Lettura 91 Gen 26,34-27,46 La famiglia di Isacco a confronto con la famiglia del figliol prodigo
Nella lettura precedente abbiamo trattato la sottrazione della primogenitura a Esaù da parte di Giacobbe e alla fine ci siamo interrogati circa la qualità dei legami affettivi di quella famiglia. Approfondiamo l’argomento con quanto ci offre la parabola del “Figliol prodigo” che vede nuovamente un litigio tra due fratelli.
Avvertiamo che con questa riflessione non facciamo un’esegesi corretta del testo perché ne estrapoliamo solo l’aspetto utile alla nostra ricerca.
Lc 15,11 «Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20 Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22 Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23 Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31 Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Non si tratta proprio di una primogenitura, ma l’elemento in discussione è ancora l’eredità. Ai tempi di Gesù la legislazione era cambiata secondo quanto prescrive Dt 21,17 secondo cui al primogenito spettano due terzi del patrimonio e al secondogenito un terzo.
Quindi, il più giovane si prende la sua parte di eredità e se ne va per i fatti suoi sprecando tutta la ricchezza finché si trova a secco, senza più neanche un pezzo di pane per sfamarsi. A questo punto ripensa a casa dove tutti mangiano: padre, fratello e salariati, mentre lui… Da qui la decisione di ritornare. Perché? Per amore del padre e del fratello?
Assolutamente no! Decide di tornare a casa solo per poter mettere qualcosa nello stomaco.
L’arrivo a casa è descritto in maniera superba e per lui inattesa. Il padre da sempre l’aspettava tanto che lo scorge quando è ancora lontano e per la gioia di riavere avuto il figlio perduto organizza una super festa.
“Festa” perché così anche questo figlio potrà andare a lavorare nei campi, curare gli animali e via dicendo?
Certo che no. Si fa festa perché il figlio è tornato. Perché il dolore della sua perdita è venuto meno.
Perché l’amore nutrito, da sempre, per lui può nuovamente esprimersi.
Perché quel legame affettivo spezzato causava continuamente un dolore nel profondo del cuore.
Quando il figlio maggiore, che ha già avuto i due terzi dell’eredità, torna dai campi e vede questa festa si arrabbia come una biscia perché non ritiene corretto buttare tutti qui soldi per “un poco di buono” che non ha mai combinato niente anzi, ha sprecato un sacco di roba: ha buttato un terzo del patrimonio.
Pertanto lui la festa non la fa “manco per niente” per quel fannullone!
Un fannullone che ha perso tutto, mentre lui non ha sprecato «neanche un capretto per festa con i suoi amici».
Ma che bravo!
E adesso si rifiuta di entrare…
E il padre resta fuori con lui ad aspettare…
Come prima aveva atteso che tornasse il secondogenito, adesso attende che anche il primo si decida a riconoscere che c’è qualcosa che vale di più di un capretto. Deve riconoscere il valore dell’essere fratelli.
Ma la parabola termina lì!
Padre e figlio fermi sulla soglia.
Come finisce? – È il lettore implicito che deve rispondere.
Dei tre personaggi ci rendiamo conto che chi soffre di più e continua a soffrire finché i due figli non si riconcilino è sicuramente il padre. Semplicemente perché egli li ama entrambi.
Infatti l’amore è spesso connesso alla sofferenza se l’amato non lo riconosce e lo ricambia.
E noi sappiamo che il volto di un amore senza limiti è quello del Crocifisso.
In definitiva in questa parabola abbiamo a che fare con due fratelli così attaccati alla “roba” che non si rendono conto dell’amore che nutre per loro il padre.
Una situazione analoga a quella di Esaù e Giacobbe che per la “roba” rischiano di giungere al fratricidio.
Solo che qui, anche il padre e la madre non cercano di riconciliarli, accecati dalle loro preferenze. Una famiglia anaffettiva! Nessuno dei quattro si preoccupa per le sofferenze inflitte agli altri.
Nel prosieguo delle letture dovremo vedere se i nostri due fratelli, Esaù e Giacobbe, riusciranno almeno a riconciliarsi.