Lettura 89 Gen 26,1-34 Storie di Isacco

Abbiamo già detto che il Ciclo di Giacobbe è più antico di quello di Abramo e questo capitolo 26 è l’unico in tutto Genesi che dedichi un po’ di spazio ad Isacco. Secondo gli studiosi esso è anche più antico di quello di Giacobbe e probabilmente un relitto di un Ciclo di Isacco sperduto nei meandri della storia delle redazioni. Ciò non vuol dire che in esso non siano presenti inserzioni recenti. Esso è costituito dall’accorpamento di brani differenti e dovremmo dire di diverse eziologie che tuttavia nell’insieme danno al testo un significato unitario e particolare.

Va subito precisato che, se lo leggiamo tutto di un fiato, corriamo il rischio di fare una grande confusione. Per evitare questo guaio lo presentiamo in forma strutturata.

Anzitutto il testo è divisibile in due sezioni:

=> 1- A Gerar 1- 22

=> 2- A Bersabea 23 – 33

=> LA TEOFANIA DI GERAR 1-6

Gen 26:1 «Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei. 2 Gli apparve il Signore e gli disse: «Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicherò. 3 Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a te e alla tua discendenza io concederò tutti questi territori, e manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre. 4 Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza; 5 per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi». 6 Così Isacco dimorò in Gerar».

Per la gente di Palestina la possibilità di una carestia non era tanto remota perché le disponibilità d’acqua del paese erano e sono, sostanzialmente concentrate attorno al Giordano e, ancora oggi, non dispone di riserve d’acqua. Per quegli abitanti la via di salvezza più vicina era l’Egitto, vale a dire la valle del Nilo, perché il grande fiume non restava mai senza acqua. Ovviamente anche Isacco avrà pensato si seguire la soluzione consueta. Dio, però, interviene per impedirglielo. Tuttavia, come fece con Abramo (Gen 12,1) Dio non indica espressamente a Isacco il luogo dove andare. Si limita a dare indicazioni molto generiche. Isacco dovrà abitare in Canaan «nel paese che io ti indicherò».

In breve dovrà rimanere in Canaan, la terra che è stata promessa ad Abramo e alla sua discendenza, ma al momento non sa dove “abitare”.

La vicinanza e la benedizione di Dio non avviene per i meriti acquisiti da Isacco, ma in forza del giuramento fatto ad Abramo e alla obbedienza con la quale ha risposto alla Sua voce. Il riferimento a Gen 22 Lettura 76 e seguenti, cioè al cosiddetto “Sacrificio di Isacco”, è più che evidente.

La risposta altrettanto obbediente di Isacco è lapidariamente espressa dal v 6: «Così Isacco dimorò in Gerar».

E sappiamo anche che in tutta la sua vita Isacco non ha mai lasciato la terra di Canaan a differenza di Abramo, di Giacobbe e di Esaù.

Dal punto di vista storico dobbiamo rilevare l’incongruenza che definisce Abimèlech “Re dei filistei“, un popolo che arriverà da quelle parti quattro o cinque secoli dopo, ma che semplifica la comprensione dei lettori antichi.

=> IL RISCHIO DI PERDERE REBECCA 7-11

«7 Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: «È mia sorella»; infatti aveva timore di dire: «È mia moglie», pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell’aspetto.

8 Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si affacciò alla finestra e vide Isacco / Jishaq scherzare / sahaq con la propria moglie Rebecca. 9 Abimèlech chiamò Isacco e disse: «Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto: È mia sorella?». Gli rispose Isacco: «Perché mi son detto: io non muoia per causa di lei!». 10 Riprese Abimèlech: «Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa». 11 Abimèlech diede quest’ordine a tutto il popolo: «Chi tocca questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!».

Abbiamo già incontrato nella Lettura 56 (Gen 12,19-20) e nella Lettura 72 (Gen 20, 1-18) il tema della moglie fatta passare per sorella per evitare l’uccisione del marito.

Dei tre il nostro brano è ritenuto da diversi autori il più antico (Wellhause, Noth) e, probabilmente, l’originale perché in questo caso il rischio di perdere Rebecca risulta meno grave rispetto agli altri due.

Nel primo Sara era già diventata moglie o concubina del faraone, ma l’adulterio non fu consumato per via delle «grandi piaghe con cui Dio aveva colpito faraone e la sua casa».

Nel secondo il re di Gerar aveva mandato a prender e Sara, ma venne fermato da un sogno ispirato da Dio.

Se è così allora l’autore sacro ha voluto aggravare il rischio che l’imprudenza del primo Patriarca aveva fatto correre al progetto di Dio.

Anche Isacco fa passare la moglie per sorella al fine di mettersi al sicuro, ma è Rebecca a correre il pericolo; quando una donna finisce in un harem non si sa più che fine possa fare.

Qui è lo stesso re Abimèlech che si rende conto che Isacco “scherza” con Rebecca in modo particolare. L’autore gioca sulla assonanza ebraica tra il nome “Isacco” e “scherzare”, per indicare che i due stavano facendo dei giochi erotici. Così, a differenza degli altri due casi Dio non è costretto ad intervenire.

E noi restiamo sorpresi che un re cananeo sia così attento alla morale del suo regno fino al punto di preoccuparsi che qualcuno possa compiere un adulterio con Rebecca.

Con l’aria tira oggi dalle nostre parti… no comment!

=> LA BENEDIZIONE DI JHWH 12-17

«12 Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell’anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto. 13 E l’uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo: 14 possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.

15 Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra. 16 Abimèlech disse ad Isacco: «Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi». 17 Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si stabilì».

Che Isacco sia particolarmente benedetto da Dio lo comprendiamo subito dal seguito del racconto perché la semina di quell’anno rese il centuplo. Una resa per unità di seme oggi facilmente superata, ma più che eccezionale per quei tempi, tenuto conto dell’evoluzione delle tecniche agricole.

Questa resa fuori del comune deve essere rapportata alla diffusa carestia che stava affliggendo tutta la regione, così emerge la cifra che attraversa tutto il libro di Genesi: la benedizione – fecondità. L’effetto della benedizione divina e una fecondità di campi, animali e uomini fuori dal comune. Per intenderci dobbiamo aggiungere che non appare quasi mai il tema della condivisione, più presente nel libro di Esodo.

Una domanda resta appesa: ma Isacco ed il suo clan, non erano nomadi? E come mai qui diventano coltivatori di frumento?

Comunque questa eccezionale produzione agricola suscita l’invidia dei filistei (?) che per dispetto chiudono i pozzi già scavati da Abramo fino a fare intervenire il re che ordina ad Isacco di allontanarsi.

E questo lo troviamo coerente con le tensioni sempre esistenti tra popolazioni sedentarie e popolazioni nomadi.

=> EZIOLOGIE E LITI PER I POZZI 18 – 22

«18 Isacco tornò a scavare i pozzi d’acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre. 19 I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva. 20 Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: «L’acqua è nostra!».

Allora egli chiamò Esech [dall’ittita ʽsq = litigare] il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui. 21 Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna [stn = accusare, essere ostile da cui Satana]. 22 Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt [rhb = ampliare]e disse: «Ora JHWH ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese».

Questo brano ci mostra come fossero frequenti le liti tra sedentari e nomadi. Un inserzione, questa, che ci mostra come questo capitolo sia composto da spezzoni provenienti da diverse tradizioni confluite in questa breve storia di Isacco.

In questa pericope non c’è molto da segnalare perché si tratta di eziologie che spiegano i nomi dei pozzi forse presenti ancora ai tempi della redazione finale. E questo ancora una volta segnala come da quelle parti il problema numero uno fosse quello della disponibilità di acqua. Ieri e oggi.

Nel testo abbiamo inserito, translitterata, la radice del termine ebraico che spiega i nomi dei vari pozzi che altrimenti per noi resterebbero incomprensibili.

Il primo di essi ha un nome di origine ittita, forse perché il pozzo aveva una storia precedente a quella di Isacco.

L’ultimo è interessante perché usa un termine molto usato nei Salmi e dai nomadi, cioè “ampliare” con tutte le sue varianti. Ad esempio il Sal 4 che si recita a Compieta:

Sl 4,2 «Quando ti invoco, rispondimi, Dio, mia giustizia:

dalle angosce mi hai liberato; / pietà di me, ascolta la mia preghiera».

Tradotto letteralmente il secondo stico sarebbe «nelle angustie mi hai dato spazio / recobot…» che se ci pensiamo un pochino costituisce la massima aspirazione per gente nomade.

=> LA TEOFANIA DI BERSABEA 23-25

23 «Di là andò a Bersabea. 24 E in quella notte gli apparve JHWH e disse:

«Io sono il Dio di Abramo, tuo padre; / non temere perché io sono con te.

Ti benedirò / e moltiplicherò la tua discendenza / per amore di Abramo, mio servo».

25 Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome di JHWH; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo».

Questa teofania ha un contenuto esplosivo. Per la prima volta JHWH si presenta con una definizione: «Io sono il Dio di Abramo». Sino a questo punto Dio non si era mai definito, non aveva rivelato il suo nome: “JHWH” cosa che farà solo con Mosè almeno quattro secoli dopo. Qui si precisa come Dio di qualcuno. Il che significa che se vuoi sapere qualcosa di Lui deve andare a vedere le interazioni che ha tenuto con quel qualcuno.

In questa semplice precisazione Dio già si presenta come il Signore della Storia. E, ripetendoci, questo significa che se vuoi conoscerLo devi andare a sondare la storia di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè, di Davide… e giù, giù per arrivare fino a Gesù Cristo. E Gesù Cristo è anzitutto, per credenti o non credenti, lo si accetti o lo si respinga, “un fatto storico“. Storia di un Uomo che vissuto in un luogo preciso e in un tempo altrettanto preciso, insieme ad altri uomini dei quali conosciamo i più famosi, come esprime, ad esempio, Luca quando scrive:

Lc 3,1 «Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, 2 sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto».

=> IL TRATTATO CON ABIMELECH 26 – 33

«26 Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito. 27 Isacco disse loro: «Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?». 28 Gli risposero: «Abbiamo visto che JHWH è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un’alleanza con te: 29 tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto da JHWH». 30 Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero. 31 Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l’un l’altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace. 32 Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: «Abbiamo trovato l’acqua». 33 Allora egli lo chiamò Sibea [Shibeha]: per questo la città si chiama Bersabea [Be’er-Sheva] fino ad oggi».

Questo breve brano è parallelo a quello visto nella lettura 75, Gen 21,22-34, cioè un’altra alleanza con Abimèlech che impressionato dalla prosperità raggiunta da Isacco si rende conto che è un uomo parti coralmente protetto da Dio; e allora è prudente tenerselo buono.

Come nella lettura citata l’alleanza coincide con la scoperta della presenza d’acqua in un pozzo appena scavato che viene chiamato Sibea, in ebraico translitterato Shibeha cioè: “abbondanza o essere nell’abbondanza” dal quale deriva il nome della località Be’er-Sheva, diventato in italiano Bersabea, l’ultima città a sud prima di entrare nel deserto del Negev.

In definitiva alle due eziologie di questo pozzo attorno al quale poi è sorta la città di Bersabea, che abbiamo visto alla Lettura 75, dobbiamo aggiunger questa terza, che però dal punto di vista letterario risulta essere la più antica.

=> I MATRIMONI DI ESAÙ 34 – 35

«34 Quando Esaù ebbe quarant’anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l’Hittita, e Basemat, figlia di Elon l’Hittita. 35 Esse furono causa d’intima amarezza per Isacco e per Rebecca».

Questa breve inserzione pone fine a questo breve Ciclo di Isacco, con Esaù che sposa due donne di origine ittita, uscendo in questo modo dalla discendenza che darà vita al popolo d’Israele.

L’inserzione in questo punto svolge la funzione di raccordare questa raccolta di notizie su Isacco alla vicenda dei due fratelli Giacobbe ed Esaù.