Lettura 69 Gen 19,1-11 Indagine a Sodoma

Gen 19:1 «I due messaggeri (angeli?) arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. 2 E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza». 3 Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. 4 Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. 5 Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne / conoscere / jadah !». 6 Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé, 7 disse: «No, fratelli miei, non fate del male! 8 Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto». 9 Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest’individuo (Lot) è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta. 10 Allora dall’interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente; 11 quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta».

Abbiamo già avuto modo di spiegare che l’ebraico come il greco, non ha un termine che distingua un messaggero generico da un angelo: distinzione che esiste solo in italiano.

Così Lot «seduto alla porta della città» vede arrivare questi due uomini, che essendo angeli, ma lo sappiamo solo noi, dovevano essere alquanto belli e aitanti. Conoscendo il comportamento degli abitanti di Sodoma si premura di ospitarli presso la sua casa. Al diniego di costoro, che sono venuti proprio per verificare come si comportano i sodomiti e non Lot, lo stesso Lot insiste perché alloggino presso di sé. Egli intende proteggerli perché l’ospitalità a quei tempi era considerata un dovere sacro.

I suoi timori sono fondati perché sotto la sua casa si costituisce una ressa di “giovani e vecchi al completo” che vogliono “conoscere” questi stranieri. Il verbo ebraico è jadah, cioè conoscere, ma abbiamo già incontrato questo verbo che ha molti significati tra i quali anche quello dell’unione sessuale. Es:

Gen 4:1 «Adamo conobbe / jadah Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino…».

Quindi, il tumulto che questa gente provoca per potere “conoscere” questi personaggi dice chiaramente che non volevano fare una partita a carte, o parlare del tempo, ma avere quei rapporti per cui la città di Sodoma e i cananei in genere erano famosi. Perciò è corretto il termine usato dalla Cei: “abusarne“.

Il v9 permette di comprendere un aspetto in uso anticamente, ma anche oggi, la sodomizzazione dell’altro come affermazione di sottomissione dell’altro per stabilire un potere su di lui.

Così cresce anche la preoccupazione di Lot che pur di rispettare la sacralità dell’ospitalità lo spinge ad offrire ai “giovani e vecchi che assediano la casa” le sue due figlie ancora vergini.

Un gesto che lascia sconcertati, ma non è chiaro se con questo il racconto voglia sottolineare la sacralità dell’ospitalità o l’inconsistenza di Lot.

Il nostro redattore non ha fatto affermazioni esplicite, ma è rimasto piuttosto sul vago.

Però, nel precedente capitolo 18 Abramo aveva accolto i tre personaggi mentre stava all’ingresso della sua tenda. Egli era rimasto nomade e viveva nel deserto, nella “sua” tenda, anche se in prossimità di Mamre.

Lot invece accoglie i due “messaggeri” mentre se ne sta tranquillo alla porta della città, il luogo dove tutti andavano a prendere il fresco, dove si tenevano i processi e il mercato. Allora Lot si era perfettamente integrato con i sodomiti; Sodoma era diventa anche la “sua” città.

Non dimentichiamo che in Gen 14,1-ss. Lettura 58, Lot era stato rapito insieme ad altri sodomiti dalla coalizione di re orientali e poi liberato grazie all’intervento di Abramo. Questi sdegnosamente non ha voluta nulla del bottino che era stato sottratto al re di Sodoma. Sembra di poter affermare che Abramo non ha mai voluto avere a che fare con questa gente.

E vedremo più avanti che tutto sommato Lot era un uomo inaffidabile, inconsistente.

Ora, il modo in cui questi due uomini difendono la casa di Lot evidenzia al proprietario che essi sono creature celesti. Ma il lettore attento se n’era già accorto perché essi avevano pranzato presso la tenda di Abramo a Mamre durante il giorno e poi, v1, «sul far della sera giungono a Sodoma». Il lettore ebreo che conosce la zona sa benissimo che la distanza percorsa supera 60 Km e capisce al volo chi essi siano.

A questo punto possiamo dire che l’indagine che i due angeli dovevano svolgere per rilevare quanto di vero esistesse circa le pratiche sessuali di Sodoma è arrivata a conclusione. Il giudizio di condanna di questi abitanti è ormai definitivo, come già aveva detto Dio ad Abramo quando gli aveva parlato come abbiamo visto nella lettura precedente.

Il visitare di Dio (Per saperne di più vedi Esodo lettura 20)

I racconti che stiamo esaminando, l’incontro di Abramo con i tre personaggi e, ora, l’incontro di due di loro con Lot, ci consentono di cogliere facilmente cosa intende la Bibbia con il principio del visitare da parte di Dio.

Questo è un tema che riscorre spesso nelle Scritture e si collega alla concezione greca di “parusia” che significa: visita di del sovrano ad una città o paese del suo regno. Quando il re, che anticamente era colui che garantiva la giustizia arrivava, provvedeva ad eliminare tutte le ingiustizie praticate dagli amministratori locali e contemporaneamente a premiare le persone fedeli. Si faceva festa e veniva distribuito cibo in abbondanza a tutto il popolo.

Ora, nel nostro caso la visita di Dio ad Abramo porta la grande e attesa notizia che di lì ad un anno Abramo e Sara avranno un figlio.

La visita a Sodoma porterà la distruzione della città e la salvezza per l’unico giusto: Lot.

Allora, la visita di Dio è “benedizione” per giusti e “castigo” per gli empi.

Questo tema lo troviamo nelle nostre celebrazioni, anche se, forse, se ne perde il significato. Il secondo mistero Gaudioso ricorda la “visita” di Maria Vergine a Elisabetta. E lì esplode il canto del Magnificat: il più bel inno di lode a Dio.

E quando al mattino nelle Lodi si recita il Benedictus, che abbiamo ricevuto solo in greco e diciamo:

«Benedetto il Signore Dio d’Israele che “ha visitato” e redento il suo popolo…» (Lc 1,68) e più avanti:

«… grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio / per cui verrà a “vistarci” dall’alto un sole che sorge (cioè Gesù Cristo)» (1,78).

Teniamo presente che queste cose sono già presenti al tempo di Abramo 3800 anni fa!