Lettura 52 L’ambiente in cui è cresciuto Abramo

Gen 11,27 «Queste sono le generazioni / toledot di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot. 28 Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei. 29 Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarài e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca. 30 Sarài era sterile e non aveva figli.

31 Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarài sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.

32 L’età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran».

Il passaggio dalle letture precedenti ed in particolare le genealogie incontrate, in relazione a questi nuovi personaggi ci porterebbe supporre che i discendenti di Noè, uomo giusto, avessero trasmesso con la vita anche le forme religiose degli antichi Patriarchi: Adamo, Set, Enoch, ecc. E allora potremmo pensare che Abramo, protagonista dei prossimi capitoli, conoscesse tutto quanto noi abbiamo elaborato: in breve fosse un fedele seguace di JHWH, gli rivolgesse le sue preghiere, facesse i sacrifici dovuti, ecc.

Ma la Scrittura non dice nulla di questo genere, e dobbiamo ricordare che quella era un’Eziologia Metastorica che cercava di spiegare l’oggi dei redattori, vissuti anche dieci o quindici secoli dopo Abramo.

Abramo e i suoi parenti nulla sapevano di quello che fosse accaduto prima. Abramo è il punto di partenza. La cui originarietà dovrebbe essere confrontata con l’originarietà di Esodo. E se dovessimo affrontare il problema di quale delle due viene prima, dovremmo scrivere un trattato.

Possiamo solo dire che mentre Esodo racconta una vicenda “storica”, in parte documentata, la storia di Abramo è esclusivamente l’esito di racconti tramandati da padre in figlio, da tribù in tribù, in un ambiente nomadico al confine tra deserto e popoli stanziali. E questo non vuol dire che non sia storia, perché la storia nasce da tradizioni orali.

Ora, dal punto di vista storico possiamo aggiungere che la storia di Abramo può essere datata intorno al 1800 a.C. quando effettivamente risulta che popoli semiti /aramei si trasferirono dall’Oriente verso il Mediterraneo. Invece l’epopea di Esodo è avvenuta tra il 1250 e 1220 a. C. con circa 600 anni di differenza.

Del primo avvenimento non abbiamo documenti scritti, del secondo abbiamo anche testimonianze egiziane.

La famiglia di Abramo

La famiglia di Abramo viveva in un grande città “Ur” che si trovava sulle rive dell’Eufrate, vicino all’attuale Nassiriya, una metropoli che nei secoli era stata capitale della Mesopotamia. Questa città era nota perché in essa si adorava la dea della Luna, Sin. Ora, Terach con Abramo si trasferisce a Carran, centro di traffici molto importante, anch’essa nota per i culti dedicati alla dea della Luna, Sin. Inoltre i nome di Sarài / principessa e Milca /regina deriverebbero da divinità legate al culto della Luna.

Questo non dice che la famiglia di Terach praticasse tale culto, ma la Bibbia non dice neanche che fossero seguaci di JHWH. Anzi nel ciclo di Giacobbe troveremo che dopo aver lavorato per quattordici anni presso lo zio Labano, nipote di Nahor, quando Giacobbe fa ritorno in Canaan, una delle mogli, Rachele, ruberà gli idoli del padre per portarli con sé in Canaan.

Gen 31,19 «Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che appartenevano al padre».

Non vogliamo entrare nei dettagli, ma già questo fatto dice che nella famiglia di Abramo l’idolatria era praticata alla grande. Che a rigore non si potrebbe neanche definire “idolatria”, perché era la religione che essi conoscevano. E oltretutto di JHWH non avevano mai sentito parlare. Anche perché JHWH non si era ancora rivelato.

Questo è il punto fondamentale. La Bibbia è la storia della Rivelazione di JHWH che non si presenta ad Abramo con il suo nome. Lo farà solo con Mosè. Dio rivelerà ad Abramo cosa farà di lui, ma non dice assolutamente nulla della Sua identità. Per diverse generazioni sarà chiamato con diversi nomi, che incontreremo, dei quali il più frequente sarà: “Dio dei Padri“. Per ora Egli è soltanto il “Dio di Abramo“. Bisognerà arrivare al Figlio Incarnato per sapere qualcosa dell’Identità Trinitaria del nostro Dio.

Già da questo emerge una caratteristica fondamentale del Dio biblico: Egli è sempre “Dio di qualcuno“. Pensare a Lui o pensare di Lui coincide con il riconoscere una relazione. Nei prossimi capitoli troveremo che Egli è il “Dio di Abramo“, poi diventerà il “Dio di Isacco” e poi il “Dio di Giacobbe“.

Quando in Es 3 si presenterà a Mosè si esprimerà così:

Es 3,6 E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe».

In seconda battuta rivelerà il suo nome «JHWH». Che in ossequio al secondo comandamento non è pronunciato “Jahwè“, ma Adonai in ebraico, Kyrios in greco, Signore in italiano. Così quando nella Bibbia leggiamo “Signore” significa che il testo ebraico scrive”JHWH“. Abbiamo approfondito l’argomento nella Lettura 16 e 17 di Esodo.

I parenti di Abramo

Come mai vengono riportati tutti quei nomi dei parenti di Abramo? Se ci riferiamo a quello che succederà dopo lo capiamo al volo. Facciamo solo alcune anticipazioni schematiche.

Nacor sposa Milca figlia di Aran, quindi sua nipote perché Nacor è fratello di Aran.

Milca poi sposerà Betuel l’Arameo e avranno due figli: Labano e Rebecca.

Rebecca poi diventerà sposa di Isacco, suo cugino, dai quali nasceranno Esaù e Giacobbe.

Giacobbe a sua volta sposerà le due figlie di Labano: Lia e Rachele, cugine di secondo grado.

Non possiamo tralasciare di anticipare che Abramo e Sarài erano fratello e sorellastra: stesso padre, differente madre.

Una famiglia patriarcale che stabilisce matrimoni consanguinei, all’interno della famiglia o del clan.

Comportamenti che saranno vietati dai libro del Levitico e Deuteronomio.

La sterilità di Sarài

Viene rivelato subito il problema che attraverserà gran parte della vita di Abramo: Sarài era sterile.

Per l’antichità la sterilità era un vero problema perché non ne conoscevano le cause. La colpa era sempre delle donne perché l’ovulazione femminile è stata scoperta solo alla fine del ‘800. Oggi sappiamo che il più delle volte la causa è maschile, per vari motivi, che qui non ci interessano.

In tutto l’Antico Testamento il problema della sterilità (femminile) è sempre descritto in toni drammatici.

Interesserà Rebecca, moglie di Isacco.

Riguarderà Giacobbe che non riuscirà ad avere figli dalla amatissima Lia e quando finalmente Lia riuscirà ad averne, alla nascita del secondo figlio, Beniamino, morirà di parto.

Riguarderà la madre di Sansone e di Samuele che riusciranno ad avere un figlio per un intervento di Dio.

Da ultimo ricordiamo Elisabetta, moglie di Zaccaria e madre di Giovanni il Battista.

Il caso di Sarài è quello che la Bibbia descrive nei toni più drammatici perché JHWH prometterà ad Abramo una discendenza numerosa “come le stelle del cielo“, ma ancora a cento anni il figlio atteso non arrivava.

Forse perché ogni promessa è legata ad una attesa?

Il primo viaggio

Già da questa genealogia appaiono due elementi che aiutano a strutturare il testo: i viaggi e i luoghi geografici.

Nel nostro caso abbiamo la menzione di due città: Ur e Carran. Tra l’una è l’altro c’è di mezzo un viaggio. Non tutta la famiglia lo compie. Aran rimarrà per sempre ad Ur perché lì è sepolto, ma il figlio Lot si trasferisce con il nonno e lo zio a Carran. Anche Nacor rimane ad Ur. Tra Ur e Carran c’è appunto un viaggio, cioè del tempo: una storia.

La storia di Abramo sarà costituita da continui viaggi tra luoghi diversi e in ogni luogo lascerà un segno…

Sempre in risposta alla chiamata di Dio.