Lettura 75 Gen 21,22-34 L’alleanza con Abimèlech al pozzo di Bersabea

Gen 21,22 «In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: «Dio è con te in quanto fai. 23 Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero». 24 Rispose Abramo: «Io lo giuro».

27 Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell’armento, li diede ad Abimèlech: tra loro due conclusero un’alleanza.

31 Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero giuramento tutti e due.

25 Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d’acqua, che i servi di Abimèlech avevano usurpato. 26 Abimèlech disse: «Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi». 28 Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. 29 Abimèlech disse ad Abramo: «Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?». 30 Rispose: «Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo». 32 E dopo che ebbero concluso l’alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei. 33 Abramo piantò una tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome di JHWH, Dio dell’eternità El-ʽolam. 34 E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo».

Avevamo già incontrato Abimèlech in Gen 20,1-18, Lettura 72, quando egli aveva cercato di unirsi a Sara, a lui presentatagli come sorella di Abramo e non come moglie. Il quel contesto Abimèlech aveva sperimentato la potenza del Dio Abramo che gli aveva impedito di compiere quell’adulterio. Si era anche reso conto che tutte le donne del regno sarebbero divenute sterili se non avesse restituito Sara a suo marito.

Il racconto è poi stato interrotto da quelli relativi alla nascita di Isacco e alla cacciata di Ismaele ed Agar.

La ripresa del racconto di 20,1-18 bruscamente interrotto, ci mostra Abimèlech ancora impressionato dalla potenza del, per lui sconosciuto, Dio di Abramo e pensa di tenerselo buono stipulando un’alleanza con il Patriarca. I termini dell’Alleanza sono espressi dai primi versetti: Abimèlech ospita Abramo e questo si impegna con un giuramento a comportarsi amichevolmente. Da questo giuramento prenderà il nome il pozzo e la città che le sorgerà intorno.

Il testo è chiaramente corrotto perché la stipulazione dell’alleanza è intrecciata alla contesa di un pozzo e per render la lettura di facile comprensione ci siamo permessi un’operazione che, seguendo il metodo di una lettura sincronica, cioè il testo così come ci è pervenuto, non si dovrebbe fare. Abbiamo, spostato i vv 27 e 31 perché i due fatti rimangano distinti.

La conclusione di una alleanza si compiva dividendo in due gli animali destinati ad essere sacrificati e poi i contraenti passavano in mezzo alle vittime divise. Questo è il motivo per cui l’ebraico letteralmente dice: “tagliare un’alleanza”.

Il significato di questo fatto è che in questo modo Abramo trova tra i re cananei un alleato e ciò segnala che la “Promessa” fa un passo avanti. Abbiamo sottolineato “cananei“, perché i Filistei dei v 32 e 34, al tempo di Abramo non erano ancora insediati in Palestina. Essi erano popoli del mare e giungeranno da quelle parti almeno cinquecento anni dopo i fatti che stiamo esaminando.

Al v33 appare un uovo nome di Dio: El-ʽolam. Abbiamo già detto che Abramo non conosce il nome di Dio: JHWH perché esso sarà rivelato a Mosè alle pendici del Sinai circa cinque secoli dopo, per cui Abramo è alla ricerca di forme che in qualche modo Lo possano identificare. Abbiamo trattato questo argomento nella Lettura 59.

Nel nostro brano Dio è specificato come “Eterno“. Un uso che ancora oggi è impiegato nel mondo protestante ed ebraico. Certo, che a quei tempi l’idea di eternità era quella di un tempo senza inizio e senza fine: un infinito che precede il presente ed un infinito che procede dal presente. Oggi l’eternità è pensata, piuttosto, come uscita dal tempo: una realtà in cui non esiste il tempo.

In questo brano per la prima volta nella Bibbia si incontra un pozzo. Noi abbiamo un’idea alquanto vaga e superficiale di quello che possa essere e che impatto abbia sulla vita umana, abituati come siamo ad avere acqua corrente a disposizione senza limiti, ma se devi dipendere da un pozzo la tua vita cambia radicalmente. In Israele, poi, terra con scarse risorse idriche, le poche sorgenti disponibili e altrettanto pochi pozzi erano gli elementi che consentivano di costruire intorno ad essi case o interi villaggi. In questo modo il pozzo diventava il centro della vita del paese. Ogni giorno le donne dovevano recarvisi per attingere acqua, mattina e sera, così come i pastori dovevano andarci per abbeverare gli animali, sempre mattina e sera. È così che il pozzo diventa il luogo in cui si intessono le relazioni sociali positive e negative. In quel luogo fioriscono gli innamoramenti, si combinano matrimoni, si comprano e si vendono animali e attrezzi di lavoro, magari si litiga e così via. Sempre tenendo conto delle condizioni climatiche, al pozzo ci si va mattina e sera, quando il sole non fa cuocere i neuroni.

Ad un pozzo viene incontrata Rebecca che diventerà moglie di Isacco Gen 24. Ancora ad un pozzo Giacobbe incontrerà Rachele Gen 29. Sempre ad un pozzo Mosè incontrerà Zippora che diventerà sua moglie Es 2.

Incontri che avvengono tutti al mattino o alla sera.

Il contrario di questo comportamento lo troviamo nell’ultimo pozzo di cui si parla nella Bibbia: il pozzo di Sicar. È quello presso il quale si siede Gesù, intorno a mezzogiorno, stanco per il viaggio. Poco dopo arriva una donna: la Samaritana, la quale, guarda un po’, va ad attingere proprio a mezzogiorno. Veniamo a sapere il perché di questo orario inusuale, quando Gesù le chiede:

Gv 4,16 «Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». 17 Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

Questa donna non poteva andare ad attingere quando ci andavano le altre donne perché… non entriamo nei particolari.

Tornando al pozzo oggetto del nostro brano, scopriamo che nella prima parte, il pozzo è il luogo in cui viene conclusa / tagliata un’alleanza e lì viene fatto un giuramento da cui beer-nišbah, pozzo-giuramento.

Nella seconda parte beer-šebah, pozzo-sette, in riferimento alle sette agnelle date in dono ad Abimèlech come riconoscimento del lavoro fatto da Abramo per scavarlo e come riconoscimento di un diritto ad usarne.

Sono queste le due eziologie che danno nome alla località Be’er-Sheva, cioè Bersabea, oggi la sesta città di Israele, molto importante perché a sud, poi, c’è solo il deserto, per cui potremmo definirla come l’ultimo luogo abitato.

Anche da questi fatti ci rendiamo conto che la Promessa di Dio ad Abramo va via via realizzandosi.

Ora Abramo è alleato a un re cananeo e ha il diritto di usare un pozzo.