Lettura 42 Gen 7,17 -24 L’inizio del diluvio, con la pioggia che non si ferma e fa crescere il livello delle acque.
Riportiamo per facilitare la comprensione la “anticipazione” presentate nella lettura precedente (vv11-12).
Gen 7,11 «Nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso / tehom e le cateratte del cielo si aprirono. 12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.
Gen 7,17 Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra. 18 Le acque si ingrossarono e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle faccia delle acque. 19 Le acque si rafforzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo. 20 Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.
21 Perì ogni carne che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini. 22 Morì ogni essere che era sulla terra asciutta e aveva un alito di vita nelle sue narici. 23 Così fu sterminato ogni essere che era sulla faccia della terra: uomini, animali domestici, rettili e uccelli del cielo: Essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e quelli che stavano con lui nell’arca.
24 Le acque restarono alte sopra la terra per centocinquanta giorni».
Il nostro brano è delimitato dalle due durate: i quaranta giorni di pioggia v17 e la durata delle acque sulla terra v24.
Il numero quaranta
Nella Bibbia il numero quaranta ha acquisito un significato simbolico: indica il periodo necessario perché avvenga un cambiamento. La Bibbia è zeppa di racconti articolati sul numero quaranta; vediamo alcuni esempi.
Mosè ex principe d’Egitto costretto a fuggire, vive per quarant’anni nel deserto del Sinai come semplice pastore, per essere abilitato ad incontrare Dio nella visione del roveto ardente Es 3.
Quarant’anni dura la peregrinazione di Israele prima di poter entrare nella Terra Promessa.
Quaranta giorni dura la fuga del profeta Elia dalla regina Gezabele che voleva ucciderlo peregrinando nel deserto e alla fine di questo cammino incontrerà Dio sul monte Sinai (1 Re 19,8; Lettura 10, Archivio di Elia).
Quaranta giorni sono il tempo concesso a niniviti per convertirsi, ma loro si convertiranno in tre giorni (Gio 3,4; Letture 15 e 16, Archivio di Giona).
Gesù digiunerà quaranta giorni nel deserto (Mt 4,2) e ci rendiamo conto della simbolicità del numero perché nessun uomo può restare senza cibo per un periodo così lungo.
Lo Spirito di Dio e l’arca
Coerentemente con il testo ebraico abbiamo scelto la traduzione “acque” anziché “acqua” perché l’idea sottostante è che tutte queste “acque” sono l’insieme dell’acqua dell’abisso / tehom e dell’acqua del cielo dopo la rottura del firmamento. Questo rimescolamento delle acque ci riporta al caos primordiale come raccontato in Gen 1,1 (Lettura 8), caos sottolineato anche da altre due figure, quella prima della creazione e quella attuale:
Gen 1,1«…e lo Spirito / ruah di Dio aleggiante sulla faccia delle acque».
Gen 7,18 «… e l’arca galleggiava sulle faccia delle acque».
Così, il nostro redattore vuole evidenziare che il diluvio è un movimento di “anticreazione”.
In questo squallore vogliamo inserire una nota positiva, un segno di speranza chiedendoci se quello “Spirito di Dio” che aleggiava sulle acque e quest’arca che, come lo Spirito, sta al di sopra delle acque e pur sballottata qua e là, non viene inghiottita, sia già un’anticipazione della nuova creazione e della nuova umanità.
La nostra risposta è affermativa.
Ce lo suggerisce il v23: «rimase solo Noè e quelli che stavano con lui nell’arca», sottolineando quel “rimase” che ci riporta pienamente all’interno della “teologia del resto” alla quale avevamo già accento alla Lettura 40, ma che ora merita un approfondimento.
In questo ci può aiutare il profeta Sofonia vissuto a cavallo tra il regno di re Manasse e del grande re riformatore di Giuda, Giosia (648 – 609 a. C), riforma di cui, con molte probabilità, l’ispiratore è stato proprio Sofonia. Poco prima di Giosia il re fu Manasse che ne combinò di tutti i colori. Ricordiamo che nel 721 a.C. era caduta Samaria ed era finito il regno d’Israele o Regno del Nord ad opera dell’Assiria. Gerusalemme e la Giudea si salvarono, ma a più riprese subirono l’influenza degli assiri anche se non una vera e propria occupazione diretta. Fu così che i costumi e le usanze religiose assire riuscirono a penetrare nella cultura e nella religione giudaica. Il re Manasse fu addirittura fautore di questa commistione religiosa: ricostruì santuari per gli idoli sulle alture, alzò altari al dio Baal, sostenne il culto di tutti gli dèi del cielo – si sa che molti dèi proteggono di più di un dio solo- favorì la magia, edificò nel tempio un’immagine alla dea Astarte e giunse addirittura a bruciare un figlio agli dèi come usavano i cananei. Se questo faceva il re, non occorre molta fantasia per immaginare cosa facesse il popolo.
Ora, il testo del profeta Sofonia si apre con la predizione del “Giorno del Signore“, un giorno di Giudizio. Giorno in cui JHWH viene per ristabilire ogni giustizia:
So 1,1 Parola di JHWH rivolta a Sofonìa figlio dell’Etiope, figlio di Godolia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, al tempo di Giosia figlio di Amon, re di Giuda.
2 Tutto farò sparire dalla terra. / Oracolo di JHWH .
3 Distruggerò uomini e bestie; / sterminerò gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
abbatterò gli empi; sterminerò l’uomo dalla terra. / Oracolo di JHWH.
4 Stenderò la mano su Giuda / e su tutti gli abitanti di Gerusalemme;
sterminerò da questo luogo gli avanzi di Baal / e il nome stesso dei suoi falsi sacerdoti;
5 quelli che sui tetti si prostrano/ davanti alla milizia celeste
e quelli che si prostrano davanti a JHWH, / e poi giurano per Milcom;
6 quelli che si allontanano dal seguire JHWH, / che non lo cercano, né si curano di lui.
L’idea dominante è che Dio voglia produrre una catastrofe cosmica che distrugga ogni essere vivente come mezzo per eliminare l’idolatria e il sincretismo religioso.
Poi il nostro profeta annuncia l’avvento del “Giorno del Signore“, del quale non riportiamo tutto il testo, ma solo alcuni passaggi, esattamente quello in cui si parla della classe dirigente di Giuda e dei ricchi commercianti:
So 1,7 «Silenzio, alla presenza di JHWH Dio, / perché il giorno del Signore è vicino,
8 Nel giorno del sacrificio di JHWH, / io punirò i prìncipi e i figli di re /
e quanti vestono alla moda straniera;
9 punirò in quel giorno chiunque salta la soglia, / chi riempie di rapine e di frodi / il palazzo del suo padrone.
10 In quel giorno – parola di JHWH – / grida d’aiuto verranno dalla Porta dei pesci,
ululati dal quartiere nuovo / e grande fragore dai colli.
13 I loro beni saranno saccheggiati / e le loro case distrutte.
Hanno costruito case ma non le abiteranno, / hanno piantato viti, ma non ne berranno il vino.
14 È vicino il gran giorno del Signore, / è vicino e avanza a grandi passi.
Una voce: Amaro è il giorno del Signore! / anche un prode lo grida.
15 «Giorno d’ira quel giorno, / giorno di angoscia e di afflizione, / giorno di rovina e di sterminio, / giorno di tenebre e di caligine, / giorno di nubi e di oscurità.
Questo ultimo versetto è noto come la sequenza del «Dies irae», che pur con varianti, ha avuto larga diffusione nella nostra cultura. Si pensi ad esempio il brano del “Dies irae”, della messa da requiem di G. Verdi.
Se restiamo a questo testo siamo di fronte ad una distruzione totale. Viene da pensare ad un altro diluvio come annunciano i primi versetti in cui tutto viene distrutto.
Il testo prosegue con questo tono riferendosi alle nazioni circostanti: Filistei, Moab, Assiria, ecc.
La finale è di ben altro tono: c’è una selezione e un “resto” che viene salvato:
So 2,3 Cercate il Signore / voi tutti, umili della terra, / che eseguite i suoi ordini;
cercate la giustizia, / cercate l’umiltà, / per trovarvi al riparo / nel giorno dell’ira del Signore.
E rivolgendosi a Gerusalemme dice:
So 3,11 In quel giorno non avrai vergogna / di tutti i misfatti commessi contro di me,
perché allora eliminerò da te / tutti i superbi millantatori
e tu cesserai di inorgoglirti / sopra il mio santo monte.
12 Farò restare in mezzo a te / un popolo umile e povero; / confiderà nel nome di JHWH
13 il resto d’Israele. / Non commetteranno più iniquità / e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca / una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare / senza che alcuno li molesti.
Tornando allora al testo del diluvio, possiamo affermare il redattore del racconto voglia affermare due concetti:
1– la creazione non è un dato assoluto e incontrovertibile, ma alquanto precario; nel caso, dipendente dal comportamento dell’umanità.
2– chi pratica la giustizia e confida in JHWH, costituisce un resto che si potrà salvare.
Nel nostro caso Noè «che camminava con Dio» Gen 6,9.