Lettura 83 Gen 24,10-67 Una moglie per Isacco: conclusione

NB: in questo brano viene spesso ripetuto il nome di Dio JHWH, ma ricordiamo che al tempo di Abramo il nome di Dio era ancora sconosciuto, perché sarebbe stato rivelato a Mosè sul Sinai più di quattrocento anni dopo. Abbiamo trattato l’argomento nella lettura 59.

Abbiamo suddiviso il testo in alcune parti per facilitarne la comprensione.

Gen 24,10 «Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel Paese dei due fiumi, alla città di Nacor. 11 Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo d’acqua, nell’ora della sera, quando le donne escono ad attingere. 12 E disse: «JHWH, Dio del mio signore Abramo, concedimi un felice incontro quest’oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo! 13 Ecco, io sto presso la fonte dell’acqua, mentre le fanciulle della città escono per attingere acqua. 14 Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l’anfora e lasciami bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato benevolenza al mio padrone».

=> Incontro con Rebecca

15 Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco Rebecca, che era nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con l’anfora sulla spalla. 16 La giovinetta era molto bella d’aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese alla sorgente, riempì l’anfora e risalì. 17 Il servo allora le corse incontro e disse: «Fammi bere un po’ d’acqua dalla tua anfora». 18 Rispose: «Bevi, mio signore». In fretta calò l’anfora sul braccio e lo fece bere. 19 Come ebbe finito di dargli da bere, disse: «Anche per i tuoi cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere». 20 In fretta vuotò l’anfora nell’abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui. 21 Intanto quell’uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se JHWH avesse o no concesso buon esito al suo viaggio. 22 Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell’uomo prese un pendente d’oro del peso di mezzo siclo [6 g circa] e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro [115 g circa]. 23 E disse: «Di chi sei figlia? Dimmelo. C’è posto per noi in casa di tuo padre, per passarvi la notte?». 24 Gli rispose: «Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a Nacor». 25 E soggiunse: «C’è paglia e foraggio in quantità da noi e anche posto per passare la notte». 26 Quell’uomo si inginocchiò e si prostrò a JHWH 27 e disse: «Sia benedetto JHWH, Dio del mio signore Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio padrone. Quanto a me, JHWH mi ha guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio signore».

=> Incontro con Labano e Betuel (Bet-El = Casa di Dio)

28 La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte queste cose. 29 Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Làbano e Làbano corse fuori da quell’uomo al pozzo. 30 Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: «Così mi ha parlato quell’uomo», venne da costui che ancora stava presso i cammelli vicino al pozzo. 31 Gli disse: «Vieni, benedetto da JHWH! Perché te ne stai fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?». 32 Allora l’uomo entrò in casa e quegli scaricò i cammelli, fornì paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e ai suoi uomini. 33 Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; «Non mangerò, finché non avrò detto quello che devo dire». Gli risposero: «Di’ pure». 34 E disse: «Io sono un servo di Abramo. 35 JHWH ha benedetto molto il mio signore, che è diventato potente: gli ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave, cammelli e asini. 36 Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando ormai era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni. 37 E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, 38 ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie per mio figlio. 39 Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguirà. 40 Mi rispose: JHWH, alla cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre. 41 Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia maledizione. 42 Così oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: JHWH, Dio del mio signore Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo, 43 ecco, io sto presso la fonte d’acqua; ebbene, la giovane che uscirà ad attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un po’ d’acqua dalla tua anfora, 44 e mi risponderà: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attingerò, quella sarà la moglie che JHWH ha destinata al figlio del mio padrone. 45 Io non avevo ancora finito di pensare, quand’ecco Rebecca uscire con l’anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le dissi: Fammi bere. 46 Subito essa calò l’anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli darò da bere. Così io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli. 47 E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente alle narici e i braccialetti alle braccia. 48 Poi mi inginocchiai e mi prostrai a JHWH e benedissi JHWH, Dio del mio signore Abramo, il quale mi aveva guidato per la via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio signore. 49 Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone, fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi rivolga altrove».

=> L’accordo

50 Allora Làbano e Betuèl risposero: «Da JHWH la cosa procede, non possiamo dirti nulla. 51 Ecco Rebecca davanti a te: prendila e va’ e sia la moglie del figlio del tuo padrone, come ha parlato JHWH».

52 Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si prostrò a terra davanti a JHWH. 53 Poi il servo tirò fuori oggetti d’argento e oggetti d’oro e vesti e li diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre di lei. 54 Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte. Quando si alzarono alla mattina, egli disse: «Lasciatemi andare dal mio signore». 55 Ma il fratello e la madre di lei dissero: «Rimanga la giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai». 56 Rispose loro: «Non trattenetemi, mentre JHWH ha concesso buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio signore!». 57 Dissero allora: «Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa». 58 Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: «Vuoi partire con quest’uomo?». Essa rispose: «Andrò».

59 Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini. 60 Benedissero Rebecca e le dissero:

«Tu, sorella nostra, / diventa migliaia di miriadi / e la tua stirpe conquisti / la porta dei suoi nemici!».

61 Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.

=> Incontro con Isacco

62 Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb. 63 Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli. 64 Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello. 65 E disse al servo: «Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?». Il servo rispose: «È il mio signore». Allora essa prese il velo e si coprì. 66 Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte. 67 Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre».

Questo servo di Abramo si mette in moto verso la Terra dei due fiumi con dieci cammelli e di conseguenza almeno dieci cammellieri più qualche altro inserviente. Allora comprendiamo che questo “servo” non è semplicemente uno che fino a qualche giorno prima faceva i mestieri di casa, ma un amministratore che gode della piena fiducia del suo padrone e che guida una carovana alquanto numerosa.

Tutti noi sappiamo, perché ce lo hanno raccontato sin da bambini, che Isacco sposerà Rebecca e allora penseremmo che è sufficiente che questo servo si rechi a casa del fratello di Abramo e chieda la mano Rebecca. Anche perché alla fine del capitolo 22 ci era stato detto che Nacor, fratello di Abramo, aveva avuto dodici figli e che da uno di essi, Betuel, era nata Rebecca. Quindi se il problema fosse stato quello di contattare Rebecca bastava andare a casa di Nacor o Betuel e il problema sarebbe subito risolto. E invece il racconto si complica perché la richiesta di Abramo non era indirizzata verso Rebecca, ma:

Gen 24,4 «…ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco»

E allora si tratta di trovare una donna disposta a trasferirsi in un paese barbaro e arretrato, per sposare uno che vive in modo seminomade. Un compito tutt’altro che facile, perché oltretutto si tratta di fare contento Isacco che, per nessun motivo, deve recarsi in Mesopotamia altrimenti non tornerebbe più in Canaan.

Se a questo aggiungiamo tutte le condizioni poste dallo stesso Abramo, come abbiamo visto nella lettura precedente, ci rendiamo conto che il buon esito della spedizione è più che mai precario. Così comprendiamo perché il servo mette la scelta della fanciulla per Isacco nelle mani di Dio chiedendo a Lui un segno.

E il segno arriva puntuale. D’altra parte se Dio vuole realizzare le sue Promesse deve darsi da fare anche Lui. Inoltre la Bibbia ci insegna che Dio è il Signore della storia, ma non quella dei Napoleoni, degli Imperatori, dei Grandi di ogni tempo e luogo, ma è piuttosto Colui che interviene nella vita di ogni uomo per superare le difficoltà del quotidiano. E in questo caso interviene facendo incontrare al servo di Abramo proprio Rebecca.

E tuttavia… aiutati che Dio ti aiuta… questo servo non se ne sta passivo, ma sferra subito un attacco in piena regola: un anello al naso e due braccialetti d’oro, tali da vincere ogni resistenza (ma oggi si parlerebbe di stalking).

Il buono esito della missione oltre ad essere favorito dalle dimensioni della carovana e dai doni preziosi dati a Rebecca, a sua madre e al fratello di lei, Labano, è propiziato dalla avidità dello stesso Labano, che in modo sottile la redazione fa emergere già qui, tanto che il padre di Rebecca, Betuel, quasi sparisce. Anche se il prezzo nuziale doveva essere versato al padre e pure la dote nuziale doveva essere concordata con il padre della sposa, come recitano i due versetti seguenti:

Gen 34,11 «Poi Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: «Possa io trovare grazia agli occhi vostri; vi darò quel che mi direte. 12 Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono; vi darò quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in moglie!».

Es 22,15 «Quando un uomo seduce una vergine non ancora fidanzata e pecca con lei, ne pagherà la dote nuziale ed essa diverrà sua moglie. 16 Se il padre di lei si rifiuta di dargliela, egli dovrà versare una somma di denaro pari alla dote nuziale delle vergini».

Questa sete di ricchezza di Labano emergerà ancora più clamorosamente quando avrà a che fare con Giacobbe come troveremo nei prossimi capitoli.

Possiamo constatare l’astuzia del servo di Abramo nel racconto dell’incontro con Rebecca che egli fa ai familiari nel quale continua a richiamare l’intervento di Dio e la sua volontà perché questo matrimonio si possa combinare.

D’altra parte, tutto il racconto di questo capitolo è posto sotto la protezione o addirittura la realizzazione del disegno di JHWH

Nella lettura precedente l’invio in missione avviene con queste parole di Abramo:

7 «JHWH, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, Egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie per il mio figlio».

E ora troviamo l’invocazione del servo:

v 12«JHWH, Dio del mio signore Abramo, concedimi un felice incontro quest’oggi».

e la conclusione del contratto da parte di Labano:

v50 «Da JHWH la cosa procede, non possiamo dirti nulla».

Ci lascia perplessi l’incontro di Rebecca con Isacco. Non una parola da parte di questi circa l’avvenenza della sposa: “un semplice conforto dopo la morte della madre”.

In realtà gli esegeti sono concordi nell’affermare che l’ultima parte del nostro brano sia alquanto corrotta e infatti c’è chi segnala il probabile errore di un copista per cui la finale si dovrebbe leggere «Isacco trovò conforto dopo la morte del padre» e non della madre perché questa era morta già da tempo, mentre Abramo era morto durante il periodo in cui il servo si trovava in Mesopotamia a cercare una moglie per Isacco.

Vogliamo chiudere il racconto con una annotazione di Westermann:

«Questo racconto è importante per la storia della preghiera nell’Antico Testamento in quanto in esso si mostra che la preghiera è una reazione a ciò che accade e che il parlare a Dio spontaneamente, in relazione agli avvenimenti, nella supplica e nella lode, è la naturale espressione della vita con Dio».