Lettura 29 Gen 3,22-24 Esecuzione delle sentenze, seconda parte

Gen 3,22 Poi JHWH Elohim disse:

«Ecco l’uomo è diventato come noi, conoscendo il bene e il male. E dunque, non succeda che stenda / šalah la mano, prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

23 Allora JHWH Elohim lo scacciò / garaš dal giardino di Eden, perché lavorasse la terra da dove era stato tratto. 24 Scacciò / šalah l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Troviamo due verbi šalah e garaš usati più volte nel corso di tutto il racconto biblico quando si vuole ricordare la cacciata degli ebrei dall’Egitto. Ricordiamo che quando Mosè chiede a Faraone di lasciare andare il suo popolo, il sovrano oppone un rifiuto categorico; seguono allora le dieci piaghe d’Egitto e l’ultima, la strage dei primogeniti egiziani, vede lo stesso popolo egiziano che scaccia gli ebrei perché il flagello finisca. Una cacciata che diventa liberazione.

Anche questi verbi significativi sono una piccola spia che suggerisce la dipendenza di Genesi da Esodo.

L’origine dei cherubini è legata al mondo mesopotamico dove svolgevano la funzione di proteggere il re e il suo trono, per cui essi sono raffigurati in prossimità o addirittura a ridosso del trono reale. Nella realtà si trattava di soldati o funzionari di rango elevato, ma poi le raffigurazioni fanno di essi dei personaggi metà uomo e metà animale, talvolta dotati di ali.

Nella Bibbia li incontriamo per la prima in questo nostro brano, ma poi li ritroviamo in più punti. In Es 25-31 quando Dio comunica a Mosè come deve essere costruito il Santuario, prescrive che sopra l’Arca dell’Alleanza siano scolpiti uno di fronte all’altro, due cherubini. Poiché l’Arca contiene le tavole della Legge scritte dal dito Dio, essa è l’oggetto più sacro del Santuario e proprio per questo viene custodito dai due cherubini.

Se è così e se l’ingresso del Giardino di Eden deve essere custodito, perché i nostri due eroi non ci rientrino, non c’è nulla di meglio che metterci dei cherubini. Se poi si dà loro la «spada sfolgorante», cioè la possibilità di scagliare fulmini, da lì non ci passa più nessuno.

Scacciato dal Giardino l’uomo «ritorna alla terra dalla quale era stato tratto» e per la quale era stato creato e il Giardino nel quale era stato posto «perché lo coltivasse e custodisse» 2,15, simbolo dell’amicizia /Alleanza con Dio non è eliminato, ma reso inaccessibile perché, appunto, custodito dai cherubini

L’ultima parola di tutto il terzo capitolo riguarda l’Albero della Vita. Prima non se n’era mai parlato. Eppure era presente nel Giardino sin dall’inizio. Questo significa che i nostri “due campioni” avevano trovato più interessante l’Albero della Conoscenza del bene e del male, che la possibilità di una vita immortale. A loro discolpa potremmo dire che essi non conoscevano la morte né avevano visto qualcuno morire; nemmeno gli animali perché erano tutti erbivori.

D’altra parte l’oggetto proibito attira l’attenzione, per di più acuita dall’intervento del serpente, il quale sposta l’attenzione dal frutto in sé, alla possibilità di diventare come Dio.

E tutto questo ha attivato il desiderio che, come sempre, se non controllato attiva esiti disastrosi.

Se è così, allora dobbiamo indagare la struttura del desiderio.