Lettura 101 Gen 31,1-32,3 La fuga da Carran, terza parte

Struttura del capitolo 31

a- Invidia di Labano e Parola di Dio

b- Consiglio di famiglia

b’ – Esecuzione del progetto e reazione di Labano

c- contenzioso bilaterale

c’- Patto Giacobbe Labano

a’- Conclusione del ciclo di Labano

Nelle due letture precedenti abbiamo esaminato i primi tre punti della struttura. Abbiamo trattato la fuga di Giacobbe con tutta la carovana di mogli, figli e servi da Carran, inseguito poi da Labano che lo raggiunge presso le montagne di Galaad Gal Ed, che si trovano ad est del fiume Giordano, nella attuale Giordania. Lo scontro diventa un incontro perché Dio aveva parlato, in sogno, a Labano, imponendogli di non adirarsi con Giacobbe.

Passiamo ora all’esame delle ultime due parti

c- contenzioso bilaterale

26 «Disse allora Làbano a Giacobbe: «Che hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra! 27 Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre! 28 E non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie! Certo hai agito in modo insensato. 29 Sarebbe in mio potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né in male! 30 Certo, sei partito perché soffrivi di nostalgia per la casa di tuo padre; ma perché mi hai rubato i miei dèi?». 31 Giacobbe rispose a Làbano e disse: «Perché avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza le tue figlie. 32 Ma quanto a colui presso il quale tu troverai i tuoi dèi, non resterà in vita! Alla presenza dei nostri parenti riscontra quanto vi può essere di tuo presso di me e prendilo». Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele. 33 Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trovò nulla. Poi uscì dalla tenda di Lia ed entrò nella tenda di Rachele. 34 Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, così Làbano frugò in tutta la tenda, ma non li trovò. 35 Essa parlò al padre: «Non si offenda il mio signore se io non posso alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola alle donne». Làbano cercò dunque in tutta la tenda e non trovò gli idoli.

36 Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al quale disse: «Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti sia messo a inseguirmi? 37 Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le robe di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi giudici tra noi due. 38 Vent’anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e i montoni del tuo gregge non ho mai mangiato. 39 Nessuna bestia sbranata ti ho portato: io ne compensavo il danno e tu reclamavi da me ciò che veniva rubato di giorno e ciò che veniva rubato di notte. 40 Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva dai miei occhi. 41 Vent’anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte. 42 Se non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro».

43 Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: «Queste figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli; questo bestiame è il mio bestiame e quanto tu vedi è mio. E che potrei fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno messi al mondo? 44 Ebbene, vieni, concludiamo un’alleanza io e te e ci sia un testimonio tra me e te».

Il possibile scontro viene evitato grazie all’intervento di Dio, ma Labano si lamenta perché non ha potuto organizzare una festa di commiato. Ma possiamo chiederci se ciò fosse avvenuto, Giacobbe avrebbe potuto portare con sé tutti i suoi beni?

Qui il racconto crea un po’ di suspence per la faccenda degli idoli, che Rachele ha rubato, e questo rimane l’unico motivo per elevare una protesta verso i fuggitivi. Il fatto che ci fossero in giro degli idoli, mostra quanto fosse lontana l’idea di un Dio unico e, d’altra parte, sappiamo che una tale concezione di Dio maturerà solo durante e dopo l’esilio. E tuttavia ancora nel secondo secolo a. C. al tempo dei Maccabei troviamo questo fatto:

2 Macc 12, 38 «Giuda [Maccabeo] poi radunò l’esercito e venne alla città di Odollam; poiché si compiva la settimana, si purificarono secondo l’uso e vi passarono il sabato. 39 Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia. 40 Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti. 41 Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, 42 ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato».

Quindi, questi combattenti con il re che allora dominava e voleva imporre le usanze elleniche e impedire la pratica della religione dei Padri, anch’essi si affidavano agli idoli.

Ad ogni modo il nostro racconto assume toni gialleschi e nello stesso ironici. Giacobbe assicura Labano che colui il quale ha rubato gli idoli sarà messo a morte, e costui è una colei: Rachele, che li ha nascosti sotto la sella del cammello.

Ora secondo la legge una donna durante il mestruo è impura e tutto ciò che tocca è impuro di conseguenza questi idoli sono finiti nel luogo più impuro che si potesse immaginare. Ammesso che Rachele avesse effettivamente il mestruo.

L’esito dell’indagine scatena ancora una serie di recriminazioni da parte di Giacobbe che nei confronti dello zio-suocero si è comportato più che correttamente. Le leggi del tempo recitavano che un pastore che avesse in custodia degli animali era responsabile della loro vita, ma se una fiera avesse ucciso uno di essi, si doveva dimostrare il corretto comportamento del pastore nel difendere gli animali. Bene, qui Giacobbe afferma che ogni volta che è accaduto un fatto simile, egli si è fatto carico della perdita della bestia compensandola con una delle sue.

Ancora una volta emerge la conflittualità di quei rapporti parentali.

c’- Patto Giacobbe Labano

45 «Giacobbe prese una pietra e la eresse come una stele. 46 Poi disse ai suoi parenti: «Raccogliete pietre», e quelli presero pietre e ne fecero un mucchio. Poi mangiarono là su quel mucchio. 47 Làbano lo chiamò Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiamò Gal-Ed . 48 Làbano disse: «Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te»; per questo lo chiamò Gal-Ed 49 e anche Mizpa, perché disse: «JHWH starà di vedetta tra me e te, quando noi non ci vedremo più l’un l’altro. 50 Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, non un uomo sarà con noi, ma bada, Dio sarà testimonio tra me e te». 51 Soggiunse Làbano a Giacobbe: «Ecco questo mucchio ed ecco questa stele, che io ho eretta tra me e te. 52 Questo mucchio è testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di non oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per fare il male. 53 Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi». Giacobbe giurò per il Terrore di suo padre Isacco. 54 Poi offrì un sacrificio sulle montagne e invitò i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e passarono la notte sulle montagne».

Il brano è piuttosto complesso perché in esso si intrecciano due o più tradizioni e lo comprendiamo anche perché vengono concluse due alleanze con due banchetti.

I mucchi di pietre e le stele erette in quel luogo sono importanti perché esse segnano il confine tra il mondo degli aramei e quello degli ebrei. Un’importanza che probabilmente deriva dagli episodi che lungo il corso della storia hanno riguardato quel confine.

La cosa si complica anche perché vi troviamo due eziologie Gal- Ed significa “mucchio della testimonianza” e Iegar-Saaduta che non è altro che la traduzione dello stesso termine in aramaico, visto che si tratta di un trattato che oggi chiameremmo internazionale.

Troviamo poi Mizpa significa “stele” che viene collegato per assonanza al verbo sph = “essere di vedetta” alludendo ad controllo da parte di Dio. Così entrambi i contraenti sono impegnati a non oltrepassare quel confine.

L’accordo è sigillato da due banchetti, perché due sono le tradizione qui confluite, di cui il secondo banchetto è coronato da un giuramento e un sacrificio.

Comunque tutta la vicenda si conclude con un’Alleanza con tanto di giuramenti ed erezione di stele.

Terrore di Isacco. Questa traduzione usata da Cei, è da molti esegeti contestata perché il termine ebraico indicherebbe piuttosto “Parente di Isacco“. Se tuttavia fosse “Terrore”, non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che il rapporto con il “sacro”, dimensione che oggi è finita nel dimenticatoio, comporta sempre due aspetti: fascinans e tremendum, come abbiamo già visto altrove.

a’- Conclusione del ciclo di Labano

Gen 32, 1 «Alla mattina per tempo Làbano si alzò, baciò i figli e le figlie e li benedisse. Poi partì e ritornò a casa. 2 Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero incontro i [Cei: angeli] messaggeri di Dio. 3 Giacobbe al vederli disse: «Questo è l’accampamento di Dio» e chiamò quel luogo Macanaim».

La località di Macanaim diventerà importante all’epoca di Davide e di Salomone; quest’ultimo vi insediò un prefetto.

Lasciato il clan di Labano, Giacobbe incontra dei “messaggeri di Dio, angeli, e questo ci permette di dire che se l’inizio della fuga verso Carran ha coinciso con la teofania di Betel, il ritorno in patria si chiude con un’altra teofania.

Allora possiamo dire che durante tutto questo periodo, questi vent’anni, Giacobbe è sempre stato oggetto della protezione di Dio.