Lettura 65 Gen 17,1 – 27 L’Alleanza nella circoncisione
Il capitolo 17 è tutto di tradizione P sacerdotale e lo capiamo a colpo d’occhio dalla ripetizione meticolosa delle stesse frasi, con chiarimenti del tutto ridondanti. D’altra parte la celebrazione liturgica deve essere perfetta; non sono ammessi errori.
Per facilitarne la lettura lo trascriviamo in forma strutturata che ci permette, tra l’altro, di afferrare subito quale sia la teologia che ha guidato il redattore P, sacerdotale.
A – Prologo 1-3a
Gen 17:1 Quando Abram ebbe novantanove anni, JHWH gli apparve e gli disse:
«Io sono ʼEl- Šadday (Cei: Dio onnipotente): / cammina davanti a me /e sii integro.
2 Porrò la mia Alleanza / tra me e te / e ti moltiplicherò / molto, molto».
3a Subito Abram si prostrò con il viso a terra
B – Promesse 3b – 8
3b e Dio parlò con lui:
4 «Eccomi: / la mia Alleanza è con te / e sarai padre / di una moltitudine di popoli.
5 Non ti chiamerai più Abram / ma ti chiamerai Abraham / perché ti faccio padre di una moltitudine di popoli. 6 E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re. 7 Stabilirò la mia Alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come Alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. 8 Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio».
C – Ordine 9-14
9 Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia Alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione. 10 Questa è la mia Alleanza che dovete osservare, Alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio. 11 Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell’Alleanza tra me e voi. 12 Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe. 13 Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con denaro; così la mia Alleanza sussisterà nella vostra carne come Alleanza perenne. 14 Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia Alleanza».
b1 – Promessa
15 Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara. 16 Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei».
17 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta anni potrà partorire?». 18 Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». 19 E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia Alleanza con lui come Alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. 20 Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione. 21 Ma stabilirò la mia Alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo». 22 Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò Abramo.
a1 – Epilogo (esecuzione)
23 Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la carne del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto. 24 Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la carne del membro. 25 Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la carne del membro. 26 In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo figlio. 27 E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui».
Ricordiamo che gli antichi redattori biblici non dividevano le opere in capitoli, sezioni e paragrafi; non conoscevano i segni d’interpunzione e non separavano le parole tra di loro. Per strutturare i testi inserivano parole chiave collocate qua e là come un filo rosso: quelle ripetizioni che i nostri traduttori si guardano bene dal lasciare perché da noi le ripetizioni non sono ammesse. Nel nostro caso il brano è delimitato da due parole all’inizio e alla fine che formano una “inclusione”; è la parola “novantanove” corrispondente all’età di Abramo.
Lo stilema usato dagli antichi scrittori per evidenziare la parte più importante, non era di metterla al termine del discorso come conclusione, ma al centro, preceduta da argomenti che si richiamano prima e dopo secondo lo schema: A => B => C <= b1 <= a1.
Così nel nostro brano il messaggio più importante è l’“Ordine C” 9- 14, che sta al centro: la circoncisione la cui radice ricorre dodici volte.
La redazione di questo capitolo è alquanto tardiva e dagli studiosi è considerata rilettura e risignificazione altri testi. Riportiamo due esempi.
Gen 12 «JHWH parlò con Abramo e disse: Vattene ( lek lekà / andare vai) dalla tua casa, dalla tua terra, dalla casa di tuo padre».
Seguito dalla promessa: «Ti renderò un grande popolo».
Esecuzione: «…e Abramo partì».
Gen 17 «JHWH apparve ad Abramo e disse: Cammina (lakà) davanti a me»
Seguito dalla promessa: «Ti moltiplicherò molto molto»
Esecuzione «e Abramo si prostrò».
Il secondo parallelismo fa riferimento all’Alleanza del Sinai, quando Mosè sul monte ricevette le Dieci Parole.
Es 20,1 «Dio allora pronunciò tutte queste parole: 2 «Io sono JHWH tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me...».
Gen 17, «Io sono ʼEl- Šadday / cammina davanti a me /e sii tutto per me».
Come mai questo redattore sente il bisogno di risignificare questi testi per la gente del suo tempo?
Lo possiamo spiegare sinteticamente. Ci troviamo nel postesilio, non c’è più un re in Giuda, la regine è stata incorporata ad altri regni che fanno il bello e il cattivo tempo, la libertà è condizionata e la religione è in parte compromessa da leggi estranee alla cultura ebraica. Resta solo il Tempio con le sue liturgie e a livello personale un segno molto significativo: la circoncisione. Questo potrebbe essere considerato il senso di tutto il nostro brano. La circoncisione è un segno che praticato di generazione in generazione porta avanti l’Alleanza che così diventa “perenne”, da Abramo, il primo, fino ai contemporanei e a tutti quelli che verranno in futuro. Un segno di cui già un bambino di otto giorni può portare sul suo corpo e nessuno mai più potrà cancellare.
In sostanza il nostro redattore attualizza la Scrittura per la gente del suo tempo. Non è quello che facciamo anche noi ogni domenica quando alla Cena Eucaristica facciamo preceder la Liturgia della Parola?
Per correttezza dobbiamo aggiungere che la circoncisione non è stata inventata dagli ebrei, ma era già praticata dagli egiziani e molto diffusa in Africa e nell’Asia semitica. Circa l’inizio di tale pratica gli esperti sono molto discordi, ma c’è chi dice che risalga all’età della pietra.
Il nome di Dio. Abbiamo visto che nel capitolo 12 Abramo, a Sichem, incontra un Dio chiamato ʼEl, che finirà per diventare il nome generico di Dio e ogni divinità anche se la Bibbia preferisce usare la forma plurale Elohim. Al capitolo 14, Abramo farà conoscenza con Melchisedek sacerdote del Dio Altissimo ʼEl-eljon e questo sarà un altro aggettivo che designerà JHWH. Nel capitolo precedente 16 abbiamo incontrato il “Dio della visione” / ʼEl-roì. Ora Dio si presenta ad Abramo come ʼEl- Šadday che letteralmente possiamo tradurre: “Dio della montagna” o “Dio della steppa” che la Cei e la LXX rendono con “Dio Onnipotente”. Abbiamo fatto un excursus circa i nomi di Dio alla Lettura 56. ʼEl- Šadday è il modo di nominare JHWH usato dalla tradizione P sacerdotale che riserva l’appellativo JHWH, solo per i testi successivi alla rivelazione del nome fatta Mosè sul Sinai in Es 3.
«Cammina davanti a Me», letteralmente: “davanti alla mia faccia”. Questa richiesta non è una novità. Avevamo già trovato qualcosa di analogo nella lunga genealogia, toledot, dei patriarchi prediluviani del c. 5:
Gen 5,22 «Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. 23 L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacinque anni. 24 Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso».
La stessa cosa era stata detta per Noè:
Gn6,9 «Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio».
Più avanti, Abramo nel mandare un servo verso la sua patria d’origine a cercare un moglie per Isacco, e superare i dubbi del medesimo servo, così dice di sé:
Gn24,40 «JHWH, davanti al Quale io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre».
In molti altri passaggi della Bibbia troviamo espressioni analoghe, riportiamo solo quello che dice l’orante del salmo 56 che si esprime così:
Sal 56,14 […] «perché mi hai liberato dalla morte. / Hai preservato i miei piedi dalla caduta, perché io cammini davanti a te / nella luce dei viventi, o Dio».
Quando leggiamo “Camminare con Dio” in prima battuta siamo portati a pensare ad un impegno unilaterale da parte dell’uomo, ma non dobbiamo perdere di vista che anche “Dio cammina con…”, quindi è un camminare in compagnia.
La stessa cosa vale per “Camminare davanti a Dio”, il cambio di preposizione dà piuttosto l’idea della “cura”. Dio cammina dietro di te perché ti possa aiutare in caso di pericolo. E nella vicenda di Abramo abbiamo già incontrato due interventi di Dio per rimetterlo in pista: nel racconto della discesa in Egitto (Gen 12,9ss Lettura 56) e in quello di Agar ed Ismaele (Gn16, Lettura 64).
A questo «Cammina davanti a me» segue un «sii integro». Gli studiosi sottolineano che quel “integro” non debba essere inteso in senso morale o solo morale, ma qualcosa di più radicale, che viene reso con «sii tutto per me». Allora, sembra di capire che si tratta di stabilire un rapporto più profondo di quello coniugale, una vita interamente dedicata a… Un “affidarsi” completamente a Dio.
E Abramo è stato così fedele come Dio gli ha richiesto?
Sì e no, se in v17 a seguito della promessa di un figlio concepito da Sarai, già novantenne, Abramo prostrato con la faccia a terra, «rise e pensò: «Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sarai all’età di novanta anni potrà partorire?». Tanto più che subito dopo raccomanda a Dio Ismaele.
E tuttavia gli ultimi versetti mettono in luce la fedeltà di Abramo, perché dopo questa apparizione divina, provvede a farsi e a far circoncidere tutti gli uomini che fanno parte del suo clan.
E Dio ha compreso fino in fondo il cuore di Abramo e gli cambia nome che da “ab-ram: padre-grande” diventa “abr-ham“, che foneticamente significa “padre di popoli“.
Ora, nella cultura di quel tempo era in uso da parte del gran re cambiare il nome ad un suo vassallo sia come affermazione della dipendenza che come assicurazione di protezione.
Nel nostro caso Dio aveva chiesto ad Abramo «sii tutto per me», così ora, il cambio di nome, assicura una protezione senza limiti. La stessa cosa vale per Sarai che diventa Sara, cioè “principessa”. Questo sta a dire che anche Sara sarà la madre di molti popoli.
Impensabile per quei tempi che una donna divenisse così importante!