Lettura 100 Gen 31,1-32,3 La fuga da Carran, seconda parte

a- Invidia di Labano e Parola di Dio

Gen 31:1 «Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano dicevano: «Giacobbe si è preso quanto era di nostro padre e con quanto era di nostro padre si è fatta tutta questa fortuna». 2 Giacobbe osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non era più verso di lui come prima. 3 E JHWH disse a Giacobbe: «Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sarò con te».

Abbiamo esaminato questa parte nella lettura precedente e nei paragrafi successivi potremo rilevare quali fossero i contenuti e le premesse del cambiamento della faccia di Labano e, diremmo, un cambiamento che aveva radici molto lontane nel tempo.

b- Consiglio di famiglia

4 «Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia, in campagna presso il suo gregge 5 e disse loro: «Io mi accorgo che la faccia di vostro padre verso di me non è più come prima; eppure il Dio di mio padre è stato con me. 6 Voi stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze, 7 mentre vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male. 8 Se egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie striate saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava bestie striate. 9 Così Dio ha sottratto il bestiame a vostro padre e l’ha dato a me. 10 Una volta, quando il piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi che i maschi in procinto di montare le bestie erano striati, punteggiati e chiazzati. 11 L’angelo di Dio mi disse in sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi. 12 Riprese: Alza gli occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati, punteggiati e chiazzati, perché ho visto quanto Làbano ti fa. 13 Io sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella tua patria!».

14 Rachele e Lia gli risposero: «Abbiamo forse ancora una parte o una eredità nella casa di nostro padre? 15 Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte sua, dal momento che ci ha vendute e si è anche mangiato il nostro danaro? 16 Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto a nostro padre è nostra e dei nostri figli. Ora fa’ pure quanto Dio ti ha detto».

Giacobbe si lamenta con le due mogli circa le angherie subite da parte di Labano lungo tutti i vent’anni di soggiorno in Carran.

Se il cambiamento del salario diventa oggetto di una lamentela ciò significa che esso è sempre stato ridotto, mai aumentato. E questo è accaduto per ben dieci volte in vent’anni: la media di una riduzione ogni due anni.

Allora ricaviamo che Giacobbe è stato trattato, in tutto questo periodo, non come un nipote e poi un doppiamente genero, ma sempre come un servo. Cioè, Giacobbe non sarebbe mai stato accolto all’interno della famiglia di Labano.

Poi egli spiega alle mogli come mai le sue greggi sono aumentate a differenza di quelle di Labano.

Ricordiamo il patto stabilito tra zio e nipote: gli agnelli macchiati o striati appartengono a Giacobbe quelli bianche al suocero, tema sviluppato alla lettura 98. Ma ora la spiegazione fornita da Giacobbe è ben diversa della precedente: non più i rametti di alberi con rimozione di strisce di corteccia messe negli abbeveratoi, ma un intervento da parte di Dio. Dio ha fatto sì che all’interno del gregge datogli in custodia nascessero capi macchiati. Però la cosa più importante è la motivazione: «perché ho visto quanto Làbano ti fa» e questo a ricordo del voto fatto a Betel.

Ancora una volta dobbiamo evidenziare che Dio non si presenta con il suo nome : “JHWH”, che resta tutt’ora sconosciuto, ma come “Dio di Betel“. Cioè, se Giacobbe vuole sapere qualcosa di questo Dio di Abramo e di Isacco, non solo deve riferirsi a quanto è successo al padre e al nonno, ma anche guardare alla sua storia. Cioè a quell’apparizione di Betel mentre egli era fuggiasco, senza una lira in tasca, con la paura di essere raggiunto da Esaù che intendeva colpirlo e ucciderlo.

Come appare in modo chiarissimo, ancora una volta questo Dio, il nostro Dio, si schiera dalla parte degli emarginati.

Stranamente anche le mogli si schierano dalla parte del marito, riconoscendo che durante tutto questo tempo non sono state trattate come figlie, ma come serve. Labano, non solo aveva preteso il mohar, il prezzo delle nozze (sette anni servizio per ognuna delle due figlie) ma, sembra di capire, non aveva concesso loro neanche la dote, per cui il mohar risulta ai loro occhi come il prezzo ottenuto per la loro vendita.

Quindi anche a Lia e a Rachele il padre, Labano, appare come un avido e implacabile sfruttatore dei deboli che hanno a che fare con lui, figlie comprese.

Così tutti decidono di partire. Non si accenna ai figli che sono undici dei quali il primo ha dodici anni.

b’ – Esecuzione del progetto e reazione di Labano

17 «Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le mogli sui cammelli 18 e condusse via tutto il bestiame e tutti gli averi che si era acquistati, il bestiame che si era acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo padre, nel paese di Canaan. 19 Làbano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli che appartenevano al padre. 20 Giacobbe eluse l’attenzione di Làbano l’Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire; 21 così potè andarsene con tutti i suoi averi. Si alzò dunque, passò il fiume e si diresse verso le montagne di Gàlaad.

22 Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe era fuggito. 23 Allora egli prese con sé i suoi parenti, lo inseguì per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle montagne di Gàlaad. 24 Ma Dio venne da Làbano l’Arameo in un sogno notturno e gli disse: «Bada di non dir niente a Giacobbe, proprio nulla!». 25 Làbano andò dunque a raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne di Gàlaad».

La carovana di Giacobbe approda nel Galaad che si trova ad est del fiume Giordano e la distanza è stata coperta in dieci giorni; un modo per dire che si muovevano velocemente: un fuga vera e propria.

Allora possiamo dire che la protezione promessa da Dio a Giacobbe, nella teofania di Betel, si è realizzata: egli può tornare a Canaan da suo padre carico di mogli, figli e ricchezze.

Un punto si fa progressivamente sempre più chiaro: le promesse fatte da Dio ad Abramo procedono senza mai venire meno.