Lettura 2 Gen 1,1 Chi è il Creatore?
Restiamo ancora sul l’inizio di Gen 1 perché ci sono altri elementi da focalizzare.
Gen 1,1 «Bereshit barah Elohim…» tradotto letteralmente con: «In principio creò Dio…».
La Bibbia greca dei LXX traduce: «En archē creò Dio…».
L’iconografia corrente e di conseguenza l’immagine che ciascuno si è fatta, pensa il Creatore come un antico vegliardo, con una lunghissima barba bianca, e la testa tutta avvolta in lunghissimi capelli altrettanto bianchi
Tuttavia ancora l’inizio del Vangelo di Giovanni suggerisce altre immagini:
Gv 1:1 «In principio / archē era il Logos /Verbo / Parola,
il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio / archē presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, / e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste».
Il versetto Gv 1,3 non lascia dubbi: la creazione è avvenuta per mezzo del Figlio e viene ribadito che “senza di Lui nulla sarebbe stato fatto di ciò che cade sotto i nostri occhi”.
Inoltre, tutte le domeniche recitando il “Credo lungo”, cioè il Simbolo Niceno Costantinopolitano, quando si parla della generazione del Figlio, ad un certo punto proclamiamo:
«… per mezzo di Lui tutte le cose sono state create…»
Malgrado tutto questo a nessuno verrebbe in mente di raffigurare Gesù in qualità di creatore. Tutte le immagini della creazione mostrano quale Creatore sempre il Padre presentato sempre come un antico vegliardo.
Tutto questo può essere spiegato da un rischio a cui potrebbe portare se si insiste sulla figura del Figlio quale mezzo per creare. Dobbiamo così riferirci molto sinteticamente, alla filosofia ellenica che sosteneva rigidamente la trascendenza divina: Dio non può rapportarsi direttamente alla materia perché essa è cosa spregevole. Quindi è necessario inserire una figura intermedia: un essere creato apposta per eseguire ciò che Dio non può eseguire direttamente per non restare “contaminato”dalla materia. La filosofia platonica ancora molto vivace per diversi secoli dopo Cristo insieme alla Gnosi, riteneva che Dio, il Sommo Bene, avesse incaricato il Demiurgo, un personaggio semi-divino, creato apposta per “sporcarsi” le mani con il sensibile, la materia, per fare le cose che sono nel mondo.
Se si importano queste idee nel cristianesimo si rischia di compromettere la divinità di Gesù di Nazareth: renderlo un semidio, un Dio di ordine inferiore, un uomo innalzato in qualche modo nel mondo del divino e via dicendo.
Il problema dapprima strisciante, esplode in forma violenta intorno al 320 a seguito della predicazione di un prete di Alessandria di nome Ario, il quale sosteneva che Gesù non fosse stato generato dal Padre, ma creato, quindi una creatura come tutte le altre con qualche dote particolare in più. L’eresia venne tamponata con il Concilio di Nicea che produsse la prima parte del Credo lungo, di cui ci interessa evidenziare:
«… E in Gesù suo unico Figlio nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero. Generato, non creato della stessa sostanza del Padre. Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create…».
In questo modo l’eresia venne bloccata, ma la sua diffusione durò ancora a lungo se pensiamo, a titolo esemplificativo, che ancora S. Ambrogio alla fine del 300 deve lottare con gli ariani che vivono a Milano. E quando nel 568 i Longobardi si instaurano nell’Italia del Nord fondando il loro regno, non portano con sé religioni barbariche perché sono già cristiani, ma sono e restano ariani.
Questo ci dice che intendere Cristo come una divinità intermedia per salvaguardare l’assoluta trascendenza di Dio è una tentazione dura a morire. Tant’è che ancora oggi vi sono sette cristiane che quando parlano del Padre scrivono Dio, quando si riferiscono a Gesù l’appellativo dio inizia con la lettera minuscola: un dio di seconda classe.
Forse questo sintetico excursus storico può spiegare un certo ritegno e una certa difficoltà a parlare e raffigurare Gesù Cristo Creatore.
Allora come coniugare trascendenza e vicinanza di Dio? Che in altri termini significa comprendere fino in fondo il mistero dell’Incarnazione?
Potremmo suggerire la via proposta dalla teologia del primo ‘900.
Certo: «Quanto i cieli sono alti sopra la terra tanto i miei pensieri sono diversi da vostri», come dice un antico profeta. E noi non possiamo dire nulla di Dio ameno ché Lui non si sia Rivelato.
Allora possiamo dire senza timore che:
sicuramente Dio è il Totalmente Altro, ma la sua totale alterità non gli impedisce di essere il Totalmente Vicino.
E la sua vicinanza a me non dipende dal mio o voler o non voler stare vicino a Lui, ma dipende esclusivamente dalla sua decisione.
Perché Lui è totalmente altro e per questo totalmente vicino!