Lettura 40 Gen 6,9-22 L’arca, progetto e costruzione

Gen 6,9 «Questa la generazione / toledot di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. 10 Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet. 11 Ma la terra era corrotta (šahat) davanti a Dio e piena di violenza.12 Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta (šahat), perché ogni carne (Cei: uomo) aveva pervertito (šahat) la sua condotta sulla terra.13 Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni carne (Cei: uomo), perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò (šahat) insieme con la terra. 14 Fa per te un’arca / tebach di legno resinoso (Cei: di cipresso); dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. 15 Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza (135 m), cinquanta di larghezza (22 m) e trenta di altezza (13 m). 16 Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.

17 Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere (šahat) sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. 18 Ma con te io stabilirò la mia alleanza / berit. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.

19 Di ogni vivente, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per farli vivere con te: saranno maschio e femmina. 20 Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno verso te, per essere conservati in vita. 21 Quanto a te, prendi per te sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro».

22 Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece».

=> 1 – Il termine “arca / tebach”

Quando diciamo “arca” immediatamente pensiamo a Noè e al Diluvio universale. L’arca sarebbe un particolare barcone capace di trasportare persone, animali e provviste per un lungo periodo.

Il dizionario Zingarelli definisce “arca” come: cassa, scrigno, cassa da morto a cui segue poi una spiegazione dell’arca di Noè che oggi è diventato il significato immediato e prevalente.

Ora, lo scrigno è un contenitore in cui si mettono le cose più care e preziose: i gioielli, i soldi, le memorie dei cari che ci hanno lasciato e così via.

Allo stesso modo l’arca è uno scrigno che consente traghettare la vita umana e animale verso un mondo nuovo, una nuova umanità. E la vita è più preziosa di qualunque gioiello o ricordo che si voglia conservare.

Suggeriamo al lettore di leggere tutti i capitoli riguardanti il diluvio sostituendo alla parola “arca” il termine “scrigno”.

=> 2- L’arca / tebach di Noè non è la prima che incontriamo nella Bibbia. La prima di cui si parla riguarda Mosè. Ci troviamo nei giorni in cui Faraone aveva dato ordine che tutti i neonati maschi degli ebrei venissero uccisi, ma…

Es 2, 1 «Un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. 2 La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. 3 Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello / tebach di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. 4 La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto. 5 Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno…».

Anche questo cestello /tebach galleggiante è uno “scrigno” che ha consentito di salvare la vita del piccolo neonato Mosè.

=> 3- C’è un’altra arca chiamata “Arca dell’Alleanza” la quale su ordine di Dio viene costruita nel deserto che, in quanto scrigno vero e proprio, non sarà usato per galleggiare, ma per contenere le preziosissime “Tavole della Legge” scritte dal dito di Dio sul Sinai e consegnate a Mosè (Es 25 s.). Dopo 300 anni e molte peripezie sarà deposta nel luogo più sacro del tempio di Gerusalemme e lì ci resterà quasi 1000 anni, fino al 70 d C, quando tempio e città santa saranno distrutti dalle truppe romane di Tito.

Questa arca / tebach non sarà abilitata a salvare dalle acque, ma sarà segno di salvezza voluto da Dio per il Suo popolo.

=> 4- Quanto al nostro brano esso sarebbe di tradizione sacerdotale P; Dio è chiamato con il termine ebraico Elohim. I vv 19 -20 usano un linguaggio molto simile a quello usato nella settimana della creazione a riguardo della creazione degli animali in Gen 1. Questa somiglianza confermerebbe la tradizione sacerdotale P. Usiamo il condizionale perché troveremo delle smentite.

=> 5- Senza fare una dettagliata analisi della struttura del testo ci rendiamo conto, a colpo d’occhio, che i versetti 17 e 18 costituiscono il centro del brano. Dio assicura l’arrivo del diluvio distruttore, ma promette a Noè di fare con lui un’Alleanza. Quindi già prima di “distruggere ogni carne” Dio ha deciso di fare con la nuova umanità un’Alleanza.

=> 6- Se ci pensiamo un poco, già qui fa capolino la teologia del “resto“, che maturerà con i Profeti quando essi si renderanno conto che la salvezza non sarà possibile per tutto il popolo, che continua pervicacemente a seguire gli idoli, ma sarà destinata solo ad un “resto” che rimarrà fedele all’Alleanza.

Il tema confluirà anche nel cristianesimo con il sintagma del “piccolo gregge“.

È parte del discorso che Gesù fa ai discepoli quando li invita a non preoccuparsi di cosa mangeranno, del domani, ecc., discorso che termina dicendo:

Lc 12,32 «Non temere piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno».

Nell’insieme, il nostro brano riporta per sette volte il termine tebach / arca, segno che è un elemento importante.

Nella pericope, in ebraico, appare più volte il termine šahat che significa distruggere. Però la traduzione, a riguardo dell’uomo, traduce con “corrompere” e “pervertire“, ma se restiamo all’ebraico emerge che le azioni malvagie dell’uomo sono già in direzione della “distruzione“: distruzione dei rapporti interpersonali, distruzione del rapporto con il mondo, distruzione del rapporto con Dio.

Se è così, allora la distruzione / šahat operata da Dio non è altro che portare a compimento un’azione iniziata dall’uomo.

=>7- Il nostro testo inizia con una ripresa del brano precedente che descriveva la situazione di corruzione e malvagità / šahat esistente nella creazione a causa del’uomo. Dio, però, prende la decisione di distruggere šahat “ogni carne”, non solo l’uomo che pure è di carne, ma insieme con esso tutti gli animali, uccelli e rettili. D’altra parte sarebbe un bel problema inviare un diluvio che fa annegare tutti gli uomini e preserva glia animali. Il testo non lo dice, ma è chiaro che i pesci non incontrano problemi se le acque aumentano; magari per una parte di essi il problema nascerà quando tornerà l’asciutto.

=>8 – C’ è solo un uomo che non segue l’andazzo generale, ma «camminava con Dio», cioè Noè. In tutta la Bibbia c’è solo un altro uomo che camminava con Dio:

Gen 5,24 «Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso».

=> 9 – Tutto il testo è occupato dalle direttive che Dio comunica a Noè per costruire l’arca, il quale, però, non proferisce una parola.

Di queste direttive sono impressionanti le dimensioni dell’arca: 135 x 22 x 13 m. 135 m di lunghezza ottenuti con tavole di legno sono impossibili da realizzare, se pensiamo che le navi romane arrivavano con difficoltà ad una lunghezza di 45 m. Ancora una volta siamo di fronte a realtà antidiluviane che presentano durate della vita, dimensioni e altre grandezze al di fuori del normale.

=>10 – In gran parte del testo Noè sparisce dalla scena: è soltanto un ascoltatore attento e solo nell’ultimo versetto il redattore ne parla per dire che aveva fatto tutto come Dio aveva comandato.

Come avevamo già detto, Noè è presentato come il servo perfettamente obbediente, aspetto che deduciamo dal suo operoso prolungato silenzio.