Lettura 12 Gen 1,14-19 Quarto giorno

Gen 1,14 Dio disse: «Vi siano lumi nel firmamento, / per separare il giorno dalla notte:

siano segni per le feste, i giorni e gli anni /

15 e servano da lumi nel firmamento per illuminare la terra». Così avvenne.

16 Dio fece due grandi lumi: / quello maggiore per governare il giorno

e quello minore per governare la notte, e le stelle.

17 Dio li pose nel firmamento per illuminare la terra, / 18 per governare sul giorno e sulla notte

e per separare la luce dalle tenebre. / Dio vide che era bello.

19 Venne sera e poi mattino: quarto giorno.

1- Ci rendiamo subito conto che il nostro testo prende una distanza radicale dalle cosmogonie mesopotamiche e soprattutto egizie. Il dio Ra era identificato con il sole ed era la divinità principale dell’Egitto ai tempi della schiavitù, ma anche a Babilonia il sole era considerato una divinità importante. Un po’ più defilata come dea era la luna. Anche le stelle, a volte raggruppate in costellazioni, erano considerate divinità. Che però nel testo entrano quasi sfuggita.

Nelle teologie orientali “schiere celesti” erano ritenute l’insieme delle divinità del cielo formate proprio dalle stelle.

Anche Israele fa uso del concetto di “schiere“, ma ne dobbiamo specificare il senso. Usiamo come esempio la visione di Isaia di Is 6.

Is 6:1 Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. 2 Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. 3 Proclamavano l’uno all’altro: / «Santo, santo, santo è JHWH Zewahot / Tutta la terra è piena della sua gloria».

La proclamazione dei serafini è diventata la prima parte del Sanctus che dovrebbe essere cantato ad ogni Messa, anche se solitamente viene solo recitato. L’ebraico Zewahot nella messa in latino ha conservato, pur traslitterato, il vocabolo originale: Sabahot. La Cei lo traduce con “eserciti“, ma in chiave pacifista nella messa, oggi si usa “universo“, però il significato ebraico è proprio: “schiere“. Proclamare “JHWH delle schiere” significa dire che tutte gli astri del cielo non sono altro che Sue creature a Lui soggette. Una solenne proclamazione antidolatrica!

2- Un secondo modo per sminuire l’importanza di sole e luna, rispetto alla cultura epocale è quello di non chiamarli con il loro nome: i vocaboli “sole” e “luna”, sono del tutto assenti dal nostro testo perché sono ridotti a semplici “lumi o lampade“.

3- Osserviamo che quella di illuminare la terra è solo una funzione secondaria dei due “lumi“, perché la luce era già stata creata il primo giorno senza che essi ancora esistessero. Il nostro agiografo invece sembra preoccupato di mostrare un’altra funzione espressa dai verbi: governare, separare, l’essere segni o segnalare.

Ora, il quarto giorno è il centro della settimana, ma sta anche al centro della struttura letteraria della settimana della creazione.

Questo perché il redattore attribuisce al calendario una origine divina e per la tradizione sacerdotale P, cui appartiene questo testo, giustifica il succedersi dei riti giornalieri, mensili e annuali.

Forse non ci rendiamo conto dell’importanza che avesse un calendario in quei tempi perché oggi disponiamo di un calendario universale accettato quasi pacificamente da tutti, ma in quel mondo anche il calendario divenne uno dei motivi che produssero una scissione nel mondo ebraico durante il secondo secolo a. C.

In quel periodo Israele, prima della rivolta dei Maccabei, era dominato da una dinastia derivata da uno dei generali di Alessandro Magno, i Seleucidi, che fecero di tutto per imporre i costumi ellenistici.

Ora, il calendario del Tempio, quello da cui dipende il nostro testo, era organizzato in modo tale da non fare mai cadere le festività religiose in giorno di Sabato. Stiamo parlando di: Capodanno, Pasqua, Pentecoste, Festa delle Capanne. Il Sabato doveva essere il giorno del “distacco” e del riposo assoluto.

Non è questa la sede per spiegare come ci riuscissero, diciamo solo che l’anno aveva una durata di 364 giorni.

Piccolo problema: se semini guardando il calendario, dopo 20 anni semineresti con 20 giorni di anticipo.

Probabilmente, questa fu la ragione che indusse le autorità religiose ad adottare un altro calendario.

Evidentemente il fatto non fu così indolore perché studi recenti mostrerebbero che uno dei motivi della nascita del movimento degli Esseni, che accusava i sacerdoti del tempio di eresia, fosse anche l’adozione da parte delle autorità religiose del calendario ellenico.

Abbiamo trattato degli Esseni nella parte finale del Vangelo di Marco a proposito dell’Ultima Cena, con molte probabilità tenuta nel quartiere in cui viveva questa comunità a Gerusalemme. Effettivamente la scoperta degli scritti di Qumran presso il Mar Morto consente di dire che Gesù e le prime comunità cristiane fossero vicine al movimento essenico.

Se tutto questo vale, allora si possono spiegare le differenze nella successione degli eventi relative alla Settimana Santa che ci sono tra i Sinottici e il Vangelo di Giovanni. Gli evangelisti nella loro narrazione hanno, probabilmente, adottato il calendario che fosse comprensibile alla comunità cui si rivolgevano.

Anche ai nostri giorni i problemi di calendario sono presenti. Il calendario universale attualmente in uso è nato con la riforma di papa Gregorio XIII, che modificò il precedente calendario giuliano, perché la correzione di Giulio Cesare del 46 a. C., che introduceva gli anni bisestili era eccessiva, tanto nel 1582 anno della riforma gregoriana, l’equinozio di primavera cadeva l’undici di marzo anziché il ventuno. Si trattò allora di cancellare dieci giorni per mettere in passo il calendario con il moto del sole. Per il futuro poi è stato previsto di evitare di rendere bisestili certi anni.

Questo creò grandi tensioni nelle chiese perché si trattava di spostare le date delle feste liturgiche in primis la Pasqua. Con il passare del tempo, però, tutte le chiese protestanti si sono allineate, ma non quelle ortodosse che ad esempio, ancora oggi, celebrano il Natale quindici giorni dopo la Chiesa Cattolica.

Quindi, il nostro redattore sacerdotale non era poi tanto diverso da noi.

E se tutto questo tiene, vuol dire che la liturgia e i suoi simboli sono roba seria, tremendamente seria.