Lettura 74 Gen 21,8-20 Allontanamento di Ismaele e seconda cacciata di Agar
Gn21,8 «Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato. 9 Ma Sara vide che il figlio di Agar l’Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, derideva / sahaq (Cei: scherzava) con il figlio Isacco. 10 Disse allora ad Abramo: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco». 11 La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. 12 Ma Dio disse ad Abramo: «Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. 13 Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole». 14 Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle e il bambino (Cei: le consegnò il fanciullo) e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea (Beer’Sheva) . 15 Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio 16 e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d’arco, perché diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!». Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. 17 Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. 18 Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione». 19 Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo. 20 E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. 21 Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d’Egitto».
Non siamo in grado di affermare con certezza se le due cacciate di Agar siano duplicazioni delle stesso accadimento pervenutici da tradizioni, orali e scritte, differenti o se effettivamente si tratti di due eventi distinti. Però ci sembra importante evidenziare le collocazioni che le due narrazioni occupano nella struttura di Genesi.
La prima cacciata (Gen 16), avvenuta quando Agar era ancora incinta, è riportata subito dopo la solenne celebrazione della Alleanza nella quale si è impegnato solo Dio che termina con la solenne promessa conclusiva:
Gen 15,17 «Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno JHWH concluse questa alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza / io do questo paese / dal fiume d’Egitto / al grande fiume, il fiume Eufrate; 19 il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, 20 gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim, 21 gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei».
La seconda cacciata avviene dopo il “compimento”, cioè quando Isacco, il figlio della Promessa, è già nato da tre anni e viene svezzato. Infatti da 1Sam 1,23 e 2Mac 7,27, risulta che lo svezzamento dei bambini avveniva attorno ai tre anni. Ma quanti anni aveva Ismaele?
Gen 16, 15 «Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito. 16 Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele».
Poiché Isacco nasce quando Abramo ha cento anni, mentre Ismaele era nato quando ne aveva ottantasei, vuol dire che questa cacciata avviene quando Ismaele ha 14 + 3 = 17 anni.
Nel caso della prima cacciata, in realtà una fuga, il motivo dell’allontanamento erano le angherie che Agar subiva da Sara dopo che era rimasta incinta: gelosia di una donna sterile verso la sua schiava prolifica (Lettura 64).
In questo secondo caso la motivazione riguarda l’eredità che Sara vuole assicurare esclusivamente ad Isacco. Il motivo espresso dal testo usa ancora la radice del verbo sahaq che può essere tradotto in diversi modi: scherzare, deridere, prendersi gioco, far ridere, ma riteniamo interessante: “fare l’Isacco” tenuto conto che Isacco significa “ridere”, e allora alluderebbe ad una sorta di sostituzione di Isacco a riguardo dell’eredità. Cosa ben più grave agli occhi di Sara.
Il redattore riprende solo sinteticamente ed allusivamente le contese che mettevano in opposizione da un lato Abramo, evidentemente molto legato al suo primogenito, anche se non figlio di Sara e dall’altro, la stessa Sara che voleva riservare l’assoluta primazialità ad Isacco. Il nostro redattore riporta solo la richiesta di Sara che però fa pensare a chissà quante discussioni e litigi tra i due coniugi per ogni scherzo o per ogni baruffa che avvenivano tutti i giorni tra i due bambini. Tra l’altro Agar non è mai chiamata per nome da parte di Sara: chiaro segno di disprezzo.
Dovremmo anche fare uno sforzo di immaginazione per calarci nella situazione di Abramo che a sentire la moglie dovrebbe separarsi da suo figlio diciassettenne. Forse il nostro redattore vuole già alludere a quella separazione “definitiva” che Abramo dovrà elaborare nel capitolo successivo, il sacrificio di Isacco, anche se…
Ma anche Dio è dello stesso avviso, perché da Ismaele possano nascere ben dodici figli che daranno vita ad altrettante tribù (Gen 25,12-ss). E anch’esse saranno “discendenza di Abramo”. Così possiamo dire che malgrado il litigi, le discussioni, le tensioni esistenti tra queste persone, il piano di Dio prosegue.
Se è così, potremmo vedere questo racconto come “eziologia protostorica” delle relazioni tra i popoli discendenti da Isacco e quelli discendenti da Ismaele.
Ciò non toglie che da questa vicenda Abramo ne esca con il cuore a pezzi. Infatti nella sua reazione possiamo cogliere un moto di stizza e disappunto perché deve fare un’azione alquanto dolorosa alla quale lui è decisamente contrario. Il testo ebraico lascia intendere che Agar è caricata sulle spalle oltre che del pane e dell’acqua anche del fanciullo. Secondo questo redattore, abbiamo a che fare con un bambino molto piccolo e questo serve a drammatizzare la scena che, appunto, prosegue in modo drammatico. Infatti Agar si dirige verso l’Egitto e si smarrisce nel deserto di Bersabea (abbiamo parlato di questa località, molto importante nei racconti biblici, nelle letture 9 e 10 del libretto di Elia, 1 Re 19,4-ss).
Il problema fondamentale che riguarda i percorsi nel deserto è la disponibilità di acqua. Nella lettura 10 del Libretto di Elia abbiamo visto come il profeta si inoltra per una giornata di cammino senza riserve d’acqua: un modo sicuro per procurarsi consapevolmente il suicidio.
Ovviamente questa non è l’intenzione di Agar che, rimasta senz’acqua, si rende conto che la morte per lei ed il fanciullo è ormai cosa sicura. Non le resta che allontanarsi «un tiro d’arco» per non sentire il pianto del bambino. Agar non crede nel Dio di Abramo, ma il Dio di Abramo è sempre in ascolto del grido di ogni povero, senza guardare al certificato di nascita o di battesimo, e quando il bambino «alzò la voce e pianse» accade quello che afferma il Salmo 34:
Sal 34,7 «Il povero grida e Dio lo ascolta, / lo libera da tutte le sue angosce».
“Dio ascolta” è esattamente il nome di Ismaele / Yishma’El. Così il messaggero di Dio (angelo) si fa vivo e mostra ad Agar un pozzo che era lì sin da prima. Sono salvi entrambi.
Così possono raggiungere un luogo abitato, vivere nel deserto e Ismaele diventerà «un tiratore d’arco» e sarà padre degli uomini del deserto.