Lettura 05 L’opera Deuteronomistica
Nella lettura precedente abbiamo esplorato la struttura letteraria del Deuteronomio così come ci appare semplicemente osservando il testo che abbiamo tra le mani. Tale struttura è indubbiamente corretta, ma riteniamo necessario eseguire un ulteriore approfondimento.
Anzitutto non possiamo ragionare sul nostro libro senza affrontare l’opera deuteronomistica, che cerchiamo di spiegare brevemente.
Leggendo il testo ci renderemo facilmente conto della ricorrenza costante di alcune espressioni tipiche di questo libro che lo rendono inconfondibile. Ne riportiamo alcune: “amare Dio“; “stare uniti a Dio“; “seguire altri dèi“; “servire altri dèi“; “guardati dal…” o al plurale: “guardatevi dal…” e tante altre che non riportiamo.
Però ritroviamo queste espressioni ricorrenti anche in altri libri: Giosuè, Giudici, 1 Samuele, 2 Samuele, 1 Re e 2 Re.
Oltre a queste espressioni troviamo anche una teologia analoga. Una per tutte. Nella nostre incursioni su Esodo e soprattutto in Genesi abbiamo sempre trovato promesse della Terra senza condizioni.
In Deuteronomio e negli altri libri citati, la promessa della Terra e il suo possesso sono sempre condizionati. Nel senso, ad esempio “Se servite altri dèi perderete la Terra”, mentre in tutta Genesi non abbiamo mai trovato un comando che vietasse l’idolatria e tanto meno una condizione alla promessa della Terra. Tema invece ricorrente in questi sette libri.
Tutto questo porta gli studiosi ad affermare che accanto alle altre tradizioni: Elohista – E, Jahwista – J, Sacerdotale P, esiste un’ulteriore tradizione, la deuteronomica, appunto D. Questa è la più recente nata poco prima e durante e dopo l’Esilio. Aspetto teologico importante è il tentativo di spiegare la causa della perdita della Terra, del Regno d’Israele, ecc. Adesso, quello che è rimasto di Israele e Giuda è governato da popoli stranieri.
C’è un altro aspetto, oltre al linguaggio e alla teologia, che lega questi libri tra di loro ed è il legame tra la fine di uno e l’inizio del successivo. Il primo che l’aveva evidenziato è stato un personaggio più noto in campo filosofico che teologico, Benedetto Baruch Spinoza (1632- 1677). Di famiglia ebraica portoghese, costretta a fuggire in Olanda conosceva molto bene la Bibbia e i libri che la commentavano.
Ora se consideriamo l’inizio di Deuteronomio troviamo:
Dt 1:1 «Queste sono le parole che Mosè rivolse a tutto Israele oltre il Giordano, nel deserto, nella valle dell’Araba, di fronte a Suf, tra Paran, Tofel, Laban, Cazerot e Di-Zaab».
E ci rendiamo conto subito che chi scrive il nostro libro non è Mosè e neppure scritto mentre lo stesso Mosè parlava, ma messe su carta in un periodo successivo e in una località diversa da quella in cui vennero pronunciate. Oltretutto non c’è un rimando ai libri precedenti del Pentateuco. Lo stesso nome “Pentateuco” non esprime un legame contenutistico, ma un contenitore di questi cinque libri: una teca, astuccio, scaffale, ripiano.
Però Deuteronomio finisce con le seguenti parole:
Dt 34,5 «Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore. 6 Fu sepolto nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet-Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba. […] 9 Giosuè, figlio di Nun, era pieno dello spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui; gli Israeliti gli obbedirono e fecero quello che il Signore aveva comandato a Mosè».
L’imposizione delle mani nella Liturgia cristiana è il gesto che produce l’infusione dello Spirito Santo. Comunque anche nel Primo Testamento segna un’investitura in piena regola attraverso l’imposizione delle mani.
è Il libro successivo Giosuè inizia con queste parole:
Gios 1:1 «Dopo la morte di Mosè, servo di JHWH, JHWH disse a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè: 2 «Mosè mio servo è morto; orsù, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso il paese che io dò loro, agli Israeliti».
Il legame è più che evidente: sembra si passi ad un altro libro per motivi di spazio, ma si sarebbe potuto proseguire senza problemi.
Il libro di Giosuè termina come segue:
Gios 24,29 «Dopo queste cose, Giosuè figlio di Nun, servo di JHWH, morì a centodieci anni 30 e lo seppellirono nel territorio di sua proprietà a Timnat-Serach, che è sulle montagne di Efraim, a settentrione del monte Gaas».
è Al libro di Giosuè segue quello dei Giudici e il legame con il precedente appare subito nelle prime righe:
Gdc 1,1 «Dopo la morte di Giosuè, gli Israeliti consultarono JHWH dicendo: «Chi di noi andrà per primo a combattere contro i Cananei?». 2 JHWH rispose: «Andrà Giuda: ecco, ho messo il paese nelle sue mani». 3 Allora Giuda disse a Simeone suo fratello: «Vieni con me nel paese, che mi è toccato in sorte, e combattiamo contro i Cananei; poi anch’io verrò con te in quello che ti è toccato in sorte».
Il libro di Giudici a sua volta termina con i seguenti versetti:
Gdc 21,24 «In quel medesimo tempo, gli Israeliti se ne andarono ciascuno nella sua tribù e nella sua famiglia e da quel luogo ciascuno si diresse verso la sua eredità. 25 In quel tempo non c’era un re in Israele; ognuno faceva quel che gli pareva meglio».
Il libro di Giudici termina con una frase che lascia il racconto come sospeso: ognuno torna a fare i suoi affari e tutto resta come sospeso. Viene però messo un aggancio al libro successivo, quello di Rut la moabita che sarà la bisnonna del grande re Davide. Un aggettivo, moabita, che definisce la provenienza di Rut che dovette andare di traverso ai redattori finali così attenti alla purezza della stirpe. Si tratta comunque di iniziare le storie di Davide che dovranno passare attraverso l’attività dell’ultimo giudice e profeta, Samuele, il primo re Saul, per poi passare a Davide.
èIl legame con il libro precedente risulta ancora evidente, si menziona di proposito il periodo dei Giudici:
Rut 1,1 «Al tempo in cui governavano i giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo di Betlemme di Giuda emigrò nella campagna di Moab, con la moglie e i suoi due figli. 2 Quest’uomo si chiamava Elimèlech, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei di Betlemme di Giuda. Giunti nella campagna di Moab, vi si stabilirono».
Il libro di Rut inizia con una carestia che spinge un uomo di Betlemme (Bet = casa; lehem = pane) un evidente paradosso: la casa del pane che resta senza pane. Dio agisce sempre senza fare chiasso!
A Betlemme, quando finirà la carestia torneranno solo Noemi la nuora Rut la moabita perché i rispettivi mariti sono morti.
Rut 4,14 «E le donne dicevano a Noemi: «Benedetto JHWH, il quale oggi non ti ha fatto mancare un riscattatore perché il nome del defunto si perpetuasse in Israele! 15 Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia; perché lo ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di sette figli». 16 Noemi prese il bambino e se lo pose in grembo e gli fu nutrice. 17 E le vicine dissero: «È nato un figlio a Noemi!». Essa lo chiamò Obed: egli fu il padre di Iesse, padre di Davide».
è Con quest’ultima frase si rimanda senza remore alle storie di Davide con la fine del periodo dei Giudici e il passaggio alla monarchia. Però c’è ancora un ultimo giudice e profeta, Samuele, che favorirà, pur controvoglia, il passaggio alla monarchia.
1Sam 1:1 «C’era un uomo di Ramatàim, uno Zufita delle montagne di Efraim, chiamato Elkana, figlio di Ierocàm, figlio di Eliàu, figlio di Tòcu, figlio di Zuf, l’Efraimita. 2 Aveva due mogli, l’una chiamata Anna, l’altra Peninna. Peninna aveva figli mentre Anna non ne aveva».
Le donne importanti del Primo Testamento sono quasi tutte sterili: Sara, Rebecca, Rachele, Anna madre di Giovanni Battista. La storia prosegue raccontando la nascita di Samuele la cui madre però era sterile e solo l’intervento di Dio le concesse un figlio, Samuele appunto.
In diverse occasioni abbiamo detto che Dio, il nostro Dio, è il Signore della Storia, ma se pensiamo ai grandi condottieri: Da Alessandro Magno, a Napoleone, Hitler e compagnia bella, saremmo fuori strada. Una per tutte: quando nasce il Figlio, seconda Persona della Trinità, nessuno se n’è accorto e tanto meno l’Imperatore di Roma che governava il mondo di allora.
In questo caso il legame con il libro precedente appare un poco lasco, ma sarà proprio Samuele che ungerà Davide, ancora fanciullo, re d’Israele.
Il libro Primo di Samuele termina narrando la morte del re Saul e dello scempio del suo cadavere fatto dai filistei.
1 Sam 31,9 «Essi tagliarono la testa di lui [Saul], lo spogliarono dell’armatura e inviarono queste cose nel paese dei Filistei, girando dovunque per dare il felice annunzio ai templi dei loro idoli e a tutto il popolo. 10 Posero poi le sue armi nel tempio di Astàrte e appesero il suo corpo alle mura di Beisan. 11 I cittadini di Iabes di Gàlaad vennero a sapere quello che i Filistei avevano fatto a Saul. 12 Allora tutti gli uomini valorosi si mossero: partirono nel pieno della notte e sottrassero il corpo di Saul e i corpi dei suoi figli dalle mura di Beisan, li portarono a Iabes e qui li bruciarono. 13 Poi presero le loro ossa, le seppellirono sotto il tamarisco che è in Iabes e fecero digiuno per sette giorni».
è Il secondo libro di Samuele inizia riprendendo la storia di Davide
2Sam 1, 1«Dopo la morte di Saul, Davide tornò dalla strage degli Amaleciti e rimase in Ziklàg due giorni. 2 Al terzo giorno ecco arrivare un uomo dal campo di Saul con la veste stracciata e col capo cosparso di polvere. Appena giunto presso Davide, cadde a terra e si prostrò. 3 Davide gli chiese: «Da dove vieni?». Rispose: «Sono fuggito dal campo d’Israele».
Anche questo secondo libro di Samuele termina mentre sta raccontando le storie di Davide
2 Sam 24,24 «Ma il re [Davide] rispose ad Araunà: «No, io acquisterò da te queste cose per il loro prezzo e non offrirò al Signore mio Dio olocausti che non mi costino nulla». Davide acquistò l’aia e i buoi per cinquanta sicli d’argento; 25 edificò in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. JHWH si mostrò placato verso il paese e il flagello cessò di colpire il popolo».
è Il passaggio al Primo libro dei Re non è altro che continuazione della storia di Davide:
1Re 1,1 «Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. 2 I suoi ministri gli suggerirono: «Si cerchi per il re nostro signore una vergine giovinetta, che assista il re e lo curi e dorma con lui; così il re nostro signore si riscalderà». 3 Si cercò in tutto il territorio d’Israele una giovane bella e si trovò Abisag da Sunem e la condussero al re. 4 La giovane era molto bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei».
Il Primo libro dei Re termina mentre sta raccontando la storia del più grande profeta dopo Mosè, Elia.
1Re 22,52 «Acazia, figlio di Acab, divenne re d’Israele in Samaria nell’anno diciassette di Giòsafat, re di Giuda; regnò due anni su Israele. 53 Fece ciò che è male agli occhi del Signore; imitò la condotta di suo padre, quella di sua madre e quella di Geroboamo, figlio di Nebàt, che aveva fatto peccare Israele. 54 Venerò Baal e si prostrò davanti a lui irritando il Signore, Dio di Israele, proprio come aveva fatto suo padre».
Qui non troviamo una citazione diretta di Elia, ma del re che sta governando Israele e con il quale Elia avrà uno scontro.
è 2 Re inizia citando la morte di re Acab per cui appare stretto il legame con il libro precedente:
2Re 1,1 «Dopo la morte di Acab Moab si ribellò a Israele».
Alla fine della Storia di Elia seguirà quella del Profeta Eliseo suo discepolo e poi l’elenco di tutti i re d’Israele e di Giuda sino alla fine del Regno di Giuda e dell’autonomia politica della regione.
2 Re 25, 27 «Ora nell’anno trentasette della deportazione di Ioiachìn, re di Giuda, nel decimosecondo mese, il ventisette del mese, Evil-Merodach re di Babilonia, nell’anno in cui divenne re, fece grazia a Ioiachìn re di Giuda e lo fece uscire dalla prigione. 28 Gli parlò con benevolenza, gli assegnò un seggio superiore ai seggi dei re che si trovavano con lui in Babilonia 29 e gli fece cambiare le vesti che aveva portato nella prigione. Ioiachìn mangiò sempre dalla tavola del re per tutto il resto della sua vita. 30 Il suo vitto quotidiano gli fu assicurato sempre dal re di Babilonia, finché visse».
Con questi versetti termina anche il secondo libro dei Re narrando la fine ingloriosa dell’ultimo re di Giuda deportato a Babilonia ancora prima della caduta di Gerusalemme.
Comprendiamo al volo che tutti questi libri raccolgono la storia di Israele dalla fine del cammino nel deserto, alla conquista della Terra, passando dalla monarchia, alla sua fine e alla perdita della Terra. Il tutto visto attraverso le lenti del Deuteronomio ovvero della Scuola deuteronomista. Questa lunga successione di libri sacri, che compongono l’Opera Deuteronomistica, ci porta a dire che il libro del Deuteronomio è parte di un opera più vasta, partorita da una scuola vissuta probabilmente per quattro o più secoli a cavallo dell’Esilio babilonese, per cui la stessa struttura del Deuteronomio non può limitarsi al semplice aspetto letterario, ma deve esplorare anche il percorso della sua formazione storica.