Vivere grandi emozioni e, insieme, generare vita

L’accordo nella coppia secondo la mentalità contemporanea
Succede di sentire dire: “Che splendida coppia! Guarda come vanno d’accordo”.
Indubbiamente, queste parole sprizzano una splendida gioia di vivere. Soprattutto in momenti nei quali lo scontro tra le persone è incessante e trasforma la vita in una lotta continua, queste parole si impongono con facilità all’attenzione della coscienza e le parlano di valori assolutamente grandi. Meglio unici.
Noi qui poniamo una domanda. Su cosa oggi le coppie cercano di giungere a un accordo? Le risposte sono in pratica infinite. A ben guardare, comunque è possibile rintracciare linee di tendenza. Coincidono di fatto con i capisaldi dati al vivere quotidiano dall’odierna coscienza comune. Viviamo infatti in una società caratterizzata da forti interessi generati dal materialismo dominante. A sua volta, questo materialismo incanala al suo interno forti spinte individualiste.
Risulta subito molto chiaro che andare d’accordo significa allora rendere perfettamente parallele le vite. Vale a dire, si desidera un rapporto? Si cerca l’accordo. Piacerebbe un viaggio, un acquisto, una qualche esperienza lavorativa, qualsiasi altro desiderio? Si cerca l’accordo.
Amarsi diventa allora il riuscire a passare vittoriosi da un accordo all’altro. Godere le agognate soddisfazioni. Ritornare poi alla propria vita, strettamente personale, e continuare a viverla fino a che si presenterà la necessità di dovere dare vita a un nuovo accordo.
Oggi, questo genere di coppia è molto diffuso nella nostra società occidentale. Si tratta di coppie che non si formano al momento dell’incontro dei due. Si formano molto prima. Dalla prima età. Ognuno dei due, infatti, già da piccolo è fortemente proteso a dominare la vita. Scopre e cavalca l’arte del capriccio. Così, senza accorgersene, forgia la sua personalità solo con se stesso e sempre proteso a darsi ciò che di volta in volta lo attira e lo domina.
La proposta di Gesù: dall’accordo all’unione
Ci sarebbe da entrare in un sacco di altre precisazioni. Noi ci fermiamo qui. Siamo convinti che il nostro discorso deve imboccare tutt’altre strade. Per intenderci, quelle che Gesù indica. Quelle che, secondo il volere del Padre, sono destinate a cambiare la vita sulla terra, per tutti e in un modo unico.
Gesù porta sulla terra la vita che Dio stesso vive. È la vita della Trinità. La Trinità non si compone di persone dalla vita parallela. Per questo, la Trinità non vive di accordi. Vive di unione. Sono infatti una cosa sola. Realtà del tutto inimmaginabile per la gente della terra.
Gesù parte, pertanto, dal fare letteralmente rinascere il suo discepolo. Col Battesimo materialismo e individualismo vengono in lui eliminati una volta per tutte. Smettendo allora le vite di essere una parallela all’altra, l’accordo non è affatto il massimo bene da raggiungere nell’esistenza. Contestualmente, ogni battezzato smette di centrare la vita unicamente su se stesso. Insieme, vive restando ben consapevole che non si ha quaggiù una città stabile ma, come è scritto nella Lettera agli Ebrei, si va alla ricerca di quella futura.
Queste considerazioni conducono al centro dei valori donati dal Sacramento del Matrimonio.
Il Sacramento del Matrimonio e la nascita di una realtà nuova
Anche qui non procederemo per grandi sintesi teologiche. Procederemo per cogliere realtà di vita divina nascoste da Dio in piccoli passi che il Sacramento richiede agli sposi di compiere con fede andando in Chiesa. Piccoli semi che Dio pianta nel terreno. Lui vuole che, col tempo, divengano grandi piante sulle quali molti troveranno vita abbondante.
E, allora, si va in Chiesa. Ci si presenta al Signore, sicuri che lui interverrà. E, lui, di fatto interviene. Propone agli sposi una nuova rinascita. E ognuno dei due a lui risponde “sì”. Così Paolo smette di esistere. Comincia a esistere il marito di Paola. Ma anche Paola smette di esistere perché nasce la moglie di Paolo. Per questo, a lavorare non andrà più Paolo, ma il marito di Paola. E, a lavorare, sarà ormai un marito e una moglie. Per questo, l’unione creata da Dio sull’altare è così grande e viva da rendere, poi, grande e vivo tutto quanto è da essa prodotto.
Ecco: non un grande accordo, ma una grande unione che è tutt’uno con la vita nuova della Chiesa sulla terra.
Due sguardi rivolti nella stessa direzione
Qui si fa necessaria una precisazione.
Un detto popolare inquadra bene la questione. Dice: “Due cuori, una capanna e l’Oceano tutto attorno”. Se si dovessero riprendere i due, la scena proporrebbe un uomo e una donna che si guardano in faccia estasiati. Andando in Chiesa, i cristiani danno vita a una scena radicalmente diversa. Scompare l’Oceano e scompare la capanna. I due si muovono nel mondo, tra la gente e la loro vita concreta. Non continuano a guardarsi in faccia. Loro guardano avanti, nella stessa direzione. Esattamente come è degli occhi del corpo umano. Riconoscono di essere servi del Signore. Sono fieri di ricevere da lui compiti. Amano la loro vita e, alla pari, amano diffondere attorno a loro questa vita che è divina, seguendo gli impulsi che il Signore manda loro di continuo.
Ecco. Alcuni sono semplicemente portatori del loro sconfinato egoismo. Altri sono portatori della misericordia divina.
Alla pari, l’accordo è questione di momenti limitati carichi di illusioni che, come tali, non portano da nessuna parte. Si succedono gli uni agli altri, sempre meno coinvolgenti. Poi, scatta l’incontro che fa ripartire la girandola degli accordi da un’altra parte.
L’unione è una vita che si riceve direttamente da Dio. Trasforma alla radice l’essere e lo carica di forze di vita che Gesù definisce così: “È più beato dare che ricevere”. E se Gesù parla di beatitudine, lui conosce perfettamente quale fortuna è in gioco e in qual modo viverla e goderne il frutto.