Lettura 22 Gen 3,1-7 Delitto
Gen 3,1 «Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte da JHWH /Elohim. Egli disse alla donna: «È vero che Dio / Elohim ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio / Elohim ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». 4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio / Elohim sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come dèi, conoscitori del bene e del male». 6 Allora la donna vide che l’albero era tov / buono / bello da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.
7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture».
1- Perché il serpente?
Già nell’epopea di Gilgamesh troviamo la presenza del serpente, che riesce a sottrarre la pianta dell’immortalità, che dopo tante peripezie, l’eroe era riuscito a trovare. Già in questo antico mito, il serpente ha a che fare con l’immortalità dell’esser umano.
Il serpente è simbolo di giovinezza perché ogni anno cambia la sua pelle perciò essa è sempre nuova, fresca e giovanile.
In tutto l’antico Oriente il serpente era ritenuto sapiente, qui è “astuto. La sapienza era ritenuta l’arte di allungare la vita, nella speranza di una vita immortale.
Nelle religioni di Canaan il serpente era simbolo del sesso e questo potrebbe essere una scelta polemica contro i riti cananaici di fecondità che disponevano anche della prostituzione sacra.
L’agiografo aveva bisogno di oggettivare il male. Non siamo ancora alla personificazione con il Diavolo, cosa che avverrà in testi successivi; in questo testo esso è semplicemente una bestia che ha il compito di insinuare nella mente dell’uomo il dubbio.
2- In ebraico il verbo “conoscere” significa anche “possedere”, allora non si tratta tanto di conoscere il bene e il male, quanto di possederlo, cioè decidere da me cosa e bene e cosa è male. Elevare la mia ragione a criterio di giudizio circa ciò che è bene e ciò che è male. Come un bambinetto quando fa i capricci.
Non è la situazione odierna in cui, soprattutto nelle nuove generazioni, si fanno diventare diritti tutti i desideri?
3- Osserviamo che all’inizio del brano Dio è chiamato JHWH Elohim; subito dopo il serpente lo chiama solo Elohim, cioè, semplicemente Dio e questo prosegue per tutto il dialogo successivo, anche se la donna continua a chiamarlo JHWH Elohim.
Il comando cui il serpente richiama era stato dato all’uomo, prima della creazione della donna, a riguardo del suo nutrimento:
2,16 JHWH Dio diede questo comando all’uomo: «Da ogni albero del Giardino mangiare mangerai, 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, morire moriresti».
Qui troviamo una forma linguistica, mancante nelle lingue occidentali, che consiste nella duplicazione di un verbo, prima all’infinito e poi al tempo coerente con la frase, il cui senso è quello di intensificare l’azione del verbo stesso; in questo caso potremmo tradurre: “mangerai a sazietà” oppure “mangerai finché ne hai voglia”; e poi per l’altro caso: “certamente moriresti”.
4- Ora, l’astuzia del serpente appare immediatamente nel modo in cui è formulata la domanda perché ipotizza un divieto molto più stringente del comandamento in quanto esclude la possibilità di mangiare da tutti gli alberi.
E la donna abbocca, perché al divieto di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, aggiunge anche il divieto di toccarlo.
La controrisposta del serpente è il punto d’arrivo di ciò che gli sta a cuore: gettare l’ombra del sospetto sull’opera buona di Dio. Come dire: Dio non vuole che voi cresciate; non vuole che diventiate adulti; non vuole che diventiate come Lui. E questo lo dice di un Dio che si farà uomo! Un serpente veramente velenoso.
Il successo del serpente è facilmente rilevabile perché ci rendiamo conto che esso è riuscito a scatenare il desiderio, che passa dall’aspetto visivo, a quello, immaginato, del gusto e giunge a mettere in crisi lo stesso comandamento e la stessa relazione con Dio. Che senso ha questo comando? Che senso ha questa relazione? Ma è proprio vero che Dio mi vuole bene? Deve avere senz’altro dei fini nascosti.
Un dubbio che prima non era mai apparso.
Non è che ne posso fare ameno a meno di questa relazione? E intanto se non provo mi perdo il frutto. E se non ne gusto non saprò mai cosa significa conoscere (possedere) il bene e il male. Ma ne vale proprio la pena di continuare così?
Nelle profondità del cuore, della coscienza, si formano tutte queste domande, che restano lì appese…
Ma sono le domande del serpente o quelle che ad un certo punto della vita ogni nato da donna si pone?
Ebbene se la risposta è sì, allora abbiamo identificato chi è quella figura che l’antico saggio ha chiamato “serpente”.
E così i due imbranati mangiano il frutto.
Evidenziamo la parola FRUTTO, nella speranza che si finisca di dire che fosse una MELA.
5- E scoprono di essere nudi.
Abbiamo spiegato nella lettura precedente il significato della nudità e corrispondentemente del vestito.
Essere nudi ora significa non avere più riparo.
Anzitutto hanno scoperto l’amara delusione del compimento di quel desiderio che ora mostra tutta la sua infondatezza.
Poi, avendo trasgredito il comando e soprattutto avendo rotto la relazione con l’Altro, adesso avvertono anche la precarietà della loro stessa relazione. È venuta meno la fiducia sia nell’Altro che nell’altro/a. Certo, perché il comando di mangiare il frutto di quell’albero era stato dato all’uomo quando la donna ancora non c’era.
E così si attendono la rappresaglia dell’Altro e dell’altro/a.
La nudità o precarietà o povertà o debolezza diventa insopportabile e coprirla con foglie di fico rende quel gesto ancor più patetico.
Ma noi abbiamo visto che sin dall’inizio JHWH Elohim si era presentato e aveva agito come principio della cura: una cura per la terra, una cura per il Giardino, una cura per l’uomo manifestata prima con la creazione degli animali e l’elezione alla signoria su di essi e infine con la creazione della compagna.
E adesso, così loro pensano, ci sarà una rappresaglia.