Lettura 28 Gen 3,20-21 Esecuzione delle sentenze, prima parte
Gen 3,20 «L’uomo chiamò la moglie “Eva” / Hawwah, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
21 JHWH Elohim fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì».
Nominare la propria moglie “Madre di tutti i viventi” è un bellissimo complimento; a maggior ragione se calato nella cultura ebraica del IX secolo a. C.
Certo che a noi Hawwah non dice nulla, ma HWW è la radice del verbo “vivere” e hawah significa “vita”.
E non stiamo ad indagare come dal termine ebraico si sia raggiunto il nostro “Eva”, che con “vita” c’entra poco.
Emerge anche il contrasto con i culti cananaici di fertilità che ruotavano attorno alla figura del serpente così troviamo implicita l’affermazione che la vita non deriva dal serpente, ma dalla donna, Hawwah che Dio ha creato partendo dalla costola di Adamo Gen 2,22, Lettura 21.
Tuttavia non possiamo perdere di vista il fatto che sia l’uomo a dare alla donna un nuovo nome e con questo, in linea con la cultura epocale, significa imporre la propria signoria su di lei. Esattamente come nel capitolo precedente aveva fatto verso gli animali:
2,20 «Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile».
Ciò avviene in attuazione della sentenza sulla donna vista nella lettura precedente in cui, tra l’altro, Dio le dice:
3,16 «Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».
Il canto d’amore nel quale il nome della donna era semplicemente la versione femminile di quello dell’uomo, adesso è diventato solo un ricordo del passato.
2,23 Allora l’uomo disse:
«Questa volta essa / è carne dalla mia carne / e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna (hiššah) / perché dall’uomo (hiš) è stata tolta».
In definitiva è venuta meno l’armonia con gli animali, l’armonia con la terra, l’armonia nella coppia e altresì l’armonia con Dio.
Ma siamo proprio sicuri che Dio sia d’accordo per una rottura con questi due imbranati? Diremmo proprio di no se:
21 «JHWH Elohim fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì».
Ce lo vedi Dio che si mette lì con ago e filo a cucire un vestito per questi due, probabilmente preoccupato, perché “se questi se ne vanno in giro nudi per il mondo, al primo colpo di freddo si beccano una polmonite”?
Certamente la Teologia e la Dottrina non condividono questa immagine: troppo semplicistica. ” E no, Dio non può mettersi lì con ago e filo, così come non si era messo a fare l’uomo con la polvere del suolo e tanto meno girava per il Giardino a godersi la brezza della sera… e via dicendo”
Però… Però noi osiamo porre un però. Perché non possiamo fare a meno di pensare che quando il Figlio, la Parola, Colui mediante il quale «tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste» Gv1,3, quando incomincia a girare per le strade della Palestina, si trova un gruppo di discepoli piuttosto scalcinati, selezionati in qualche modo e girando, a volte mangiano, a volte digiunano, ma non disdegnano i banchetti e in questo contesto diremmo, poco religioso, Egli annuncia il Regno di Dio.
Non fa discorsi metafisici, l’ontologia la lascia ad altri, a fatica discute con gli oppositori esperti della cose di Dio che insistono a tirarlo verso “dialoghi sui massimi sistemi“, però quando descrive il Regno di Dio li lascia tutti muti.
Una definizione non la trovi neanche se ce la metti tutta.
Il Regno di Dio è descritto come una donna che impasta la farina per fare il pane; un pastore che cerca una pecora smarrita; una donna che finalmente ritrova la moneta perduta e fa festa con le amiche; un seminatore che semina il suo campo senza risparmiare la semente; un padre che per anni aspetta il figlio che è andato in giro per il mondo combinandone di ogni; uno straniero eretico che soccorre un uomo mezzo morto depredato dai briganti e via dicendo.
E poi si commuove quando incrocia il funerale di un ragazzo figlio unico di una vedova e lo risuscita; qualcosa di analogo fa per un padre, anche lui straniero, la cui figlia sta morendo; stessa cosa fa per un altro padre il cui figlio è posseduto dal demonio che cerca di ucciderlo e altri ancora, tutti in situazioni di vita precarie.
Ora se il vertice della Rivelazione è questo, allora quelle “strane” figure presenti nei testi che abbiamo letto sono tutt’altro che impertinenti, anzi sono perfettamente in linea con questi eventi.
Certo l’antico redattore vissuto 900 anni prima non poteva immaginare cosa sarebbe successo dopo, ma sicuramente ha cercato di dire che «Dio è amore» e lo ha descritto attraverso legami affettivi analoghi a quelli che storicamente ha eseguito il Figlio fatto Uomo.