Lettura 38 Gen 6,5-8 La radicalità del male
Gen 6,5 «JHWH vide che la malvagità / rah degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male / rah. 6 E JHWH si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7 JHWH disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti». 8 Ma Noè trovò grazia agli occhi di JHWH».
A causa dell’uomo siamo di fronte ad un processo di anti creazione.
Durante la Settimana della Creazione, dopo avere fatto ogni opera, Dio la vede e la giudica “tov”: il termine ebraico significa bello e buono Gen 1,4.10.12.18.21.25.31, quindi per sette volte Dio valuta le sue opere come buone e addirittura, l’ultima, di valore complessivo le considera: “molto buona”.
Poi nel racconto del Giardino abbiamo rilevato il primo ingresso del male: la libertà dell’uomo, incapace di controllare il desiderio, risvegliato dal serpente, trasgredisce il Comandamento e apre alla morte.
Con Caino, il desiderio incontrollato di prevalere sul fratello, trascura l’avvertimento di Dio:
«… se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo» (Gen 4,6).
Però Caino non è riuscito a controllare il suo istinto e uccide Abele: il primo omicidio e il primo fratricidio.
Poi abbiamo trovato la discendenza di Caino che termina con il Canto di Lamech:
Gen 4,23«Lamec disse alle mogli:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; / mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura / e un ragazzo per un mio livido.
24 Sette volte sarà vendicato Caino / ma Lamec settantasette».
Un superamento illimitato della vendetta da far impallidire la legge del Taglione e un’ulteriore progressione del male!
Una diffusione che si allarga quando i “figli di Set” non esitano a prendersi per mogli “le figlie di Caino”.
Eppure Dio aveva creato l’uomo per un compito preciso:
Gen 1,28 «Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi, / riempite la terra; / soggiogatela e regnate
sui pesci del mare / e sugli uccelli del cielo / e su ogni essere vivente, / che striscia sulla terra».
Ne abbiamo trattato in dettaglio alla lettura 16. Ma ancora più significativo è il compito affidato all’uomo nel secondo racconto della creazione:
2,15 «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse».
Ne abbiamo trattato alla lettura 19.
Adesso Dio non può far altro che constatare l’elevata diffusione del male e, inoltre, che ogni attività umana è connotata dal male. Il problema sta nel cuore dell’uomo. Per noi il cuore è la sede dei sentimenti, mentre le intenzioni e le azioni sono guidate dal cervello. Per gli ebrei il cuore è la sede delle decisioni. Però al di là di queste differenti valutazioni il risultato è sempre negativo: gli uomini sono tutti orientati verso il male e trascinano con sé l’intera creazione. Tradimento a tutti gli effetti del comando / benedizione all’uomo appena creato.
E non c’è rimedio!
Il pentimento di Dio
Un Dio dotato di sentimenti fa a pugni con la filosofia e la teologia che considerano Dio del tutto impassibile, immutabile, che ha già previsto tutto sin dal’inizio e quindi non può sbagliare e tantomeno cambiare idea. Dio che si pente delle sue azioni sarebbe un semplice antropomorfismo del quale non bisogna tenere conto.
Eppure la Bibbia è piena zeppa di antropomorfismi di questo tipo. Forse sarebbe tempo che teologi ed esegeti trovassero una soluzione adeguata a comprenderli, altrimenti ci potremmo legittimamente chiedere che senso abbiano i nostri legami affettivi verso tutte le cose che riguardano Dio e la religione.
Ad ogni modo noi restiamo al testo: Dio si pente di avere creato l’uomo e decide di distruggerlo insieme a tutto il resto. Ma c’è un però!
C’è un uomo che ha trovato grazia agli occhi di Dio. Non un popolo, non tanti, no, solo un uomo: Noè; l’etimologia del cui nome non è nota, malgrado tutte le arrampicate sugli specchi degli studiosi.
Ma ce ne sarà un altro che “ha trovato grazia agli occhi di Dio” e la sua preghiera, senza peli sulla lingua, ha salvato il suo popolo: stiamo parlando di Mosè e vediamo alcuni passaggi.
Il testo sottoriportato, presenta due scenari: uno sul Sinai dove Mosè è da quaranta giorni a colloquio con Dio che gli comunica il Decalogo. Ai piedi del monte, il popolo stanco dell’attesa, si costruisce un vitello d’oro come immagine di JHWH e lo adora. JHWH rivela a Mosè quello che sta accadendo giù in basso e gli comunica la decisione di distruggere questo popolo e di realizzarne uno nuovo avente lo stesso Mosè come capostipite.
Osserviamo la reazione / preghiera di Mosè ponendo attenzione agli aggettivi possessivi:
Es 32,9 «JHWH disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. 10 Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione».
11 Mosè allora supplicò JHWH, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? 12 Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. 13 Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre».
14 JHWH abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo».
La preghiera di Mosè non finisce qui, ma prosegue il giorno dopo, in cui troviamo una richiesta di intercessione unica nella storia d’Israele, che brutalmente suona così: ” Se non salvi / perdoni loro non me ne faccio niente della Tua salvezza. Cancellami pure dal tuo libro
Es 32,30 «Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso JHWH: forse otterrò il perdono della vostra colpa».
31 Mosè ritornò da JHWH e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. 32 Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!».
33 JHWH disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. 34 Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà; ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato».
A questo punto Mosè osa chiedere a Dio qualcosa di più: non gli basta che un angelo cammini con il popolo, ma chiede che Dio stesso cammini in mezzo al suo popolo:
Es 33,12 «Mosè disse a JHWH: «Vedi, tu mi ordini: Fa’ salire questo popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi. 13 Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua via, così che io ti conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che questa gente è il tuo popolo».
14 Rispose: «Io camminerò con voi e ti darò riposo». 15 Riprese: «Se tu non camminerai con noi, non farci salire di qui. 16 Come si saprà dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Così saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla terra».
17 Disse JHWH a Mosè: «Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome».
Ì testi non riferiscono il motivo profondo per cui Mosè abbia trovato grazia di fronte a Dio possiamo solo osservare ciò che lui ha fatto per Israele. Lui principe d’Egitto ha dovuto tagliare la corda perché nel difendere un ebreo ha ucciso un egiziano. Vive per quarant’anni nel deserto del Sinai dove viene a conoscenza di JHWH che gli si rivela nel racconto del roveto ardente (Es 3). Poi inviato da Dio rischia più volte la vita andando da Faraone a chiedere la liberazione degli schiavi. Miracolosamente gli schiavi saranno liberati ed egli li condurrà attraverso il deserto e mille pericoli fino alle soglie della Terra Promessa.
Possiamo dire: “un’intera vita spesa al servizio di Dio“.
Anche Noè “ha trovato grazia agli occhi di Dio“, ma il testo in proposito non dice una parola. Però sappiamo una cosa, che vedremo nel corso delle prossime letture, durante tutto il tempo impiegato per costruire l’arca, raccogliere tutte le coppie di animali e sistemarli all’interno dell’arca stessa, e poi durante il diluvio, il prosciugamento della terra e l’alleanza noachica egli, Noè, non dice una parola. In tutti i quattro capitoli dal 6 al 9, Noè non dice nulla, ma fa tutto quello che il Signore comanda.
Noè è figura del Servo obbediente: ubbidisce e tace.
Possiamo vederlo come figura di contrasto con i primi uomini: Adamo, Eva e Caino che, incapaci di ubbidire, hanno aperto le porte al disastro del Diluvio e alla fine della prima umanità.