Lettura 3 Gen 1,1 Chi è il Creatore? I Libri Sapienziali

Restiamo ancora sul l’inizio di Gen 1 perché ci sono altri elementi da focalizzare.

Gen 1,1 «Bereshit barah Elohim…» tradotto letteralmente con: «In principio creò Dio…».

La Bibbia greca dei LXX traduce: «En archē creò Dio…».

Genesi non è l’unico libro della Bibbia che parla della creazione perché ci sono altri libri che ne trattano, certo, in un modo non così sistematico. Ad esempio molti Salmi parlano della creazione e di Dio creatore perché l’uomo osservando il creato è quasi provocato a lodarne il Creatore. Uno per tutti il Salmo 8.

Tuttavia vale ancora la domanda: delle tre Persone divine chi è il creatore?

Abbiamo visto come già all’inizio del Vangelo di Giovanni si dice che tutto ciò che esiste è stato fatto per mezzo del Logos / Verbo / Parola / Figlio e non abbiamo parlato dei vari testi di Paolo che ne trattano in forma più o meno dettagliata. Ad esempio: Col 1,16-ss.

Col 1,16 «… poiché per mezzo di lui / sono state create tutte le cose, / quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: / Troni, Dominazioni, / Principati e Potestà. / Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. / 17 Egli è prima di tutte le cose / e tutte sussistono in Lui».

Anche nell’Antico Testamento vi sono libri che alludono alla creazione avvenuta per mezzo del Figlio. Fin dai primi secoli del cristianesimo gli studiosi hanno assimilato la Sapienza alla figura del Figlio.

La “Sapienza” nella Bibbia greca dei LXX traduce l’ebraico “chokmah” con Sofia, Sapienza, appunto. Ma la Sapienza è tutt’uno con il Logos: non può esserci Logos senza Sapienza né Sapienza senza Logos. Accettata questa equivalenza possiamo proporre alcuni testi che parlano dalla Sapienza quale mezzo indispensabile per creare l’universo.

Il libro di Giobbe pensa la Sapienza come elemento prezioso che Dio ha dovuto cercare per potere creare il mondo; e solo Lui è stato in grado di portare a termine questa ricerca.

Giob 28:1 «Certo, per l’argento vi sono miniere / e per l’oro luoghi dove esso si raffina./2 Il ferro si cava dal suolo / e la pietra fusa libera il rame.

3 L’uomo pone un termine alle tenebre / e fruga fino all’estremo limite / le rocce nel buio più fondo./4 Forano pozzi lungi dall’abitato / coloro che perdono l’uso dei piedi: / pendono sospesi lontano dalla gente e vacillano. / 5 Una terra, da cui si trae pane, / di sotto è sconvolta come dal fuoco.

6 Le sue pietre contengono zaffiri / e oro la sua polvere.

7 L’uccello rapace ne ignora il sentiero, / non lo scorge neppure l’occhio dell’aquila,

8 non battuto da bestie feroci, / né mai attraversato dal leopardo.

9 Contro la selce l’uomo porta la mano, / sconvolge le montagne:

10 nelle rocce scava gallerie / e su quanto è prezioso posa l’occhio:

11 scandaglia il fondo dei fiumi / e quel che vi è nascosto porta alla luce.

12 Ma la sapienza da dove si trae? / E il luogo dell’intelligenza dov’è?

13 L’uomo non ne conosce la via, / essa non si trova sulla terra dei viventi.

14 L’abisso dice: «Non è in me!» / e il mare dice: «Neppure presso di me!».

15 Non si scambia con l’oro più scelto, / né per comprarla si pesa l’argento.

16 Non si acquista con l’oro di Ofir, / con il prezioso berillo o con lo zaffiro.

17 Non la pareggia l’oro e il cristallo, / né si permuta con vasi di oro puro.

18 Coralli e perle non meritano menzione, / vale più scoprire la sapienza che le gemme. / 19 Non la eguaglia il topazio d’Etiopia; / con l’oro puro non si può scambiare a peso.

20 Ma da dove viene la sapienza? / E il luogo dell’intelligenza dov’è?

21 È nascosta agli occhi di ogni vivente / ed è ignota agli uccelli del cielo.

22 L’abisso e la morte dicono: / «Con gli orecchi ne udimmo la fama».

23 Dio solo ne conosce la via, / lui solo sa dove si trovi,

24 perché volge lo sguardo / fino alle estremità della terra, / vede quanto è sotto la volta del cielo.

25 Quando diede al vento un peso / e ordinò le acque entro una misura,

26 quando impose una legge alla pioggia / e una via al lampo dei tuoni;

27 allora la vide e la misurò, / la comprese e la scrutò appieno

28 e disse all’uomo: / «Ecco, temere Dio, questo è sapienza / e schivare il male, questo è intelligenza».

Il libro del Siracide invece ritiene che la Sapienza sia la prima creatura realizzata da Dio (Generazione del Figlio?) perché solo vicino ad essa avrebbe potuto creare il mondo.

Sir 1,1 «[…] Ogni Sapienza viene dal Signore / ed è sempre con Lui.

2 La sabbia del mare, le gocce della pioggia / e i giorni del mondo chi potrà contarli?/ 3 L’altezza del cielo, l’estensione della terra, / la profondità dell’abisso chi potrà esplorarle?

4 Prima di ogni cosa fu creata la Sapienza / e la saggia prudenza è da sempre.

5 A chi fu rivelata la radice della sapienza? / Chi conosce i suoi disegni?

6 Uno solo è sapiente, molto terribile, / seduto sopra il trono.

7 Il Signore ha creato la Sapienza; / l’ha vista e l’ha misurata, / l’ha diffusa su tutte le sue opere,

8 su ogni mortale, secondo la sua generosità, / la elargì a quanti lo amano».

Il libro dei Proverbi segue la falsariga di Siracide con una aggiunta suggestiva al v 24: la Sapienza è stata non solo creata, ma addirittura generata. Allora si tratta di una realtà divina. In questo brano è la Sapienza personificata che parla:

Pr 8,22«Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, / prima di ogni sua opera, fin d’allora.

23 Dall’eternità sono stata costituita, / fin dal principio, dagli inizi della terra.

24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; / quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; / 25 prima che fossero fissate le basi dei monti, / prima delle colline, io sono stata generata.

26 Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, / né le prime zolle del mondo;

27 quando egli fissava i cieli, io ero là; / quando tracciava un cerchio sull’abisso;

28 quando condensava le nubi in alto, / quando fissava le sorgenti dell’abisso;

29 quando stabiliva al mare i suoi limiti, / sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; / quando disponeva le fondamenta della terra, / 30 allora io ero con lui come architetto / ed ero la sua delizia ogni giorno, / dilettandomi davanti a lui in ogni istante; / 31 dilettandomi sul globo terrestre, / ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».

Riteniamo che non siano necessari altri commenti per confermare che il Figlio, seconda Persona della Trinità, ha operato insieme al Padre per fare tutto quanto esiste.