Lettura 56 Gen 12,9-20 Le promesse compromesse

Gen 12,9 «Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb. 10 Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese.

11 Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai: «Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente. 12 Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita. 13 Di’ dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te».

14 Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto avvenente. 15 La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone. 16 Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli. 17 Ma JHWH colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram. 18 Allora il faraone convocò Abram e gli disse: «Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? 19 Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!». 20 Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi».

In Genesi abbiamo tre racconti di questo tipo. Oltre a questo ne troviamo un altro in Gen 20 nel quale il faraone è sostituito da Abimèlech re di Gerar ed un altro in Gen 26 che riguarda Isacco, Rebecca e Abimèlech re dei Filistei. Quando li incontreremo cercheremo di mettere in luce le differenze.

Questo brano è costituito da una inserzione che spezza la narrazione. Prima Abramo era nel Negheb con Lot, alla conclusione di questa pericope lo ritroviamo ancora nel Negheb con Lot. Ma se c’era la carestia come mai non c’è alcun accenno ad una presenza del clan di Lot in Egitto? Perché Lot è rimasto nel Negheb?

Al volo comprendiamo che l’Egitto è da sempre una riserva di cibo per tutta la regione perché pur essendo in una zona del tutto desertica è attraversato dalla valle del Nilo che assicura l’alimentazione di molte molte persone: ieri come oggi. Se non ci fosse il Nilo non ci sarebbe l’Egitto.

Circa l’avvenenza di Sarai possiamo avanzare qualche dubbio. Abramo arriva in Palestina a settantacinque anni, venticinque anni dopo nascerà Isacco e si dirà che Sarai ne avrà novanta. Il conto è presto fatto 90 – 25 = 65. Non è che a sessantacinque anni, a quei tempi, e una vita così dura, ci si potesse attendere chissachè! Non possiamo, poi, tralasciare che nel secondo racconto di Gen 20, Sarai sarà ultranovantenne. Sai che bellezza!?È evidente allora che il significato del racconto deve essere ricercato altrove.

Gli studiosi segnalano, tra l’altro, che i racconti patriarcali sono, si direbbe, solo abbozzati, perché vi sono alcuni elementi mancati. In questo caso ci chiediamo: Come ha fatto il faraone a collegare le piaghe che hanno colpito la sua casa all’adulterio commesso con la moglie di Abramo? E come ha fatto a sapere che Sarai era moglie di Abramo?

Sono risposte che al redattore non interessano, perché in questo modo sottolinea che il protagonista fuori scena è JHWH. E infatti in tutto il racconto nessuno nomina mai Dio, ma Lui è invisibilmente sempre presente.

Il comportamento di Sarai

Sarai è disposta ad entrare nell’harem del faraone pur di salvare il marito Abramo. Alla proposta che le fa Abramo segue solo il suo silenzio. Obbediente o imbarazzato?

Il comportamento del faraone

Vista una bella donna pensa di farla sua introducendola nel suo harem pagando adeguatamente il fratello, come si usava a quel tempo.

L’elenco dei doni che raccoglie in una sola lista cammelli, asini, asine, armenti, schiavi e schiave, mostra chiaramente a che livello fosse valutata la dignità umana: l’uomo cosa tra le cose.

Quando il faraone si rende conto che la sua buona fede è stata ingannata, per fermare le malattie che hanno colpito la sua casa, caccia Abramo insieme a sua moglie.

Il comportamento di Abramo

Abramo aveva percorso tutto il paese di Canaan promesso da Dio alla sua discendenza nella apparizione avvenuta presso Sichem (lettura precedente). Una discendenza molto numerosa come gli aveva promesso anche all’inizio del suo rivelarsi (12,1-3 Lettura 53).

Ma lasciando il paese per trasferirsi in una terra diversa, l’Egitto, mostra di non fidarsi di Dio, ma di basarsi esclusivamente sulle sue risorse. La Promessa della Terra è svanita.

Invitando la moglie a prostituirsi, si garantisce la salvezza della vita, ma rinuncia alla discendenza promessa.

C’è anche una questione morale: retrocedere la moglie al rango di sorella, che in parte corrisponde a verità, perché Sarai era sua sorellastra, non tiene conto del fatto che dopo essere diventata “moglie” non può più essere retrocessa a “sorella”. Ormai lo stato civile è cambiato.

In definitiva Abramo, “nostro padre nella fede”, non si è fidato di Dio.

Dio sa, comunque, di quale pasta sono fatte le sue creature ed interviene per salvare il “Suo” progetto e condurre Abramo alla pienezza della fede. E allora, da questo punto di vista, possiamo dire che la fede è un dono.

Ma Abramo, come noi, deve fare ancora molta strada per arrivare a fidarsi pienamente di questo “Nuovo Dio”.