Gerusalemme! Ecco, Israele, il tuo dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto». 29 Ne collocò uno a Betel e l’altro lo pose in Dan. 30 Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli.
31 Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi qua e là dal popolo, i quali non erano discendenti di Levi. 32 Geroboamo istituì una festa nell’ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì sull’altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretti; a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture. 33 Il quindici dell’ottavo mese salì sull’altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e salì sull’altare per offrire incenso».
Ora se abbiamo a che fare con altri templi, altri sacerdoti non più legati a Gerusalemme, è chiaro che prima o poi viene modificata anche la teologia e tutta la pratica religiosa.
Tutto questo porta ad affermare che al Nord esisteva una teologia differente da quella vigente presso il tempio di Gerusalemme, di conseguenza anche leggi differenti a riguardo i comportamenti del popolo. Sono differenza che gli esperti sono in grado di riconoscere facilmente.
SECONDA FASE
La seconda fase avviene probabilmente al tempo di Giosia (640 – 609 a. C) dopo il ritrovamento del nucleo originario nel Tempio e il rotolo subisce delle aggiunte per renderlo simile ad un trattato di Alleanza.
Viene premesso un prologo storico insieme ad una pressante perorazione messa in bocca a Mosè e l’inserzione di alcune leggi che non facevano parte del nucleo originario come, ad esempio, il Decalogo.
Si tratta della parte che comprende i capitoli 5-11.
Un trattato di Alleanza però non sarebbe tale se agli obblighi dei due contraenti non seguissero le maledizioni per le trasgressioni o la rottura, e le benedizioni conseguenti al rispetto dei patti.
E sono i capitoli 27 – 28.
In questo modo si avrebbe la prima redazione del Deuteronomio.
TERZA FASE
Poco dopo la morte di Re Giosia abbiamo la deportazione in esilio a Babilonia dei cittadini più importanti seguita da altre deportazione e infine la caduta di Gerusalemme.
In esilio, secondo gli specialisti si avrebbe la composizione dei capitoli 1-3 che però nascerebbero come inizio della storia deuteronomistica (Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re) alla quale manca il racconto che segue alla liberazione dall’Egitto, esattamente tutte le vicende accadute nei quarant’anni nel deserto fino alla pianura di Moab. È una appassionata rievocazione messa in bocca ancora a Mosè che riassume appunto tutto quanto il popolo ha vissuto e sperimentato in questi quarant’anni.
Il capitolo 4, anch’esso di redazione esilica, non è più un rievocazione storica del cammino esodico, ma una sintesi dei rapporti più o meno idilliaci o conflittuali del popolo con JHWH.
Anche i capitoli 29 e 30 sono di redazione esilica e lo si comprende leggendo il testo medesimo. Si tratta di un pressante invito di Mosè a mettere in pratica tutte le norme contenute in questa Torah evidenziando anche le conseguenze, peraltro sperimentate, derivante dalle trasgressioni.
QUARTA FASE
L’ultima fase si è resa necessario al redattore che ha posto il Deuteronomio all’interno del Pentateuco. È un insieme di materiali eterogenei provenienti anche da altre tradizioni come la Sacerdotale P.
Si tratta dei capitoli 31 – 34. In essi possiamo leggere il Cantico di Mosè c. 32, un brano di alta poesia sapienziale che esalta la grandezza del Dio d’Israele.
Il c. 33 riporta le benedizioni di Mosè invocate per ciascuna delle tribù nello stile di quelle di Giacobbe di Gn 49.
Il libro poi si completa con la morte e la sepoltura di Mosè.
Si può rimanere sconcertati nell’osservare come il Messaggio di Dio passi attraverso divisioni, litigi, guerre anche fratricide. Ma la Torah – quel nucleo originario – che permetterà la riforma delle riforme proviene da santuari ritenuti eretici. E noi non parliamo di tutte le voci dei Profeti che hanno cercato di sostenere la Parola con la loro predicazione e la loro vita.
Isaia dirà che resterà “un piccolo resto di Israele“. Ezechiele preconizzerà una Nuova Alleanza, Daniele di “un Figlio dell’Uomo“. E quando Questi giungerà non se ne accorgerà quasi nessuno, se non “alcuni pastori che custodivano il gregge all’aperto di notte” ritenuti in parte eretici. Tutti i grandi della terra se ne stavano tranquilli nei loro palazzi. Poi quando se ne renderanno conto, insieme a quelli che avrebbero potuto riconoscerlo per primi (quelli che gestivano il Tempio) hanno fatto carte false per sbatterlo in croce. Quindi non c’è da meravigliarci se il libro che stiamo per esaminare – Deuteronomio – sia costato una così grande fatica e tempo a uomini pii, illuminati dallo Spirito, per dire a noi, che di continuo prendiamo in mano la Bibbia, che il libro che abbiamo tra le mani è qualcosa di più di semplici racconti o storielle. E’ piuttosto l’esito di incontri con Dio che tanti uomini di altri tempi hanno sperimentato.