Riportare nei riti il fuoco originario dello Spirito
La vitalità nascosta dei riti cristiani
Ogni rito cristiano o è vita condivisa o non è. Si parla molto di pratica religiosa. In particolare, della sua crisi. Si parla poco della vitalità sorprendente insita in ogni rito cristiano. È quanto ci proponiamo ora di compiere. Abbiamo deciso di partire da momenti carichi di fede e di gioia.
Le immagini che ci sono arrivate dalla Spagna hanno qualcosa che colpisce le coscienze con pensieri assai contrastanti. Piazze piene, strade gremite, ragazzi a perdita d’occhio, campane che accompagnano il passaggio del Papa come se una città intera volesse affacciarsi a salutare qualcuno che sente ancora suo. Eppure, mentre scorrono queste immagini, continua a rimanere sullo sfondo un’altra immagine, molto meno rumorosa e forse più ostinata: quella delle chiese che, in gran parte dell’Occidente, continuano a svuotarsi.
La contraddizione è evidente. Non riflette apparenze. Porta in primo piano un qualcosa di concreto e di evidente.
Leggendo l’articolo Chiese vuote di Luca Diotallevi, riaffiora in animo una convinzione davvero luminosa. I riti non vivono mai come realtà a se stanti, simili a gioielli custoditi in scrigni o ad automobili tenute al massimo della loro efficienza. Ogni rito vive all’interno di una comunità che lo riconosce come il fattore che genera la sua fede in Gesù e, in questa fede, genera la sua vita divina nella quale tutti divengono una cosa sola con Dio e tra di loro.
Rimettere il rito al centro della vita di fede
Noi crediamo che questa definizione di rito deve scuotere con forza la coscienza di chi crede e vuole continuare a credere. Non certo per turbare. Piuttosto per illuminare e per motivare. Eventualmente per fare ritrovare valori che per un momento sono stati trascurati e, poi, si sono magari persi. Per riportarli al centro della fede e della vita.
Per secoli il cristianesimo ha accompagnato i passaggi fondamentali dell’esistenza. Nascere, sposarsi, morire. Festeggiare, soffrire, ringraziare. Anche chi possedeva una fede incerta continuava a muoversi dentro una trama comune. Oggi quella trama si è fatta molto più sottile. Per questo molti stanno perdendo legami col vivere comune di un tempo e scelgono forme di vita individuali. Magari, passano a nuove forme di aggregazione.
Come si vede, solo apparentemente ci si trova di fronte a forme di rifiuto dei riti che, di loro natura esigono ripetizione, attesa, silenzio o continuità. Esigono quindi dedizione, sacrificio. Il rifiuto riguarda ben altro. Le origini del cristianesimo lo affermano a grandi lettere.
Alle origini del cristianesimo: l’incontro con Gesù che cambia la vita
Va subito precisato che il cristianesimo non è nato anzitutto come un insieme di riti. Agli inizi, Gesù è partito dall’incontrare alcune persone. Le ha rese discepoli. È partito dall’operare in loro una radicale conversione. Da subito queste persone hanno cominciato a vivere un legame strettissimo con lui. Legame che, immediatamente, si è reduplicato nel saldare le stesse vite dei discepoli tra di loro. I riti non subentrano immediatamente. Nascono però non molto dopo.
Questo stato di cose ci porta dritto dritto ad affrontare un punto. Il calo della pratica religiosa ci moltiplica in animo domande a cascata. Perché non si partecipa più? Come rendere più attraenti le celebrazioni? Quali nuovi linguaggi adottare? Si potrebbe proseguire a lungo. Tuttavia, non si arriva mai a una domanda al tempo stesso semplice e scomoda. Quando ci si ritrova per il culto, si incrociano uomini o donne cui Cristo ha davvero cambiato la vita?
La conversione come origine della fede
Chi nei Vangeli va verso Gesù non si muove mai per fare parte di un invito ben organizzato. Si muove perché gli è accaduto qualcosa di sconvolgente. Si tratta di uomini e donne usciti da mali incurabili dagli uomini. Paralitici, camminano. Ciechi, vedono. Peccatori, cambiano la loro vita. Sempre nasce una speranza che prima non esisteva. Meglio, non poteva neppure esistere.
Per capire meglio il tutto è qui utilissimo richiamare la secca reazione di Gesù opposta al clamoroso caso di becero opportunismo registrato nel cap 6 del Vangelo di Giovanni. Alla pari, sempre partendo dal Vangelo di Giovanni, ci fermiamo per valutare la significativa differenza posta per separare e contrapporre un evento eccezionale da un segno. E qui segno richiama un’azione in se stessa eccezionale cui Gesù aggiunge una seconda sua azione. Attraverso essa, Gesù converte radicalmente la persona e la sua fede. Così, lega a sé il discepolo con un legame unico, magnifico e gioioso.
Ne viene che la fede è stata trasmessa da convertiti, gioiosamente uniti tra di loro dal vivere un’unica vita fatta partire da Gesù risorto in chi sceglieva, incontrava, convertiva e faceva entrare nella pienezza di gioia propria della vita di Dio.
Il significato autentico dei riti
Tra i primi cristiani i riti hanno fatto la loro comparsa abbastanza in fretta. Avevano un’unica funzione: celebrare Gesù, la sua risurrezione, la sua capacità di trasformare i discepoli e le loro vite. Soprattutto, sotto l’azione dello Spirito Santo, renderli una cosa sola come Dio è una cosa sola.
I riti vivono, pertanto, del fuoco dello Spirito che all’origine li ha generati.
Perché le chiese si svuotano
Per questo, quando le Chiese si svuotano, il fenomeno avviene sempre in due tempi. In un primo momento, sono i riti a svuotarsi di fuoco. Insieme, le persone svuotano le loro coscienze e le loro vite della conversione prodotta da Gesù stesso. In un secondo momento i cristiani che, si sono ormai convertiti ad altro, cominciano a radunarsi altrove. Oppure non si radunano da nessuna parte. È qui che le Chiese si svuotano.
E cosa deve succedere quando si decide di invertire la tendenza?
La risposta è semplice. Fare in modo che tutto e tutti ritornino al fuoco delle origini. Cioè implorare il Signore e chiedergli che perdoni, redima la sua Chiesa dai suoi peccati. E, forse, è proprio questo che oggi viene a mancare addirittura in modo clamoroso. Si pensi, per esempio, alla crisi della confessione, che continua a essere subita passivamente.
Una piccola comunità che diffonde il profumo di Cristo
Le folle che hanno accompagnato il Papa nel suo muoversi in Spagna ci sembrano avere testimoniato un valore: c’è una brace che non si è spenta del tutto. Queste folle non dimostrano ancora un buon stato di salute della Chiesa spagnola. Sarebbe una conclusione presa con troppo rapidità. Senz’altro, rivelano però che sotto la superficie qualcosa è in movimento. E questo qualcosa riguarda la presenza di uomini e di donne che rendono visibile una forma di vita legata alla conversione operata da Gesù risorto. Gente colma del gusto di appartenere a Gesù risorto, che li supera e insieme li rende più umani.
Per questo una comunità cristiana autentica non è mai semplicemente un luogo di aggregazione. È il luogo dove si impara, lentamente, a vivere da convertiti, segnati da un continuo cadere e rialzarsi.
Noi non sappiamo se questo produrrà di nuovo folle immense. Forse sì. Forse no. Il Vangelo, comunque, continua a ricordarci che Gesù risorto non è partito dalle folle. Anzi, ha paragonato i suoi a un piccolo seme, portatore però di una forza divina prodigiosa.
Ci sembra utile terminare con una provocazione. Poco interessa contare quante persone entrano oggi in una chiesa. Da contare sono invece le persone che escono di Chiesa e, poi, con la loro vita espandono attorno a sé il buon profumo di Gesù risorto.