Lettura 33 Gen 4,8-16 Interrogatorio, processo e sentenza
Gen 4,8 «Caino disse al fratello Abele: / «Andiamo in campagna!».
Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.
9 Allora JHWH disse a Caino: / «Dov’è Abele, tuo fratello ?».
Egli rispose: / «Non lo so. Sono forse il custode di mio fratello?».
10 Riprese: / «Che hai fatto? La voce dei sangui di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Perciò sii maledetto lungi da quella terra che per mano tua ha spalancato la bocca per ricevere i sangui di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: vago e ramingo andrai qua e là sulla terra».
13 Caino disse a JHWH: / «Troppo grande è la mia colpa per sopportarla! 14 Se tu mi scacci oggi dalla faccia della terra e lungi da Te mi dovrò nascondere, vago e ramingo andrò qua è là sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere».
15 Ma JHWH gli disse: / «No, ma chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!».
JHWH impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. 16 Caino si allontanò dalla faccia di JHWH e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden».
«Dov’è tuo fratello»?
La Legge ebraica prevede la responsabilità reciproca fra i membri di una famiglia. E ovviamente non stiamo parlando della famiglia mononucleare attuale, ma delle famiglie numerose di un tempo delle quali facevano parte anche cugini e parenti più o meno vicini. Pertanto la domanda di Dio è del tutto coerente con questa comprensione.
La risposta di Caino che non si sa se definire sarcastica o spiritosa «sono forse custode di mio fratello», vorrebbe giocare sul significato del mestiere del pastore inteso come “custode” del gregge e “custode” del fratello, quasi a dire: “sono forse custode del custode”?
Ma Dio taglia corto e viene subito al fatto riferendosi direttamente ai “sangui“. Questo plurale, che manca alla nostra lingua, non è l’errore di un copista perché per ben due volte è riportato proprio al plurale.
Con ciò si vuole alludere al fiume di sangue che la storia ha visto scorrere in ogni tempo e luogo; e anche oggi…
Ricordiamo che per le culture di quei tempi il sangue, non rappresenta, ma costituisce la vita stessa dell’uomo e altresì degli animali. Come tale, in quanto “vita” esso appartiene a Dio ed esclusivamente a Lui.
Per questo anche il sangue degli animali non può essere oggetto di alimentazione. L’animale ucciso per motivi alimentari o religiosi deve morire per dissanguamento e il suo sangue sparso.
Se poi si tratta di sangue di uomo, esso grida vendetta a Dio che diventa il vendicatore dell’ucciso. Sottolineiamo “il vendicatore è Dio” perché nessuno può arrogarsi il diritto della vendetta. Quello che poi prescriverà la Legge non è cosa di cui andare orgogliosi. Ma forse lo scopo è stato quello di limitare le dimensioni della vendetta ed impedire che nascessero faide interminabili.
Il senso del v18 è chiaro. Il sangue di Abele finito nel terreno, dal terreno grida a Dio. Terreno che proprio per questo motivo non può più produrre alcun frutto per l’assassino. Quindi Caino non può più fare l’agricoltore: per lui ed esclusivamente per lui, ogni terreno sarà sterile. É per questo che i Cainiti, cioè i discendenti di Caino, diventeranno artigiani e lavoratori dei metalli.
Il processo
La risposta di Caino oltre ad essere strafottente è anche una menzogna perché egli sa benissimo dove si trova suo fratello.
Così il male si allarga. Mentre Adamo interrogato da Dio ha ammesso subito la sua colpa, Caino aggiunge alla colpa anche la menzogna. Di conseguenza anche la pena viene aggravata.
In Genesi 3 solo il serpente e il suolo sono stati maledetti qui è maledetto specificamente Caino.
Il suolo non richiede un’ulteriore maledizione, perché imbevuto dal sangue di Abele è diventato infecondo: l’agricoltore Caino deve necessariamente cambiare mestiere.
Il girovagare di Caino non ha nulla a che fare con il nomadismo che nell’antico Israele è sempre stato considerato con simpatia in memoria delle sue stesse origini.
La confessione
Messo con le spalle al muro, Caino riconosce la sua colpa.
Il peccato commesso da Caino è “awon”, quello che chiede il pentimento, la confessione e la punizione che in questo caso avviene con la forma classica che riguarda tre ambiti: “Tu”, “io” e “gli altri”.
Tu => tu mi scacci…
io => vagherò qua e là
gli altri => chiunque potrà uccidermi
Certo che con la folla che gli stava intorno non è che rischiasse molto: c’era solo suo padre, Adamo, e sua madre, Eva, i quali non che fossero lì ad aspettarlo per farlo fuori! Una banale battuta, questa, per dire che il nostro testo manca di realismo. Ma il problema dell’agiografo non è il realismo del racconto, ma spiegare come il male si fosse diffuso: dalla trasgressione nel Giardino, al primo omicidio, con buona pace della fraternità.
La protezione di Dio per Caino
La Legge d’Israele “riportata” al Sinai, come tutte le leggi importanti, così punisce l’omicida:
Es 21,12 «Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte. 13 Però per colui che non ha teso insidia, ma che Dio gli ha fatto incontrare, io ti fisserò un luogo dove potrà rifugiarsi. 14 Ma, quando un uomo attenta al suo prossimo per ucciderlo con inganno, allora lo strapperai anche dal mio altare, perché sia messo a morte».
Nm 35,20 «Se uno dà a un altro una spinta per odio o gli getta contro qualcosa con premeditazione, e quegli muore, 21 o lo colpisce per inimicizia con la mano, e quegli muore, chi ha colpito dovrà essere messo a morte; egli è un omicida e il vendicatore del sangue / goel ucciderà l’omicida quando lo incontrerà».
É addirittura previsto un “goel” cioè un vendicatore che ristabilisca la giustizia:
Nm 35,19 «Sarà il “vendicatore del sangue / goel” quegli che metterà a morte l’omicida; quando lo incontrerà, lo ucciderà».
Sembra allora che Caino conosca queste norme (le conosce benissimo il nostro agiografo) e si rivolge a Dio come sua unica protezione.
Però il suo problema più grave è l’allontanamento dalla presenza / volto di Dio.
Dio allora trova l’espediente del segno; contrassegnato dal segno divino nessuno potrà uccidere Caino altrimenti subirà una vendetta sette volte più grande.
Siamo ancora in una cultura che non riesce fare a meno della vendetta per ristabilire la giustizia.
Il segno posto su Caino è corrispondente alle “tuniche di pelle” con le quali Dio riveste Adamo ed Eva quando vengono cacciati dal Giardino di Eden.
Comunque, sia i primi che il secondo sono “cacciati”.
Caino si allontana dal “volto” di Dio e va nella terra di Nod / terra di vagabondaggio, che nessuno è riuscito a trovare, ma porta su di sé il segno di JHWH. Non sono molti ad avere questo particolare “legame” con Dio.
Non possiamo fare a meno di pensare a Paolo quando afferma che i battezzati portano in fronte uno “sfraghis”, un marchio, analogo a quello con il quale venivano contrassegnati gli schiavi, per indicare l’appartenenza a Gesù Cristo.
Infine, riteniamo che questo particolare rapporto di JHWH con Caino dice che Dio è in grado di coniugare giustizia e amore, mentre per noi queste due realtà restano separate: se ami non puoi essere giusto e se sei giusto non puoi amare.
Filosofia e teologia dovrebbero rimboccarsi le maniche e trovare una soluzione.
Nota. Il romanzo: La valle dell’Eden, J. Steinbeck, rielabora collocandola nei primi decenni del ‘900, in California, la vicenda di Caino e Abele (G. A. Borgonovo)