Lettura 78 Gen 22,1-19 Il tema della prova, 2a parte: Giobbe
Gen 22:1 «Dopo queste cose, Dio / Elohim mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Si può essere sconcertati nel sapere che Abramo sia stato sottoposto ad una “prova” così severa: il sacrificio dell’unico figlio, ma le prove attraversano tutte le Scritture, Primo e Secondo Testamento.
Oltre alle prove subite dagli ebrei in fuga dall’Egitto, c’è un altro personaggio biblico che viene messo alla prova, anche più duramente degli ebrei dell’Esodo e dello stesso Abramo: è Giobbe.
Il tutto inizia con una scommessa tra Dio e Satana, ma dobbiamo anche presentare il personaggio.
Giob 1,1 «C’era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. 2 Gli erano nati sette figli e tre figlie; 3 possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest’uomo era il più grande fra tutti i figli d’oriente.
4 Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. 5 Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta.
6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti a JHWH e anche Satana andò in mezzo a loro. 7 JHWH chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al JHWH: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». 8 JHWH disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». 9 Satana rispose a JHWH e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». 12 JHWH disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.
13 Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, 14 un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, 15 quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
16 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
17 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
18 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, 19 quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò 21 e disse:
«Nudo uscii dal seno di mia madre, / e nudo vi ritornerò.
JHWH ha dato, JHWH ha tolto, / sia benedetto il nome di JHWH».
22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto».
Nel secondo capitolo, che raccomandiamo di leggere integralmente, Satana ritorna da Dio che è contento per la reazione di Giobbe, per cui Gli fa un’altra proposta:
Gb 2,4 «Satana rispose a JHWH: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. 5 Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». 6 JHWH disse a Satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».
7 Satana si allontanò da JHWH e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. 8 Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. 9 Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!». 10 Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».
In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra».
Sappiamo che le malattie della pelle sono tra le più fastidiose perché il prurito non dà mai tregua, tanto che ad un certo punto Giobbe esce con queste parole:
Giob 3:1 «Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno; 2 prese a dire:
3 Perisca il giorno in cui nacqui / e la notte in cui si disse: «È stato concepito un uomo!».
4 Quel giorno sia tenebra, / non lo ricerchi Dio dall’alto, / né brilli mai su di esso la luce.
5 Lo rivendichi tenebra e morte, / gli si stenda sopra una nube
e lo facciano spaventoso gli uragani del giorno!
6 Quel giorno lo possieda il buio / non si aggiunga ai giorni dell’anno, / non entri nel conto dei mesi. […]
10 …poiché non mi ha chiuso il varco del grembo materno, / e non ha nascosto l’affanno agli occhi miei!
11 E perché non sono morto fin dal seno di mia madre / e non spirai appena uscito dal grembo?
12 Perché due ginocchia mi hanno accolto, / e perché due mammelle, per allattarmi?
13 Sì, ora giacerei tranquillo, / dormirei e avrei pace…»
E prosegue con questo tono per tutto il capitolo 3.
In questa reazione di Giobbe che, di fronte ad una sofferenza insopportabile maledice il giorno della sua nascita, è presente la delusione per il tradimento della “promessa“. Ogni cucciolo d’uomo nei primi tempi della sua vita trova che tutte le cose che gli stanno intorno e che via via scopre, contengono la promessa di un oltre, di un di più. È una promessa che alimenta il desiderio e quindi la voglia di vivere. Ma quando la malattia e la sofferenza superano certi limiti quella promessa trova una smentita clamorosa a cui segue la delusione.
Nei versetti 3,15-16 Giobbe rimpiange coloro che sono morti o non sono mai nati e prosegue così:
Gb 3, 17 «Laggiù i malvagi cessano d’agitarsi, / laggiù riposano gli sfiniti di forze.
18 I prigionieri hanno pace insieme, / non sentono più la voce dell’aguzzino.
19 Laggiù è il piccolo e il grande, / e lo schiavo è libero dal suo padrone.
20 Perché dare la luce a un infelice / e la vita a chi ha l’amarezza nel cuore,
21 a quelli che aspettano la morte e non viene, / che la cercano più di un tesoro,
22 che godono alla vista di un tumulo, / gioiscono se possono trovare una tomba…
23 a un uomo, la cui via è nascosta / e che Dio da ogni parte ha sbarrato?».
e alla fine se la prende con Dio che ha sbarrato ogni via alla morte e tiene in vita, nella sofferenza, uomini senza più speranza, tra i quali anche lui.
Così ci rendiamo conto che Giobbe cerca un dialogo con Dio, una risposta a tutti i suoi perché.
Certo delle risposte arrivano dai suoi tre amici ai quali verso la fine se ne aggiunge un quarto.
Con essi inizia un dialogo tra sordi perché loro continuano a dire e ribadire le loro tesi senza prendere in considerazione le osservazioni di Giobbe e a questi, d’altra parte, i discorsi degli amici non dicono niente perché vuole interloquire con Dio. Il Quale tace.
Le tesi sostenute dagli amici sono tre e per ora condivise anche da Giobbe: Dio invia la sofferenza per espiare i peccati, per purificare l’uomo per educare l’uomo facendo esperienza anche degli aspetti dolorosi della vita. Sono tesi condivide anche da noi se togliamo la premessa, cioè che sia Dio a procurare questi mali. Tant’è che il testo, nei primi capitoli, mostra che è Satana ad infliggere il male, pur con il permesso di Dio.
Però a Giobbe i conti non tornano perché lui è consapevole di non aver commesso alcun peccato, al più si chiede quale sia il peccato, a lui sconosciuto, che gli provoca tanta sofferenza:
Gb 7,17 «Che è quest’uomo che tu nei fai tanto conto / e a lui rivolgi la tua attenzione
18 e lo scruti ogni mattina / e ad ogni istante lo metti alla prova?
19 Fino a quando da me non toglierai lo sguardo / e non mi lascerai inghiottire la saliva?
20 Se ho peccato, che cosa ti ho fatto, / o custode dell’uomo?
Perché m’hai preso a bersaglio / e ti son diventato di peso?
21 Perché non cancelli il mio peccato / e non dimentichi la mia iniquità?
Ben presto giacerò nella polvere, / mi cercherai, ma più non sarò!».
Se la causa della sofferenza è il peccato, come sostengono gli amici, allora Giobbe vuole conoscere quale sia il suo peccato e questo lo conosce solo Dio perché lui si sente innocente. Quindi ci rendiamo conto che Giobbe vuole discute con Dio opponendogli le sue ragioni.
Il testo prosegue con queste tonalità e sembra che Giobbe intenda mettere Dio sul banco degli imputati rimproverandogli tutti suoi dolori e la desolazione in cui anche parenti ed amici l’anno abbandonato: lo sanno tutti: un peccatore che mostra così evidenti i segni del suo peccato in una malattia così dolorosa è un maledetto… dagli uomini e da Dio. Consigliamo di leggere tutto il c.13.
Però c’è un punto di svolta che tuttavia inizia dalla posizione della più profonda desolazione:
Gb 19:1 «Giobbe allora rispose [agli amici]:
2 Fino a quando mi tormenterete / e mi opprimerete con le vostre parole? […]
6 Sappiate dunque che Dio mi ha piegato / e mi ha avviluppato nella sua rete.
Poi se la prende ancora con Dio:
7 Ecco, grido contro la violenza, ma non ho risposta, / chiedo aiuto, ma non c’è giustizia!
8 Mi ha sbarrato la strada perché non passi / e sul mio sentiero ha disteso le tenebre.
9 Mi ha spogliato della mia gloria / e mi ha tolto dal capo la corona.
10 Mi ha disfatto da ogni parte e io sparisco, / mi ha strappato, come un albero, la speranza.
11 Ha acceso contro di me la sua ira / e mi considera come suo nemico.
12 Insieme sono accorse le sue schiere / e si sono spianata la strada contro di me;
hanno posto l’assedio intorno alla mia tenda».
E ora descrive il modo in cui viene trattato dalla gente:
13 «I miei fratelli si sono allontanati da me, / persino gli amici mi si sono fatti stranieri.
14 Scomparsi sono vicini e conoscenti, / mi hanno dimenticato gli ospiti di casa;
15 da estraneo mi trattano le mie ancelle, / un forestiero sono ai loro occhi.
16 Chiamo il mio servo ed egli non risponde, / devo supplicarlo con la mia bocca.
17 Il mio fiato è ripugnante per mia moglie / e faccio schifo ai figli di mia madre.
18 Anche i monelli hanno ribrezzo di me: / se tento d’alzarmi, mi danno la baia.
19 Mi hanno in orrore tutti i miei confidenti: / quelli che amavo si rivoltano contro di me.
20 Alla pelle si attaccano le mie ossa / e non è salva che la pelle dei miei denti.
21 Pietà, pietà di me, almeno voi miei amici, / perché la mano di Dio mi ha percosso!
22 Perché vi accanite contro di me, come Dio, / e non siete mai sazi della mia carne?».
Improvvisamente c’è un ribaltamento. Nei brani precedenti Giobbe cercava la morte, voleva sparire, invidiava quelli che non erano nati, malediceva il giorno della sua nascita, ma ora vuole “resistere”. Vuole che la sua esperienza rimanga per sempre a testimonianza di quelli che verranno dopo di lui.
23 Oh, se le mie parole si scrivessero, / se si fissassero in un libro,
24 fossero impresse con stilo di ferro sul piombo, / per sempre s’incidessero sulla roccia!
Soprattutto appare un cambiamento della sua idea di Dio: non è più l’immagine che sosteneva prima e che gli amici tutt’ora nutrono: Dio adesso è diventato il suo Goʼel; in prima battuta “Vendicatore”.
25 Io lo so che il mio Goʼel [Vendicatore] è vivo / e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
26 Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, / senza la mia carne, vedrò Dio.
27 Io lo vedrò, io stesso, / e i miei occhi lo contempleranno non da straniero».
Goʼel è un personaggio molto importante nella società ebraica ed appare molte volte nella Bibbia.
È colui che vendica l’omicidio di un congiunto applicando la legge del taglione (Dt 19,16; Nm 35,9).
Dà posterità ad un parente morto sposandone la vedova (Dt 25,5-6). Riscatta i beni di un familiare che erano stati perduti (Lv 25,15) e così via.
Applicato a Dio, Egli diventa Goʼel ad esempio quando libera Israele dalla schiavitù di Faraone e, in linea generale, quando compie la giustizia correggendo i torti subiti.
Ora, se per Giobbe Dio è diventato Goʼel vuol dire per lui la precedente idea di Dio non regge più. La sua immagine di Dio si è purificata. Non è più Dio che invia le malattie!
Ora può dire agli amici, sintetizzando lunghi discorsi: “Io so che Lui non è così. Io so che Lui non è come dite voi. Io so che Lui verso di me opererà la giustizia e vendicherà tutto il male che ho subito“.
E rivolto a questa nuova immagine di Dio chiederli brutalmente: “Esci dalle nubi e parliamone faccia a faccia come mai sono ridotto in queste condizioni“.
E noi ci chiediamo: cosa è successo? Come mai questo cambiamento?
Osiamo rispondere: quando Dio interviene non suonano le trombe, né alla TV c’è una breacking news… Lui parla allo spirito dell’uomo e lo aiuta a comprendere. Questa cosa la chiamiamo “Rivelazione”.
Le obiezioni e discorsi con gli amici vanno avanti per un’altra ventina di capitoli e finalmente Dio si fa vivo:
Gb 38,1 «JHWH rispose a Giobbe di mezzo al turbine:
2 Chi è costui che oscura il consiglio / con parole insipienti?
3 Cingiti i fianchi come un prode, / io t’interrogherò e tu mi istruirai.
4 Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? / Dillo, se hai tanta intelligenza!
5 Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, / o chi ha teso su di essa la misura?
6 Dove sono fissate le sue basi / o chi ha posto la sua pietra angolare,
7 mentre gioivano in coro le stelle del mattino / e plaudivano tutti i figli di Dio?
8 Chi ha chiuso tra due porte il mare, / quando erompeva uscendo dal seno materno,
9 quando lo circondavo di nubi per veste / e per fasce di caligine folta?
10 Poi gli ho fissato un limite / e gli ho messo chiavistello e porte
11 e ho detto: «Fin qui giungerai e non oltre / e qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde».
12 Da quando vivi, hai mai comandato al mattino / e assegnato il posto all’aurora,
13 perché essa afferri i lembi della terra / e ne scuota i malvagi?…».
E prosegue per due capitoli che raccomandiamo di leggere
Dio non entra in merito alle domande o proteste di Giobbe, ma mostra la differenza tra le due forme di conoscenza, quella umana e quella divina. E infine c’è anche la risposta di Giobbe:
Gb 40, 1 «JHWH riprese e disse a Giobbe:
2 Il censore vorrà ancora contendere con l’Onnipotente? / L’accusatore di Dio risponda!
3 Giobbe rivolto a JHWH disse: / 4 Ecco, sono ben meschino: che ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca.
5 Ho parlato una volta, ma non replicherò. / ho parlato due volte, ma non continuerò».
Dio prosegue in questo modo per altri due capitoli e poi abbiamo la conclusione:
Giob 42:1 «Allora Giobbe rispose a JHWH e disse:
2 Comprendo che puoi tutto / e che nessuna cosa è impossibile per te.
3 Chi è colui che, senza aver scienza, / può oscurare il tuo consiglio?
Ho esposto dunque senza discernimento / cose troppo superiori a me, che io non comprendo.
4 «Ascoltami e io parlerò,/ io t’interrogherò e tu istruiscimi».
5 Io ti conoscevo per sentito dire, / ma ora i miei occhi ti vedono.
6 Perciò mi ricredo / e ne provo pentimento sopra polvere e cenere.
7 Dopo che JHWH aveva rivolto queste parole a Giobbe, disse a Elifaz il Temanita: «La mia ira si è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe. […] 10 Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto. 11 Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo e mangiarono pane in casa sua e lo commiserarono e lo consolarono di tutto il male che il JHWH aveva mandato su di lui e gli regalarono ognuno una piastra e un anello d’oro.
12 JHWH benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. 13 Ebbe anche sette figli e tre figlie. 14 A una mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio. 15 In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli.
16 Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni. 17 Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni».
Allora possiamo dire che Giobbe ha superato la prova della fede al contrario degli amici rimasti fissisticamente legati alla loro teologia e quella immagine fasulla di Dio.
Ora, Dio condanna gli amici «perché non avete detto di me cose rette come il mio servo Giobbe», cioè hanno sostenuto che Dio invia le malattie per espiare i peccati, per purificare gli uomini e per educarli.
Non vogliamo entrare in elaborazioni teologiche o spirituali, ma restiamo in campo esegetico biblico. Durante il vertice della Rivelazione cioè quando Gesù di Nazareth, il Figlio, incontra i suoi conterranei , in mezzo a loro compie segni di liberazione dal male o miracoli, termine non usato dai vangeli. I ciechi vedono, i lebbrosi sono mondati, gli zoppi camminano. Quello che non succede mai è che Gesù a qualcuno abbia detto: “Tu rimani cieco per espiare i tuoi peccati; tu continui ad essere lebbroso per che ti devi purificare; tu resti zoppo perché devi essere educato“.
La lezione è stata capita? Non è chiaro oggi, ma se leggiamo il racconto di Anania e Saffira in At 4 diremmo di no! E allora: o qualcuno lo spiega o quel racconto non è cristologicamente compatibile.
Un confronto con la prova di Abramo
La prova subita, ha permesso ad Abramo di comprendere una nuova immagine di Dio: non è come gli altri dèi cananei che fanno pirolette di gioia perché i padri hanno sacrificato loro i primogeniti, ma al contrario, considera tale pratica un abominio, che poi sarà severamente condannata dalla Legge.
Giobbe ha guadagnato un’idea di Dio che vendica l’uomo dal male subito, anche se esso non trova una spiegazione e ad ogni modo non è Dio che infligge le malattie alle sue creature.
Ultima osservazione il libro di Giobbe inizia con una scommessa tra Dio e Satana, ma alla fine non c’è una parola su come essa si sia conclusa. Come mai? Semplicemente perché Dio non discute con Satana e tantomeno fa scommesse, ma sempre ed ovunque lo combatte.
Come sempre la Bibbia costringe a pensare.