Lettura 57 Gen 13,1-18 Separazione da Lot
Gen 13:1 «Dall’Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui. 2 Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro. 3 Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai, 4 al luogo dell’altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome di JHWH. 5 Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende. 6 Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. 7 Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese. 8 Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. 9 Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra».
10 Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte – prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino di JHWH, come il paese d’Egitto, fino ai pressi di Zoar. 11 Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro: 12 Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma. 13 Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro JHWH.
14 Allora JHWH disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l’oriente e l’occidente. 15 Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. 16 Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. 17 Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te». 18 Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare a JHWH».
Abbiamo già detto che nei cicli patriarcali gli itinerari sono un mezzo usato anche per strutturare il testo, infatti il brano inizia con l’itinerario v1 – v5 e termina con l’itinerario v17-18
La cacciata di Abramo dall’Egitto è analoga a quella che avverrà cinque o sei secoli dopo durante la notte della strage dei primogeniti egiziani quando gli ebrei furono cacciati:
Es 12,31 «Il faraone convocò Mosè e Aronne nella notte e disse: «Alzatevi e abbandonate il mio popolo, voi e gli Israeliti! Andate a servire il Signore come avete detto. 32 Prendete anche il vostro bestiame e le vostre greggi, come avete detto, e partite! Benedite anche me!». 33 Gli Egiziani fecero pressione sui figli d’Israele, affrettandosi a mandarli via dal paese, perché dicevano: «Stiamo per morire tutti!». […] 35 Gli Israeliti eseguirono l’ordine di Mosè e si fecero dare dagli Egiziani oggetti d’argento e d’oro e vesti. 36 JHWH fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani, i quali annuirono alle loro richieste. Così essi spogliarono gli Egiziani».
Allo stesso modo Abramo torna nel Negheb più ricco di prima.
La ricchezza che si traduce nella prolificità di uomini, greggi e mandrie, nella fecondità dei campi e nel possesso di oro e argento, nonché molti servi (e schiavi), è segno della benedizione divina.
In questo brano emerge all’improvviso Lot, del quale nell’episodio precedente non v’era traccia. Adesso lo troviamo nel Negheb con Abramo. Altro segno che quell’episodio è un’inserzione che ha spezzato il filo del racconto principale.
Gli studiosi ritengono che questo nuovo racconto sia una eziologia che cerca di spiegare la nascita dei popoli dei Moabiti e degli Ammoniti di cui Lot era il progenitore. Si tratta di due popoli che nel corso del tempo hanno avuto rapporti non sempre conflittuali e non sempre pacifici con Israele. Tuttavia dobbiamo ricordare che la bisnonna di Re Davide era “Ruth la moabita“, come viene raccontato nel “Libro di Ruth”.
Ora, un problema che ha riguardato l’uomo di tutti i tempi, noi compresi, è l’approvvigionamento del cibo. Abbiamo già incontrato un inizio di conflitto tra agricoltori e pastori nella vicenda di Caino e Abele, ma qui la tensione è il rapporto tra pastori e pastori per la suddivisione dei pascoli. Oggi, dalle nostre parti, il problema è quasi sconosciuto perché la pastorizia è in fase di abbandono.
Nel caso della pastorizia, la mancanza di cibo non riguarda in prima battuta gli uomini, ma gli animali che se restano senza alimentazione non producono più latte e in breve muoiono.
Gli studiosi ci dicono che un nomadismo simile a quello di Abramo e Lot, in realtà, fosse già un “seminomadismo”, che non viveva operando furti verso le città di Canaan; per fare questo sarebbe stato necessario avere animali veloci, cavalli o cammelli, che avrebbero consentito rapide fughe. Invece il nomadismo dei nostri stabiliva accordi con le città per potere condurre, ad esempio, gli animali sui terreni dopo la mietitura dove brucavano le erbacce e contribuivano a concimarli. Fondamentali erano soprattutto gli accordi per l’utilizzazione di pozzi e sorgenti. Nomadi o sedentari, uomini o animali, in quel clima senz’acqua non si sopravvive più di un giorno o due.
Non a caso il testo richiama che «i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese», probabile segno che con essi erano stati stabiliti degli accordi di pascolo.
La parte più importante del brano sono i vv 14-17 che secondo il metodo storico critico sono un’inserzione e infatti se la si eliminasse, il racconto sarebbe comunque sensato. Tuttavia in una lettura sincronica come la nostra, leggere il testo così com’è, essa è estremamente importante perché esprime la teologia del redattore finale.
Questi versetti consentono di fare il confronto tra la scelta di Lot e quella di Abramo.
Lot scegli la parte migliore; una valle tutta irrigata e verde “come il Giardino di Eden e la valle del Nilo“.
Per Abramo, invece resta solo la “promessa” della terra.
Però Lot giudica solo con occhi umani, non tenendo conto della qualità morale degli abitanti di quella valle. Questa sarà la causa della distruzione dell’intera vallata, così Lot perderà la terra e durante la fuga vedrà la moglie trasformarsi in una statua di sale. In questo modo egli rimane anche senza discendenza e le sue due figlie per potere partorire dei figli dovranno avere rapporti incestuosi con il padre.
Al contrario, ad Abramo Dio assicura una discendenza che non può essere contata tanto sarà numerosa. Il paragone con la “polvere della terra” rivela che a quei tempi non era ancora stato scoperto il concetto matematico di infinito.
Però la promessa agli occhi umani sembra subire una nuova minaccia.
Nella lettura precedente le minacce erano costituite dalla carestia e dalla possibilità di perdere Sarai diventata moglie del faraone, ora la minaccia è che la terra più ricca vada a Lot, mentre Abramo si deve accontentare di quello che resta: una terra montagnosa, con vaste aree desertiche, poche pianure e scarsità di acqua.
Ma questo è ciò che vede l’uomo, mentre il futuro è nelle mani di Dio.
Non a caso al v 17 Dio invita Abramo a percorrere tutta la terra che gli è stata affidata in lungo e in largo. È modo per significare di esserne entrato in possesso.
Così, dopo aver percorso in lungo e in largo Canaan, Abramo prende dimora presso le “Querce di Mamre”, località che si trova a qualche kilometro da Hebron, il luogo in cui saranno sepolti i patriarchi.
Gli scavi eseguiti nel secolo scorso alle Querce di Mamre, hanno rivelato che era un luogo sacro in età preisraelitica e precanaanea. Questo dice ancora una volta che Abramo era continuamente alla ricerca di quel Dio che gli aveva parlato e di tanto in tanto si faceva sentire, ma che per lui restava sconosciuto.
Abramo dispone solo della “Parola” che questo Dio di tanto in tanto gli rivela. Ma lui tiene duro.
Questa è la Fede.
NB: Né Lot né Abramo né alcun essere umano ha mai visto la valle del Giordano nei dintorni di Sodoma, lussureggiante come un giardino, perché la depressione percorsa dal fiume Giordano che termina nel Mar Morto a 400 m sotto il livello del mare e prosegue verso il golfo di Elat, non è altro che una faglia costituita dallo scorrimento tra la placca africana e la placca araba: un evento in atto da parecchi milioni di anni. Ai tempi di Abramo, 1800 a. C. la situazione geologica era sostanzialmente quella attuale. Certamente, con un Mar Morto più grande perché oggi gran parte dell’acqua del Giordano è usata per dissetare gli abitanti rivieraschi.
Questa realtà geologica non contrasta la Parola di Dio, perché Dio non ci vuole dare lezioni di geologia, ma vuole insegnare come condurre una vita buona a tutti gli uomini di questo pianeta.
E Lui è libero di risignificare anche le strutture geologiche per fare comprendere come l’uomo deve comportarsi.