Lettura 99 Gen 31,1-32,3 La fuga da Carran, prima parte
Se trattassimo la fuga da Carran rimanendo strettamente legati all’episodio, sarebbe come leggere una bella favola, ma la Parola di Dio non è mai una favola soprattutto se consideriamo le sacre Scritture nel loro insieme tenendo presente i rimandi testuali, anche se a quel tempo non usavano le note a piè pagina o a fine capitolo perché le conoscevano a memoria.
Il racconto in questione può essere strutturato come segue
a- Invidia di Labano e Parola di Dio
b- Consiglio di famiglia
b’ – Esecuzione del progetto e reazione di Labano
c- contenzioso bilaterale
c’- Patto Giacobbe Labano
a’- Conclusione del ciclo di Labano
a- Invidia di Labano e Parola di Dio
Gen 31:1 «Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: «Giacobbe si è preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre si è fatta tutta questa fortuna». 2 Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non era più verso di lui come prima. 3 E JHWH disse a Giacobbe: «Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sarò con te».
Cosa vede Giacobbe nella faccia di Labano di diverso rispetto a prima?
Le nostre risposte potrebbero essere fuori luogo se non ci riferissimo a ciò che pensa la Bibbia a riguardo della “faccia o volto”.
Ad esempio, tra il padre e la madre di Sansone, uno dei Giudici più famosi, si svolge questo dialogo dopo avere offerto un sacrificio:
Gdc 13,22 «Manoach disse alla moglie: «Noi moriremo certamente, perché abbiamo visto la faccia di Dio». 23 Ma sua moglie gli disse: «Se JHWH avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l’olocausto e l’offerta; non ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire proprio ora cose come queste». 24 Poi la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il bambino crebbe e JHWH lo benedisse. 25 Lo spirito di JHWH cominciò a investirlo quando era a Macane-Dan, fra Zorea ed Estaol».
Secondo Manoach, il marito, non si può vedere la faccia di Dio e rimanere in vita, ma non secondo la moglie.
Troviamo anche:
Es 33,11«JHWH conversava con Mosè faccia a faccia, come un uomo conversa con il suo amico»
Ma nello stesso capitolo 33 troviamo questo dialogo tra Mosè e Dio stesso:
Es 33,18 «Mosè gi disse [a Dio]: «Mostrami la tua Gloria!».
19 Rispose: «Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: JHWH, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia». 20 Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». 21 Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22 quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato. 23 Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere».
Allora la faccia di Dio si può vedere e restare vivi o chi la vede morirà?
Forse possiamo trovare la risposta nel rapporto che la Bibbia ritiene che esita tra il volto e il cuore.
Ad esempio il Siracide, antico sapiente, afferma:
Sir 13,25 «Il cuore dell’uomo cambia il suo volto / o in bene o in male».
Anche Isaia descrive l’approssimarsi del Giorno del Signore come “venir meno del cuore dell’uomo” che ha un effetto su tutto il suo corpo: braccia, dolori, spasimi, sgomenti, ecc.
Is 13,6 «Urlate, perché è vicino il giorno di JHWH; / esso viene come una devastazione / da parte dell’Onnipotente.
7 Perciò tutte le braccia sono fiacche, / ogni cuore d’uomo viene meno;
8 sono costernati, spasimi e dolori li prendono, / si contorcono come una partoriente;
ognuno osserva sgomento il suo vicino; / i loro volti sono volti di fiamma».
In sintesi possiamo riferirci al libro dei Proverbi:
Pr 27,19 «Come il riflesso del volto nell’acqua, così il cuore dell’uomo per l’uomo».
Vale a dire che l’aspetto dell’uomo rivela il suo cuore, in particolare il suo volto:
Sir 13,25 «Il Cuore dell’uomo modella il suo volto, sia in bene che in male».
In definitiva il volto è l’immagina riflessa del cuore dell’uomo, lo specchio del suo cuore.
Però l’antica antropologia ebraica, così come appare nella Bibbia, riteneva che il cuore non fosse solo la sede dei sentimenti e delle emozioni, come per noi, ma fosse anche il luogo del pensiero, del sapere, delle intenzioni e delle decisioni. Ora, tutto questo si proietta sul volto e guardando il volto dell’altro mi si manifestano le sue intenzioni ed in particolare, le sue decisioni a mio riguardo.
Se è così allora comprendiamo che l’uomo di fede non ha bisogno di guardare la faccia di Dio per scoprire le sue intenzioni, perché esse si sono manifestate e continuano a manifestarsi nelle Sue opere. Invece colui che non si fida di Dio, l’incredulo, ha un forte bisogno di scoprire le Sue intenzioni guardandolo in faccia. Ma questo sguardo indagatore è proibito.
Se tutto questo regge, tornando al nostro brano, possiamo dire che Giacobbe guardando la faccia di Labano ha compreso, a colpo d’occhio, che le intenzioni Labano verso di sé e la sua famiglia sono mutate; non sono più buone. Anzi, sono pericolose.
E allora bisogna tagliare la corda. Una decisione favorita anche dall’intervento di Dio stesso.