Lettura 34 Gen 4,1-16 I Cainiti

Si ha notizia che nel Deserto del Negheb o Negev esisteva una etnia, una tribù, un popolo noto come Keniti o Cheniti, in ebraico, Qenjiti ritenuto da alcuni studiosi composto da discendenti di Caino / Qajin. I nomi ebraici usano la stessa radice. Essi erano imparentati con i Madianiti quell’altro gruppo insediato ai piedi del Sinai che aveva ospitato Mosè in fuga dall’Egitto dove poi rimase per quarant’anni sposando appunto una madianita: Sefora.

In seguito Madianiti e Keniti aiutarono gli ebrei che si erano liberati dalla schiavitù egiziana prima che iniziassero la loro marcia nel deserto verso la Terra della promessa.

I Keniti si ritenevano discendenti di Abramo, però nella prima alleanza di Abramo, la Bibbia cita i Keniti che sono già esistenti e pertanto non possono essere discendenti di Abramo.

Gn15,17 «Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:

«Alla tua discendenza / io do questo paese / dal fiume d’Egitto / al grande fiume, il fiume Eufrate;

19 il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, 20 gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim, 21 gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei».

Abbiamo poi il profeta Balaam invitato dal suo re a maledire Israele in marcia verso la Terra, ma il profeta non riesce a maledirlo perché Dio glielo impedisce, però la sua profezia si rivolge a tutti i popoli di quelle terre, tra i quali anche i Keniti. Di essi predice sicurezza, ma alla fine incontreranno la rovina ad opera degli assiri.

Secondo questo testo essi sarebbero discendenti di Caino

Nm24,21 «Poi vide i Keniti, pronunziò il suo poema e disse:

«Sicura è la tua dimora, o Caino, / e il tuo nido è aggrappato alla roccia.

22 Eppure sarà dato alla distruzione, / finché Assur ti deporterà in prigionia».

Anche in altri casi i Keniti vennero in aiuto ad Israele. Nel libro dei Giudici al tempo della giudice Debora si narra come la moglie di Eber il kenita abbia posto fine alla fuga e alla vita di un generale nemico d’Israele:

Gdc 4,17 «Intanto Sisara era fuggito a piedi verso la tenda di Giaele, moglie di Eber il Kenita, perché vi era pace fra Iabin, re di Cazor, e la casa di Eber il Kenita. 18 Giaele uscì incontro a Sisara e gli disse: «Fermati, mio signore, fermati da me: non temere». Egli entrò da lei nella sua tenda ed essa lo nascose con una coperta. 19 Egli le disse: «Dammi un po’ d’acqua da bere perché ho sete». Essa aprì l’otre del latte, gli diede da bere e poi lo ricoprì. 20 Egli le disse: «Sta’ all’ingresso della tenda; se viene qualcuno a interrogarti dicendo: C’è qui un uomo?, dirai: Nessuno». 21 Ma Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della tenda, prese in mano il martello, venne pian piano a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; così morì. 22 Ed ecco Barak inseguiva Sisara; Giaele gli uscì incontro e gli disse: «Vieni e ti mostrerò l’uomo che cerchi». Egli entrò da lei ed ecco Sisara era steso morto con il picchetto nella tempia.

23 Così Dio umiliò quel giorno Iabin, re di Canaan, davanti agli Israeliti. 24 La mano degli Israeliti si fece sempre più pesante su Iabin, re di Canaan, finché ebbero sterminato Iabin re di Canaan».

Al tempo di re Saul durante una delle tante guerre contro gli amaleciti, dopo avere assediato una città lo stesso Saul si preoccupa di fare uscire tutti i Keniti prima di attaccarla e sterminarne gli abitanti. Israele ha sempre nutrito delle premure verso i Keniti che insieme ai madianiti proprio perché avevano aiutato Mosè e gli ex schiavi in fuga dall’Egitto.

1 Sam 15,4 «Saul convocò il popolo e passò in rassegna le truppe in Telaìm: erano duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda. 5 Saul venne alla città di Amalek e tese un’imboscata nella valle. 6 Disse inoltre Saul ai Keniti: «Andate via, ritiratevi dagli Amaleciti prima che vi travolga insieme con loro, poiché avete usato benevolenza con tutti gli Israeliti, quando uscivano dall’Egitto». I Keniti si ritirarono da Amalek. 7 Saul colpì Amalek da Avila procedendo verso Sur, che è di fronte all’Egitto. 8 Egli prese vivo Agag, re di Amalek, e passò a fil di spada tutto il popolo».

Ci interessiamo di questo popolo perché viveva nel deserto del Negheb o Negev ed era prevalentemente nomade all’interno di quel territorio. I Keniti non praticavano l’agricoltura e disponeva di una pastorizia molto limitata. Però erano abili nel lavorare il ferro ed altri metalli, ovvero praticavano l’artigianato. Non era raro che compissero razzie verso i territori confinanti, ma in qualche modo tollerate da Israele per via dell’antica protezione ricevuta.

Da alcuni studiosi sono ritenuti discendenti di Caino proprio per loro abilità nel lavorare i metalli e altre attività artigianali. Inoltre secondo alcune fonti essi portavano un segno, forse un tatuaggio, che indicava la loro appartenenza a JHWH.

Essi come i Madianiti erano adoratori di Jaweh prima che a Mosè ne fosse rivelato il nome come narrato in Es 3.

Tuttavia essi non facevano parte dell’Alleanza che Dio stabilì con Israele sul Sinai.

Von Rad ritiene che l’autore di Gen 4 abbia elaborato il tema del segno posto su Caino essendo venuto a conoscenza di questa usanza. La cosa tuttavia non dovrebbe essere sorprendente perché in molte religioni, ancora oggi, si usa qualche contrassegno per mostrare la propria fede religiosa. Gli stessi ebrei praticano la circoncisione come segno di appartenenza al popolo dell’Alleanza. Molti cristiani usano una collanina con il crocifisso.

Dobbiamo però ricordare che Caino è un personaggio mitico e non una persona storica, per cui anche la sua discendenza non è documentabile, mentre è attendibile il procedimento inverso: la risalita da elementi storici per costruire un’eziologia metastorica come abbiamo visto nelle letture precedenti.

Il capitolo 4 in questione sembra piuttosto costruito come corrispondente a Gen 2-3; corrispondenze che abbiamo cercato di evidenziare via via che venivano incontrate.

In definitiva non ci interessa più di tanto indagare come il nostro agiografo abbia costruito il testo, dato che noi ne facciamo una lettura sincronica, cioè il testo così come ci è pervenuto.

Tuttavia di un aspetto possiamo essere sicuri dell’origine: la concezione di un Dio capace della tenerezza che l’ha portato a cucire delle tuniche di pelle per i due imbranati cacciati dal Giardino e a segnare il primo omicida perché a sua volta non fosse ucciso da qualcuno: questa origine è lo Spirito Santo.

È Lui ad avere ispirato l’agiografo

Solo Lui è in grado di rivelare Dio come “Dedizione Incondizionata” verso le sue creature.