Lettura 20 Gen 2,18-20 La creazione degli animali

Gen 2,15 «JHWH Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse/habad e lo custodisse/šamar.[…]

18 Poi JHWH Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». 19 Allora JHWH Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20 Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile».

Dobbiamo riprendere il versetto 15 perché sorge la domanda: “Se Dio ha posto l’uomo nel Giardino per coltivarlo e custodirlo, allora che differenza c’è tra Genesi e il mito di Atrahasis?

Ricordiamo che nell’antico mito mesopotamico gli uomini sono creati per sostituire gli dèi inferiori che si erano rifiutati di continuare a fare lavori massacranti per gli dèi superiori, i quali se ne stavano senza fare nulla, in silenzio, a godersi la pace dei templi. In quel contesto il lavoro era visto come una condanna e questo ci dice che nella società babilonese il lavoro era roba da schiavi, gente senza diritti di alcun genere. La stessa situazione esisteva anche nella “civilissima” Grecia e a Roma. Anzi, si facevano le guerre apposta per potersi procurare schiavi: mano d’opera a basso costo.

In secondo luogo, non dobbiamo dimenticare che in Israele, unico esempio nella storia, la schiavitù era pressoché inesistente. Nel caso un israelita fosse caduto in schiavitù, la sua durata terminava con gli anni giubilari, quelli in cui tutti gli schiavi tornavano liberi. Gli anni giubilari cadevano ogni sette anni. Israele non ha mai disprezzato il lavoro, intellettuale o manuale che fosse. Noi oggi come valutiamo il lavoro di chi fa le pulizie? Oppure il lavoro di coltiva i campi? Abbiamo smesso di sgridare i bambini con la frase: se non studi andrai a zappare la terra?

Altro aspetto molto importante: nella Bibbia non esiste un comandamento a riguardo del lavoro, ma solo a protezione del riposo. Un giorno di riposo per tutti.

Es 20,8 «Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro».

Anche, l’idea di lavoro che emerge dal nostro testo va nella stessa direzione.

Anzitutto il fatto di usare a proposito del lavoro due verbi tecnici destinati normalmente ad indicare il rapporto con l’Alleanza, mostra che per il nostro redattore il lavoro è un’attività importante, molto importante; addirittura preziosa perché destinata ad un giardino. Se i verbi usati per il lavoro sono gli stessi di quelli riservati ad una cosa sacra, allora anche l’attività umana è sacra.

Certo, per comprender questo dovremmo fare uno sforzo riflessivo per rifarci ad altri tempi, quando il lavoro non era soggetto alle leggi di mercato alla stregua di qualunque merce. Potremmo anche pensare alla Regola di San Benedetto nella quale tra lavoro e preghiera non c’è differenza: il lavoro è una preghiera svolta in altro modo.

Ancora, nel nostro brano troviamo Dio che si preoccupa perché l’uomo è solo… sai, un bel giardino, con tante piante, con tanti fiori, con tanta acqua, ecc. Bello, sì, ma ad un certo punto diventa roba da quarantena!

E allora Dio gli crea tutti gli animali e glieli fa passare davanti per dare loro il nome.

Nella cultura dell’antico Oriente dare il nome a qualcuno significava imporre una signoria su di lui. In questo modo il testo ci vuole dire che l’uomo diventa signore di tutti gli animali.

Avevamo trovato un tema analogo nella lettura 16 in riferimento al versetto:

1, 28 «Dio li benedisse e disse loro [coppia umana]: / «Siate fecondi e moltiplicatevi, / riempite la terra;/ soggiogatela e dominate / sui pesci del mare / e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente, / che striscia sulla terra».

e avevamo visto che questo dominio si esprimeva del trasformare l’uomo in “Pastore dell’Essere”.

E tutto in un clima assolutamente vegetariano: anche il leone è erbivoro.

Però tutti gli animali sono creati perché l’uomo trovi una compagnia che gli consenta di superare la solitudine.

Allora, se da un lato l’uomo è nel giardino per coltivarlo e custodirlo e dall’altro Dio si preoccupa della sue condizioni di lavoro, della sua vita, del suo benessere psicologico, allora quel lavoro non doveva essere troppo faticoso o stressante. Una sorta di vacanza senza fine.

Dobbiamo invitare ad una riflessione che avevamo già posto: questa è storia delle origini o profezia di un futuro escatologico?