Lettura 31 Dt 6,10–19 Una prima attuazione del primo Comandamento
Per comodità riportiamo ancora il brano della lettura precedente che invita ad un’applicazione radicale del primo comandamento.
Dt 6,4 «Ascolta, Israele: JHWH è il nostro Dio, JHWH è uno solo. 5 Tu amerai JHWH tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. 6 Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; 7 li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8 Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi 9 e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte».
Il brano successivo è strutturato in forma concentrica, un modo usato dall’ebraico per evidenziare la parte più importante. Quello che noi, di solito usiamo mettere alla fine, anche se conosciamo il sistema delle premesse, esposizione e conseguenze. Nel nostro caso, potremmo dire che A e A’ trattano temi analoghi così come B e B’ e come C e C’.
A – 10 Quando JHWH tuo Dio ti avrà fatto entrare nella Terra (Cei: paese) che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti;
B – 10b quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, 11 alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato,
C– 12 guardati dal dimenticare JHWH, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile.
13 Temerai JHWH Dio tuo, Lo servirai e giurerai nel suo nome.
D – 14 Non seguirete altri dèi, divinità dei popoli che vi staranno attorno,
15 perché JHWH tuo Dio che sta in mezzo a te, è un Dio geloso; l’ira di JHWH tuo Dio si accenderebbe contro di te e ti distruggerebbe dalla terra.
16 Non tenterete JHWH vostro Dio come lo tentaste a Massa.
C’ 17 Osserverete diligentemente i comandi di JHWH vostro Dio, le istruzioni e le leggi che vi ha date. 18 Farai ciò che è giusto e buono agli occhi di JHWH,
B’ 18b perché tu sia felice ed entri in possesso della fertile Terra (Cei: bel paese) che JHWH giurò ai tuoi padri di darti,
A’ 19 dopo che egli avrà scacciati tutti i tuoi nemici davanti a te, come JHWH ha promesso.
Accoppiando i versetti simili abbiamo:
A-A’: quando sarai intrato nella Terra della promessa / i nemici saranno stati scacciati davanti a te
B-B’: quando avrai case, vigne, ulivi, ecc. e avrai mangiato e sarai sazio / in una terra molto fertile
C-C’: non dimenticare…temerai JHWH Dio tuo / osserverete i comandi di JHWH
D : Se è così il comando più importante richiamato in D ed è quello che riguarda gli altri dèi.
Dobbiamo tenere presente che al tempo di Mosè l’idea che esistessero altri dèi oltre a JHWH era accettata, mentre otto secoli dopo, al tempo del nostro redattore esilico, si era fatta strada la concezione di un unico Dio, cioè il monoteismo assoluto. Aspetto non tanto facile da praticare perché gli ebrei, in Israele, come nella diaspora, sono sempre vissuti mescolati ad altri popoli con molti dèi a disposizione, e l’idea di seguirne anche altri poteva essere intrigante.
Dal nostro punto di vista logico potremmo considerare i versetti 10 -15 come parte condizionale: tutto quello che dovrà accadere per entrare in possesso della Terra e quelli successivi come parte attuativa: ciò che il popolo dovrà perseguire quando risiederà nella Terra.
In questo testo, ma in tutta la Bibbia più in generale, come già detto altrove, ci sono termini che necessitano di essere contestualizzate alla cultura ebraica e a quella dell’epoca; la semplice traduzione ci porta fuori strada perché ogni concetto ha significati che cambiano nel tempo e nello spazio.
La Gelosia. Se gli altri dèi non esistono la gelosia di Dio si riferisce alla scelta tra una Realtà esistente e il Nulla, ma se riteniamo gli idoli opera demonica allora la scelta è tra Dio e Satana. In questo senso la gelosia non è quel sentimento che vuole interdire alla persona amata il rapporto con altre persone, ma una forma di amore appassionato alla verità.
La Terra. Nella nostra realtà, cosa pensa il discendente di una famiglia di agricoltori che da 200 anni coltiva un territorio quando dice: “la terra”? Certamente non pensa quello che pensa un astronauta.
Un marinaio quando dice “terra”, forse pensa alla casa, ai piedi ben fermi, alla fine del dondolio….
E chi vive in città, forse pensa al verde, alle piante, alla frescura, mentre aratura, semina irrigazione, raccolto, ecc. sono termini privi di un portato reale perché per il cittadino il risultato è nel supermercato sotto casa.
Nel nostro testo, per la prima volta nella Bibbia troviamo una lode alla Terra / herez, alla quale sarà dedicato quasi tutto il capitolo 8. Allora ci dobbiamo chiederci: cosa è la Terra / herez per la Bibbia e per un ebreo?
E potremmo esplorare altre situazioni, circa il significato della Terra / herez per quella cultura in genere.
La Terra non è una cosa, un oggetto, ma una persona, un tu, perché è parte integrante di un discorso teologico, che sta tra la nascita della fede nel “Dio Sconosciuto” di Abramo, la promessa alla sua discendenza, le varie benedizioni, la permanenza in Egitto per sfuggire alla carestia, i 400 anni di schiavitù, la liberazione da Faraone, il Sinai e il dono della Torah, i 40 anni nel deserto e adesso, con Mosè, la preparazione per entrare finalmente nella agognata Terra, oppure, nello scritto del redattore postesilico, le difficoltà per il nuovo insediamento. In sintesi la Terra / herez non è una cosa, ma un soggetto teologico, come la Torah, il Tempio, ecc.
Riportiamo alcuni passaggi di un autore ebreo André Neher.
« Herez nella Bibbia non è né un oggetto geografico né un’astrazione filosofica, ma una persona. Accanto a Dio, a Israele e ai popoli del mondo, herez ha un suo ruolo nel grande dramma biblico. Non essendo un oggetto herez è più invocata che descritta. Non si parla di lei, ma le si parla. Non c’è nella letteratura universale un’apostrofe comparabile a quella dei celebri versetti di Geremia: “herez, herez. Ascolta la voce di JHWH”. Terra, terra ascolta la voce di JHWH! Ger 22,29 (ripreso da un dispensa FTIS).
Da ultimo ricordiamo che uno dei più importanti giornali israeliani è “Haaretz, La Terra” pubblicato in inglese.
Ora, nella lettura che ne fa il Deuteronomio la Terra diventa il teatro dell’Alleanza.
Essa, Terra si presenta con diversi legami:
1- legame teologico che è fondamentale, cioè il legame tra Promessa e Compimento, che sulla bocca di Mosè sta per compiersi e su quella del nostro redattore sta per compiersi o in via di compimento una seconda volta.
2- legame storico: la terra d’Egitto, terra di schiavitù e dolore e la Terra di libertà, quella d’Israele.
3- legame geografico o esperienziale che troviamo soprattutto nel nostro libro che riguarda i vari tipi di terra: terra del deserto, terra incolta, la terra libera, la terra coltivata, la terra delle città, la terra della sazietà.
Sono tutti tipi di terra che il nostro redattore continuamente richiama; vuoi per farne memoria come quella del deserto, vuoi per goderne i frutti senza dimenticare di mettere in pratica il comandamento, la Torah.
Il concetto che sta alla base di tutto il discorso è che se la Terra è un dono, pura grazia, essa deve suscitare una risposta che è racchiusa nel Comandamento. È il dono stesso che suscita il bisogno di una risposta adeguata che è offerta nel Comandamento. È questa la dialettica che attraversa tutta l’impresa deuteronomica.
Nel caso del brano in esame l’osservanza del comandamento, sempre il primo, viene espressa con cinque formulazioni o applicazioni pratiche per evitare che il comandamento resti una semplice formula letteraria.
1- Prima formulazione: v 12 “guardati dal dimenticare“.
Dimenticare, šakaḥ, è un verbo fondamentale perché la relazione collettiva o personale con Dio è tutta imperniata sul verbo opposto ancora più importante: ricordare, zakar. L’ebraismo e il cristianesimo sono due religioni storiche e di conseguenza fondate sul fare memoria, “ricordare” gli eventi che le hanno fatte nascere.
Il primo centrato, sulla chiamata di Abramo e soprattutto sulla liberazione dai 400 anni di schiavitù che trova la sua memoria liturgica nella celebrazione della Pasqua / Pesach /passaggio che appunto ricorda il “passaggio dell’0Angelo la notte di Pesach, l’attraversamento del Mar Rosso e la fine dell’esercito di Faraone.
Anche il secondo, il Cristianesimo, in ogni Messa “ricorda” la nascita dell’Eucaristia e gli eventi di Pasqua.
Se si vuole avere un’idea dell’importanza del verbo ricordare basta aprire il libro dei Salmi a caso e vedere quanti Salmi sono imperniati sul verbo “ricordare”. È convinzione del credente che quando Dio si ricorda tutto si sistema, perché se Dio c’è il male non può più operare. Quando Dio si ricorda Dio opera; e se Dio opera mette in atto la salvezza.
Allo stesso modo quando Israele si ricorda supera il tempo e si mette nella medesima situazione dei Padri che hanno camminato nel deserto guidati da quella Nube, ombrosa di giorno e luminosa di notte, che nascondeva la presenza di JHWH.
2- Seconda formulazione: v 13 “Temerai JHWH Dio tuo“
Il timore di Dio non ha nulla a che fare con la paura di Dio. Esso è piuttosto il senso profondo di tutte le cose che riguardano Dio. È come quando hai in mano un oggetto prezioso e delicatissimo e che basterebbe una piccola disattenzione per rovinarlo irrimediabilmente e quindi lo tratti con la massima cura.
Dal punto di vista letterario possiamo dire che questo termine è un “merisma”, cioè l’idea di citare una parte che però rimanda al tutto. Nel nostro caso “timore di Dio” vuole significare il tutto del pio comportamento religioso: amore, obbedienza, osservanza, venerazione, ecc.
3- Terza formulazione: v 13 ” Lo servirai”
Definire in cosa consista questo “servizio” è sempre problematico, perché non c’è lì un padrone che dica cosa devi fare adesso, dopo e dopo ancora. Preferiamo allora rivolgerci alla Bibbia al secondo racconto della creazione.
Gn 2,4 «Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati. Quando JHWH Dio fece la terra e il cielo, 5 nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché JHWH Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo 6 e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo-; 7 allora JHWH Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente».
Se abbiamo ben compreso la creazione così com’era, lasciata a se stessa era una grande schifezza, «perché nessuno aveva fatto i canali per irrigare».
La cura avviene al versetto 15.
2,15 «Allora JHWH Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo servisse (Cei: coltivasse) e lo custodisse».
Preferiamo la traduzione letterale, “servire” perché ha un significa totalizzante a differenza di “coltivare”.
Da questo versetto comprendiamo che l’uomo viene messo al mondo per “servire” il creato. E, attenzione, parliamo di un testo scritto più di 2000 anni fa, non da qualche ecologista odierno!
Allora, “servire“, è un termine dal significato molto ampio che comprende tutto quelle che gli uomini hanno fatto nel corso dei millenni per rendere il mondo bello. Molto bello!
Ma il secondo verbo è ancora più significativo perché “custodire” è il termine usato nei riguardi della Torah. Se è così l’impegno, la cura verso il creato e la Torah si identificano.
Per comprendere ulteriormente questo verbo “servire” possiamo riferirci al titolo di un commento al libro di Esodo uscito negli anni 70.
L’autore Georges Auzou così l’ha intitolato: «Dalla schiavitù al servizio – Il libro di Esodo». Ecco, Esodo mostra due tipi di servizio: quello degli schiavi e quello degli uomini liberi. Tanto i primi che i secondi lavorano, ma non è la stessa cosa. La “cura” che impiegano i secondi nella loro attività manca del tutto ai primi che lavorano spinti dalla frusta degli aguzzini.
4- Quarta formulazione: v 13 ” giurerai nel suo nome“
Questa espressione stupisce perché il terzo comandamento prescrive di non “nominare il nome di Dio invano”. Tuttavia non nominarlo invano non indica un divieto assoluto, ma la precauzione, l’attenzione, la serietà nel suo nominarlo. Se è così questa prescrizione è un modo significativo per sottolineare l’importanza del giuramento. Il fatto che nei tribunali si usi giurare sulla Bibbia, o un testo sacro riconosciuto dal giurante, è il modo usato oggi per sottolineare l’importanza di quel gesto. Certo che nell’attuale situazione culturale in cui si è persa l’idea di “sacro”….
5- Quinta formulazione: v14 ” Non seguirete altri dèi“
A riguardo dei comandamenti non abbiamo mai trovato il verbo “seguire”. La Torah deve essere rispettata “osservata”, “custodita” espressioni che tutte sono riferite al verbo ebraico šamar. Qui appare per la prima volta il verbo “seguire“, ma riferito agli altri dèi, quindi preceduto dalla negazione “non“.
Riteniamo che questo verbo sia molto molto importante e che in tutta la Bibbia svolga una funzione strategica.
Se ebraismo e cristianesimo, come abbiamo già detto, si sviluppano nella storia esse sono profondamente coinvolte dalla Storia, sia quella imposta dai potenti, come quella costituita dalle piccole storie dei singoli uomini. Piccole, ma non meno importanti.
Al solito cerchiamo la spiegazione non in grandi teoremi, ma nella Bibbia.
Quando Dio chiama Abramo, non gli dà una Torah o delle Leggi, ma gli dice: “Lascia la tua patria, la tua famiglia e va dove ti indicherò”. E Abramo comincia a girare, cercando il luogo che Dio affiderà, non a lui, ma alla sua discendenza. E questo vale per tutti patriarchi che girano di qua e di là spinti dal Dio di Abramo nell’attesa della attuazione di quella Promessa: la Terra. Intanto tutti loro “seguono” ciò che Dio comunica loro.
Qualcosa di analogo accade anche dopo, quando il popolo oppresso da Faraone viene prodigiosamente liberato e pur guidato da Mosè non sa quale strada percorrere. Però sono guidati da Dio ed essi Lo “seguono“. Dio non si vede perché è puro Spirito, ma Egli offre loro un segno: la Nube.
Riportiamo solo alcuni passaggi, ma la Bibbia ne offre moltissimi sia nel Primo che nel Secondo Testamento.
Es 13,21 Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. 22 Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.
Es 14,19 L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20 Venne così a trovarsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. Ora la Nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
Es 14,24 Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25 Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».
Es 16,9 Mosè disse ad Aronne: «dà questo comando a tutta la comunità degli Israeliti: Avvicinatevi alla presenza del Signore, perché egli ha inteso le vostre mormorazioni!». 10 Ora mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi si voltarono verso il deserto: ed ecco la Gloria del Signore apparve nella Nube.
E 19,9 Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te». Mosè riferì al Signore le parole del popolo.
Ecco, per quarant’anni nel deserto tutti gli spostamenti del popolo avvengono guidati dalla presenza della Nube di ombra o di fuoco, che essi “seguono” fedelmente.
Più tardi ci saranno i Profeti che indicheranno di tanto in tanto la via da “seguire” nelle varie vicissitudini della Storia.
Non andiamo oltre ad esplorare il Primo Testamento e passiamo al Secondo che è ancora più esplicito.
Molte volte Gesù si è rivolto ai suoi interlocutori dicendo loro: “Vieni e seguimi“. Uno brano significativo per tutti gli altri:
Lc 9,57-62 «Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: «Io ti seguirò dovunque andrai». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». Ed egli rispose: «Permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunciare il regno di Dio». Un altro ancora gli disse: «Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio».
La possibilità di “seguire” grazie all’Incarnazione del Figlio risulta grandemente facilitata perché non si tratta più di “seguire” Dio attraverso il segno di una Nube o la voce dei profeti, ma di fare come ha fatto Lui; un uomo come noi con tutte le nostre difficoltà e i nostri limiti.
È per questo motivo per cui fin dalle prime comunità cristiane e si diffonde il termine “sequela” perché essa è la modalità normale per diventare “seguaci” di Gesù.
Detto tutto questo non dobbiamo perdere di vista che il comando è espresso in forma negativa: “non seguirete“, perché gli esseri umani sono sempre attratti dal “seguire” qualcuno e di gente che cerca seguaci la si trova ad ogni angolo di strada; ieri e oggi.
Oggi molti di questi seguaci sono identificati in modo raffinato: “follower”!