Lettura 36 Gen 5,1-32 Dieci generazioni da Adamo a Noè, Cronologia

Con questo capitolo prosegue la storiografia sacerdotale P dal tedesco Priestercodex (Vedi Nota esegetica 2), che avevamo lasciato a 2,4a, cioè al termine della Settimana della Creazione. Che si tratti di tradizione P lo capiamo oltre che dai contenuti anche dal linguaggio ripetitivo e diremmo”burocratico”. Per ogni generazione si ripete sempre lo schema di quel linguaggio fissistico già incontrato nella narrazione dei sette giorni della Creazione.

Qui abbiamo il seguente schema:

• Si parla di A e si riporta il numero degli anni prima di generare B

• A genera B

• il numero di anni vissuti da A dopo aver generato B

• A genera altri figli e figlie

• il totale degli anni vissuti da A

1 «Questo è il libro /sefer (Cei: documento) della genealogia di Adamo.

Quando Dio creò l’umanità, la fece a somiglianza di Dio; 2 maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini, quando furono creati.

3 Adamo aveva centotrenta anni quando generò un figlio a sua immagine, a sua somiglianza, e lo chiamò Šet.

4 Dopo aver generato Šet, Adamo visse ancora ottocento anni / e generò figli e figlie.

5 L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.

6 Šet aveva centocinque anni quando generò Enoš.

7 Dopo aver generato Enoš, Šet visse ancora ottocentosette anni / e generò figli e figlie.

8 L’intera vita di Šet fu di novecentododici anni; poi morì.

9 Enoš aveva novanta anni quando generò Kenan.

10 Enoš, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni / e generò figli e figlie.

11 L’intera vita di Enoš fu di novecentocinque anni; poi morì.

12 Kenan aveva settanta anni quando generò Mahalaleel.

13 Dopo aver generato Maalaleel, Kenan visse ancora ottocentoquaranta anni / e generò figli e figlie.

14 L’intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.

15 Maalaleel aveva sessantacinque anni quando generò Jared.

16 Dopo aver generato Iared, Maalaleel visse ancora ottocentotrenta anni /e generò figli e figlie.

17 L’intera vita di Maalaleel fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.

18 Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoc.

19 Dopo aver generato Enoch, Iared visse ancora ottocento anni / e generò figli e figlie.

20 L’intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.

21 Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.

22 Enoch camminò con Dio.

Dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni / e generò figli e figlie.

23 L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.

24 Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso.

25 Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamec.

26 Dopo aver generato Lamec, Matusalemme visse ancora settecentottantadue anni / e generò figli e figlie.

27 L’intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.

28 Lamec aveva centottantadue anni quando generò un figlio

29 e lo chiamò Noè, dicendo: «Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto».

30 Dopo aver generato Noè, Lamec visse ancora cinquecentonovantacinque anni /e generò figli e figlie.

31 L’intera vita di Lamec fu di settecentosettantasette anni; poi morì.

32 Noè aveva cinquecento anni quando generò Šem, Ḥam e Jafet».

NB: la tabella sottoriportata sintetizza facilmente questi numeri

Il problema delle cronologie

Già nel mondo mesopotamico troviamo cronologie degli antichi re prediluviani che usano numeri sbalorditivi: qualcuno che ha regnato per mille anni, qualche altro che è vissuto per diecimila anni; numeri legati alla convinzione che gli uomini vissuti prima del diluvio fossero di gran lunga superiori a quelli venuti dopo; una sorta di super eroi. Ne consegue che nell’Antico Oriente, come nell’Antico Occidente, esisteva l’idea che fosse esistita un’Età dell’Oro.

Anche Israele condivide questa idea, ma la ridimensiona, perché nutre una differente concezione della storia.

Abbiamo trattato il tema della storia in Israele, insieme all’importanza di farne memoria, nella lettura 25 di Esodo.

La culture dell’Antico Oriente, Egitto, Mesopotamia e la stessa Grecia, avevano una concezione ciclica della storia, pensato sul modello delle stagioni che ogni anno si ripetono senza fine, per cui quello che è accaduto adesso accadrà ancora; e se non in questa primavera, sarà la prossima. In breve, non avevano Storia.

Non così per il nostro redattore che attraverso la successione delle generazioni con una cronologia così puntigliosa, e di gran lunga più contenuta rispetto a quelle mesopotamiche, mostra che per lui la storia, anzi la Storia, è costituita da una successione di eventi unici e irreversibili. La Storia ha un inizio e una fine. E ogni uomo con la sua vita “unica e irripetibile” (Giovanni Paolo II), apporta il suo contributo “indispensabile”, tanto che se egli non svolge il suo compito, esso per sempre mancherà all’universo. E poiché il signore della storia è Dio stesso, essa diventa il luogo della manifestazione di Dio ad ogni singolo uomo. Infatti non diciamo che ogni uomo è la sua storia? E ovviamente non stiamo pensando al passaggio del Rubicone o a Waterloo, ma alla Storia di ogni uomo, compresa la casalinga di Voghera, preziosa agli occhi di Dio, a differenza di quella che viene scritta sui libri di storia, appunto.

Tuttavia anche il nostro redattore è figlio del suo tempo per cui anche la sua cronologia usa numeri per noi sbalorditivi se, per esempio, Matusalemme vive per 969 anni.

Purtroppo i documenti ricevuti non usano la stessa numerazione, segno che i redattori successivi hanno apportato delle correzioni e non possiamo dire quale sia originario, senza escludere che nessuno dei tre lo sia.

I documenti che possediamo sono: il Masoretico ebraico, la LXX, e il Pentateuco samaritano e per dare un’idea della differenze consideriamo la data del diluvio a partire dalla creazione del mondo, come usa ancora oggi l’ebraismo, che per il primo è il 1657, il secondo il 2242, per il terzo il 1307.

È chiaro che uno dei problemi affrontati dai redattori successivi era quello di assicurare che tutti gli antichi patriarchi fossero morti prima che iniziasse il diluvio universale.

Per non complicare ulteriormente l’argomentazione consideriamo solo i numeri del testo masoretico che ci consente di costruire la seguente tabella

figlio rimanenza totale nascita morte

Adamo 130 800 930 1 931

Šet 105 807 912 131 1043

Enoš 90 815 905 236 1141

Kenan 70 840 910 326 1236

Mahalaleel 65 830 895 396 1291

Iared 162 800 962 461 1423

Enoch 65 300 365 623 988

Matusalemme 187 782 969 688 1657

Lamec 182 595 777 875 1652

Noè 500 1057

Vediamo subito che la generazione del primogenito di Noè avviene quando aveva 500 anni (da fare impallidire Abramo), età necessaria per assicurare la morte dei precedenti patriarchi prima che avvenisse il Diluvio e tuttavia Matusalemme muore nelle stesso anno del Diluvio.

La morte di Lamec avviene a 777 anni un numero importante: 3 volte 7, cioè tre volte una totalità.

Il caso di Lamec ci consente di aprire uno squarcio sul significato di questi numeri.

Egli vive per 56 anni, multiplo di 7, insieme ad Adamo. Vive per 168 anni, multiplo di 7, insieme a Set. Vive 266 anni, multiplo di 7, insieme a Enos.

Dalla morte di Adamo alla morte di Set trascorrono 112 anni, multiplo di 7.

Dalla morte di Set alla morte di Enos passano 98 anni, multiplo di 7.

Dalla morte Enos alla morte di Lamec ci sono 511 anni, multiplo di 7.

Un’altra volta Lamec che vive 777 anni cioè 111×7, ancora multiplo di 7.

Abbiamo detto sopra che queste genealogie sono di tradizione Sacerdotale P particolarmente interessata alla liturgia, come avevamo già visto nella Settimana della Creazione; e anche in essa ricorreva il numero sette.

Questo è solo un esempio di cosa può essere ricavato da questi numeri, ma e gli esperti sono ancora all’opera per cercare una soluzione univoca e convincente.

Come mai questa complessità?

A detta degli esperti sembra che originariamente esistesse un libro a sé stante contenete tutte le generazioni/ toledot, di cui ne è traccia il primo versetto in cui l’ebraico parla chiaramente di “libro /sefer”. Esso conteneva tutte le toledot che iniziano sempre con la medesima formula. Le elenchiamo: Gen 2,4; 5,1; 6,9; 10,1; 11,10; 11,27; 25,12; 25,19; 36,1. Ora, se si inseriscono le generazioni in un altro libro, nel nostro caso Genesi, nascono inevitabilmente delle tensioni a cui seguono degli aggiustamenti, più o meno riusciti. E le differenze fra i tre testi ricevuti: Masoretico, LXX e Samaritano, dicono i redattori hanno fatto tornare i conti ciascuno a suo modo.

Questo a noi interessa fino ad un certo punto perché come già detto altrove, leggiamo il testo così come ci è pervenuto e da esso cerchiamo di cogliere il messaggio che lo Spirito gli ha consegnato. Quindi consideriamo rilevanti non tanto i numeri, ma solo le varianti che riguardano alcuni personaggi perché esprimono qualcosa di fondamentale.

La prima variante è un’aggiunta e la troviamo al v3 «…generò un figlio a sua immagine, a sua somiglianza…» e ricordiamo un passaggio della creazione dell’uomo:

Gen 1,27 «Dio creò l’uomo a sua immagine; / a immagine di Dio lo creò; / maschio e femmina li creò».

Quindi se Adamo è immagine di Dio e Set è immagine di Adamo ne segue che lo stesso Set è generato a “immagine di Dio” e come lui tutti i discendenti di Adamo compresi quelli che girano oggi per le nostre strade. Questo significa che se vuoi vedere l’immagine di Dio devi guardare un uomo. Tant’è che quando per le strade di Palestina girava anche il Figlio Unigenito, i suoi discepoli non vedevano nient’altro che un uomo! A occhio nudo mai nessuno di loro ha visto il Figlio di Dio.

La seconda variante riguarda Enoch. Di lui è detto due volte che «camminò con Dio» e poi al v 24 «Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso / laqah».

Il rapimento di Enoch rimanda quello di Elia (2 Re 2,10), il profeta più grande dopo Mosè (Vedi Lettura 21 del commento su Elia) per il rapimento del quale è usato lo stesso verbo laqah.

E questo rapimento avviene perché Enoch durante la sua vita perfetta, perché dura 365 anni, “aveva camminato, vissuto in comunione con Dio“.

La stessa cosa si dirà di Noè:

Gen 6,9 «Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava (halak) con Dio».

Ad Abramo non sarà richiesta una comunione così profonda; e cambia solo una preposizione:

Gen 17:1 «Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:

«Io sono Dio onnipotente: / cammina (halak) davanti a me / e sii integro».

Anche Mosè ha un rapporto speciale con Dio:

Es 33,11 «Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro».

(vedi Lettura 55 di Esodo). Però quando si parla della visione, appartenente ad un’altra tradizione sta scritto:

Es 33,18 «Gli disse Mosè: «Mostrami la tua Gloria!».

19 Rispose: «Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: JHWH, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia». 20 Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». 21 Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22 quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato. 23 Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere».

Vale a dire: Dio non si può conoscere come persona, ma solo attraverso le sue manifestazioni: la grazia, la misericordia, la fedeltà, la tenerezza (Vedi lettura 57 di Esodo)

L’ultima variante riguarda Noè del quale non si dice quanto durò la sua vita, così a suo riguardo il discorso resta aperto. Infatti possiamo considerare questa genealogia come collegamento o introduzione al racconto del Diluvio universale, del quale Noè sarà il protagonista.