Lettura 73 Gen 21,1-7 Si compie la Promessa: nasce Isacco

Gen 21,1 «JHWH visitò /paqad Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. 2 Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. 3 Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. 4 Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato. 5 Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco / Jisahaq. 6 Allora Sara disse: «Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà per me!». 7 Poi disse: «Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!».

Abbiamo trovato in più luoghi la promessa ad Abramo di una discendenza, ma l’evento viene promesso in maniera specifica in Gen 17,16 ove si definisce che il discendente sarà partorito da Sara e nell’ambito dello stesso capitolo Dio dice per ben due volte, quale sarà il suo nome: Isacco.

Nel capitolo 18, Dio determina anche la scadenza: la nascita avverrà tra un anno, quando Abramo avrà cento anni e Sara novanta. Riportiamo i testi implicati per facilitare la comprensione.

Nel primo caso, al c 17, è Abramo che, incredulo ride di nascosto all’idea che possa avere un figlio vecchio com’è:

Gen 17,15 «Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara. 16 Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei».

17 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta anni potrà partorire?».

18 Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». 19 E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui. 20 Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione. 21 Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo». 22 Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò Abramo».

Nel secondo caso è Sara che ride, ma, scoperta da JHWH, nega decisamente:

Gen 18,9 Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10 Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui. 11 Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. 12 Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». 13 Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? 14 C’è forse qualche cosa impossibile per JHWH? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». 15 Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».

Ora veniamo al nostro brano di Gen 21. Il primo verbo che incontriamo è: “visitò / paqad. È un verbo strategico perché quando Dio “visita” accade qualcosa di molto importante e imprevedibile. Può essere la nascita di un figlio come nel caso in questione, può essere un intervento in cui Dio punisce i malvagi e gli oppressori, ma in linea generale si tratta di intervento salvifico.

Potremmo usare come riferimento “storico” l’inizio della liberazione degli ebrei dalla schiavitù del Faraone che Mosè annuncia agli anziani dopo essere stato inviato loro da Dio nella visione del “roveto ardente” (Es 3).

La liberazione inizia a seguito della visita / paqad di Dio :

Es 4,29 «Mosè e Aronne andarono e adunarono tutti gli anziani degli Israeliti. 30 Aronne parlò al popolo, riferendo tutte le parole che JHWH aveva dette a Mosè, e compì i segni davanti agli occhi del popolo. 31 Allora il popolo credette. Essi intesero che JHWH aveva visitato /paqad gli Israeliti e che aveva visto la loro afflizione; si inginocchiarono e si prostrarono».

Alla valutazione di questo verbo abbiamo dedicato l’intera lettura 20 del Libro di Esodo (vedi archivio).

Il nome di Isacco

Il nome, almeno foneticamente, ha che fare con il verbo ridere per cui il significato di Isacco può essere: “egli ride” o “riso” o “sorridente”; alcuni autori parlano di una contrazione di Jisahaq-El , cioè “Dio sorride”, ma non sembra sia il nostro caso.

Il motivo di questo nome lo troviamo nei brani dei capitoli 17 e 18 riportati sopra, perché troviamo anzitutto Abramo che all’annuncio di un discendente messo al mondo da lui e Sara: «si prostrò con la faccia a terra e rise».

La stessa cosa si ripete di lì a poco tempo con Sara, come riporta il testo del c 18, in cui la radicale di ridere è ripetuta quattro volte.

Il problema diventa il senso di questo ridere. Si può ridere di gioia: che bello! Finalmente!; di compatimento: ma questo è suonato!; di incredulità: figurati! impossibile! stiamo a vedere!

Potremmo dire che il riso di Abramo e di Sara nei capitoli 17 e 18 siano entrambi orientati all’incredulità, con accentuazione più marcata per Sara.

Però, nel nostro testo, c 21, il sorriso di Sara è decisamente orientato verso la gioia.

Nel complesso dei brani riportati la radice di ridere appare sette volte, un totalità perfetta; e questo dice che il nome assegnato al figlio di Abramo e Sara è un’azione altrettanto perfetta.

Nella Bibbia troviamo un’altra donna afflitta dalla sua sterilità, ma non l’unica, che dopo avere ottenuto miracolosamente un figlio, non ride, ma compone un cantico di lode: il “Cantico di Anna” che in qualche modo fa eco alla gioia di Sara.

Anna sarà la madre dell’ultimo Giudice e Profeta, Samuele, che a suo tempo ungerà, prima Saul e poi Davide, quali re di Israele. Anna, dunque, era sterile e partorì il figlio solo in tarda età, dopo una particolare preghiera al Signore, nel santuario di Silo; il tempio di Gerusalemme non esisteva. Avuto il figlio, dopo averlo divezzato lo portò a Silo e lo affidò ad Eli, giudice e profeta, perché lo crescesse presso la casa del Signore. Nel fare questo gesto ella proruppe in un cantico di ringraziamento a Dio, noto appunto come “Cantico di Anna” (consigliamo gi leggere tutto 1 Sam 1-2).

Riportiamo di tale cantico solo la prima parte perché illustra bene la situazione psicologica di Sara alla nascita di Isacco, la quale si limita ad esclamare «chiunque lo saprà sorriderà», mentre il cantico di Anna occupa un intero capitolo:

1Sam 2:1 Allora Anna pregò:

«Il mio cuore esulta nel Signore, / la mia fronte s’innalza grazie al mio Dio.

Si apre la mia bocca contro i miei nemici, / perché io godo del beneficio che mi hai concesso.

2 Non c’è santo come il Signore, / non c’è rocca come il nostro Dio.

3 Non moltiplicate i discorsi superbi, / dalla vostra bocca non esca arroganza;

perché il Signore è il Dio che sa tutto / e le sue opere sono rette».

4 L’arco dei forti s’è spezzato, / ma i deboli sono rivestiti di vigore.

5 I sazi sono andati a giornata per un pane, / mentre gli affamati han cessato di faticare.

La sterile ha partorito sette volte / e la ricca di figli è sfiorita».

Dio è colui che nel suo visitare / paqad ribalta le situazioni a favore dei poveri come ha fatto con Abramo e Sara donando loro Isacco: il figlio della Promessa.