Quando Dio non esclude

Il cammino lento della comprensione

Ci sono storie che oltre che essere semplicemente raccontate, vanno capite. E, per capirle, bisogna resistere alla tentazione di afferrarle con precipitazione, di ridurle a schema e incasellarle frettolosamente all’interno di categorie precostruite. Questi scritti pretendono di chiarire i contenuti. Purtroppo, mentre danno l’impressione di realizzarlo, in realtà finiscono ben presto per svuotarli di valori oggettivi.

Una vicenda custodita nel silenzio

Lucio Brunelli, giornalista e vaticanista, ha raccontato una di queste storie. Una storia che avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un titolo gridato, di quelli costruiti per dividere, per suscitare reazioni immediate, per alimentare contrapposizioni tanto rapide quanto superficiali. E invece è rimasta, come Brunelli suggerisce, una vicenda più raccolta, più discreta, quasi custodita per essere tenuta lontano da clamori negativi. Proprio per questo è stata resa capace di parlare per dire molto cose importanti.

Nel segno di un gesto essenziale

I fatti di questa storia, presi nella loro essenzialità, sono semplici.

Giovedì Santo del 2015. Carcere di Rebibbia. Papa Francesco entra, celebra la liturgia e compie il gesto della lavanda dei piedi su dodici detenuti. Tra loro c’è Isabel, persona transessuale, detenuta, credente.

La voce di Dio in una domanda

A un certo punto emerge un problema concreto. Se sia opportuno includerla oppure no.

La risposta che viene data non è una spiegazione articolata, né una presa di posizione ideologica. È una domanda, pronunciata con calma ma con decisione da papa Francesco: “Ma non è anche lei un figlio di Dio?”.

Una domanda che interpella il cuore

Ora, questa domanda stupisce non poco. Ha una struttura elementare. Ma è proprio per questo che non la si può aggirare e mettere alle spalle. È simile a una parte rocciosa che non offre appigli. Inchioda alla difficoltà. Davanti a un fatto del genere, è infatti praticamente inevitabile ritrovarsi impigliati in spinose questioni morali. Così, si arriva a interrogarsi sulla correttezza del gesto, sulla sua opportunità, sulla sua coerenza rispetto a una tradizione.

Oltre il giudizio, verso il mistero

Ma, se ci si ferma qui, si resta in superficie. Brunelli vuole andare in profondità. fa emergere una questione più radicale. Non riguarda i comportamenti morali degli uomini. Investe il modo stesso di pensare Dio.

Davanti allo scandalo della misericordia

C’è allora da chiedersi chi può essere escluso da Dio? Si affaccia allora la realtà dura dello scandalo. La troviamo nei Vangeli: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro” (Lc 15,2).

Ancora una volta si viene rimandati alle parole del profeta Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”. Ecco, quanto risulta spontaneo costruire distinzioni: dentro e fuori, giusto e peccatore.

Il volto nascosto di Dio

Non resta che rifarsi ancora una volta alle parole di Isaia: “Davvero tu sei un Dio nascosto”. E va fatto, perché proprio queste parole conducono a scoprire le fattezze del mistero del sacro. Brunelli le trova espresse dalle parole di testimonianza di Isabel: “Ha messo i suoi occhi nei miei occhi”. Nel finito di un gesto di un uomo questa persona ha scoperto l’infinito della persona di Dio. E, qui, vengono in mente di sant’Agostino, scritte a commento dell’episodio dell’incontro di Gesù con l’adultera: “Rimasero soli, la misera e la Misericordia”.

La chiamata personale

Non resta che chiudere con una domanda, che ognuno deve porre anzitutto a se stesso: sono disposto ad accettare un Dio così e a seguirlo come discepolo operoso?

Senz’altro, la risposta sta nel mistero che Isabel ha trovato nascosto nello sguardo di Papa Francesco.